Il fumetto dopo Persepolis
Nel tratto dei disegni, rigorosamente in bianco e nero, questa graphic novel ricorda molto Maus di Art Spiegelman e Persepolis dell'iraniana Marjane Satrapi.
Quando Persepolis dell'iraniana Marjane Satrapi cominciò a circolare, fu sub Continue
Il fumetto dopo Persepolis
Nel tratto dei disegni, rigorosamente in bianco e nero, questa graphic novel ricorda molto Maus di Art Spiegelman e Persepolis dell'iraniana Marjane Satrapi.
Quando Persepolis dell'iraniana Marjane Satrapi cominciò a circolare, fu subito chiaro che era nato un modo diverso e formidabile di mescolare reportage, autobiografia, arte e romanzo. Dopo di lei, in Francia più che altrove, è nata una nouvelle vague di esordienti e disegnatori celebri, impegnati a raccontare la geopolitica del mondo partendo dalle personali vicende di vita e di famiglia. Accade con l'Algeria, poeticamente raccontata dal disegnatore francese Morvandiau in D'Algérie, riuscita e corale autobiografia di famiglia. E accade con il Libano, per mano della giovane Zeina Abirached (classe 1981), che oggi vive tra il Libano e Parigi, dove continua la sua autobiografia per immagini (per Cambourakis è appena uscito Je me souviens). I mémoir d'infanzia mediorientali sono spesso piccoli scrigni preziosi e chi ha amato il libro di Darina al-Joundi Quando Nina Simone ha smesso di cantare, ritroverà la guerra civile di Beirut in questo fumetto autobiografico di Zeina Abirached.
Ma se le tre opere di Zeina Abirached parlano della sua infanzia libanese, è sempre attraverso dei personaggi che hanno popolato i suoi giovani anni e mai da un punto di vista politico o storico. E’ qui la differenza con Marjane Satrapi, alla quale Zeina è spesso paragonata. Certo, le due donne disegnano in bianco e nero e parlano della loro vita in un paese in guerra. “La semplificazione è umana e questo paragone mi lusinga, ovviamente, ma non ho veramente l’impressione di fare della Marjane Satrapi.” Attualmente ha aperto una breccia in Libano che contava fino ad oggi pochissimi autori di fumetti.
Siamo a Beirut, negli anni ’80, al numero 38 della via Youssef Semaani, e più precisamente all’ingresso dell’appartamento al primo piano. Siccome è la stanza più sicura della casa – e dunque dello stabile, dato che è al primo piano, anche tutti i vicini sono lì. In questo ingresso c’è la storia di ciascuno dei personaggi, la storia che hanno avuto in comune, quella del microcosmo che formano e la storia della metà della città che Beirut era diventata. In questo ingresso c’è anche della carta da parati. In questo interno esiguo dove si presenta inzialmente come sfondo, materializza poco a poco la guerra che infuria all’esterno. Questa carta da parati è il filo conduttore della storia.