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Napoli dei molti tradimenti

Di

Editore: Il Mulino

3.8
(26)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 136 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8815127275 | Isbn-13: 9788815127273 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Non-fiction

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Descrizione del libro
Raccontata e cantata migliaia di volte, Napoli è uno stereotipo culturale potente che ha resistito indenne al succedersi delle generazioni, garantendo ai napoletani, riluttanti alla modernità, una via d'uscita grandiosa e consolatoria. Anche la generazione cui appartiene l'autore, quarantenne che ha casa a Napoli e insegna a Bergamo, ne è stata contagiata, vittima e complice allo stesso tempo, come testimonia questo pamphlet politico-sentimentale, in cui pure si aspira a consumare il distacco da quello stereotipo. Vi si racconta la grande infatuazione degli anni giovanili intrisi di radicalismo politico, alla ricerca del volto più autentico delle classi popolari; si scoprono le responsabilità di scrittori, cineasti e musicisti che a partire dagli anni '70 hanno reinventato lo stereotipo napoletano proiettandolo sul palcoscenico più vasto del multiculturalismo mediterraneo; si denuncia il fallimento dell'esperienza bassoliniana, crudelmente rivelato dall'oltraggio dell'immondizia e dalla rivolta delle periferie; si mettono a nudo i limiti di una cultura cittadina incerta tra spettacolo di massa e mito della tradizione illuministico-giacobina del 1799. Un libro dal gusto amaro, percorso da una sapida ironia, che parla di fedeltà e tradimenti e di come le prime possano essere fatali, i secondi a volte necessari.
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  • 4

    Il popolo napoletano non è innocente, e soprattutto chi su Napoli ha coltivato miti e velleità

    Il libro è una puntigliosa decostruzione delle mitologie su Napoli, le mitologie recenti della generazione del Sessantotto e dei suoi epigoni, e delle responsabilità che i portatori di questi miti hanno avuto nel perpetuare i mali di Napoli.
    Oggetto dell’analisi è “lo sguardo sulla città che pro ...continua

    Il libro è una puntigliosa decostruzione delle mitologie su Napoli, le mitologie recenti della generazione del Sessantotto e dei suoi epigoni, e delle responsabilità che i portatori di questi miti hanno avuto nel perpetuare i mali di Napoli. Oggetto dell’analisi è “lo sguardo sulla città che producono i suoi ceti colti, costantemente offuscato da questa indulgenza liricizzante ed egocentrica e dall’incredibile insensibilità che finisce per generare” (pag.38). Il tradimento di cui si parla è anzitutto “la pervicace opera di rimozione” della Napoli reale (pag.119), usando la città come sfondo pretestuoso di fantasie, sogni, velleità: in particolare attraverso il mito della vocazione mediterranea di Napoli, “porta del Sud e dell’Oriente”, e l’abbandono del discorso sulla “questione meridionale come questione nazionale“, caro al vecchio Pci e in fondo anche al pensiero liberale. Ad una prima lettura avevo trovato il libro un po’ irritante; rileggendolo mi sono sentita più vicina alla visione dell’autore. L'ho recensito qui: http://avanzi-avanzi-avanzi.blog.kataweb.it/2010/05/24/andar-via-da-napoli/

    ha scritto il 

  • 2

    Le due stelle sono la media fra le tre (abbondanti) che il libro meriterebbe per come è scritto, e l'una (scarsa) che meriterebbe per il qualunquismo che lo pervade. Si può essere delusi, si può essere furiosi; si può vivere la propria napoletanità come una condanna; ci si può rammaricare delle o ...continua

    Le due stelle sono la media fra le tre (abbondanti) che il libro meriterebbe per come è scritto, e l'una (scarsa) che meriterebbe per il qualunquismo che lo pervade. Si può essere delusi, si può essere furiosi; si può vivere la propria napoletanità come una condanna; ci si può rammaricare delle occasioni perdute; ma, io credo, proprio non si può mettere sullo stesso esecrabile piano chi il degrado di Napoli l'ha creato, cavalcato, promosso e ci si è arricchito, con chi, magari in maniera confusionaria, magari piegandosi a troppi compromessi, ha cercato invano un rimedio. Un libro profondamente snob, la cui sincera amarezza non giustifica il taglio nichilista.

    ha scritto il 

  • 4

    Napoli è in sé un insopportabile sfracello di luoghi comuni. I napoletani sono sempre simpatici (davvero?), brillanti (mah), furbacchioni (…), l’arte di arrangiarsi, il mare. Che palle.
    Napoli è popolata da persone che prima di tutto sono meschine. Rassegnate. Vinte. Schiacciate dalla dilagante ...continua

    Napoli è in sé un insopportabile sfracello di luoghi comuni. I napoletani sono sempre simpatici (davvero?), brillanti (mah), furbacchioni (…), l’arte di arrangiarsi, il mare. Che palle. Napoli è popolata da persone che prima di tutto sono meschine. Rassegnate. Vinte. Schiacciate dalla dilagante (e dilaniante) inciviltà diffusa, dalla criminalità, dall’assenza di una direzione della classe dirigente. Napoli è corruzione. Speculazione. Piccoli e grandi imbrogli. Scempio. Degrado. Urla. Timore. Chiudersi in casa lasciando gli altri fuori. Finalmente un libro che gratta la fastidiosissima patina golfo-osolemio-spaghetti-vicoli rumorosi ma allegri-ironia. Che grandissime palle. Per una volta, niente retorica, nessuna traccia degli insopportabili luoghi comuni alimentati in tutto l’Orbe Terracqueo. Perché poche storie: Napoli potrà essere bella quanto si vuole, ma se le infrastrutture sono poche e insufficienti, se l’ordine pubblico è un vuoto bla-bla, se le istituzioni sono truffaldine e inette, la città è bella solo per un turista (forse). Per chi ci vive può diventare un indescrivibile inferno. E senza realistiche prospettive, perché non c’è ricambio nella classe dirigente. Non c’è chi crede che Napoli potrà mai riprendersi dalle sue rovine e dalla sua invivibilità. I giovani non ci hanno mai creduto e ormai condividono(iamo?) la supremazia della ricerca di una minima felicità privata sul bene comune. Ecco come si prova a sopravvivere a Napoli. Non vedere, non sentire, tirare a campare. Che, a ben vedere, è un altro luogo comune.

    ha scritto il 

  • 4

    Con un raro dono della sintesi, ma con riferimenti spesso faticosi da afferrare, l'autore smonta pezzo per pezzo l'opera di tutti coloro che nel corso degli ultimi decenni hanno fatto a gara nel comporre il puzzle della retorica contemporanea su Napoli e su tutto ciò che la riguarda.
    Una cr ...continua

    Con un raro dono della sintesi, ma con riferimenti spesso faticosi da afferrare, l'autore smonta pezzo per pezzo l'opera di tutti coloro che nel corso degli ultimi decenni hanno fatto a gara nel comporre il puzzle della retorica contemporanea su Napoli e su tutto ciò che la riguarda.
    Una critica severa del bassolinismo, uno sguardo carico di rimpianti agli anni della giovinezza e degli studi e una verve polemica non indifferente per uno dei più interessanti pamphlet letti di recente.

    ha scritto il 

  • 0

    non sono d’accordo con scotto di luzio manco su che colore sia il tufo di napoli...
    non è proprio cosa con st’antropologo positivista fuori tempo (e moda), da sta recchia non ci sento.
    promuove con lode edoardo bennato e smerda tronfio che quasi esplode il fratello. che lo dico a fare c ...continua

    non sono d’accordo con scotto di luzio manco su che colore sia il tufo di napoli...
    non è proprio cosa con st’antropologo positivista fuori tempo (e moda), da sta recchia non ci sento.
    promuove con lode edoardo bennato e smerda tronfio che quasi esplode il fratello. che lo dico a fare che io ho sempre preferito eugenio e le sue cose folk a quelle americaneggianti e ridicole del fratello...
    atteggiamento del professorello un po’ frustrato dal mazzo tanto che s’è fatto, perdippiù emigrante, che ha studiato e ha sudato e che incattivito mena a capa bassa contro tutti (comprese le studentelle carine e cretine che ha la pazienza di dover sentire agli esami).
    terrorizzato dagli stereotipi, dalla paura che gli mettano il mandolino in mano.
    ce l’ha con tutti, da bassolino (e meno male, c’è chi l’assolve - driiin, francesco durante) ai teorici dell’ “alternativa mediterranea” (fa nomi e cognomi, forse ci avrà avuto a che fare nella sua carriera universitaria), da raffaele la capria (ma lavati le mani) all’abbastanza insignificante andrej longo.

    attaccatissimo al metodo e allo schema, cerca di farci entrare dentro napoli e napoli non ci entra. allora è sbagliata. allora è storta. ancora c’è chi la vuole diritta? il giorno che si raddrizza napoli il vesuvio la spazza via.

    meno male che se lo sono presi a bergamo.

    ha scritto il 

  • 5

    Finalmente uno sguardo intelligente su Napoli. Il tentativo di liberarsi dalla visione stereotipata della città, l'analisi dei fallimenti della mia generazione di quarantenni (quasi) che non ha saputo neanche provare a portare la politica a Napoli e il disastro della crisi dei rifiuti ricondotto ...continua

    Finalmente uno sguardo intelligente su Napoli. Il tentativo di liberarsi dalla visione stereotipata della città, l'analisi dei fallimenti della mia generazione di quarantenni (quasi) che non ha saputo neanche provare a portare la politica a Napoli e il disastro della crisi dei rifiuti ricondotto nell'ottica dell'assenza della politica. Un piccolo libro imperdibile se si vuole davvero cercare di liberarsi dal bla bla insulso della gente comune, che ripete cose sentite dire da altri, dei giornalisti disinformati e disinformanti, della politica che non sa fare domande e non sa dare risposte.

    ha scritto il 

  • 0

    un libro molto amaro, che evidenzia i limiti della cultura e dei movimenti che all'epoca del primo mandato di Bassolino come sindaco di napoli pensavano che fosse iniziata la rinascita di napoli. e invece si stava cominciando la discesa agli inferi!
    scritto da un napoletano che insegna a ber ...continua

    un libro molto amaro, che evidenzia i limiti della cultura e dei movimenti che all'epoca del primo mandato di Bassolino come sindaco di napoli pensavano che fosse iniziata la rinascita di napoli. e invece si stava cominciando la discesa agli inferi!
    scritto da un napoletano che insegna a bergamo, è consigliato a tutti i napoletani, come me, che amano la città ma non tornerebbero più a viverci...

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro parla di menzogne, dei danni che esse fanno, della cecità che finiscono per radicare nelle persone e del velo nero che gettano sulle cose. Da rileggere e rimeditare.

    ha scritto il