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Nadja

Di

Editore: Einaudi (Letture Einaudi; 6)

3.8
(326)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 142 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Spagnolo , Francese , Giapponese , Tedesco , Portoghese

Isbn-10: 8806189026 | Isbn-13: 9788806189020 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giordano Falzoni ; Prefazione: Domenico Scarpa

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
Nadja è una donna realmente esistita, realmente conosciuta da Breton e, come il personaggio del libro, finita in una clinica psichiatrica. Nadja è l'autorappresentazione femminile di Breton. Nadja è l'incarnazione del surrealismo. Nadja è tutto questo e molto altro ancora: è l'inizio della parola speranza in russo, è un sogno d'amore e di libertà. Soprattutto "Nadja" è il capolavoro di Breton. La casualità degli avvenimenti, santificata dalle precedenti pratiche di scrittura automatica, è qui esplorata in modi più sottili, ambigui e profondi, in un percorso che si insinua tra le pieghe della psiche e della realtà visibile, cercandovi connessioni sotterranee. "Nadja" è l'opera di Breton in cui maggiormente la forza della scrittura (e delle immagini) diventa un meccanismo efficace, evocativo, coinvolgente, e supera di gran lunga gli intenti teorici.
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  • 4

    La piccola fiammiferaia di Breton

    Questa triste storia (vera, stando a quanto afferma l’autore) rafforza la mia personalissima opinione sull'uomo Breton.

    Rapida sintesi: Breton, in seguito ad un incontro del tutto casuale (dice lui) f ...continua

    Questa triste storia (vera, stando a quanto afferma l’autore) rafforza la mia personalissima opinione sull'uomo Breton.

    Rapida sintesi: Breton, in seguito ad un incontro del tutto casuale (dice lui) frequenta saltuariamente la povera, fragile, problematica, incantevole Nadja; le dona pochi spiccioli di tanto in tanto, offre sciocchezze nei vari bar e locali parigini per poi… fregarsene ampiamente. Evidentemente, per Breton la “novità” cessa di essere tale e si trasforma in un problema… troppo “reale” (?) chissà, forse avrebbe potuto danneggiarlo in qualche modo?
    Non finisce qui.
    Quando viene a sapere dell’internamento di Nadja (morirà giovanissima in un manicomio) Breton (senza vergogna) scrive: “il disprezzo che ho in generale per la psichiatria è tale che non ho ancora osato informarmi di quello che può essere capitato a Nadja”. (Viene spontaneo chiedersi: che differenza c’è tra una scusa e una cazzata?).
    Addirittura recidivo (e coerente), anni dopo non muoverà un dito per aiutare il suo vecchio amico Antonin Artaud internato in condizioni pietose, devastato da innumerevoli elettroshock in diversi manicomi.

    “Quando il gioco si fa duro, quelli come Breton… cominciano a scappare”

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro è un punto interrogativo. Chi sono? risuona in ogni pagina. La ricerca del proprio IO e l'incontro/scontro con l'alterità che qui assume le sembianze di una donna.
    Il diverso, lo scarto, ...continua

    Questo libro è un punto interrogativo. Chi sono? risuona in ogni pagina. La ricerca del proprio IO e l'incontro/scontro con l'alterità che qui assume le sembianze di una donna.
    Il diverso, lo scarto, la deviazione dalla banalità e dalle convenzioni è ciò che rende la vita bellissima e degna di essere vissuta. Ecco ciò che Breton vede in Nadja e che lo affascina così tanto.

    La bellezza sarà convulsa o non sarà.

    ha scritto il 

  • 0

    In una storia inaspettata, raccontata senza la paura di dare libero sfogo all'immaginazione più recondita e potente, André Breton descrive la complessa relazione avuta con una giovane donna con proble ...continua

    In una storia inaspettata, raccontata senza la paura di dare libero sfogo all'immaginazione più recondita e potente, André Breton descrive la complessa relazione avuta con una giovane donna con problemi psichiatrici, Nadja appunto.
    http://www.piegodilibri.it/narrativa/nadja-andre-breton/

    ha scritto il 

  • 5

    La narrazione arranca prima di Nadja. E' lei che fa il libro, cola sul foglio come colore che lascia un segno nel cuore del lettore ma non si può trattenere. E' "spirituale" Nadja, vola a mezz'aria e ...continua

    La narrazione arranca prima di Nadja. E' lei che fa il libro, cola sul foglio come colore che lascia un segno nel cuore del lettore ma non si può trattenere. E' "spirituale" Nadja, vola a mezz'aria e non sa di cambiare le realtà che incontra. Eppure lo fa e non si scorda più.

    ha scritto il 

  • 5

    Guida d'eccezione, Breton ci porta a scoprire scorci di una Parigi surreale e controcorrente, attraverso l'incredibile e rivoluzionario incontro con la sua parte femminile, interpretata dalla bellissi ...continua

    Guida d'eccezione, Breton ci porta a scoprire scorci di una Parigi surreale e controcorrente, attraverso l'incredibile e rivoluzionario incontro con la sua parte femminile, interpretata dalla bellissima e sensitiva Nadja.

    ha scritto il 

  • 4

    Interrogativi senza risposta

    Libro complesso, da leggere con attenzione, Nadja ci riporta ai grandi dibattiti culturali che tra le due guerre mondiali riguardarono il rapporto tra arte e società, tra arte e realtà, che fu il moti ...continua

    Libro complesso, da leggere con attenzione, Nadja ci riporta ai grandi dibattiti culturali che tra le due guerre mondiali riguardarono il rapporto tra arte e società, tra arte e realtà, che fu il motivo stesso della nascita del movimento surrealista.
    La protagonista è infatti palesemente una metafora, o meglio rappresenta una serie di metafore: della realtà quotidiana (è oppressa da debiti), della libertà intellettuale (si presenta sempre diversa ad ogni incontro con Breton), della trasfigurazione artistica (disegna, commenta poesie, chiede a Breton di scrivere un libro su di lei). Nadja è anche l'inizio della parola russa che significa speranza: ne è solo l'inizio, però, ed infatti la speranza (di un mondo migliore?) non si concretizzerà, e Nadja finirà in manicomio.
    Breton ammette onestamente i suoi limiti nel rapportarsi con Nadja: è come se l'artista, il grande intellettuale surrealista che si interrogava circa il suo ruolo nella società ammettesse, già nel 1927, il suo fallimento. Infatti, il grande interrogativo posto all'inizio del libro (Chi sono io?) diventa ancora più drammatico alla fine (Chi vive? Sei tu, Nadja? E' vero che l'al di là, tutto l'al di là è in questa vita? Non ti sento. Chi vive? Sono io solo? Sono io?). L'artista ha incontrato Nadja, ma l'ha perduta, non è stato capace di capirla e di sentire ciò che aveva da dire.
    In questo senso anche la feroce critica di Breton alla società, sotto forma di critica alla psichiatria del tempo, che mira solo a isolare la diversità, appare quasi una scusa, un pretesto rispetto all'inadeguatezza dell'artista. L'autore cerca di rimediare a questa inadeguatezza con la forma della scrittura, associando allo scritto fotografie e disegni che gli permettano una maggiore immediatezza, ma tutto questo è palesemente un palliativo.
    Breton, come detto, è pienamente consapevole dei limiti della funzione sociale dell'arte, e sa che il cambiamento potrà venire solo dalle forze materiali della società, che l'arte potrà accompagnare e descrivere, se ne sarà capace, ma non guidare. Questa consapevolezza è riassunta nella sintesi totalizzante della meravigliosa chiosa del libro, giustamente citata da molti anche in queste recensioni, e che potrebbe essere uno slogan del maggio '68:
    La bellezza sarà CONVULSA o non sarà.

    La vicenda di Nadja è preceduta da una cinquantina di pagine di riflessioni di Breton, che consiglio di rileggere dopo avere letto una prima volta tutto il libro, perché divengono illuminanti. Non mi ha convinto, invece, perché criptica e secondo me autocompiaciuta, la nota finale di Lino Gabellone.

    ha scritto il 

  • 0

    “Ceci n'est pas un roman d’amour”

    Nadja, ovvero l’amore al tempo delle avanguardie. Tentare di comunicare cose probabilmente incomunicabili; fallire nell’intento; fare palesemente di questo fallimento arte. Questo, per me, è il Surrea ...continua

    Nadja, ovvero l’amore al tempo delle avanguardie. Tentare di comunicare cose probabilmente incomunicabili; fallire nell’intento; fare palesemente di questo fallimento arte. Questo, per me, è il Surrealismo. Masnada di imbroglioni i surrealisti, Breton in primis. Ma, che volete farci, amo questa gentaglia. Giudizio: da una a cinque stelle, indifferentemente.

    ha scritto il 

  • 1

    Sopravvalutato, un'opera in cui Breton volle, sempre volle, fortissimamente volle. Ma in arte il genio si dà a dispetto di sé stesso, mentre la volontà non produce che opere programmatiche, come quest ...continua

    Sopravvalutato, un'opera in cui Breton volle, sempre volle, fortissimamente volle. Ma in arte il genio si dà a dispetto di sé stesso, mentre la volontà non produce che opere programmatiche, come questa, buone per i velleitari e per le antologie.

    ha scritto il 

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