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Musica

By Yukio Mishima

(373)

| Others | 9788807014482

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Book Description

Un giorno d'autunno alla porta di uno psicanalista si presenta un'affascinanteragazza che lo informa di non riuscire a sentire la musica. Da qui si sviluppaun'intricata vicenda in cui i molteplici tentativi di risalire alla causa delproblema (la musi Continue

Un giorno d'autunno alla porta di uno psicanalista si presenta un'affascinanteragazza che lo informa di non riuscire a sentire la musica. Da qui si sviluppaun'intricata vicenda in cui i molteplici tentativi di risalire alla causa delproblema (la musica è una metafora dell'orgasmo) vengono descritti con unasuspense da romanzo giallo.

161 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Tratta in inganno dal titolo, la mia ragazza mi ha regalato questo libro pensando che, in quanto musicista, mi potesse interessare.
    Questo romanzo non parla affatto di musica, ma mi ha rapito fin dai primi capitoli, facendomi subito immedesimare nel ...(continue)

    Tratta in inganno dal titolo, la mia ragazza mi ha regalato questo libro pensando che, in quanto musicista, mi potesse interessare.
    Questo romanzo non parla affatto di musica, ma mi ha rapito fin dai primi capitoli, facendomi subito immedesimare nel protagonista.

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    Cavallini D said on Mar 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    mah...... forse è un libro datato, forse mi aspettavo di più, forse come cultura siamo lontani..... però, non è che mi sia proprio piaciuto tanto...... non ha senso, come libro

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    Willa 999 said on Mar 17, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Tra eros e musica, Mishima e le maschere giapponesi

    “Musica” è il romanzo di Mishima sicuramente più atipico: considerato da molti un' operazione commerciale per permettersi di dedicarsi alla scrittura impegnativa senza problemi economici, per altri è una svolta stilistica dello scrittore giapponese. ...(continue)

    “Musica” è il romanzo di Mishima sicuramente più atipico: considerato da molti un' operazione commerciale per permettersi di dedicarsi alla scrittura impegnativa senza problemi economici, per altri è una svolta stilistica dello scrittore giapponese.
    In effetti lo stile è veloce, coinvolgente nelle riflessioni di capitoli così brevi da apparire ispirati pensieri, brevi modelli di una lingua elegante e vivace, mentre la prosa didascalica lascia trasparire un eros poetico, legato ad una suspance psicoanalitica che trasforma il romanzo a seconda dell'aspetto o della prospettiva in cui lo si osserva.
    La costruzione della storia è basata su un primo livello in cui lo psicologo Kazunori accetta di prendere in cura Reiko, una bellissima ragazza con un problema alquanto singolare: sebbene perfettamente sana, no riesce a sentire la musica. Da questo strano caso, parte l'analisi del medico, sebbene si potrebbe dire ” l'indagine” in quanto Mishima costruisce i vari passaggi con le tinte di un giallo investigativo, un noir dal tocco morbido e ricco di fascino dove la prospettiva dell'analisi può essere considerata profonda quanto impercettibile. Ricorrendo in principio all'artificio del manoscritto ritrovato, nella nota dell'editore già ci vengono fornite delle informazioni stimolanti, che favoriscono la curiosità del lettore per un fatto sì strano e realmente accaduto. Ma chi è veramente Reiko? E dietro a questa menomazione immaginaria e simbolica, cosa si nasconde in realtà? Dopo una prima analisi, in cui l'assenza del piacere indotto dalla musica è, secondo il medico, un'assenza del piacere sessuale e del suo apice, parte una vera e propria indagine in cui l'aspetto psicologico prevale su tutto, lasciando al lettore la sensazione che ancora molto c'è da scavare per arrivare ad una soluzione esauriente. Rimane nell'aria la percezione che questo scritto sia più importante di quanto appaia, che l'analisi psicologica sia un'auto analisi in cui Mishima rivede la sua vita, coprendo i vari periodi con le vesti dei suoi personaggi. Il ferreo rapporto col padre, la severa disciplina della società giapponese, la sua nascosta sensibililà artistica, il suo rapporto con l'occidente ed infine,la sua omosessualità.
    In vita infatti, lo scrittore ebbe solo la madre come appoggio nei suoi esordi letterari, tanto che lo pseudonimo Mishima sembrerebbe adottato dall'autore proprio per tenere il padre all'oscuro di tutto.
    Durante la sua vita quindi, Yukio Mishima visse una specie di sdoppiamento: se da una parte la tradizione moralistica confucio/ shintoista lo portò a seguire parametri marziali, dall'altra l'artista scrittore, viveva in funzione delle sue percezioni grazie ad una sensibilità sopraffina e ad un talento
    molto vicino alla grazia femminea...in una nazione-guerriera dalla storia marziale ed imperiale come il Giappone, non poche erano queste manifestazioni di sdoppiamento, sia in campo femminile che in quello maschile...lo dice il teatro, la poesia, la letteratura ed anche il cinema...per Mishima quindi, la militanza politica, costituita da un nazionalismo, da un maschilismo e da idee e gruppi paramilitari vicini alle tradizioni antioccidentali e ai codici dei samurai, si contrapponeva e conviveva una metà artistica, di uno scrittore la cui prosa moderna, fatta da una miscela tra la tradizione e l'occidente, era anche un'altra parte di se, dove le frustrazioni dell'esistenza si attenuavano, ridando autenticità e azione a quello spirito libero e sensibile proprio dell'artista. La scrittura dunque come mezzo liberatorio ma anche come virtù auto-curativa...la stessa analisi o auto-coscenza impersonificata, tornando a “musica”, nello psicologo dottor Kazunari.
    Una letteratura" omeopatica" quella dello scrittore che , fino al suo suicidio tramite "seppuku", lo accompagnò nella cura dove, la soluzione di un problema si trasformava in una ricerca mai finita, della verità. Ed è proprio la conoscenza di Mishima, del suo pensiero intimo( ad es. attraverso l'epistolario con Kawabata) che si può aggiungere un tassello importante anche nel grande mosaico dei suoi lavori letterari; autore e spettatore di se medesimo, nella faticosa arte del vivere per un'artista fuori dagli schemi, nel Giappone degli anni'50.

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    LucBon71(de una Luna o una sangre o un beso al cabo) said on Dec 14, 2013 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mah... Va bene che i giapponesi sono piuttosto strani nelle loro interpretazioni della psiche umana, ma qui forse si esagera. Pagine e pagine a girare intorno alle stesse cose. Inutilmente pesante.

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    Pollapollina said on Nov 7, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non credo di averlo capito fino in fondo, ma questo non mi impedisce di amarlo.

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    Theut said on Oct 28, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Questo libro mi è piaciuto davvero molto, tant'è che l'ho iniziato e concluso nella stessa sera. Purtroppo, per mie mancanze, temo di non essere stata in grado di cogliere gli argomenti psicoanalitici e, di conseguenza, il mio apprezzamento per il li ...(continue)

    Questo libro mi è piaciuto davvero molto, tant'è che l'ho iniziato e concluso nella stessa sera. Purtroppo, per mie mancanze, temo di non essere stata in grado di cogliere gli argomenti psicoanalitici e, di conseguenza, il mio apprezzamento per il libro in sé è sicuramente più viscerale e istintivo che ragionato: infatti, accanto all'emozione della lettura avvincente e il fascino subito dai personaggi e le atmosfere (in verità, splendidamente asettiche), ho percepito una vaga sensazione di imprecisione e superficialità nei riferimenti psicoanalitici (soprattutto quando, a un certo punto, l'autore scrive che la psicoanalisi ricerca la verità, cosa che non credo del tutto corretta e non per mia opinione, bensì di persone ben più competenti di me); sarebbe interessante confrontarsi con qualcuno che ne capisce un po' di più e che possa offrire degli argomenti validi a proposito della plausibilità della psicoanalisi citata nel libro. Chiusa questa lunga parentesi di correttezza, che è costata l'omissione della quinta stellina, non posso non dire che ho amato molto il modo in cui è sviluppato il personaggio di Reiko, che inizialmente raffigura una donna diabolica, macchinosa, bugiarda, odiosa, come fosse una Medusa che tende lo sgambetto agli uomini e li ingabbia con le sue ossessioni e le sue isterie, diventi poi una ragazza infelice e vittima del corso delle cose, spaventata e, in un certo senso, innocente; è bello perché quella che sembra una figura femminile che inebria chiunque (persino il freddo e vanitoso psicoanalista che la segue) rivela in realtà una complessità ben più ampia, che racchiude in sé molteplici immagini femminili, sovrapposte e intrecciate le une alle altre. Il tutto, poi, è raccontato con chiarezza e leggerezza e la lettura è piacevolissima.

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    r. sparrow said on Jul 30, 2013 | Add your feedback

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