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Most na Drini

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Publisher: Delo

4.2
(859)

Language:Slovenščina | Number of Pages: 316 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Italian , Catalan , German , French , Croatian , Spanish , Portuguese , Galego

Isbn-10: 9616332163 | Isbn-13: 9789616332163 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
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  • 4

    Non ricordo come sono arrivato a questo libro, ho la vaga sensazione di aver seguito un consiglio letterario di Paolo Rumiz e ho sempre il vago ricordo che Rumiz scrivesse che questo libro racconta mo ...continue

    Non ricordo come sono arrivato a questo libro, ho la vaga sensazione di aver seguito un consiglio letterario di Paolo Rumiz e ho sempre il vago ricordo che Rumiz scrivesse che questo libro racconta molto meglio di qualunque altro testo attuale le motivazioni che hanno portato, negli anni ’90, alla tragedia della guerra (o meglio delle guerre) in Yugoslavia.
    Non so se mi sono sognato questa citazione, ma è sicuramente vero che questo lungo racconto ha la capacità di seguire la storia di un Paese attraverso la storia del suo ponte, da quando viene costruito fino allo scoppio della prima Guerra Mondiale. Storie di popoli e di nazioni che si intersecano con le storie minute delle persone e delle famiglie, delle loro cose, dei loro desideri e delle loro aspirazioni. E come sempre, seguendo un racconto scritto con grande compassione come Andric riesce a fare, si scopre che i colori netti non esistono mai in natura, che tutti sono un po’ meschini e un po’ eroi, che nessuna comunità è scevra da colpe, che la convivenza è sempre difficile ma è anche un valore. Una lunga narrazione che mette allo scoperto tutte le contraddizioni con cui ancora oggi non abbiamo imparato a convivere. Chi è lo straniero? Di chi è questa terra? Quale cultura merita di essere difesa, e come, e da cosa la dobbiamo difendere? Questo libro parla di tante cose, parla di un ponte costruito da un Visir turco che in realtà è un bambino cristiano arruolato per forza, parla di tre religioni che convivono - rigorosamente separate - più o meno pacificamente, ma diventano solidali ogni volta che la natura scatena la sua forza e il fiume esonda; parla di equilibri politici che si spostano, parla di migrazioni che seguono confini in movimento. E in mezzo a tutto questo parla delle passioni e dei pensieri di uomini e donne, che hanno desideri e aspirazioni molto simili per non dire identiche qualunque sia l’etnia a cui appartengono e la religione che professano; perché l’umanità – nel bene e nel male – supera l’appartenenza culturale e religiosa.
    Un libro divertente e tragico al tempo stesso, che forse dovrebbe essere una lettura consigliata a molti in questo Paese in cui si affrontano con slogan semplicistici temi tragici come l’immigrazione e il diritto di asilo.

    said on 

  • 5

    Un libro scritto nel 1960 ma attualissimo: chiunque voglia conoscere la storia di questi popoli ha un potente strumento a disposizione.

    bellissimo!!!!

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  • 5

    Ivo Andric è semplicemente un gigante della letteratura. Il romanzo in questione non è di facile lettura per un lettore superficiale, ma per chi sa realmente apprezzare un capolavoro risulta decisamen ...continue

    Ivo Andric è semplicemente un gigante della letteratura. Il romanzo in questione non è di facile lettura per un lettore superficiale, ma per chi sa realmente apprezzare un capolavoro risulta decisamente emozionante.

    said on 

  • 4

    Cit. “Gli uomini non sanno far altro che aspettare e trepidare. Per il resto pensano, lavorano, parlano e si muovono come automi”.

    Il ponte del titolo è solo un pretesto, spettatore quanto il lettore ...continue

    Cit. “Gli uomini non sanno far altro che aspettare e trepidare. Per il resto pensano, lavorano, parlano e si muovono come automi”.

    Il ponte del titolo è solo un pretesto, spettatore quanto il lettore di come la Storia, quella dei grandi eventi, delle apocalissi inaspettate o prevedibili, sconvolge le vite semplici.

    Andric con occhio partecipe e pieno di umana comprensione narra gli eventi della storia attraverso le vicissitudini dei cittadini di una piccola città di confine tra Serbia, Croazia ed Erzegovina segnata dalle tensioni sotterranee dapprima, violente poi, proprie dei luoghi popolati da diverse minoranze etniche e religiose.

    Mi conquistano i libri che rendono chiaro quanto la Storia con la S maiuscola possa sconvolgere la vita dei piccoli, dei semplici. Andric lo fa in maniera mirabile e appassionante anche se lo stile non è precisamente scorrevole. Ma con gli innumerevoli aneddoti e con i personaggi scolpiti come la roccia di cui è fatto il ponte, questo autore lascia il suo segno.

    said on 

  • 5

    Non voglio scrivere un commento dettagliato per il libro perché non sarebbe in grado di rendere l’emozione e la meraviglia che ha suscitato in me la lettura di questa portentosa epopea. Solo, ripensa ...continue

    Non voglio scrivere un commento dettagliato per il libro perché non sarebbe in grado di rendere l’emozione e la meraviglia che ha suscitato in me la lettura di questa portentosa epopea. Solo, ripensandoci mi viene in mente la Divina Commedia: un'epica enciclopedia dell’umanità dove ci sono parole e pensieri per tutti e per sempre.
    E il ponte - con la sua presenza leggiadra, immemore e rassicurante - ci tiene tutti ben saldi alle radici della Storia.

    [audiolibro]

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  • 1

    Può un libro con protagonista un ponte essere interessante? La mia personale opinione è che un libro possa essere interessante a prescindere da chi sia il suo protagonista, quindi anche un ponte, purc ...continue

    Può un libro con protagonista un ponte essere interessante? La mia personale opinione è che un libro possa essere interessante a prescindere da chi sia il suo protagonista, quindi anche un ponte, purché sia scritto con una buona prosa e le vicende siano apprezzabili. Sotto questo punto di vista Il ponte sulla Drina può essere visto come una buona controprova. Infatti, nonostante tutte le azioni siano ambientate nello stretto luogo del punte del titolo o delle sue vicinanze, e che l’unico personaggio sempre presente nelle pagine è sempre il suddetto ponte, il libro è comunque godibile e si lascia leggere, almeno fino a quando l’autore riesce a tenere vivo l’interesse del lettore. Tutta la prima parte è davvero interessante, ed è altrettanto vero che si legge con un gusto che almeno io non mi sarei mai aspettato quando ho preso in mano per la prima volta il volume. Il merito è dell’atmosfera che l’autore è riuscito a creare attorno al ponte e all’ambientazione antica nella quale abbondano storie tramandate e leggende. Il gioco, e quindi l’interesse, comincia a scricchiolare quando le cose iniziano a farsi più certe, non più solo ricordate da generazioni e generazioni passate ma impresse nella memoria collettiva scritta, la Storia con la S maiuscola. Il libro diventa infatti più pesante, e stranamente dovrei dire perché mi sarei aspettato il contrario, via via che la narrazione si avvicina ai giorni nostri, come se l’autore non avesse trovato la giusta alchimia per raccontare eventi che magari qualcuno poteva ricordarsi da solo. È un peccato, perché la lettura rallenta notevolmente e comincia a farsi farraginosa, tanto da lasciare un cattivo ricordo. Si tende sempre a perdonare un libro che stenta a carburare ma poi chiude in bellezza, altro discorso è invece se succede il contrario.

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  • 4

    Un bel viaggio nella storia dei Balcani

    A parte il finale un pò deludente, tutto il libro è ben scritto e interessante. Un bel viaggio nella storia di Visegrad, delle etnie balcaniche, degli imperi del passato. Un profondo sguardo a questa ...continue

    A parte il finale un pò deludente, tutto il libro è ben scritto e interessante. Un bel viaggio nella storia di Visegrad, delle etnie balcaniche, degli imperi del passato. Un profondo sguardo a questa società che è cambiata così profondamente sotto l'influsso dell'occidente, il tutto condito da romanzo e poesia.

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  • 0

    Noiosissimo....

    La seconda volta che lo inizio e la seconda che lo abbandono. Proprio non ce la faccio, non mi coinvolge minimamente, lo trovo noioso nella trama e nella scrittura melensa e datata. O forse non è il m ...continue

    La seconda volta che lo inizio e la seconda che lo abbandono. Proprio non ce la faccio, non mi coinvolge minimamente, lo trovo noioso nella trama e nella scrittura melensa e datata. O forse non è il mio momento.

    said on 

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