Narziß und Goldmund

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Verleger: Suhrkamp

4.0
(10640)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 316 | Format: Paperback | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , French , Italian , Spanish , Finnish , Catalan , Dutch , Greek , Hungarian

Isbn-10: A000122859 | Publish date: 

Auch verfügbar als: Others , Audio CD , Hardcover

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Buchbeschreibung
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  • 5

    Uno dei miei romanzi preferiti

    “Che sarebbe l’amore senza l’eterna mortale ostilità dei sessi?”

    Una storia dolce, una scoperta di sè, lo stile delicato ed armonioso del maestro Hesse, una lettura che ti rimane dentro, assolutament ...weiter

    “Che sarebbe l’amore senza l’eterna mortale ostilità dei sessi?”

    Una storia dolce, una scoperta di sè, lo stile delicato ed armonioso del maestro Hesse, una lettura che ti rimane dentro, assolutamente da leggere almeno una volta nella vita!

    gesagt am 

  • 4

    "Ah, come era tutto incomprensibile e triste in fondo, anche se era bello! Non si sapeva nulla. Si viveva, si vagava sulla terra, si cavalcava per i boschi, e tante cose guardavano così provocanti e p ...weiter

    "Ah, come era tutto incomprensibile e triste in fondo, anche se era bello! Non si sapeva nulla. Si viveva, si vagava sulla terra, si cavalcava per i boschi, e tante cose guardavano così provocanti e promettenti e ispiratrici di desiderio..".

    "..ma poi tutto passava e non avveniva nulla e l'enigma non era risolto e il segreto incanto non era rotto..".

    Soave, bucolico, commovente.

    gesagt am 

  • 2

    Due terzi di Nobel - 04 dic 16

    Non sono qui certo per discutere la bravura della scrittura del premio Nobel tedesco, né la sua capacità di riempire le pagine di idee sul mondo, la vita e tutto il resto. Lo sa bene chi ha letto “Sid ...weiter

    Non sono qui certo per discutere la bravura della scrittura del premio Nobel tedesco, né la sua capacità di riempire le pagine di idee sul mondo, la vita e tutto il resto. Lo sa bene chi ha letto “Siddhartha”, sicuramente. Però ci sono i due soliti livelli di interpretazione, quella cerebrale e quella personale. Se sulla prima torneremo a lungo, è questa seconda che è rimasta insoddisfatta. Sì la storia, come storia in sé, si legge, scorre, ma non mi ha coinvolto, mi è rimasta lì, come una bella tela su cui posare gli occhi. Una Cappella Brancacci di Firenze piuttosto che la chiesa di Auvers dipinta da Van Gogh. Certo, la capacità stilistica di Hesse è indubbia, che, narrandoci le avventure dei due amici, tanto altro ci fa scorrere sotto gli occhi. Siamo nel Medioevo, dove la nostra storia comincia nel convento di Mariabronn. Narciso è un giovane studioso, stimato per la sua erudizione e saggezza, nonché per la sua profonda fede. Nel convento entra come studente Boccadoro, lì costretto dal padre. I due coetanei, si trovano, si riconoscono opposti ma simili nella ricerca di qualcosa. E nasce un’amicizia per la vita. Boccadoro è tormentato dalla figura della madre, morta prematuramente, e che cercherà per tutta la sua vita. Narciso è pieno di fede e buoni propositi, sa scrutare dentro la gente, e, capendo inutile la vita religiosa per Boccadoro, gli parla di quella che secondo lui è la natura dell’amico: le arti e la creatività. A seguito di un (piacevole) incontro sessuale, Boccadoro decide di andare per il mondo alla ricerca di sé. È piacente, sa parlare, sa farsi ben volere. E soprattutto, sa conquistare le donne. Si ferma in un castello dove seduce Lidia, la figlia del castellano. Scoperto deve fuggire, deve salvarsi la vita errando, rubando ed uccidendo, fino a trovare un maestro nello scultore Nicola, di cui diventa allievo. Presso Nicola, realizza una stupenda statua di San Giovanni con le fattezze di Narciso. Nicola lo vorrebbe genero, ma Boccadoro irrequieto riprende il cammino, giunge in un paese colpito dalla peste, dove si innamora riamato della bella Lena, che presto soccomberà alla pestilenza. Boccadoro riprende allora il cammino, si innamora di Agnese, la donna del governatore. Scoperto è messo a morte, ma per la sua ultima confessione ritrova Narciso, diventato abate del convento di Mariabronn. Narciso intercede per l’amico, gli salva la vita, e lo ospita in convento. Qui ha luogo un secondo lungo confronto tra i due, dove Boccadoro cerca di spiegare l’arte, la creazione, la bellezza terrena all’amico abate, che vive una vita serena, lontano dai turbamenti del mondo. E l’inquietudine non ferma Boccadoro, che di nuovo si mette in cammino, cerca di riprendersi Agnese, ma ora non è più il bel giovane di un tempo. Deve fuggire, cade da cavallo ferendosi mortalmente, ed andando a morire da Narciso. Lì ci sarà l’ultimo confronto dialettico tra i due. Ma ora Boccadoro, fatte tutte le sue esperienze, e ritrovando in sé i segni della madre perduta (madre reale o madre spirituale che sia), muore serenamente, lasciando Narciso a vegliare sulle sue ultime ore, meditando sulle ultime parole dell’amico: “Senza madre non si può amare. Senza madre non si può morire”. Sembra un racconto epico, pieno di azione, ma solo perché lo riduciamo ad un sunto veloce. Tutto, le azioni, le parole, i confronti tra i due, rimandano sempre ad altro. Qui viene quella parte cerebrale, il contesto del testo, il rimando costante sia a Jung (presso cui Hesse fece sessioni di analisi), di cui qualcosa intuisco, sia a Nietzsche, che poco conosco e di cui molto mi sfugge. La metafora che mi suona dentro l’ho capito dopo aver letto il libro, quando ho ripreso a camminare, in tutti i sensi. La ricerca della propria identità attraverso l’azione del camminare, sia in senso materiale verso l’arte e la creazione sia in senso spirituale verso sé stessi. Qualcuno più aduso di me alla filosofia che ne esce fuori parla (e non posso che convenirne) come di un lungo confronto tra l’individualità dell’uomo (punto di partenza di ogni caso, per cui non si può che partire da sé stessi per poter camminare) e l’armonia dell’universo (punto d’arrivo per chi, come Siddhartha, comprende la verità delle cose). E non a caso cito il protagonista dell’altro e più famoso testo di Hesse, che a quello questo rimanda idealmente. Ma se quello mi prese, per la sinteticità e l’immediatezza della scrittura, questo mi lascia esterno ed un poco freddo. Certo, qualcosa gira nella testa, ma la pancia rimane lontana. Senza nessuna farfalla che ne fa vibrare i sensi.
    “Ogni uomo corre senza posa e si trasforma e infine si dissolve, mentre la sua immagine, creata dall’artista, rimane sempre immutabilmente la stessa.” (130)
    “Solo la scissione e il contrasto rendono ricca e fiorente una vita.” (162)
    “Non c’è una felicità che duri a lungo.” (176)
    “Così era stata tutta la sua vita: prendere congedo, fuggire, essere dimenticato, rimanere a mani vuote e col cuore gelato.” (231)
    “Poi si meravigliava a un tratto di trovarsi lì seduto, come un vecchio, a raccontare di viaggi e di vicende del passato, mentre la sua vita doveva cominciare proprio allora.” (238)

    gesagt am 

  • 4

    Narciso e Boccadoro sono due giovani completamente diversi l'uno dall'altro, proprio uno l'opposto dell'altro. Entrambi si conoscono nel convento Marianbronn dove Narciso sta per prendere i voti monas ...weiter

    Narciso e Boccadoro sono due giovani completamente diversi l'uno dall'altro, proprio uno l'opposto dell'altro. Entrambi si conoscono nel convento Marianbronn dove Narciso sta per prendere i voti monastici mentre Boccadoro si trova lì per intraprendere un cammino ascetico. Se Narciso incarnerà l'intellettuale e soprattutto l'uomo spirituale, Boccadoro sarà l'uomo guidato dai suoi istinti bestiali, difatti il monaco consiglierà al suo amico di uscire fuori dal monastero, che capisce presto non essere il luogo adatto a lui, e cercare al di fuori la sua strada.

    La sintesi del romanzo sta nel costante dissidio che l’uomo incontra fra il dovere e l’essere, fra l’obbligo e la libertà di scelta, fra natura e spirito che sono apparentemente all’opposto ma profondamente legati. La storia ci parla di questo così come ci invita a guardare dentro di noi, nel profondo, per scoprire desideri, intenti e ricordar esperienze. Hermann Hesse magistralmente ci guida in questo percorso.

    gesagt am 

  • 0

    Letto da ragazzo, dopo Knulp. Gertrud, Demian, lettere ai contemporanei e le poesie, mi risultò decisamente troppo smielato (o mieloso?). Insomma, è il libro di Hesse che lessi con più fatica e meno g ...weiter

    Letto da ragazzo, dopo Knulp. Gertrud, Demian, lettere ai contemporanei e le poesie, mi risultò decisamente troppo smielato (o mieloso?). Insomma, è il libro di Hesse che lessi con più fatica e meno godimento.
    Ero un'altra persona allora, magari ora risulterebbe differente, potrei perfino apprezzarlo.
    Non lo so e nom mi va di provare.

    gesagt am 

  • 3

    Posso dirmi più che soddisfatta per aver colmato una lacuna letteraria.
    Non ho letto solo un libro la cui lirica mi ha affascinato sin dalle prime pagine ma un libro di filosofia, anche se semplice, m ...weiter

    Posso dirmi più che soddisfatta per aver colmato una lacuna letteraria.
    Non ho letto solo un libro la cui lirica mi ha affascinato sin dalle prime pagine ma un libro di filosofia, anche se semplice, mi ha intrigato il rapporto di amicizia/amore tra i due protagonisti, piaciuta un po' meno la parte centrale, il continuo vagabondare di Boccadoro, ma ci sono concetti più o meno noti che sono ormai miei.
    ",,,,, la nostra meta non è di trasformarsi l'un l'altro ma di conoscersi l'un l'altro e d'imparare a vedere e rispettare nell'altro cio' che egli è:il nostro opposto e il nostro completamento"

    gesagt am 

  • 0

    “Narciso e Boccadoro” è un po’ come Domodossola: tutti la nominiamo quando facciamo uno spelling, ma quanti saprebbero spiegare dove si trova? Allo stesso modo non occorre amare spassionatamente la l ...weiter

    “Narciso e Boccadoro” è un po’ come Domodossola: tutti la nominiamo quando facciamo uno spelling, ma quanti saprebbero spiegare dove si trova? Allo stesso modo non occorre amare spassionatamente la lettura per sentire nominare almeno una volta “Narciso e Boccadoro”, eppure la trama rimane un mistero. Il nome “Narciso” potrebbe erroneamente richiamarci alla mitologia classica, mentre il romanzo si svolge nel Medioevo. Narciso, ecclesiastico, e Boccadoro, artista, sono gli opposti che si attraggono, le due rette parallele destinate a non incontrarsi mai.

    « Non è il nostro compito quello d’avvicinarci, così come non s’avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento. »

    Grazie a Narciso, Boccadoro lascerà il convento per iniziare un lungo viaggio alla scoperta di se stesso e per ricercare la figura della madre perduta (che successivamente identificherà con la vita stessa). Un incipit di questo genere è facilmente accostabile a “L’alchinista” di Coelho: entrambi affrontano il tema dell’esistenzialismo ma imboccano strade completamente diverse. Le principali differenze riguardano

    Lo stile. Lo stile di Hesse è articolato ma non incomprensibile, con allusioni a concetti e filosofi, lunghe descrizioni, digressioni, dialoghi profondi, gustabile. Quello di Coelho è semplice, fiabesco e ripetitivo.
    I personaggi. L’evoluzione di Boccadoro appare chiara e inevitabile, graduale e realistica. Quella di Santiago l’ho trovata brusca, superficiale e improbabile. Sia Boccadoro che Santiago sono personaggi di cui non ho approvato del tutto la condotta, però Boccadoro ha un valido motivo per comportarsi in un determinato modo e per possedere determinate tendenze. Narciso mi è piaciuto molto per l’introversione pacata, quasi infelice, e per le riflessioni in cui si dilunga.
    Il tema dell’esistenza. Herman Hesse affronta parallelamente due diversi stili di vita e ciò che ne deriva, indagando su Dio, sui sensi, sulla morte, sulla solitudine, sulla paura, sul turbamento, sulla vergogna e sopratutto sull’amore. Coelho tratta una filosofia a parte, in cui entrano in gioco l’Anima del mondo e lo scopo della vita viene definito “Leggenda personale”, assumendo fattezze quasi mistiche.
    In entrambi ho incontrato passaggi che mi hanno annoiata o fatto riflettere, però vi consiglio decisamente di più il romanzo di Hesse come contenuto ed emozioni suscitate.

    gesagt am 

  • 4

    Amore per un castagno

    Catturata nella lettura dalla descrizione del nobile albero di castagno ho trovato questo romanzo estremamente delicato nel narrare le vicissitudini del giovane Boccadoro, commovente nel descrivere il ...weiter

    Catturata nella lettura dalla descrizione del nobile albero di castagno ho trovato questo romanzo estremamente delicato nel narrare le vicissitudini del giovane Boccadoro, commovente nel descrivere il profondo legame di amicizia/amore con Narciso, paralizzante nella sua conclusione: come si può morire se non si ha una madre? Senza madre non si può amare. Senza madre non si può morire.

    gesagt am 

  • *** Dieser Kommentar enthält Spoiler! ***

    5

    E' Boccadoro il protagonista di questo romanzo, un personaggio che definirei Freudiano, un appellativo che ben si adatta anche all'intera opera.
    Ho amato questo romanzo, lo stile delicato e armonioso ...weiter

    E' Boccadoro il protagonista di questo romanzo, un personaggio che definirei Freudiano, un appellativo che ben si adatta anche all'intera opera.
    Ho amato questo romanzo, lo stile delicato e armonioso di Hesse rende scorrevole una storia ricca di avvenimenti e pensieri, nata da una matrice unica che i personaggi inseguiranno affannosamente sino alla fine: la madre.
    E' un circolo vizioso, che attraverso la vita e la consapevole comprensione di essa, condurrà il protagonista all'accettazione di gioie e dolori per poter finalmente lasciare il mondo terreno serenamente.

    gesagt am 

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