Muro di casse

Di

Editore: Laterza

3.7
(61)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 144 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8858116186 | Isbn-13: 9788858116180 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Musica , Adolescenti

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Descrizione del libro
Perché sognare un quarto d’ora di celebrità se potevi prenderti dieci o venti ore al centro dell’universo? E la bellezza. Potevamo creare ovunque la bellezza: in ogni angolaccio, sotto a ogni cavalcavia, poteva sgorgare una fonte di meraviglia. Ogni periferia, ogni cittadina di provincia senza più guizzi poteva tornare a splendere e ribollire per una notte. E non parlo solo dei posti dove andavamo: il fatto che andassimo in alcuni faceva sì che tutti, in potenza, custodissero la bellezza.Quindi, la speranza.

Cosa è stata questa ‘cosa’ sfuggente, multiforme ed entusiasmante avvenuta in Europa tra il 1989 e oggi – una cosa lunga dunque un quarto di secolo? Proprio dalla consapevolezza che nessun dato potrà mai avvicinarsi al significato profondo del rave, del trovarsi lì, a ballare davanti a un muro di casse fino al mattino (e sovente fino a quello ancora successivo) in quelle industrie abbandonate, in quei capannoni, in quei boschi, in quelle ex basi militari, fiere del tessile, ballatoi, vetrerie, depositi ferroviari, rifugi montani, bunker, uffici smessi, pratoni, centrali elettriche, campi, cave, rovine di cascinali, finanche strade di metropoli quando venne il momento della rivendicazione, è nato questo libro – perché, sia pure con una forte impronta documentale, in casi come questo il romanzo è il più potente strumento di analisi e rappresentazione della realtà.

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  • 0

    Trans-Pratomagno-Europa-FreeParty-Express

    Quando un libro ti fa interessare a un argomento del quale fino a un secondo prima non ti era mai fregato nulla, allora vuol dire che c'è del buono.
    È anche vero che per aver vissuto in pieno quanto r ...continua

    Quando un libro ti fa interessare a un argomento del quale fino a un secondo prima non ti era mai fregato nulla, allora vuol dire che c'è del buono.
    È anche vero che per aver vissuto in pieno quanto raccontato in "Muro di casse" dovrei avere almeno una decina o quindici anni in più; quindi, anche mi fosse davvero importato, non avrei avuto modo di partecipare a quello che mi si è presentato, dopo la lettura, come un fenomeno contro-culturale stimolante e vivace, senza dubbio intriso di carica rivoluzionaria.

    Quello dei Rave è un mondo che spesso ci è stato raccontato con piglio superficiale e stupidamente scandalistico, e non sorprende che in molti ne abbiano ancora un'idea distorta e modellata su qualche trafiletto letto in terza pagina su un quotidiano, nel quale l'analisi era lasciata al sentito dire e alla non-conoscenza della filosofia, della storia e dei valori dietro a quello che, oltre a una forma di divertimento, si potrebbe definire come un progetto socio-politico, con una sua etica e con alla base un pensiero ben definito.

    Vanni Santoni, con un testo che sta in equilibrio tra il romanzo, il saggio e il reportage, in meno di duecento pagine, trascina il lettore dentro a uno dei movimenti contro-culturali più importanti degli ultimi trent'anni: da un lato, strizzando l'occhio a coloro che ne hanno preso parte; dall'altro, affascinando i profani con un piglio che sta tra il narrativo e il didattico, che coinvolge e dunque non annoia, grazie anche a una scrittura originale, viva e assai fluida.

    "Muro di casse" è il racconto di un momento forse irripetibile, soprattutto perché legato in modo intrinseco alla libera circolazione delle persone nell'Europa unita, che ha permesso ad appassionati e cultori di muoversi senza freni e frontiere dall'Italia alla Francia, dall'Inghilterra alla Germania, dalla Spagna all'Ungheria, e via discorrendo; sempre sperimentando, conoscendo e, com'è ovvio, ballando, spesso anche per giorni.
    Una stagione che senza Schengen non sarebbe stata possibile, e il cui spirito è in questi strani giorni sempre più incrinato, compromesso, purtroppo rimesso di continuo in discussione.

    Saranno forse nuovi free-party a impedire che un giorno qualcuno torni a sbatterci le porte in faccia?

    ha scritto il 

  • 5

    Anche se nella prima parte è scritto in modo un pò confusionario, appena si riesce ad entrare nell'ottica dello scrittore si viene catapultati in un mondo di esperienze parallele alla vita ordinaria d ...continua

    Anche se nella prima parte è scritto in modo un pò confusionario, appena si riesce ad entrare nell'ottica dello scrittore si viene catapultati in un mondo di esperienze parallele alla vita ordinaria della società in cui viviamo, esperienze raccontate da chi questa controcultura l'ha vissuta, uno scritto che forse riuscirà a far cadere qualche muro, qualche barriera mentale e di luoghi comuni eretti dai media a supporto del potere costituito.

    ha scritto il 

  • 4

    Vanni Santoni, toscano di Montevarchi classe ’78, è autore di romanzi e racconti. Per Muro di casse aveva pensato di cimentarsi in un saggio, mosso dalla voglia – l’urgenza – di rendere giustizia alla ...continua

    Vanni Santoni, toscano di Montevarchi classe ’78, è autore di romanzi e racconti. Per Muro di casse aveva pensato di cimentarsi in un saggio, mosso dalla voglia – l’urgenza – di rendere giustizia alla stagione dei rave o free party, consumatasi grosso modo (restano margini di incertezza, peraltro organici al fenomeno) tra la metà degli anni ’80 e i primi anni del nuovo millennio, vero e proprio fantasma alieno, ignorato, denigrato e liquidato da quasi tutto il panorama politico, culturale e civile.
    Come Santoni stesso spiega nell’introduzione (quando già siamo con un piede dentro al racconto) l’approccio storiografico/saggistico si è rivelato subito poco adatto, per non dire incompatibile, vuoi per la mancanza di fonti documentali certe, vuoi perché il senso della faccenda andava ricercata nella fragranza del vissuto, nel cuore di una narrazione dove pulsassero ancora le impronte delle innumerevoli esperienze. Non documentare, quindi, ma narrare, armare la bombarda del romanzo. Scegliendo punti di vista parziali che però consentano di restituire il succo di ricordi ancora caldi di emozione.
    Sul filo tra finzione e realtà quindi, dopo un preambolo che carica il mood di lirismo nostalgico, Santoni costruisce uno schema in tre movimenti, altrettanti colloqui con amici vicini e lontani, reduci di vite degne di memoria, testimoni colti nelle proprie vite diversamente restituite allo stato adulto. Sensi, intelletto e spirito, ovvero Iacopo, Cleo e Viridiana, tre modi di paracadutarsi nell’esperienza: la scossa della consapevolezza istintiva, l’angolazione analitica (che finisce per diventare politica) e l’immersione mistica.
    Ne esce un affresco rapsodico, costruito per frammenti e frattali, tra sequenze mnemoniche folgoranti dettate in un codice colloquiale disinvolto, flagrante, che non scade mai però nello slang a gratis. La mappatura musicale (dalla acid house alla techno) e chimica (MDMA, LSD, ketamina…) disegna una specie di circuito d’alimentazione di questo enorme motore invisibile, non contro ma fuori dal sistema, una perturbazione in movimento su Inghilterra, Francia, paesi mediterranei e infine post-sovietici, inseguendo sacche di libertà, o meglio fuggendo dai provvedimenti di legge repressivi. Colpisce come proprio questo nomadismo (forzato ma anche elettivo) costituisse il fulcro del movimento, l’energia apolide che trasformava i confini in frontiere, restituendo scopo, funzione, vita ai luoghi dimenticati, travolti, violentati dalle rovine del sogno europeo (bellissime le pagine del rave organizzato a Tuzla, nel pieno del conflitto jugoslavo).
    Un’ultima notazione, strettamente musicale: è interessante come ne esce il rock, che se viene ovviamente indicato tra le culture di riferimento (l’esperienza hippie e punk – utopia e no future -, il motorismo industriale krauto), d’altra parte se ne evidenzia l’incapacità ormai consolidata di cogliere il senso del presente e dei cambiamenti in atto. Il rock, anzi, si rivela ormai parte integrante e organica del sistema di cui riproduce i meccanismi, a partire dalla forma canzone strutturata per replicare simbolicamente le gerarchie consolatorie del potere, laddove la techno si prefigura invece come monolite pulsante, fusione dell’individuo (sensuale, intellettuale, spirituale) nella moltitudine, vera erede e compimento dell’utopia psych dei 60s.
    Un libro conciso che lascia tracce profonde, molti spunti di meditazione e fame di ulteriore approfondimento.

    ha scritto il 

  • 2

    DeleuzeGuattariTek (?)

    Tra lo sconclusionato e il malinconico nella prima parte.
    Spunti gradevoli in un fastidioso mare didascalico nella seconda parte (specialmente l'attacco all'ipocrisia sul tema droghe).
    Consapevolezza ...continua

    Tra lo sconclusionato e il malinconico nella prima parte.
    Spunti gradevoli in un fastidioso mare didascalico nella seconda parte (specialmente l'attacco all'ipocrisia sul tema droghe).
    Consapevolezza e - finalmente - un po' di amara ironia nella terza.
    Il fatto è che non si capisce esattamente dove tu voglia andare a parare, Vanni.
    Come i discorsi deliranti della mattina dopo un free, ma meno divertenti.
    Alla fine non è altro che la ripetizione di cose che chiunque sia passato personalmente per ambienti free tekno mantenendo una lucidità di fondo (e alla fine sì, un background culturale sufficiente) si è ritrovato a vivere.
    Sarebbe stato bello qualcosa in più.

    ha scritto il 

  • 3

    Si entra nel mondo dei raver, il complesso e contradditorio mondo dei festival free tekno, dalla nascita a d oggi (circa 1990 - 2015).
    Si tratta di una scelta coraggiosa, anche necessaria in un certo ...continua

    Si entra nel mondo dei raver, il complesso e contradditorio mondo dei festival free tekno, dalla nascita a d oggi (circa 1990 - 2015).
    Si tratta di una scelta coraggiosa, anche necessaria in un certo senso, in quanto è un fenomeno trattato solo superficialmente dai media 'istituzionali' e mai indagato nelle sue cause e spinte profonde.

    Il libro si legge abbastanza bene ma si confonde troppo col saggio, fra spiegoni e dati storici e descrizioni più o meno oggettive si perde il senso della storia, del romanzo, dell'emozione.
    Comunque interessante e piacevole.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    "ma ora se ripenso a quegli anni trovo solo nostalgia per quello che eravamo” (Viridiana), ho dovuto aspettare questa quasi postilla finalmente a pagina 110 per rivalutare il romanzo-saggio da un punt ...continua

    "ma ora se ripenso a quegli anni trovo solo nostalgia per quello che eravamo” (Viridiana), ho dovuto aspettare questa quasi postilla finalmente a pagina 110 per rivalutare il romanzo-saggio da un punto di vista più emotivo che è poi alla fine (credo ma non sono sicuro) quello che si chiede ad ogni opera artistica…eh sì niente da dire Vanni, sei un bravo scrittore e mi piace immaginare che hai anche realizzato qui appieno la tua vocazione ed hai scritto il libro che più avresti sempre voluto scrivere. Niente da dire sullo stile, sulla forma, su un linguaggio cosi’ pregnante e vissuto con l‘empatia dei luoghi vissuti come i miei o che sono e ci siamo solo dati come possibilità mancate nei nostri anni che furono (i free party, le disco…autostrade, svincoli pericolosi) tornando più o meno a passati di maggiori o minori dipendenze. Notevole il magma della tua scrittura, così viva, dissociativa, esiziale, (basta aggettivi) solo per rappresentare il non rappresentabile: Dioniso, la sua eterna lotta con Apollo, l’utopico ed il politico, mi ha portato un po’ nel ventre molle e umido della terra dove battono i tamburi, una bella discesa agli inferi, o in paradiso, un pò Celine, un po’ Celan (il vuoto oscuro). Complimenti in tutto questo per il tuo autocontrollo da vero bravo scrittore, anche là dove si rischia di cadere nel solito stereotipo della fissa delle essere i più puri di…i più veri di..,come essere i più eletti di… o i più a sinistra di…, la forma spuria saggio-romanzo e la contaminazione di voci aiuta, anche in questo.

    Dirai che il racconto è una rappresentazione della realtà, scevro di pregiudizi e coloriture varie, forse è lo stile saggistico, però un mio unico appunto che è poi forse una mia perversione e in ogni caso è quello che ho sentito, è la mancanza di un vero dato emotivo, di una vera emozione nel testo nonostante la nostalgia di Viridiana, forse è proprio della scrittura saggistica la maggiore oggettività, forse “troppa anfe tagliata a morfa”, forse troppe sostanze, ma bravo comunque.

    ha scritto il 

  • 3

    Di questo libro si sta parlando abbastanza, non so se per il profilo dell´autore (scrittore, giornalista e abile ricercatore di talenti per Tunué) o per il tema che - lo dico senza aver googlato - non ...continua

    Di questo libro si sta parlando abbastanza, non so se per il profilo dell´autore (scrittore, giornalista e abile ricercatore di talenti per Tunué) o per il tema che - lo dico senza aver googlato - non mi pare tra i più frequentati nella nostra letteratura e saggistica.

    Muro di casse si occupa in effetti della scena dei rave, della house, della techno (mi si perdonerà se uso i termini in maniera un po´massimalista, senza sapere quanto siano precisi e compatibili) di quelle feste (feste!) clandestine e spontanee che si tenevano in tutta Europa, un Europa stranamente unita (francesi, italiani, balcanici, irlandesi) nella ricerca di...dello sballo? Proprio no. Da questo libro emerge in effetti un quadro molto più sfaccettato, per riprodurre il quale Santoni si serve di diversi metodi e voci.
    Anche qui sta credo il successo del libro, credo appunto che ai nostri tempi nulla sia efficace per descrivere la realtà, specie quella più vicina a noi nel tempo,come questo mix di autofiction, saggistica e romanzo, proprio perché riesce più semplicemte ed efficacemente a restituire diversi punti di vista; Santoni lascia quindi la parola a diversi narratori immaginati (ma non credo immaginari) e può quindi presentarci gli aspetti più carnali della faccenda, ma anche quelli ideologici e addirittura prodursi in un´accorata difesa dell´uso delle droghe come metodo direi per acuire determinate sensazioni e partecipare al rave (userò un paradosso) a ragion veduta (ovvero mettendo da parte la ragione).

    Il libro si legge rapidamente e con grande soddisfazione anche senza essere appassionati di quel tipo di scena o avendola vissuta solo di riflesso, da lontano; rinfrescante in questo senso l´uso di un´ironia secondo me tipicamente toscana da parte dell´autore, che stempera quindi la maniera in cui - giustamente direi - il tema viene preso terribilmente sul serio dai vari relatori che si succedono (io a tutti preferisco l´ideologa Cleo con le sue teorizzazioni poi opportunamente burlate da Santoni e da lei stessa).

    Un´ultima nota sul lavoro che Laterza sta facendo nell´ambito del genere descritto sopra; non é in effetti l´unico testo di questo editore e di questa tipologia che mi abbia colpito, e ci tornerò su quanto prima.

    ha scritto il 

  • 0

    Muro di casse, con uno stile mirabolante che impasta gergo e distorsioni linguistiche, racconta dei free party – meglio noti come rave – e di quei ragazzi di mezza Europa accomunati dalla passione mus ...continua

    Muro di casse, con uno stile mirabolante che impasta gergo e distorsioni linguistiche, racconta dei free party – meglio noti come rave – e di quei ragazzi di mezza Europa accomunati dalla passione musicale e desiderosi di varcare confini nazionali e sensoriali:
    https://giovannituri.wordpress.com/2015/05/19/muro-di-casse-di-vanni-santoni-e-la-collana-solaris-della-laterza/

    ha scritto il 

  • 4

    Diversi Paradisi.

    «Un termine nuovo e sgradevole è entrato a far parte del vocabolario inglese: “raver”, scriverà il Daily Mail sul Festival di Bealieu del 1961, dove erano scoppiati tafferugli fra adolescenti infiamma ...continua

    «Un termine nuovo e sgradevole è entrato a far parte del vocabolario inglese: “raver”, scriverà il Daily Mail sul Festival di Bealieu del 1961, dove erano scoppiati tafferugli fra adolescenti infiammati dai suoni selvaggi di terribili gruppi jazz.»(pag.11)

    Non sono mai stato ad un Rave-party. Ho bazzicato (poco) alcuni locali dove si facevano certe serate e dove passavano certa musica come il Kama e L'Imperiale; ho ballato per ore in altri posti dove passavano ottima house e ho partecipato ad una Street Parade, a Bologna nel 2003, mi pare; e poi in estate, a cavallo fra la fine degli anni '90 e gli anni Zero non mi negavo mai il trittico dei raduni toscani dell'Arezzo Wave, Pelago On the Road e il Pistoia Blues per pattugliare soprattutto i campeggi, ritrovo di punkabbestia, rimastoni, elfi della montagna, pseudoguru marchigiani, qualche figura di peso(ma pochi) della cultura underground europea, qualche vero raver che transitava da quelle parti in attesa di dirigersi altrove. In particolare, certe edizioni del campeggio del Blues, erano la cosa più vicina ad un aldilà lisergico dei Freak Brothers che potessi immaginare, con gente di ogni tipo, spaccio di quasi tutto a cielo aperto, menti perdute e musica sparata a volume altissimo. Ma niente a che vedere con le feste di cui si parla in questo libro. La mia personale avversione per boschi e campagne lontane dalla civiltà urbana, il mio fastidio per il fango e dormire in tenda, per i cani non tenuti a guinzaglio aggiunta al fatto che fra i miei amici nessuno coltivava interessi per quel tipo di esperienze, ha fatto sì che non abbia mai partecipato ad un rave. Un po' come un giocatore che milita a lungo in serie minori e non tocca mai il professionismo, i grandi stadi.

    Dopo aver letto questo libro di Vanni Santoni provo ancora maggior rimpianto per non averlo fatto.

    Perché, oltre all'aspetto – non secondario – che avrei vissuto probabilmente un'esperienza bella ed intensa, avrei anche partecipato ad una delle realtà più libere ed interessanti prodotte dalla “mia generazione”. §Muro di casse§ infatti vuole rivendicare anche il ruolo dei rave-party non solo come momento ludico, di puro divertimento, ma anche qualcosa in più: un'esperienza che nasce spontanea, si sviluppa e si afferma libera, comunitaria, indipendente da realtà commerciali di varia natura, che unisce persone provenienti da posti lontani e diversi, che assieme all'effetto combinato di musica elettronica ad alto volume e sostante psicotrope, raggiungono uno stato di percezione e di oscillante sensazione di partecipazione mistica che, nella storia dell'umanità, ha centinai di precedenti ad ogni latitudine di questo Pianeta.
    E per parlarci dei rave, Santoni si fa giornalista/investigatore/narratore e come in un romanzo di Walter Siti ci presenta il fenomeno con vari punti di vista che uniscono sia quello dell'autore stesso, sia quello dei personaggi letterari che parlano delle loro esperienza e di questi “diversi paradisi” conosciuti, sfiorati, analizzati e studiati in sede universitaria. Si parte con Iacopo che ne fa un ricordo più legato all'aspetto sensoriale, della semplice esperienza, si prosegue con Cleo che ci parla degli aspetti sociali, culturali e politici e si conclude con Viridiana che rivendica più di tutti gli altri il ruolo creativo, vitale, forte delle sue esperienze come raver a giro per l'Italia e l'Europa. Ed è proprio a quest'ultima che tocca il ruolo di raccontarci la vicenda più straordinaria narrata nel libro: un rave-party tenutosi nella Jugoslavia dilaniata dalla guerra civile fra ragazzi armati, case sventrate, pallottole, cecchini, convogli umanitari e senso di morte. Perché, per quanto ci provino a dirci che è il cibo, lo sport, la “bellezza” o la religione che uniscono i popoli, in realtà c'è solo la musica che è veramente universale.

    Infine una piccola considerazione da poco, «Ce lo mostra Tania, ventotto anni, cagliaritana, dottoressa in Storia da un anno, alle feste da dieci: “Dite quello che volete, ma questo è l'unico movimento genuino prodotto dagli anni '90 e 2000. Non siamo nostalgici di qualche decennio passato: siamo – cioè ...eravamo – contemporanei.”»(pag.129) perché, diciamocelo, anche al tempo del primo Woodstock la stampa si scagliò contro quella massa di pulciosi capelloni drogati che ascoltavano musica orribile e volgare, ma oggi il disco di quella tre giorni di Pace, Amore e Musica con due hippy che si abbracciavano coperti di cenci bianchi e rosa nell'alba di un pratone invaso da figure zombiali, sacchi a pelo e sporco sta nelle case di ogni buon borghese o di affermati e ricchi broker di Wall Street. Niente di nuovo sotto il sole, direte. Vero, ma allora perché non sentire un'opinione diversa sui rave-party, oltre quella comune dei media che vuole solo denigrarli perché, in fondo, non li conosce affatto o vuole solo raccontare la versione più facile(e di conseguenza quella più sbagliata)?

    ha scritto il 

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