Napad

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4.0
(1153)

Language: Slovenščina | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) German , Italian , French , English , Spanish , Portuguese , Chi traditional

Isbn-10: 9616682067 | Isbn-13: 9789616682060 | Publish date: 

Category: Education & Teaching , Fiction & Literature , History

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Book Description
Zgodbo romana Napad pripoveduje Amin Yaasar, vrhunski kirurg star blizu štirideset let, palestinskega porekla, toda z izraelskim državljanstvom. Z lepo ženo Sihem živita v lepi hiši ugledne četrti Telaviva, uživata življenje visoke družbe in z ljubeznijo in pričakovanjem čakata, da bi imela otroke. Dokler ne pride do samomorilskega napada: v prepolni restavraciji s hitro prehrano umre desetine ljudi, ranjenih je kakih sto, razstrelila pa jih je nihče drugo kot lepa Sihem. Zakaj? Začne se Aminovo iskanje resnice. Soočen je z dejanjem, ki ga ne razume, soočen je z dejstvom, da svoje žene nikoli ni zares poznal niti razumel. Skozi njegove oči pa spremljamo tudi agonijo dveh ljudstev in dveh kultur, njun dialog so bombe in orožje.
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  • 3

    L'attentatrice inizia letteralmente con un'esplosione, un flashforward, in cui il protagonista, Amin, chirurgo di origine araba a Tel Aviv, viene ferito mortalmente nel mezzo di un attentato, e, steso ...continue

    L'attentatrice inizia letteralmente con un'esplosione, un flashforward, in cui il protagonista, Amin, chirurgo di origine araba a Tel Aviv, viene ferito mortalmente nel mezzo di un attentato, e, steso a terra, devia dalla situazione attuale, di membra sanguinate, di urla, di scoppi, per andare indietro con la memoria ai frutteti della propria infanzia, una sorta di giardino paradisiaco. Questo dice molto di tutto il resto: si inizia con la fine, e alla fine, l'ultima immagine impressa nella mente del protagonista è di fuga rispetto al presente, di rintanamento nelle proprie fantasie dorate e rassicuranti, mentre attorno il nucleo problematico, turbolento del suo presente lo schiaccia, rimane, anche se Amin si ostina a voltare la testa.
    Il libro si radica in un trauma, e dal trauma si muove, si trascina a mente annebbiata, confusa, anche rispetto al vero oggetto di ricerca, e inevitabilmente pone delle questioni controverse. Tel Aviv è il cuore economico dell'Israele, è il luogo del privilegio elevato, dei "grattacieli scintillanti", e il privilegio nella sua via più naturale, più facile tocca agli ebrei. Amin non è ebreo, Amin è arabo, viene da una famiglia di beduini, ma vuole la propria fetta di benessere, di successo nel paese in cui abita. Così fa ciò che fanno altri arabi in Israele: china la testa, subisce umiliazioni provocate dal sospetto, a sua volta dettato dal pregiudizio razziale (es: se un arabo ha una posizione più elevata di un ebreo nella carriera, è perchè i sostenitori della integrazione interrazziale gliel'hanno concesso, non perché effettivamente potrebbe essere più bravo di una persona in particolare, al di là dell'etnia dei colleghi), pensando al momento in cui avrà ottenuto il proprio posto lavorativo. Amin cerca di integrarsi adeguandosi al costume ebreo, cercando di essere alla loro altezza, di non dare loro motivo di dubitare del suo valore, al di là della sua etnia di appartenenza. Inevitabilmente smette alcune abitudini delle sue origini per vestire quelle dei suoi colleghi di lavoro, della sua città, allontanandosi dai suoi familiari. Il suo scopo è poter eseguire il suo lavoro di chirurgo, quindi salvare vite umane. Sembra distante, non del tutto informato, assume una sorta di disinteresse di fondo egoistico del privilegiato rispetto agli attentati della fazione estremista araba, i motivi dei terroristi non lo riguardano, non li capisce, sono un fracasso che gli dà la nausea, e che allontana, sapendo che nello spazio più intimo, nello spazio domestico, questo inferno non esiste. Si ritrova non di rado invaso da cadaveri in ospedale dopo l'ennesimo attentato, ma il suo ruolo attivo si limita a suturare, a fermare emorragie (salvare una vita non è mica poco). Tuttavia proprio nello spazio di benessere vacuo, nello spazio domestico si insidia ciò che minerà la sua psiche, il suo equilibrio. Amin infatti è sposato, e il suo matrimonio sembra un idillio, ben poco credibile anche per chi legge sin dall'inizio. Ciò che mi ha provocato molte domande infatti è come immediatamente si possa rintracciare la percezione estremamente superficiale che Amin ha delle donne nella sua vita, nella sua interiorità, e che ben presto si inserirà in un quadro complesso di personaggi che si scontrano con altri personaggi senza un tentativo reale di comprensione attenta, coraggiosa. Il fatto clou è che in seguito ad un attentato per cui ha prestato soccorso medico, Amin scopre che l'attentatrice kamikaze era proprio sua moglie. Nega che sia possibile, nega che possa essere accaduto un nascondimento da parte di sua moglie, compagna fidata, una sorta di anima celestiale che ha coronato la sua vita, nega che sua moglie possa appartenere alla realtà del terrorismo jihadista. "Io conosco mia moglie come le mie tasche", ultime parole famose.. La verità, però, è che è successo veramente, e lui era totalmente all'oscuro della causa che lei aveva abbracciato, e questo significa che in Sihem si nasconde tutto un mondo, tutto un cumulo di sentimenti che Amin ignorava. Il libro si chiama "L'attentatrice", ma di Sihem si parlerà solo per ciò che altri riferiscono di lei, in maniera incompleta, sommaria, influenzata inevitabilmente dalla percezione che i personaggi hanno del fenomeno del terrorismo. C'è Sihem secondo il marito, un essere totalmente improbabile. Per il marito ci sono i progetti che lui aveva fatto per lei, c'è un appartamento di lusso comprato per fare una sorpresa a lei, senza una sua precedente supervisione, c'è un'idea di felicità infantile, bucolica, sostenuta da basi palesemente insufficienti. Sihem sembra felice, forse perché ansiosa di compiacere perlomeno in un confronto diretto il marito. Si figura una donna che dovrebbe essere felice per il semplice fatto che il concetto limitato, ancora acritico di felicità che il marito ha inseguito possa valere anche per lei. Le donne come persone dotate di un'esistenza indipendente rispetto ai crucci o le gioie del protagonista sembrano esistere in un fondo della sua visuale, verso cui non si volta neanche la testa. Sihem non viene indagata sul serio, c'è l'ego di un uomo offeso da un tradimento, offeso dal rifiuto della moglie di ciò che ha offerto per lei. Sembra che il passato reale sia più simile non ad un amore gioioso condiviso, ma a un sogno inseguito in solitaria, da cui la moglie silenziosamente, a sua insaputa, si è staccata. Sihem rimane un mistero, appunto, il libro si annuncia inizialmente come una ricerca del perché dell'operato di Sihem, ma in verità c'è il processo di tormento volutamente inconcludente di un marito. C'è la sua pena, i suoi deliri di dolore, c'è la sua rabbia, il suo risentimento, c'è la caduta dall'Eden ritagliato in piena Tel Aviv, c'è il crollo di un castello di carta. Infatti mi ha sconcertato constatare come i ricordi della moglie che sopraggiungono nella mente di Amin, una volta scosso dalla notizia, interrogantesi sui motivi di un gesto simile, siano totalmente estetizzanti. Sihem che contempla per ore il mare, senza che il marito ne sappia il motivo profondo (?!), Sihem che corre euforica per il suo nuovo appartamento (?!), forse facendo vedere al marito la scena paradisiaca che voleva esperire, cercando di crederci a sua volta. Non a caso nei momenti di maggiore crisi Amin immagina di tornare in un ideale grembo, nel momento dell'esplosione trasfigura una donna che corre a soccorrere il proprio bambino come la propria Madre, poi come una vergine eterea venuta a salvarlo, e forse a questo si riduce il nucleo più profondo del suo rapporto con le donne (era una ripetizione troppo esplicita perché potesse essere casuale, in quanto l'amica Kim, che gli sta vicino nel lutto, che si preoccupa di non lasciarlo solo, di supportarlo, viene quasi tollerata a fianco, viene percepita come funzionale al proprio lutto immane, viene ringraziata, e proprio nel momento in cui esiste come sua soccorritrice, nel momento in cui Amin si rende conto del suo aiuto, la sua bellezza femminile è quella di un "angelo custode"). Non è che semplicemente Amin non ha mai conosciuto sua moglie, la domanda vera è: Amin è in grado di conoscere sul serio una persona, più specificamente, urgentemente, una persona diversa da lui?
    Ciò che in verità si regola nel percorso del protagonista durante la vicenda è proprio cosa stia cercando davvero di ottenere, e forse in misura personale è deludente. La natura di Amin esce fuori completamente, ciò che scopre in primo luogo è se stesso, i suoi desideri più fondamentali, tanto che si rivela essere più importante poter perlomeno mettere qualche toppa alla propria "felicità" contaminata, piuttosto che andare a fondo nella realtà del terrorismo, al di là di considerazioni svelanti soltanto un primo strato del fenomeno (contestualizzato però nel 2005). La realtà dei kamikaze e degli arabi "estranei" si scontra, e Amin si conferma - anche davanti a se stesso - incapace di comprendere al di là di conclusioni tratte di getto, in modo sin troppo fulmineo e non ritrattato per essere considerate affidabili, sono un segnetto fiacco, stanco, non troppo interessato in un mare di domande estremamente urgenti. Lo scontro infatti è completamente umorale, e in verità, pensando alla realtà del terrorismo, è difficile immaginare di un certo dibattito dal procedimento dialettico. Impossibile capire fino in fondo, e allo stesso tempo, specialmente alla luce della sequela di attentati, aggiornati ad oggi, 3 Aprile 2017, s'è detto molto di più, in modo molto più acuto, molto più approfondito, indagando nei gesti, nel non-detto, nelle motivazioni psicologiche, per l'appunto, che possono portare una persona dapprima isolata, a unirsi all'ondata terrorista. Un rabbia privata, tutta individuale, personale, e che ottusamente intende rispondere ai propri chiodi fissi, senza uscire dal proprio recinto mentale, è la rabbia di Amin. Incredibile come il tormento di Amin non porti, dall'inizio alla fine ad una modulata e intensa serie di domande, ma sia perfino monocorde, sembra una scarica febbrile, un urlo senza troppi scavi, che non siano le guance scavate, le manifestazioni meno sotterranee del problema. Questa rabbia si scontra con l'odio collettivizzato dei personaggi arabi estremisti che rifiutano il tipo di integrazione offerto da Israele, un odio che per essere sondato sul serio non va semplicemente ascoltato per cinque minuti. Il protagonista, logorato com'è dal deturpamento del proprio mondo, percepisce le personalità dei personaggi jihadisti senza soffermarsi troppo al riguardo. Le modalità di saggezza super-partes si fermano ad aforismi di anziani religiosi, espressi in maniera troppo semplicistica per fornire una sorta di suggerita, segreta risposta personale. In verità L'attentatrice si struttura palesemente come un romanzo che non intende dare spiegazioni definitive, che fa vedere in maniera sommaria (troppo, appunto?) le ragioni di una e dell'altra parte. Si serve del focus in prima persona di un personaggio che, morendo, fugge via, torna nel mondo di fantasia dapprima profondamente turbato, in una sorta di ultima liberazione da un presente incontrollabile. Anche dopo lo scontro altre donne compiono un atto suicida, e di nuovo sembrano insondabili, distanti, anche se fanno parte della cerchia di conoscenze stretta del protagonista. L'estraneità, la perplessità, la distanza è ineliminabile. Ci sono invece tanti personaggi, ognuno racchiuso, spesso solitario, nelle proprie ombre, un rigetto di insoddisfazioni, che sembrano tornare a capo, alimentando un cancro di grandi gruppi non in grado di convivere.

    (Detto questo, mi permetto di dire che riguardo a uno dei suoi motivi scatenanti, pensando cioè alla mancata integrazione tra arabi e ebrei israeliani, ai problemi di convivenza, ho letto una resa molto più sfumata, acuta, spoglia delle "solite frasi", appunto dettagliata in L'amante di Yehoshua, per quanto fosse meno recente di questo libro).

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  • 3

    Non mi ha entusiasmato

    Ho avuto modo di leggere altri libri che in qualche modo trattano il delicato tema del conflitto Israele-Palestina...ognuno a loro modo ed ognuno da un punto di vista diverso (chi attraverso gli occhi ...continue

    Ho avuto modo di leggere altri libri che in qualche modo trattano il delicato tema del conflitto Israele-Palestina...ognuno a loro modo ed ognuno da un punto di vista diverso (chi attraverso gli occhi e la penna di un israeliano, chi invece attraverso gli occhi di un palestinese), ed ognuno di essi mi ha trasmesso qualcosa per capire anche meglio cosa spinge UN SOLO popolo a farsi la guerra. in questo libro c'é un pò il punto di vista di entrambe le fazioni. La storia in sè è sicuramente interessante, cruda e straziante in alcune pagine, ma...personalmente l'ho trovato particolarmente piatto, come se i personaggi fossero privi di un'anima, poco caratterizzati, poco empatici. Non so....mi ha trasmesso poche emozioni, quelle emozioni che invece mi aspettavo di provare e trovare. Sicuramente è comunque un libro interessante da leggere, ma altrettanto sicuramente non è un capolavoro.

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  • 4

    Cosa spinge una giovane donna, intelligente, amata, ben inserita nella comunità, a indossare una cintura esplosiva e a trasformarsi in un kamikaze? Questa è la domanda angosciante che Amin Jafaari, me ...continue

    Cosa spinge una giovane donna, intelligente, amata, ben inserita nella comunità, a indossare una cintura esplosiva e a trasformarsi in un kamikaze? Questa è la domanda angosciante che Amin Jafaari, medico palestinese perfettamente integrato nella società israeliana, si pone con crescente tormento dopo che la sua giovane moglie si è immolata portando morte e distruzione in un fast food di Tel –Aviv.
    Per Amin il viaggio alla scoperta delle ragioni della moglie corrisponde ad una discesa negli inferi. Scopre sentimenti ed emozioni della sua gente a lui fino ad allora completamente sconosciuti. Tocca con mano il senso di impotenza dei palestinesi in una società che non solo non ne riconosce i diritti, ma che ne vuole perfino ignorare l’esistenza. L’epilogo drammatico della storia di Amin impone al lettore tante inquietanti domande e apre scenari sconosciuti sui quali è necessario e urgente riflettere, soprattutto in questi tempi in cui i conflitti tra popoli si vanno sempre più esacerbando.

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  • 3

    Acercamiento al conflicto palestino-israelí

    Cortito y fácil de leer pero que NO encierra una gran historia. Un cirujano palestino que goza de una buena vida y posición social en Israel, de la noche a la mañana ve cómo todo se desmorona al inmol ...continue

    Cortito y fácil de leer pero que NO encierra una gran historia. Un cirujano palestino que goza de una buena vida y posición social en Israel, de la noche a la mañana ve cómo todo se desmorona al inmolarse su mujer en un restaurante. Contado en primera persona, describe magistralmente los sentimientos y estados por los que pasa el protagonista (me ha recordado mucho a un diario personal) y que sirve de vehículo para acercarnos al drama, la tragedia y el horror que se vive en este conflicto.

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  • 4

    In questo romanzo il lettore vive l'intera vicenda attraverso gli occhi del protagonista, Amin Jaafari, brillante chirurgo arabo, naturalizzato israeliano. Apparentemente, Amin sembra avere una vita t ...continue

    In questo romanzo il lettore vive l'intera vicenda attraverso gli occhi del protagonista, Amin Jaafari, brillante chirurgo arabo, naturalizzato israeliano. Apparentemente, Amin sembra avere una vita tranquilla e perfetta: ha un buon lavoro, una posizione sociale, una casa elegante in uno dei quartieri più benestanti di Tel Aviv e, soprattutto, una moglie bella, intelligente e che lui ama moltissimo: Sihem.
    Ma un giorno un attentato in un ristorante della città sconvolgerà per sempre la vita di Amin: la terrorista kamikaze si scoprirà essere proprio l'amata moglie Sihem.
    Amin vede, all'improvviso, il suo mondo disintegrarsi sotto l'urto tragico degli avvenimenti e, distrutto dal dolore, non riesce a comprendere le motivazioni che possono aver spinto la moglie a compiere quel folle gesto.
    È da questo momento che Amin inizia il suo difficile viaggio alla ricerca della verità e dei motivi che possono avere spinto Sihem a compiere un tale mostruoso gesto. In questo viaggio, aiutato inizialmente dalla fidata amica Kim, Amin ripercorre attentamente le tappe degli ultimi giorni di vita della moglie, spostandosi così tra Betlemme e Gerusalemme, fino ad arrivare a Jenin.
    Tanti sono gli interrogativi che il protagonista si pone e a cui tenta di dare una risposta proprio attraverso questo viaggio, che non è solo fisico, ma anche e soprattutto interiore.
    Sullo sfondo del romanzo di Yasmina Khadra (pseudonimo di Mohamed Moulessehoul) sono ben evidenti temi molto attuali, come il conflitto arabo-israeliano e l'integrazione tra ebrei e islamici, e ciò fornisce indubbiamente diversi spunti di riflessione.
    La prosa è asciutta e incalzante, soprattutto nel finale, e l'autore riesce a farci immedesimare bene nel dolore provato dal protagonista.
    In alcuni punti ho trovato la narrazione un po' sottotono, e alla storia manca, a mio avviso, un'analisi più approfondita della figura femminile rappresentata da Sihem.
    Nel complesso rimane comunque un buon romanzo che porta avanti, fino alla fine, la convinzione dell'inutilità di un sacrificio supremo vòlto a distruggere la propria vita e quella degli altri, la vita che dovrebbe essere, invece, un diritto di tutti.
    "Ricorda: non c'è niente, assolutamente niente, che valga la tua vita... E la tua vita non vale quella degli altri."

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  • 4

    Cosa succede se tutto intorno a te si sbriciola da un momento all'altro?

    Crediamo tutti di conoscere la persona che amiamo. [...] Crediamo di conoscerli, di amarli. Ma ciò che amiamo si rivela una traduzione scadente da una lingua che conosciamo appena. Risalire all’origin ...continue

    Crediamo tutti di conoscere la persona che amiamo. [...] Crediamo di conoscerli, di amarli. Ma ciò che amiamo si rivela una traduzione scadente da una lingua che conosciamo appena. Risalire all’originale è impossibile. E pur avendo visto tutto quello che c’era da vedere, che cosa abbiamo capito?
    Pensando a questo libro mi torna in mente l'incipit del romanzo "La storia di un matrimonio" di Andrew Sean Greer, letto qualche mese fa. Vi spiego il motivo:
    Nel romanzo "L'attentatrice" il protagonista, il dottore Israeliano di origini arabe Amin Jaafari, scopre tragicamente che l'amata moglie è morta in un attentato kamikaze. Lui che da medico d'urgenza cerca di salvare le vite degli altri - ebrei o arabi che siano - si trova a dover riconoscere legalmente il cadavere della compagna, evento che farebbe vacillare qualsiasi essere umano. Ma non basta. Perché subito dopo, con totale assenza di tatto, gli agenti gli rivelano sarebbe stata proprio sua moglie a farsi saltare in aria provocando la morte di molte altre persone, per la maggior parte bambini. Ancora non è finita: Amin Jaafari è sospettato di essere complice, di aver saputo in anticipo che la giovane moglie si sarebbe immolata per la causa araba.
    [----Inizio mini spoiler ----]
    Il libro segue i percorsi fisici e interiori del Dottore che cercherà in tutti i modi di darsi una spiegazione per un fatto che a lui stesso risulta inspiegabile, tragicamente inatteso. Questo è un libro che parla di guerra pubblica e privata. La guerra pubblica è il conflitto israeliano-palestinese che è sotto gli occhi di tutti e che sembra non avere mai fine. La guerra privata è quella di un uomo che perde in un colpo solo la moglie, il lavoro, la fiducia degli altri (difficilmente conquistata negli anni) e la fiducia verso gli altri (che gli hanno voltato le spalle immediatamente, senza considerare minimamente che lui stesso potesse esserne vittima). Non ultima anche la fiducia in sé stesso, in quanto dilaniato dal timore di non essere riuscito a cogliere certi avvertimenti che gli avrebbe mandato la donna nei mesi precedenti all'attentato. Un senso di colpa logorante che non gli permette di pace. Avesse recepito il messaggio in tempo, avrebbe potuto salvarla da un avvenimento che lui respinge con tutte le sue forze. Lui, così aperto ad aiutare chiunque, qualsiasi sia il sesso, religione o etnia. Ecco il richiamo al libro di Andrew Sean Greer... Quanto crediamo di conoscere le persone più vicine per poi sorprenderci davanti alle loro azioni totalmente inaspettate?
    [----Fine mini spoiler ----]
    Il romanzo darà voce alle parti senza mai schierarsi, mostrando limpidamente quanto siano inavvicinabili le ragioni dei due popoli (la dura lotta tra compromesso e fanatismo) e segue il protagonista nel tentativo di dare un senso a qualcosa che lui fatica a comprendere ed accettare.

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  • 5

    Straziante

    Un dramma che si consuma da molti decenni, una storia intensa e perfettamente riuscita. Testo capolavoro di Khadra, riesce a porsi i giusti quesiti e contrasti. Attualissimo, a 10 anni dall'uscita, pu ...continue

    Un dramma che si consuma da molti decenni, una storia intensa e perfettamente riuscita. Testo capolavoro di Khadra, riesce a porsi i giusti quesiti e contrasti. Attualissimo, a 10 anni dall'uscita, purtroppo nulla è cambiato.

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  • 0

    L'attentatrice

    Libro che fa molto riflettere e che rimane. Crudo e drammatico, fa aprire gli occhi su una realtà che ci circonda e di cui ignoriamo le sofferenze.

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