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Murata viva

Prigioniera della legge degli uomini

Di

Editore: Piemme

3.8
(412)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Sloveno

Isbn-10: 8838488576 | Isbn-13: 9788838488573 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

Genere: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
E mezzanotte. Leila, giovane marocchina cresciuta in Francia, sta dormendo della piccola stanza che condivide insieme ai fratelli, quando la madre la sveglia. Le ordina di mettersi il suo vestito più bello e di preparare il tè per l'uomo seduto sul divano della sala: lo deve accogliere come fosse un re. Leila non lo conosce. Eppure tra pochi giorni quell'uomo diventerà suo marito. Perché così ha deciso suo padre e, se lei oserà ribellarsi, la punizione sarà terribile. Per Leila è l'inizio di un incubo. Suo marito la tratta come una schiava, la picchia, la umilia. Per tre volte Leila tenta il suicidio. Solo la nascita di suo figlio Ryad le dà la forza di ribellarsi. A costo di essere ripudiata dalla famiglia, Leila chiede la separazione.
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  • 0

    Un bellissimo libro che mi ha tenuta sulle pagine, ogni volta che lo leggevo. Non sapevo queste cose di questa cultura, sono rimasta senza parole quando sono andata avanti con la lettura. Una lettura scorrevole, che consiglio.

    ha scritto il 

  • 5

    Come si può dare una valutazione a una storia che è stata realmente vissuta?
    Leila ci racconta la sua storia, la sua esperienza di giovane ragazza di origini marocchine, seppur nata e cresciuta in Francia, in balia della tradizione della propria famiglia, una tradizione che non riesce a tro ...continua

    Come si può dare una valutazione a una storia che è stata realmente vissuta?
    Leila ci racconta la sua storia, la sua esperienza di giovane ragazza di origini marocchine, seppur nata e cresciuta in Francia, in balia della tradizione della propria famiglia, una tradizione che non riesce a trovare punti comuni con quella europea.
    Significative alcune righe che si incontrano all’inizio:
    «Mi chiamo Leila, ho ventuno anni, francese di nascita e marocchina per tradizione... mio padre è un uomo rispettabile e rispettato. Mi picchia se non obbedisco ai suoi ordini. Mi ha riempita di pugni per obbligarmi a sposare l´uomo che sale gli scalini davanti a me. L´integrazione è la possibilità di dire no. La tradizione è l´impossibilità. Non sono mai stata capace di infrangere quella legge non scritta».
    E’ la storia di una ragazza che vive in una famiglia in cui le donne non vengono considerate ed è valida più la parola degli uomini che la loro, in cui è obbligata a fare ogni cosa che le venga detta. Una ragazza che crede nell’onore della propria famiglia perché così le è stato insegnato, che prova a ribellarsi, a fuggire e nascondersi, ritornando però sempre indietro per rispetto verso i suoi genitori. Una ragazza che si rinchiude nel silenzio, celando ai suoi compagni, agli insegnanti e a tutte le persone che incontra ciò che accade tra le mura della sua casa, le botte, le umiliazioni, rifugiandosi dietro un muro che lei stessa ha creato per poter sopravvivere. Una ragazza che non può seguire il proprio cuore e decidere di amare chi vuole, costretta a un matrimonio combinato dai propri genitori con un uomo che non conosce. Unione che le dona un figlio, il motivo che la porta a ribellarsi e a denunciare quanto il marito ha fatto su di lei, la sua stessa condizione nella famiglia d’origine.
    Una storia forte, che colpisce il lettore nel profondo per la durezza delle situazioni narrate, episodi che a tratti sembrano quasi incredibili da comprendere, nella lontananza che esiste tra le tradizioni. Una storia da leggere, per la luce di speranza che riesce a trasmettere, per poter conoscere la vita di chi vive accanto a noi ma ha una tradizione diversa.

    ha scritto il 

  • 4

    Sposata a forza

    Agghiacciata. Arrabbiata. Delusa. Questi i miei stati d’animo mentre leggevo l’autobiografia di Leila (il nome è di fantasia, ma la sua storia è tragicamente vera).


    Agghiacciata, perché la vita di Leila (nata in Francia da una famiglia marocchina) diventa un inferno sin da quando è piccoli ...continua

    Agghiacciata. Arrabbiata. Delusa. Questi i miei stati d’animo mentre leggevo l’autobiografia di Leila (il nome è di fantasia, ma la sua storia è tragicamente vera).

    Agghiacciata, perché la vita di Leila (nata in Francia da una famiglia marocchina) diventa un inferno sin da quando è piccolissima, non appena le nasce il primo di tanti fratelli maschi. Da quel momento Leila, pur essendo ancora una bambina, diviene l’aiutante della madre, la seconda donna di casa destinata a fare praticamente tutto. Perché i maschi (e sono tanti in famiglia, tra padre e fratelli) non devono fare nulla, quella è la legge. Che sia il riordinare dopo aver giocato, versarsi il caffè alla mattina (se Leila si attarda, i fratelli si siedono semplicemente a tavola e aspettano che sia lei a portare la colazione), lavare le tazze prima di partire, svuotare il portacicche dopo che loro hanno passato ore a fumare in soggiorno, e a conversare (mentre Leila, oltre a studiare, ha nel frattempo lavorato con la madre, e badato ai fratelli più piccoli). E le cose non peggiorano con il passare degli anni, anzi. E’ uno sprofondare in un girone sempre più nero, con crisi continue di Leila, che vorrebbe ribellarsi e viene risucchiata e annichilita.

    Arrabbiata, perché non è possibile che nella Francia dei giorni nostri (ma queste cose potrebbero accadere anche tra le mura di un appartamento nel nostro stesso condominio)una giovane donna, una volta sviluppata, divenga per la sua famiglia e per la società che la circonda semplicemente una “membrana” che deve rimanere chiusa (scusate la crudezza, ma così è: finché Leila rimarrà vergine, avrà un valore; se no, sarà solo carne adulterata di cui disfarsi…); e così la verginità diviene l’ossessione di Leila, ogni contatto con estranei diviene sospetto, ogni conversazione con maschi che non siano padre/fratello diviene proibito, e basta che Leila si metta una gonna un po’ più corta o un filo di trucco per uscire perché i vicini mormorino, e i genitori siano costretti a portarla di corsa dal ginecologo, per avere il “certificato di imene intatto” da esibire a difesa del suo onore.

    Delusa, perché (incredibile a dirsi) nella vita di Leila il ruolo peggiore lo giocano le donne. A cominciare dalla madre, che pure ricorda di avere avuto una vita-inferno identica e non fa nulla per risparmiarla alla figlia (tutte le sofferenze sono ripagate, se si ottiene la benedizione di avere tanti figli maschi!), fino alla suocera, orrenda figura di matriarca la cui vita ruota tutta intorno all’adorazione del figlio e per cui la nuora, una volta entrata in casa, diviene una sorta di serva personale, senza diritti e senza considerazione.

    E purtroppo non è una storia di vittoria, perché Leila (forse) reagisce, ma l’inferno brucia ancora tutto intorno.

    ha scritto il 

  • 4

    che nausea...

    Appena finito di leggere questo libro, letto in meno di due ore perchè finchè non sai la protagonista in salvo, non riesci a staccartene. Ed ho ancora la nausea e una rabbia dentro che non riesco a spiegare. Non sono mussulmana, non sono marocchina (in realtà manco la protagonista lo è visto che ...continua

    Appena finito di leggere questo libro, letto in meno di due ore perchè finchè non sai la protagonista in salvo, non riesci a staccartene. Ed ho ancora la nausea e una rabbia dentro che non riesco a spiegare. Non sono mussulmana, non sono marocchina (in realtà manco la protagonista lo è visto che è nata in Francia) ma mi sento offesa come donna da quello che ho letto in queste pagine.
    Rendermi conto poi che non è una storia inventata ma la testimonianza di una ragazza come tante altre al mondo che è passata attraverso tutto questo orrore, mi ha messo i brividi.
    Alcune frasi del libro poi mi hanno veramente scioccato, vedere come la tradizione antiquata e l' ignoranza di certe culture possa arrivare addirittura a rovinare la vita alle persone, per me ,cresciuta in un contesto sociale e culturale, ringraziamo il cielo( anche se non credo) , completamente differente mi ha lasciato davvero incredula.
    Può un marito davanti al medico arrivare a dire " se volessi picchiare mia moglie potrei farlo, è un mio diritto correggere una cattiva moglie , è scritto nel Corano" ?!! Per me è assurdo , so io dove glielo infilerei quel Corano , che poi non voglio crederci che esiste davvero un versetto simile, vi prego se esiste e qualcuno lo conosce me lo riporti perchè non voglio davvero credere a questa eventualità...
    Una ragazza, non può vestirsi come le pare, non può truccarsi, non può tagliarsi i capelli, non può chiamare un ragazzo, non può stare da sola in una stanza con un ragazzo, non può chiedere il divorzio perchè è "halam" ovvero contrario al volere di hallah, e viene etichettata dalla comunità marocchina e dalla stessa famiglia che l' ha cresciuta come una puttana..
    e poi una cosa che mi sconvolge sempre in questi libri è la minaccia da parte di padri, mariti fratelli di sgozzamento.

    " se x caso ne parli con qualcuno, te lo giuro, ti taglio la gola e bevo il tuo sangue"
    Violento , cruento, primitivo : i nostri genitori ci avrebbero sgozzate senza battere ciglio, come un montone il giorno dell' Aid.(giorno del sacrificio).

    Che dire? più leggo questi libri, più sono contenta di vivere da questa parte del mondo, anche se so che non tutte le ragazze mussulmane crescono così, che molte di loro riescono ad avere una vita normale, a lavorare ecc.. non riesco ad accettare questa religione, il mio è un rifiuto che parte proprio dalla bocca dello stomaco, dal fondo del cuore.
    E non cambierà mai.

    ha scritto il 

  • 3

    Rispetto ad altri libri che ho letto sullo stesso argomento, questo mi è piaciuto decisamente meno.
    Rimango sconvolta come tutti dalle vicende raccontante, ma - non so perchè - questo libro mi ha dato l'impressione che sia fasullo. La storia manca di "anima", sembra quasi essere stata costr ...continua

    Rispetto ad altri libri che ho letto sullo stesso argomento, questo mi è piaciuto decisamente meno.
    Rimango sconvolta come tutti dalle vicende raccontante, ma - non so perchè - questo libro mi ha dato l'impressione che sia fasullo. La storia manca di "anima", sembra quasi essere stata costruita a tavolino, ma ovviamente potrei sbagliarmi.
    D'altronde, quando il nome dell'autore è fittizio, è legittimo che sorga il dubbio ci sia un ghostwriter dietro...ovviamente, ciò non toglie che realtà del genere esistono e sono da condannare, anche se è inconcepibile che addirittura in paesi moderni come la Francia possano sopravvivere certe tradizioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Fantastico

    Libro letto tutto d'un fiato: impossibile non appassionarsi alla drammatica storia di Leila, coraggiosa ragazza di origine marocchina nata e cresciuta in Francia, costretta dalla famiglia tradizionalista ad un matrimonio che le rovinerà la vita.
    Impossibile anche non gioire dentro di sé seg ...continua

    Libro letto tutto d'un fiato: impossibile non appassionarsi alla drammatica storia di Leila, coraggiosa ragazza di origine marocchina nata e cresciuta in Francia, costretta dalla famiglia tradizionalista ad un matrimonio che le rovinerà la vita.
    Impossibile anche non gioire dentro di sé seguendo i tentativi di ribellione della ragazza nei confronti di un marito violento e nullafacente, succube di una madre bisbetica e approfittatrice.
    Alla fine, anche se con grande sforzo, Leila otterrà il suo trionfo, un trionfo che sa di speranza e di libertà per tutte le donne nella sua condizione.

    ha scritto il 

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