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Né di Eva né di Adamo

Di

Editore: Voland

3.8
(2236)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 153 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi tradizionale , Polacco , Tedesco , Ceco

Isbn-10: A000083771 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
L’autrice belga torna al suo periodo giapponese, quello già raccontato in Stupore e tremori, ma questa volta smette i panni della più disastrosa delle impiegate per narrare la sua vita privata. Il libro ruota infatti intorno alla figura di Rinri, fidanzato di Amélie in quel periodo, un ragazzo di Tokio molto singolare, affascinato dalla cultura occidentale quanto la giovanissima Amélie lo è da quella giapponese. Con la sua innata abilità Amélie rivolge il suo sguardo chirurgico verso l’universo dei suoi sentimenti e ci regala l’ennesimo piccolo gioiello.
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  • 3

    Come una vecchia amica...

    E' quello che provo ogni volta che approccio un libro di Amélie, la sensazione di riprendere un discorso iniziato e mai del tutto interrotto. Questa volta, però, le do 4-- per alcune crudeltà nei ...continua

    E' quello che provo ogni volta che approccio un libro di Amélie, la sensazione di riprendere un discorso iniziato e mai del tutto interrotto. Questa volta, però, le do 4-- per alcune crudeltà nei confronti degli animali che poteva davvero risparmiare ai suoi lettori.

    ha scritto il 

  • 2

    Uno zig zag tra la Dacia (Maraini) e la Duras

    Ci sono capitata per caso. Né di Eva né di Adamo, il titolo non l'ho capito. La storia un po' banale, una storia d'amore ambientata in Giappone negli anni 90, in realtà in vero protagonista della ...continua

    Ci sono capitata per caso. Né di Eva né di Adamo, il titolo non l'ho capito. La storia un po' banale, una storia d'amore ambientata in Giappone negli anni 90, in realtà in vero protagonista della storia. Il libro è stato scritto però molti anni anni dopo, nel 2007 è stata pubblicata la versione originale e si nota lo scarto temporale dei ricordi, il lettore attento può percepire una specie di "discrasia" in certi momenti piuttosto accentuata. Il Giappone degli anni novanta il vero oggetto dello sguardo della scrittrice belga, "con le sue contraddizioni e il fascino inestinguibile, con la difficoltà di integrazione degli stranieri e l’incomprensione inevitabile che nasce dalla lingua (tanto distante da qualsiasi idioma occidentale) e interessa ogni ambito della vita." si legge su una recensione di Mangialibri, dove si suggerisce anche che per apprezzare totalmente questo raccontino autobiografico bisognerebbe leggere Metafisica dei tubi (Voland 2002, Guanda 2006), secondo la recensione "bellissimo racconto dei primi anni di vita di Amélie Nothomb, in cui la passione per il Giappone nasce e cresce furibonda, carnale, assoluta." che francamente a me non ha particolarmente colpito. Devo dire che anche questo racconto non mi ha preso più di tanto, un po' troppo ego, un po' tanto Nothomb al centro della storia. Un po' una brutta copia della Duras, infatti la cita ad un certo punto anche perché la storia (autobiografica) è ambientata in Giappone, come Hiroshima Mon Amour, ma più che altro per il paragone con l'Amante (e poi l'Amante cinese) della Duras. Ma il confronto non regge, questo "amante giapponese" è distante anni luce dagli "amanti" della Duras. Il modo di scrivere autobiografico mi ha ricordato anche la Maraini, nella prima parte di Bagheria, non tanto per i riferimenti al Giappone, ma per il modo di porsi in termini di narrazione autobiografica. Mi incuriosisce vedere come è stato costruito il film - in uscita in questi giorni in Belgio - dal titolo Tokyo Fiancée di Stefan Liberski.

    ha scritto il 

  • 2

    Nulla di particolare. Leggero, con qualche ambizione d'esser grandioso e in certi passaggi riesce ad attirare l'attenzione e il lettore. Perfetto per un viaggio in metro da capolinea a capolinea. ...continua

    Nulla di particolare. Leggero, con qualche ambizione d'esser grandioso e in certi passaggi riesce ad attirare l'attenzione e il lettore. Perfetto per un viaggio in metro da capolinea a capolinea.

    ha scritto il 

  • 3

    http://noodlesjournal.wordpress.com/2008/11/26/ne-di-eva-ne-di-adamo-amelie-nothomb/

    Mesi fa la socia mi parlava molto bene di questa scrittrice belga che da un po’ di anni pare aver convinto orde ...continua

    http://noodlesjournal.wordpress.com/2008/11/26/ne-di-eva-ne-di-adamo-amelie-nothomb/

    Mesi fa la socia mi parlava molto bene di questa scrittrice belga che da un po’ di anni pare aver convinto orde di lettori in tutto il mondo. Dopo aver raccolto qualche informazione sul web mi decisi a dare una sfogliata ai suoi libri, ed è stato un bel viaggetto in cinque tappe (ho perimetrato solo la sfera dei suoi romanzi autobiografici). A parte qualche prova non del tutto convincente (Sabotaggio d’amore, il primo approdo, rivelava già il suo stile squisito, ma l’intreccio era un po’ ripetitivo, e Biografia della fame che dava la sgradita sensazione di essere un po’ un bignami degli altri romanzi, che insomma la Nothomb ci marciasse un po’ troppo sulla sua biografia). Né di Eva né di Adamo, però, è delizioso. Non dico che sia un capolavoro, ma esprime al meglio, con uno stile ormai maturo, tutti i picchi dello stile della scrittrice belga: ironia, piacevole scorrevolezza che deriva anche da una certa padronanza della sintesi, oggi molto gradita (i suoi romanzi son sempre brevi, ma non inspidi come certe opere della Yoshimoto), una capacità di indagare le altre culture nazionali davvero eccellente, che le deriva indubbiamente dalla sua biografia di figlia di diplomatico. Al centro del romanzo una storia d’amore interculturale (appunto) tra Amélie e il suo giovane fidanzato Rinri, con effetti tragicomici derivanti dai fraintendimenti culturali. A elevare il piatto alcune indovinati paragrafi che inquadrano il Giappone con la forza e l’immediatezza di uno scatto fotografico sapientemente scelto e una lingua che predilige la citazione colta senza però farsi affossare da una boria intellettuale, avendo cura di costruirgli intorno un controcanto assai piacevole, dagli indubbi risultati ironici.

    ha scritto il 

  • 3

    L'unico motivo per cui l'ho (in parte) gradito è il fatto che parla del Giappone, mia passione del momento. E poi scorre, e si aspetta di sapere la fine. Per il resto non mi ha dato granchè. E' ...continua

    L'unico motivo per cui l'ho (in parte) gradito è il fatto che parla del Giappone, mia passione del momento. E poi scorre, e si aspetta di sapere la fine. Per il resto non mi ha dato granchè. E' anche autobiografico, forse, perchè la scrittrice sembra essere anche la protagonista. Protagonista assoluto è in realtà il suo ego, il suo enorme sè. Il fatto che si mostri saccente, presuntuosa, antipatica pare proprio reale, non la costruzione di un personaggio.

    ha scritto il 

  • 3

    Confermata nuovamente la mia impressione iniziale: Amélie Nothomb dà il meglio nei suoi racconti autobiografici, mentre i vari romanzi a sfondo più o meno giallo sono di qualche spanna inferiori e ...continua

    Confermata nuovamente la mia impressione iniziale: Amélie Nothomb dà il meglio nei suoi racconti autobiografici, mentre i vari romanzi a sfondo più o meno giallo sono di qualche spanna inferiori e assai ripetitivi.

    In questo agile volume si sente tanto l'emozione di raccontare la sua prima storia d'amore importante con un ragazzo giapponese e non si può che apprezzare il coraggio con cui ne descrive ogni fase con disarmante sincerità e il linguaggio splendidamente evocativo, il suo vero marchio di fabbrica.

    Detto questo, il capitolo della montagna è la prova definitiva che questa donna è matta da legare.

    ha scritto il 

  • 2

    Negli anni tra la fine dei Novanta e i primi Duemila la Nothomb sfornava un libro ogni sei mesi ed ognuno era un piccolo caso editoriale. Se ne magnificava la limpida scrittura, la fecondità. Io ...continua

    Negli anni tra la fine dei Novanta e i primi Duemila la Nothomb sfornava un libro ogni sei mesi ed ognuno era un piccolo caso editoriale. Se ne magnificava la limpida scrittura, la fecondità. Io allora non lessi nulla. Oggi, con molti anni di ritardo, ho scelto un titolo in un momento in cui ho un grande bisogno di leggere e una grande difficoltà a trovare qualcosa di buono. Il libro si legge in un sorso e scivola via. Non lascia nulla, tranne il dubbio che tutto l'antico clamore sia stato fondato sul nulla.

    ha scritto il 

  • 3

    Spiritoso, insolito, come è lo stile della Nothomb. Un viaggio, o meglio un ritorno nel paese del Sol Levante con usi, tradizioni. Sempre interessante e piacevole da leggere. Leggerò anche il ...continua

    Spiritoso, insolito, come è lo stile della Nothomb. Un viaggio, o meglio un ritorno nel paese del Sol Levante con usi, tradizioni. Sempre interessante e piacevole da leggere. Leggerò anche il seguito: "La dolce nostalgia"

    ha scritto il 

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