My Name Is Red

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Publisher: Faber and Faber

3.8
(3568)

Language: English | Number of Pages: 432 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Chi simplified , Spanish , Italian , French , Japanese , German , Turkish , Portuguese , Croatian , Czech , Catalan , Swedish , Polish

Isbn-10: 0571212247 | Isbn-13: 9780571212248 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio CD , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Book Description
At once a fiendishly devious mystery, a beguiling love story, and a brilliant symposium on the power of art, My Name Is Red is a transporting tale set amid the splendor and religious intrigue of sixteenth-century Istanbul, from one of the most prominent contemporary Turkish writers. The Sultan has commissioned a cadre of the most acclaimed artists in the land to create a great book celebrating the glories of his realm. Their task: to illuminate the work in the European style. But because figurative art can be deemed an affront to Islam, this commission is a dangerous proposition indeed. The ruling elite therefore mustn’t know the full scope or nature of the project, and panic erupts when one of the chosen miniaturists disappears. The only clue to the mystery–or crime? –lies in the half-finished illuminations themselves. Part fantasy and part philosophical puzzle, My Name is Red is a kaleidoscopic journey to the intersection of art, religion, love, sex and power. Translated from the Turkish by Erda M Göknar
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  • 3

    Intrigante... quanto pesante

    Ambientazione ricca e intrigante nella quale purtroppo, una deviazione dopo l'altra, si annacqua il giallo attorno a cui si dipana la storia principale, tanto da rendere faticoso arrivare alla fine. ...continue

    Ambientazione ricca e intrigante nella quale purtroppo, una deviazione dopo l'altra, si annacqua il giallo attorno a cui si dipana la storia principale, tanto da rendere faticoso arrivare alla fine.

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  • 3

    雖然文字堆砌了一所富麗堂皇細密畫的宮殿,
    對於歷史的考究與細節也值得尊敬,
    但是一如以往絮絮叨叨,
    讓人始終無法結束閱讀,
    會是最後一本奧罕帕慕克。

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  • 0

    Scontro fatale

    e tre, terzo abbandono, sono invecchiato ? off course but...è troppo lontano dalla mia scorza occidentale, eppure non sono e non sono mai stato chiuso ad alcuna novità o cultura "altre" ... probabilme ...continue

    e tre, terzo abbandono, sono invecchiato ? off course but...è troppo lontano dalla mia scorza occidentale, eppure non sono e non sono mai stato chiuso ad alcuna novità o cultura "altre" ... probabilmente sto rincitrullendo

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  • 4

    bello e impossibile

    E due, sì due volte che sospendo la lettura.
    Perché non è un libro facile questo, nel senso che si fa fatica, io faccio fatica, a sentirlo.
    È estremamente affascinante il tuffo nella cultura turca e d ...continue

    E due, sì due volte che sospendo la lettura.
    Perché non è un libro facile questo, nel senso che si fa fatica, io faccio fatica, a sentirlo.
    È estremamente affascinante il tuffo nella cultura turca e di riflesso musulmana, perché spesso non si comprendono le azioni compiute, non si leggono bene partendo da altrove e quando si arriva a intuire il mondo e le emozioni allora il libro è grande e bellissimo.
    Io confesso di perdermi a causa delle interminabili elucubrazioni filosofiche intorno a colori e disegni e forme.
    Vado a ritmi folli, corro a precipizio perché la vicenda è appassionante: il delitto, l'indagine, la storia d'amore, l'ambientazione, la voce dei personaggi... poi dopo 150 pagine mollo, mi arresto bruscamente, freno e mi sembra che sia per sempre. Ma ora lo so, tornerà...

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  • 4

    E' un gran bel racconto, un affascinante romanzo storico la cui lettura ci aiuta a riconoscere gli elementi di base di una cultura storicamente parallela a quella "cosiddetta" occidentale (o cristiana ...continue

    E' un gran bel racconto, un affascinante romanzo storico la cui lettura ci aiuta a riconoscere gli elementi di base di una cultura storicamente parallela a quella "cosiddetta" occidentale (o cristiana). Forse anche per questo, leggerlo è un grande piacere.

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  • 2

    Per pochi davvero appassionati

    Un libro davvero pesante... Sono disposta ad ammettere che le uniche pagine lette con piacere sono state quelle dedicate alla storia d'amore tra Sekure e Nero... Per il resto mi sono annoiata terribil ...continue

    Un libro davvero pesante... Sono disposta ad ammettere che le uniche pagine lette con piacere sono state quelle dedicate alla storia d'amore tra Sekure e Nero... Per il resto mi sono annoiata terribilmente, e considerando che con molta probabilità nelle intenzioni dell'autore c'era quella di appassionare il lettore con una storia tinta di giallo, mi dispiace ma il risultato è stato davvero poco convincente (a parte il fatto che l'argomento miniatura, per di più orientale, non mi ha mai fatto impazzire... tante, troppe nozioni di cui mi piacerebbe sapere chi potesse essere interessato...).

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  • 4

    La Turchia è da sempre un luogo di incontro/scontro tra la cultura islamica e quella europea.
    Pamuk ci aiuta a comprendere le sfaccettature delle contraddizioni turche attraverso un bel giallo ambient ...continue

    La Turchia è da sempre un luogo di incontro/scontro tra la cultura islamica e quella europea.
    Pamuk ci aiuta a comprendere le sfaccettature delle contraddizioni turche attraverso un bel giallo ambientato alla corte del sultano di Istambul, fra i miniaturisti più affermati del regno.
    Una storia raccontata attraverso più voci: da quelle degli assassinati a quella dell'assassino, dai singoli protagonisti della storia agli stessi soggetti delle storie miniate.

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  • 5

    A Lui appartengono l'Oriente e l'Occidente, e che Lui "ci protegga dai desideri di colui che è puro e non si è mescolato". Così come ho amato perdermi tra le stanze delle pagine de Il Nome della Rosa ...continue

    A Lui appartengono l'Oriente e l'Occidente, e che Lui "ci protegga dai desideri di colui che è puro e non si è mescolato". Così come ho amato perdermi tra le stanze delle pagine de Il Nome della Rosa di Umberto Eco, così ho fatto con Il mio nome è Rosso di Orhan Pamuk.
    L'omicidio nel mondo dei miniaturisti alla corte del sultano ottomano Murat III, la vita tormentata della bella Şeküre, le mille voci dei protagonisti chiamati a descrivere le loro vite, sono una nobile scusa del romanzo. Prendono la parola l'uomo, la donna, il cane, l'assassino, il miniaturista, la vecchia ebrea, Satana, il disegno, il cane, il cavallo che discute di Islam e miniature, la moneta, il colore rosso, il bellissimo rosso, quello che Allah non mostra alle sue creature, e nasconde nel sangue, negli insetti rari, nelle pietre, e le sue creature per ottenerlo lo devono quindi cercare e trovare.
    Il vero protagonista è il mondo del tempo, le sue diverse idee, guerre e espressioni umane, che giravano attorno a Istambul e all'arte della pittura dei miniaturisti. I diversi stili della pittura come diverse espressioni e rappresentazioni del mondo. Nel laboratorio i miniaturisti cercano di rappresentare l'eternità, il mondo come Lui lo vede, ma ad ogni nuovo khan o signore o scià che prende il potere, il nuovo distrugge il laboratorio e lo stile creato al tempo del vecchio khan sconfitto che l'ha preceduto.
    Poi ci sono loro, i franchi, i cristiani, che hanno iniziato a disegnare tutto e tutti. Pagati dal doge di Venezia e dai mercanti, mettono la firma, ciascuno ha il suo stile, mettono la propria personalità nel disegno. Non disegnano come se vedessero il mondo dal balcone di un minareto e senza badare alla prospettiva, come la chiamano loro, per loro la miniatura non è silenzio della mente e musica dell'occhio. Non disegnano l'idea della bellezza della ragazza, che equivale agli occhi delicati e cinesi portati dai Mongoli, ma la disegnano così come la vede il loro occhio. Non disegnano l'idea dell'albero bensì disegnano proprio quell'albero che hanno davanti per strada, sì disegnano guardando dalla strada, o dalla stanza di un principe. "Disegnano tutto quello che l'occhio vede, come l'occhio lo vede. Loro disegnano quello che vedono", non cioè come lo vede la mente, ma come lo vede il nostro occhio.
    C'è allora la miniatura ottomana, c'è l'arte dei maestri antichi persiani, c'è l'influenza mongola e cinese a Samarcanda, Bukhara e Herat, ci sono i segni multicolori e vivaci dei miniaturisti consci dei colori dei metodi indiani, c'è anche il mondo, così affascinante ma così pericoloso, del metodo veneziano.

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