Mr Norris se ne va

Di

Editore: Einaudi (Tascabili letteratura, 151)

3.8
(156)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 233 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806132695 | Isbn-13: 9788806132699 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Pietro Leoni ; Postfazione: Mario Fortunato

Genere: Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo , Storia

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Descrizione del libro
Terzo romanzo di Isherwood, pubblicato per la prima volta nel 1933, "Mr Norris se ne va" è ambientato nella Berlino che precede l'avvento del nazismo. Il narratore, un giovane che vive dando lezioni d'inglese, fa la conoscenza dell'ambiguo Mr Norris, una specie di avventuriero imbroglione che compie con distratto cinismo le sue truffe. Costretto ad allontanarsi da Berlino inseguito dai creditori, ne ritorna in veste di improbabile spia, al soldo dei servizi segreti francesi, presso il partito comunista tedesco. Ma dopo poco è obbligato a fuggire da Berlino, che sta per assistere all'ascesa di Hitler, e a girare per il mondo. Il testo è considerato una parabola politica sulla leggerezza con cui le potenze occidentali seguirono la crisi della Germania.
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    Giusta il titolo di questo romanzo del 1935, protagonista è, ben più dell’alquanto scialbo io narrante, il Mr Norris che se ne va, dopo però avere riempito della sua presenza cerimoniosa e manierata m ...continua

    Giusta il titolo di questo romanzo del 1935, protagonista è, ben più dell’alquanto scialbo io narrante, il Mr Norris che se ne va, dopo però avere riempito della sua presenza cerimoniosa e manierata ma ingombrante tutte, si può dire, le pagine del libro. Il narratore lo conosce in uno scompartimento di prima classe, in viaggio attraverso l’Olanda in direzione di Berlino, nel 1931: Mr. Norris è un inglese molto compito, di mezza età, con un parrucchino curatissimo, abiti di perfetto taglio e un modo di fare fin troppo compito e parecchio strano; conoscendolo e poi frequentandolo come amico nella capitale tedesca, il protagonista lambisce una ragnatela di giuochi pericolosi e ambienti equivoci da film di spionaggio in bianco e nero. Immagino infatti che spettacolo sarebbe uscito da una storia consimile fra le mani, per esempio, d’un Perutz o d’un Lernet-Holenia. Isherwood era però tutto il contrario: eccelleva come pittore di atmosfere, e riesce benissimo il suo disegno al tratto di birrerie, covi di cospiratori, uffici dove si tessono trame indefinibili, nobiluomini dall’ambiguità inequivocabile, simpatiche padrone di casa, vicine pettegole, gay pochissimo velati ad ogni angolo, ragazzacci simpatici e nazisti sfuggenti e minacciosi; ciò che riesce assai meno bene è la trama un po’ arruffata. Per giunta, temo che l’autore avvertisse troppo l’urgenza di mettere in guardia contro il regime di Hitler e a darne una rappresentazione fosca, mettendo in luce viceversa l’innocuità dei comunisti, parolai a volte, ma sinceramente animati da ideali nobili, e abituati a battersi soltanto con mezzi legali: l’odierno lettore forse non ne sente gran bisogno, e a tratti percepirà qualche retrogusto didascalico; ma il difetto è veniale, e non diventa neanche più un difetto se si pensa che il romanzo fu pubblicato quando Hitler era salito al potere da poco, e parlarne male non era né frequentissimo né ovvio. In Europa e negli Stati Uniti era diffusa la simpatia verso il dittatore germanico, anche da parte di molta brava gente insospettabile; di che cosa l’uomo fosse capace, d’altronde, lo capiva e lo immaginava solo una minoranza. Pur tenendo conto di ciò, il ritmo narrativo del Nostro a volte difetta: è innegabile che qualche lungaggine nel romanzo ci sia; ma diciamo che si tratta di lungaggini poco fastidiose; le si perdona senza sforzo, e poi si torna a dilettarsi immersi entro quest’aura malaticcia e torbida in cui covano venti di tempesta, e dove il Mr. Norris del titolo, ex-ricco dall’ottima educazione, che sa vivere solo di espedienti perché verso il lavoro normale si rivela inetto, nuota e sguazza un po’ felice e un po’ disperato, felice soprattutto quando gli piove fra le mani un po’ di danaro inatteso, da goder a dissipare nel più breve tempo in belli arredi, bellissimi vestiti, cene di lusso e cognac d’annata.

    ha scritto il 

  • 4

    "Cosa ho fatto per meritare tutto questo?"

    Dovresti saperlo, carissimo Mr Norris.
    Se vi state chiedendo chi sia il tizio in questione, allora vi debbo dire che è un cialtrone! Un doppiogiochista, un truffatore. Quello che oggi chiameremmo un f ...continua

    Dovresti saperlo, carissimo Mr Norris.
    Se vi state chiedendo chi sia il tizio in questione, allora vi debbo dire che è un cialtrone! Un doppiogiochista, un truffatore. Quello che oggi chiameremmo un faccendiere.
    Ma abbiate la compiacenza di seguirlo nei suoi incontri con prostitute, servitori più o meno fedeli, baroni lussuriosi, conoscenze comuniste e/o nazionaliste e non dico che lo troverete "simpatico" ma quantomeno gli perdonerete tutte le sue marachelle.

    Norris, eponimo del dandy da strapazzo, del gentleman inglese, con i suoi modi manierati e affettati è un po' vittima di se stesso; se neanche il suo compagno di avventure/sventure (e neanche l'autore) osano puntare il dito contro di lui, perché dovrei io? Ci penserà il destino a presentargli il conto. Nonostante tutti i "treni che cambierà" (Mr Norris changes trains è il titolo originale), il nostro protagonista non riuscirà a sfuggire al proprio destino. A ben vedere, i cattivi in questo romanzo sono altri, li si nota sullo sfondo, ancora in fase "embrionale" eppure ben presenti.

    Punto forte del libro è la leggerezza (N.b:leggerezza non superficialità), lo si legge con estrema piacevolezza.
    Come poliziesco non brilla di luce sfolgorante; come affresco del periodo storico e della Berlino che precede l'avvento di Hitler, invece è spettacolare. Ciò non deve affatto stupire; lo scrittore inglese si trasferì a Berlino nel 1929 e vi soggiornò per quattro anni.
    Il libro quindi ha un fondo autobiografico, come se vita vera e vita romanzata un pò si mischiassero.
    Ad esempio, l'io narrante (William Bradshaw) ha lo stesso nome dell'autore, il cui nome completo è Christopher William Bradshaw-Isherwood e nel personaggio di Norris si può intravedere la figura di Gerald Hamilton, memorialista e rappresentante del Times a Berlino conosciuto dall'autore in quel periodo.

    Così la svagata vicenda di un uomo di mezza età, discretamente ridicolo nei modi quanto nelle inclinazioni sessuali, e del suo giovane e compiacente sodale si trasforma in documento storico di rara efficacia. Isherwood si dimostra un acuto e sensibile osservatore.

    "La vita sarebbe davvero una cosa ben triste se non potessimo permetterci di giocarle qualche volta un buon tiro."
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    "L'imperialismo britannico è stato impegnato, in questi ultimi duecento anni, a elargire alle sue vittime i dubbi benefici della Bibbia, della Bottiglia e della Bomba. E di queste tre, potrei forse aggiungere che la Bomba è stata, di gran lunga, la meno pericolosa."

    Insomma per farla breve, ho addosso quella gioia indefinita che mi prende ogni qualvolta incontro un libro che mi cattura. Non mi resta che bissare questa sensazione con Addio a Berlino, ideale continuazione di quest'opera.

    ha scritto il 

  • 4

    Quanto amo questo scrittore!
    Per lo stile, per l'atmosfera, per quel senso di catastrofe imminente che si respira tra le righe, per i personaggi indimenticabili. Lo amo, insomma!

    ha scritto il 

  • 4

    La storia di un gentleman avventuriero, nervoso, maldestro, pauroso ma nonostante tutto irresistibile e capace di cavarsi sempre d'impiccio. Impossibile non affezionarglisi sebbene da subito si impari ...continua

    La storia di un gentleman avventuriero, nervoso, maldestro, pauroso ma nonostante tutto irresistibile e capace di cavarsi sempre d'impiccio. Impossibile non affezionarglisi sebbene da subito si impari a conoscere i suoi modi pomposi e un po' falsi e la sua inevitabile indole di traditore.
    Per certi versi mi ha ricordato Limonov di Carrere per l'abilità del narratore di mescolare biografia del personaggio, autobiografia e storia.

    ha scritto il 

  • 3

    Adoro Christopher Isherwood e dunque mi sento autorizzata a giudicare un po' più severamente questo suo romanzo, che purtroppo diventa noioso e prevedibile proprio quando la storia dovrebbe farsi più ...continua

    Adoro Christopher Isherwood e dunque mi sento autorizzata a giudicare un po' più severamente questo suo romanzo, che purtroppo diventa noioso e prevedibile proprio quando la storia dovrebbe farsi più intrigante. L'analisi del quadro storico, invece, è come sempre stupefacente per acume e lucidità.

    ha scritto il 

  • 0

    Incipit

    La prima cosa che notai fu che gli occhi dello sconosciuto erano di un insolito colore azzurro chiaro........

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/m/mr-norris-se-ne-va-christopher-isherwood/ ...continua

    La prima cosa che notai fu che gli occhi dello sconosciuto erano di un insolito colore azzurro chiaro........

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/m/mr-norris-se-ne-va-christopher-isherwood/

    ha scritto il 

  • 5

    " Nelle vetrine c'erano bottiglie colme di liquidi colorati, brillantemente illuminati dal basso, in tutti i tuoni, magenta, smeraldo, vermiglio. Sembravano illuminassero tutta la sala. Il fumo delle ...continua

    " Nelle vetrine c'erano bottiglie colme di liquidi colorati, brillantemente illuminati dal basso, in tutti i tuoni, magenta, smeraldo, vermiglio. Sembravano illuminassero tutta la sala. Il fumo delle sigarette mi bruciava gli occhi, fino a spremerne le lacrime, che mi rigavano il viso. La musica svaniva a tratti, per poi levarsi nuovamente con un frastuono temendo. Passai la mano sulle cortine di lucida tela cerata nera che celavano un'alcova, dietro la mia sedia. Strano a dirsi, erano gelate. Le lampade sembravano campanacci di mucche alpine. E c'era una scimmia bianca e pelosa, appollaiata sopra il bar. Da un momento all'altro, quando avessi bevuto la quantità giusta di champagne, avrei avuto un'allucinazione. Ne bevvi un sorso. E allora, con estrema chiarezza, senza passione né malizia, vidi ciò che la Vita realmente è. Aveva qualche cosa a che fare, ricordo, con quel telone che girava, girava. Sì, mormorai a me stesso, che danzino pure. Danzino. Ne sono lieto. "

    " La vita sarebbe una cosa ben triste se non potessimo permetterci di giocarle qualche volta un buon tiro. "

    ha scritto il