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NEMESIS

By Philip Roth

(1)

| Others | 9783446236424

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Book Description

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  • 1 person finds this helpful

    Vi siete mai chiesti se esistano dei romanzi perfetti? Io ne ho appena trovato uno: "Nemesi" di Roth.
    No, ci mancherebbe, non ho trovato il romanzo “perfetto” come comunemente si intende; piuttosto, qualcosa di fatto, di compiuto, che non necessità d ...(continue)

    Vi siete mai chiesti se esistano dei romanzi perfetti? Io ne ho appena trovato uno: "Nemesi" di Roth.
    No, ci mancherebbe, non ho trovato il romanzo “perfetto” come comunemente si intende; piuttosto, qualcosa di fatto, di compiuto, che non necessità di ritocchi: una parola in più lo rovinerebbe, una in meno lo renderebbe zoppo. Credo sia il caso in questione.

    Ci troviamo, come sempre accade con Philip Roth, in America. Nella sua America. Avvertiamo fin da subito un caldo opprimente, goccioline di sudore ci rigano il viso, in quell’estate del 1944. Il protagonista, Bucky Cantor, è un giovane ragazzo ipovedente, membro di quella rosa striminzita di persone che avrebbero preferito partecipare alla guerra piuttosto che essere relegate in città. L’afa colpisce come una sferzata e fa bollire i marciapiedi, ma il vero nemico è un altro: la polio. C’è un’epidemia in città che non lascia scampo; con le sue morti, tappa le bocche e zittisce le coscienze, restituendoci le immagini di poveri bimbi che avrebbero preferito vivere. Animatore in un campo giochi, Bucky assurge al ruolo di divinità salvifica, riempiendo in modo gioioso le giornate di ragazzini vivaci, assicurandosi la benevolenza della moltitudine di genitori impauriti e convinti che uno spazio chiuso e asettico sia l’ideale per i propri figli, un ricettacolo di speranza e sicurezza.
    Proprio alcuni giorni prima che il campo chiudesse a causa della portata imprevista che la polio stava assumendo, Bucky se ne va, spinto dall’amore per una ragazza e dalla prospettiva di un posto migliore, più pulito. In questo nuovo scenario di pace e serenità, in cui i bambini scorrazzano senza pensieri, comincia a chiedersi dove risieda la giustizia, a quale progetto il Dio cristiano si affidi per permettere un tale scempio, una disparità che mette in gioco vite innocenti; lo stesso Dio che, in quel momento, lascia proseguire senza sosta i bombardamenti aerei della guerra. Contratta la polio insieme ad altri giovani del nuovo campo giochi, Bucky tornerà nella sua città natale, privo di risposte e menomato, nel corpo e nello spirito.

    "Nemesi" è l’ultimo romanzo scritto da Philip Roth, e infatti siamo lontani dai tempi dell’irriverenza del Lamento di Portnoy. Ciò che è rimasta intatta è la sua freschezza stilistica, la sua enorme capacità narrativa. Piaccia o no, lo scrittore ogni volta riesce a creare delle immagini e delle situazioni incisive estrapolate dall’ordinario, che colpiscono il lettore con forza e lo travolgono, lo mettono al muro. I suoi personaggi si fanno memorabili perché è così che lui ha deciso, e si inseriscono in un cerchio perfetto fatto di eventi e relazioni interpersonali. Credo ci sia una formula per permettere certi memorabili pezzi miliari della letteratura, solo che a noi, finora, non è dato conoscerla.

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    Christiano said on Jul 14, 2014 | Add your feedback

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    Come sempre eccezionale Roth

    e forse piu' di sempre. In questo libro della sua ultima stagione,nulla di scabroso,nulla di iperintellettuale.Un libro umano,troppo umano...

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    Dododoc said on Jul 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Prima opera di Roth che mi trovo ad affrontare e, devo dire, la ritengo eccezionale, per mille motivi.

    Stile di scrittura secco, nervoso, lineare e precisissimo. Pochissime parole e sei immerso in un parco giochi di citta', e senti il sudore scorrer ...(continue)

    Prima opera di Roth che mi trovo ad affrontare e, devo dire, la ritengo eccezionale, per mille motivi.

    Stile di scrittura secco, nervoso, lineare e precisissimo. Pochissime parole e sei immerso in un parco giochi di citta', e senti il sudore scorrere su di te. Altre poche parole e sei al fresco di un campo estivo. Straordinario.

    Personaggi descritti perfettamente, fin dal primo momento; anche qui mi trovo a ripetere la stessa considerazione: non serve dilungarsi, quando si e' dotati di talento e tecnica. Poche parole sono sufficienti.

    I temi affrontati sono tantissimi, pur essendo il romanzo considerabile relativamente breve. La morte di ragazzi, di innocenti. La sofferenza, il panico, le reazioni isteriche di una massa messa sotto pressione. Il proprio rapporto con Dio, le domande che naturali vengono alla mente e che, altrettanto naturalmente, sappiamo non avere alcuna risposta. Il rapporto con gli altri, il dover decidere, all'improvviso, se vogliamo essere eroi o egoisti. C'e' questo e c'e' molto altro.

    Ed il finale? Splendido nei suoi toni crepuscolari e malinconici.

    Da leggere, senza spaventarsi di fronte ad una storia che non e' mai, nemmeno dalla prima pagina, allegra, lieta e spensierata.

    Romanzo che ho scelto per caso e che poi, con mia somma meraviglia, risulta essere, secondo molti lettori, un romanzo minore nella produzione di Roth. Dovro' dunque leggermene altri, per capire cosa mi sia perso fino ad oggi.

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    Paolo Campone said on Jul 5, 2014 | Add your feedback

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    Roth è uno dei miei scrittori preferiti. Un po’ perché ha una capacità di approfondire il “semplice”, rendendolo “speciale”, fuori dal comune. E un po’ perché ti fa appassionare ai suoi personaggi fin dal primo momento. Bucky Cantor non si può non am ...(continue)

    Roth è uno dei miei scrittori preferiti. Un po’ perché ha una capacità di approfondire il “semplice”, rendendolo “speciale”, fuori dal comune. E un po’ perché ti fa appassionare ai suoi personaggi fin dal primo momento. Bucky Cantor non si può non amare. Non possiamo evitare di condividere i suoi sogni e il destino contro il quale si infrangono. Non possiamo sottrarci all’atmosfera che terrorizza Newark ai tempi di un’epidemia di poliomielite. Soprattutto, non possiamo non ammirare la maestria con la quale Roth descrive l’egoismo che si cela sotto la generosità… E viceversa. Né l’accurata descrizione di chi ci fa del male più di chiunque altro: noi stessi.

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    Chiara said on May 31, 2014 | Add your feedback

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    Estate 1944.

    Mr. Cantor, Bucky, ebreo e insegnante di educazione fisica, impedito al servizio militare da un difetto di vista, si trova a combattere sul fronte americano, nella città di Newark, la sua guerra personale contro una gravissima epidemia ...(continue)

    Estate 1944.

    Mr. Cantor, Bucky, ebreo e insegnante di educazione fisica, impedito al servizio militare da un difetto di vista, si trova a combattere sul fronte americano, nella città di Newark, la sua guerra personale contro una gravissima epidemia di poliomelite, incoraggiando i suoi ragazzi a non farsi prendere dal panico e a condurre una vita il più possibile normale, nonostante il clima di isteria che progressivamente si diffonde, insieme al virus, in tutto il quartiere ebraico, il più colpito dalla malattia.
    E mentre in sinagoga si celebra il funerale di uno dei ragazzi del campo sportivo sotto la responsabilità del giovane insegnante, nel cuore di questi si apre la strada del dubbio su quel Dio crudele, capace di creare una malattia che colpisce in maniera così devastante proprio i bambini.
    Mr. Cantor è un giovane dal forte senso del dovere, innamorato del proprio lavoro di educatore, ma le morti che iniziano a falcidiare i suoi giovani fanno crollare il suo spirito e lo inducono ad accettare l'impiego in un campo estivo a Indian Hill, lontano dal centro dell'epidemia e vicino alla fidanzata, Marcia.
    I sensi di colpa per aver mollato e la rabbia contro Dio si alternano ai momenti di serenità accanto alla sua donna e ai nuovi ragazzi che vedono in lui un mentore.
    Ma il dolore e la sofferenza raggiungeranno anche Indian Hill, mettendo il giovane e atletico Bucky a confronto con le sue paure, scompaginando le sue certezze e cambiando radicalmente la sua vita.

    Questo libro affronta il tema dell'inadeguatezza umana di fronte a ciò che non può essere controllato, alle calamità che si abbattono sul genere umano e per le quali è difficile trovare una ragione.
    Il protagonista è un giovane uomo, che fin dalla nascita ha dovuto fare i conti con il dolore e il lutto per una madre morta di parto e un padre in carcere, cresciuto dal nonno nel rispetto del dovere, un uomo "squadrato" fisicamente ed emotivamente, "una persona priva di umorismo, piuttosto efficace nell'esprimersi ma senza la minima traccia di arguzia, uno che mai in vita sua aveva parlato in termini satirici o con ironia, che di rado faceva una battuta o parlava in modo faceto: un uomo ossessionato da uno strenuo senso del dovere ma privo di una grande forza d'animo".
    In questo spaccato dell'America degli anni '40 sentiamo l'urlo solitario di quest'uomo, un grido straziante lanciato contro un cielo incapace di prestare ascolto, contro un Dio malvagio e crudele, un killer che "assassina i bambini a sangue freddo" che, quasi con ironia beffarda, utilizza quel cuore ribelle come dardo avvelenato.

    Con uno stile lineare e diretto come un pugno nello stomaco, Roth porta il lettore a riflettere, a porsi domande che ruotano intorno alla considerazione che "ogni biografia è guidata dal caso e, a partire dal concepimento, il caso - la tirannia della contingenza- è tutto".

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    Einna Xonnel said on May 29, 2014 | Add your feedback

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    Col pretesto di raccontare un'epidemia di poliomielite sulla costa occidentale degli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale,Roth coglie l'occasione per affrontare temi molto alti:esiste una giustizia (divina) se a morire sono soprattutto bamb ...(continue)

    Col pretesto di raccontare un'epidemia di poliomielite sulla costa occidentale degli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale,Roth coglie l'occasione per affrontare temi molto alti:esiste una giustizia (divina) se a morire sono soprattutto bambini?fino a che punto si è responsabili nei confronti del prossimo (e di sé stessi)?quanto possiamo sacrificare la nostra felicità in nome dei nostri principi?
    Un libro molto amaro,ai limiti della disperazione più profonda.

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    paolo said on May 18, 2014 | Add your feedback

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