Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Narrare la malattia

Lo sguardo antropologico sul rapporto medico-paziente

Di

Editore: Einaudi

3.6
(10)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8806181173 | Isbn-13: 9788806181178 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

Genere: Medicine , Social Science

Ti piace Narrare la malattia?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Mai come in questo periodo la medicina ha esibito la sua potenza tecnologica, e mai come ora ha mostrato una crisi profonda di credibilità da parte dei pazienti. Che cosa è accaduto nel rapporto tra il medico (che ricorre a indagini di laboratorio e alla diagnostica strumentale) e il paziente? Che cosa rende (l''incontro medico' il luogo di un dialogo frammentario e frustrante? Perché la medicina è in grado di offrire tante risorse ma non riesce a rispondere alle domande piú concrete che i pazienti pongono? Forse lo sguardo di un antropologo d'eccezione come Byron Good può aiutarci a capire le ragioni di questa crisi. In un certo senso essa era già contenuta nelle premesse della medicina occidentale: il medico pretende di imporre la sua razionalità, e di catalogare le credenze della medicina popolare come superstizioni. E tuttavia, cosí facendo si impedisce di comprendere la narrazione del paziente, le sue ragioni piú profonde. Good mostra limpidamente in questo saggio come le due figure differiscano non solo per le domande che pongono, ma per come le pongono, per le figure del discorso, la forma retorica, la punteggiatura... E' uno sguardo antropologico, il suo, che apre nuove vie per l'interpretazione delle vicende drammatiche e ambigue che turbano la ricerca medica e farmacologica del nostro tempo.
Ordina per
  • 2

    eh.

    Potenzialmente interessante, decisamente troppo complesso. Non è possibile rileggere la stessa frase nove volte, e comunque continuare a non capirla. Fosse poi un episodio saltuario, ci si potrebbe ...continua

    Potenzialmente interessante, decisamente troppo complesso. Non è possibile rileggere la stessa frase nove volte, e comunque continuare a non capirla. Fosse poi un episodio saltuario, ci si potrebbe anche passar sopra, ma di fatto tutto il libro è una serie di fatti articolati in maniera eccessivamente forbita che si fatica a collegare tra loro. Forse proverò a riprenderlo in futuro.

    ha scritto il 

  • 5

    Contro le limitazioni dello sguardo clinico

    Questo contributo si sofferma su una stimolante area di ricerca, che ha assunto proporzioni rilevanti negli ultimi anni, dove si compiono imprevisti incontri tra le scienze umane e la letteratura. ...continua

    Questo contributo si sofferma su una stimolante area di ricerca, che ha assunto proporzioni rilevanti negli ultimi anni, dove si compiono imprevisti incontri tra le scienze umane e la letteratura. Il testo, il mezzo letterario, grazie alla sua capacità rappresentativa si presta in modo ragguardevole a comprendere gli accadimenti umani, divenendo il luogo in cui la ricerca scientifica e il media letterario si possono incontrare creativamente. A parere dello studioso di antropologia medica Byron J. Good, la malattia e il racconto di essa hanno la potenzialità di ricollocare la realtà in relazione all’inatteso, al non-ordinario, al misterioso. Good attinge alla teoria della lettura di Wolfgang Iser per sostenere che la finzione letteraria rifletterebbe una caratteristica antropologica fondamentale: l’irrefrenabile tensione dell’individuo a superare se stesso e i confini del mondo reale, ovvero la spinta alla creazione immaginaria. Al pari del significato di un testo, il significato della narrazione di una malattia – spesso il prodotto complesso di più autori – non risiede né nel testo stesso né nel lettore ma è un prodotto dell’interazione sociale, dei pazienti, delle loro famiglie e dei terapeuti. Good si ispira a Jerome Bruner laddove sostiene che le narrazioni della malattia hanno successo nel mettere al “congiuntivo” la realtà. Le narrazioni non sono resoconti chiusi, ma avvalorano prospettive e letture alternative e, in prospettiva, considerano la possibilità della cura o l’alleviamento della sofferenza. Secondo la categoria di “lettore implicito” proposta da Wolfgang Iser i personaggi di un testo letterario, i mondi immaginari in cui abitano non sono interamente fissati da un testo. Il testo in parte è indeterminato, e questo provoca una risposta nel lettore, facendo sì che personaggi del mondo letterario abitino l’immaginazione del lettore. Bruner scrive che “le storie di valore letterario[…] ci rendono il mondo nuovamente strano, lo riscattano dall’ovvio, lo riempiono di interruzioni che inducono il lettore, nel senso inteso da Roland Barthes, a diventare uno scrittore, un compositore di un testo virtuale in risposta a quello reale. Alla fine, è il lettore che deve scrivere ciò che egli intende fare con il testo reale”. Lo stesso discorso è riconducibile alla malattia, che arreca sofferenza, dolore, solitudine, infelicità ma se viene trasformata in narrazione ha la potenzialità di risvegliarci dalla convenzionalità, generando una risposta creativa e rivitalizzando il linguaggio e l’esperienza.

    ha scritto il