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Murad Murad

Di

Editore: Feltrinelli

3.8
(44)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8807490862 | Isbn-13: 9788807490866 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Nadotti

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Descrizione del libro
Diciotto ore. Diciotto ore con Suad Amiry e con i lavoratori della Cisgiordania, che ogni giorno sfidano check-point ed esercito per entrare in Israele alla ricerca di un lavoro sottopagato. Suad Amiry raggiunge nottetempo un villaggio vicino a Ramallah e con la collaborazione di Murad e della sua famiglia si traveste da uomo. Da qui parte il suo viaggio, un viaggio che inizia alle due e mezzo del mattino e che la costringe a camminare per ore tra gli ulivi che costeggiano la strada che conduce in Israele. Il rischio di essere scoperta è altissimo, le conseguenze potenzialmente letali. Con lei ci sono i lavoratori palestinesi che ogni notte tentano di non farsi arrestare dai soldati israeliani, di evitare una diffida che sancisce una "carcerazione preventiva", o persino una pallottola sparata da qualche cecchino nascosto tra gli alberi. Per lo più sono obbligati a desistere e a tornare a casa a mani vuote, stanchi, affranti, umiliati. Dopo una marcia sulle colline, Suad e una parte del gruppo devono nascondersi e aspettare che i soldati, allo spuntare del giorno, abbandonino le loro postazioni. Riescono infine a superare il muro e a mettere piede in Israele, ma è tardi, il lavoro non c'è più. Si confondono con i civili israeliani e salgono su un autobus che li porta prima a Tel Aviv e da lì a Gerusalemme. Davanti a loro un paesaggio non ignoto ma visto forse per la prima volta con occhi diversi: tutto quello che era stato "palestinese" non c'è più.
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  • 0

    Bansky point

    La rabbia dei palestinesi è qui ben descritta attraverso un viaggio allucinante tra la Cisgiordania e Israele attraverso l'odiato muro che separa la stessa terra. Amiry si traveste da bracciante e ...continua

    La rabbia dei palestinesi è qui ben descritta attraverso un viaggio allucinante tra la Cisgiordania e Israele attraverso l'odiato muro che separa la stessa terra. Amiry si traveste da bracciante e segue nella notte i suoi giovani amici per scrivere un reportage sul trattamento che subiscono ogni giorno: respingimenti, sparatorie o indifferenza sono tutte possibili reazioni allo stesso tentativo di sopravvivere. Lo stile della scrittura è molto egocentrato e, a dispetto del titolo che richiama il nome di uno di questi giovani palestinesi, ciò che esce di più è Amiry stupita lei stessa di non conscere a pieno la realtà che i più poveri tra i suoi vivono. C'è infatti una netta differenza sociale tra l'architetta e gli altri e mi viene da pensare che se non fosse stato per questo gusto del giornalismo d'inchiesta i due mondi sarebbero rimasti saldamente paralleli.

    ha scritto il 

  • 4

    Il mercato degli schiavi esiste ancora.

    Dal punto di vista letterario, non mi piace molto il modo di scrivere di Suad Amiry, ma non dimentico che è, in primo luogo, un architetto e quindi apprezzo il suo impegno. Detto questo, quello che ...continua

    Dal punto di vista letterario, non mi piace molto il modo di scrivere di Suad Amiry, ma non dimentico che è, in primo luogo, un architetto e quindi apprezzo il suo impegno. Detto questo, quello che ha fatto, il suo impegno personale è da ammirare, ha raccontato in prima persona quello che devono subire i palestinesi per lavorare: vengono perseguitati in casa propria e sfruttati in Israele, nel quale entrano da clandestini per guadagnare qualche soldo col rischio di essere pestati e arrestati, come animali, come ebrei degli anni '40. Ho letto "La pulizia etnica della Palestina" , che si collega alle ultime pagine di questo libro, ve lo consiglio se vi interessa l'argomento.

    Il mondo tace, vergognosamente, parlatene nel vostro piccolo con chi conoscete, non verrà nessun Obama a raccontare la verità disinteressata su quello che è successo e succede in Palestina con una conferenza stampa mondiale.

    ha scritto il 

  • 4

    Andare a lavorare in Palestina come altrove

    Una storia 'avventurosa', non c'è dubbio, quella degli uomini palestinesi che ogni giorno rischiano la vita per andare a lavorare 'dall'altra parte'. Come tutte le frontiere del mondo, quella che ...continua

    Una storia 'avventurosa', non c'è dubbio, quella degli uomini palestinesi che ogni giorno rischiano la vita per andare a lavorare 'dall'altra parte'. Come tutte le frontiere del mondo, quella che Israele ha deciso di rendere definitiva con il muro non è impermeabile: murad e tanti altri servono all'economia 'dell'unica democrazia del medio oriente'.

    brava suad, mi hai fatto ridere e piangere insieme

    ha scritto il 

  • 3

    L'argomento è molto interessante. Il libro affronta le difficoltà dei palestinesi che vanno in Israele per lavorare e che, a causa dei controlli ai check point delle difficoltà di avere il ...continua

    L'argomento è molto interessante. Il libro affronta le difficoltà dei palestinesi che vanno in Israele per lavorare e che, a causa dei controlli ai check point delle difficoltà di avere il permesso di lavoro ecc. sono costretti a delle vere Odissee, che cominciano nel cuore della notte, per raggiungere le località dove sperano di trovare lavoro per una giornata. L'autrice racconta il proprio viaggio a fianco di un gruppo di questi braccianti. Le forme del racconto non mi sembrano molto convincenti. E' un po' come se non l'autrice non riuscisse a trovare una direzione.

    ha scritto il 

  • 4

    La vergogna del muro

    "Cosa abbiamo fatto nelle ultime dieci stramaledette ore? Perchè ci hanno sparato? Perchè ci hanno rincorsi, picchiati e arrestati se siamo ancora "dalla nostra parte", sulla nostra terra, sul ...continua

    "Cosa abbiamo fatto nelle ultime dieci stramaledette ore? Perchè ci hanno sparato? Perchè ci hanno rincorsi, picchiati e arrestati se siamo ancora "dalla nostra parte", sulla nostra terra, sul versante della Cisgiordania? Se il muro separa la Palestina da Israele, perchè ci molestano in casa nostra'" S. Amiry Grazie Murad

    http://www.ilcassetto.it/notizia.php?tid=173

    ha scritto il 

  • 5

    Interessante ed "educativo"

    Un efficacissimo (e veritiero) racconto del "viaggio" che l'autrice ha fatto con un gruppo di palestinesi per adare a lavorare (un giorno, una settimana forse) in territorio israeliano.
    La scrittrice ...continua

    Un efficacissimo (e veritiero) racconto del "viaggio" che l'autrice ha fatto con un gruppo di palestinesi per adare a lavorare (un giorno, una settimana forse) in territorio israeliano.
    La scrittrice è un architetto palestinese con molti "attributi" ed una forte intelligenza socio-politica abbinata alla "rabbia" (controllata) di chi sta subendo un'erosione del proprio territorio ogni singolo giorno che passa.
    Estremamente interessante ed "educativo".

    ha scritto il 

  • 4

    Letto prima di partire per Israele e Palestina, per cominciare ad avere un'idea su cosa significhi vivere in una terra dove filo spinato, check point e muri divisori sono all'ordine del giorno. <br ...continua

    Letto prima di partire per Israele e Palestina, per cominciare ad avere un'idea su cosa significhi vivere in una terra dove filo spinato, check point e muri divisori sono all'ordine del giorno. <br />Illuminante!

    ha scritto il 

  • 0

    Cambiare sesso. Suad Amiry sa benissimo che è questo l'unico modo per raccontare la paradossale condizione dei lavoratori palestinesi costretti a superare il confine con Israele per trovare lavoro. ...continua

    Cambiare sesso. Suad Amiry sa benissimo che è questo l'unico modo per raccontare la paradossale condizione dei lavoratori palestinesi costretti a superare il confine con Israele per trovare lavoro. E così fa. Suad si traveste da uomo e raggiunge nottetempo un villaggio vicino a Ramallah da dove comincia il suo viaggio, lungo le strade costeggiate di olivi che conducono in Israele, insieme al fido Mohammad, a Murad - sfrontato, grezzo, tamarro, un ragazzo come tanti - e ai loro amici. Ridono, scherzano, parlano del lavoro che, forse, li aspetta al di là del confine, ma la testa è sempre altrove: ai soldati israeliani che potrebbero arrestarli da un momento all'altro, alla diffida che riceverebbero se venissero presi e che sancirebbe una "carcerazione preventiva", alla pallottola sparata da qualche cecchino nascosto tra gli alberi. Quando, dopo una marcia sulle colline e una serie di traversie, riescono infine a superare il muro e a mettere piede in Israele, è tardi: il lavoro non c'è più. Si confondono con i civili israeliani e salgono su un autobus per cominciare il viaggio di ritorno verso casa. Davanti a loro un paesaggio non ignoto ma visto forse per la prima volta con occhi diversi: tutto quello che era stato "palestinese" non c'è più, non c'è più memoria dell'architettura, delle coltivazioni, della vita quotidiana di un popolo che lì è vissuto per secoli.

    ha scritto il 

  • 4

    L'altra campana

    Ogni tanto fa bene a chi (come me) si pasce di letteratura israeliana, entrare nella testa dell'altro, ovvero di quello che al posto dei verdi parchi israeliani vede i fantasmi dei vecchi villaggi ...continua

    Ogni tanto fa bene a chi (come me) si pasce di letteratura israeliana, entrare nella testa dell'altro, ovvero di quello che al posto dei verdi parchi israeliani vede i fantasmi dei vecchi villaggi arabi. E quella di Suad Amiry è una bella testa, ironica (un po' secondo me ricorda, anche fisicamente, Manuela Dviri). Qui ci racconta dei tragicomici tentativi di passare il confine da parte di un gruppo di braccianti palestinesi, rimasti letteralmente stritolati, dal punto di vista sociale e lavorativo, dal fallimento di Taba.

    ha scritto il