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Nascita e morte della massaia

Di

Editore: Isbn Edizioni

3.7
(39)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 297 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8876381317 | Isbn-13: 9788876381317 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Marina Zancan

Disponibile anche come: Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Scritto tra il 1938 e il 1939, il romanzo ha una travagliata storia editoriale: censurato dal fascismo che lo giudica disfattista e cinico, una nuova versione ripulita da ogni riferimento all'Italia e alla sua realtà - in attesa di essere diffusa - brucia nella tipografia colpita da un bombardamento. Nel '45 finalmente il testo vede la luce, in un'edizione ricostruita dalla Masino sulle bozze di stampa nel tentativo di riportarlo alla lezione originaria. È la storia di una diciottenne senza nome che vive distesa in un baule, tra libri, ragnatele e tozzi di pane muffiti, fino a quando non è costretta a uscirne per sposare un vecchio zio e trasformarsi nell'angelo del focolare. Con una scrittura vibrante e inedita, capace di mescolare perfettamente registri diversi, Paola Masino traccia il profilo metafisico e surreale di un femminismo ante litteram. Una riflessione attuale sull'esistenza vana e superficiale a cui è costretta la donna e sul ruolo che le è riservato dalla società e dalla famiglia.
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  • 0

    Il titolo non invoglia molto alla lettura, metterei come sottotitolo..."Pierina porcospina"... Anche se sono arrivata solo a pag. 25, percepisco che altri libri più recenti si sono ispirati a questo modo di sentirsi donna-autodidatta e visionaria. Mi viene in mente Leonora Carrington (il cornetto ...continua

    Il titolo non invoglia molto alla lettura, metterei come sottotitolo..."Pierina porcospina"... Anche se sono arrivata solo a pag. 25, percepisco che altri libri più recenti si sono ispirati a questo modo di sentirsi donna-autodidatta e visionaria. Mi viene in mente Leonora Carrington (il cornetto acustico ) e Unica Zurn (l'uomo nel gelsomino)

    ha scritto il 

  • 3

    Digestione difficile

    Forse è che l'allegoria protratta mi risulta pesante, come certi piatti troppo elaborati. Un po' per quanto ha di intrinsecamente artificioso. Ma anche perchè c'è una rigidità, una specie di richiesta di trovare le corrispondenze...tu sei sempre lì a chiederti ma questo cosa rappresenta, cosa sig ...continua

    Forse è che l'allegoria protratta mi risulta pesante, come certi piatti troppo elaborati. Un po' per quanto ha di intrinsecamente artificioso. Ma anche perchè c'è una rigidità, una specie di richiesta di trovare le corrispondenze...tu sei sempre lì a chiederti ma questo cosa rappresenta, cosa significa, e quest'altro? Invece prendiamo Orlando, quello di Virginia Woolf giusto per dirne una che del destino femminile del suo tempo ha ben saputo parlare. C'è lei/lui, con la sua vicenda favolosa, e poi sta al lettore di decidere se quella vicenda è anche allegoria, metafora, parabola, monito di qualcosaltro di più universale. Puoi tranquillamente far finta che no, mangiare a quattro palmenti e leccarti le dita e basta. Puoi avere delle illuminazioni non a comando, anche.
    Fatto sta che questa Massaia da favola allegorica mi è risultata davvero pesantissima malgrado la poeticità e anche visionarietà di certe pagine.
    Certo in un'epoca in cui la Massaia e Mamma era esaltata quale superna risorsa per la Patria, a presentare questi ruoli come una condanna e una sopraffazione (e con tale amarezza e "disfattismo" che il libro fu bloccato dalla censura fascista) ci voleva coraggio.
    Diciamo che le poche stelle le dò come lettrice d'oggigiorno, prescindendo dal valore storico: essendo i temi (che pure mi stanno molto a cuore) già assimilati, e l'esperienza di lettura quel che ho detto.

    ha scritto il 

  • 4

    Scritto in diversi toni (surreale-metafisico) e registri linguistici (fiaba,diario,scrittura teatrale, saggio), il romanzo è una critica radicale al ruolo della donna in una società patriarcale come moglie devota, casalinga perfetta e madre prolifica.
    La maternità è concepita come una con ...continua

    Scritto in diversi toni (surreale-metafisico) e registri linguistici (fiaba,diario,scrittura teatrale, saggio), il romanzo è una critica radicale al ruolo della donna in una società patriarcale come moglie devota, casalinga perfetta e madre prolifica.
    La maternità è concepita come una condanna proprio perché implica una dedizione assoluta a un altro come unica e massima espressione di sé.
    Credo sia necessario considerare che il libro è stato composto tra il 1938-39, un periodo in cui l'attività letteraria di una donna non era riconosciuta rispetto a quella dell'uomo che poteva dirsi scrittore, come se l'arte fosse solo patrimonio maschile .
    E' interessante riflettere su questi temi ora che tutto sembra cambiato.

    ha scritto il 

  • 3

    Tim: Come prima cosa bisogna chiedersi se ODB sia il nomignolo di Oreste Del Buono o di Ol’ Dirty Bastard.
    Fede: Ahah, sì. È incredibile. E non è una comodità nostra l’abbreviazione. Molte delle sue cose Del Buono le firmava ODB.

    Tim: Chissà se sapeva chi era Ol’ Dirty. Qualcuno glie ...continua

    Tim: Come prima cosa bisogna chiedersi se ODB sia il nomignolo di Oreste Del Buono o di Ol’ Dirty Bastard.
    Fede: Ahah, sì. È incredibile. E non è una comodità nostra l’abbreviazione. Molte delle sue cose Del Buono le firmava ODB.

    Tim: Chissà se sapeva chi era Ol’ Dirty. Qualcuno glielo avrà fatto notare.
    Fede: La roba buffa è che quando è uscito “Enter The Wu” e ho incontrato Ol’ Dirty, per me ODB era Del Buono. Pensa che teneva una rubrica sulla Stampa, che essendo io di Torino era l’unico quotidiano che girava in casa. La rubrica si chiamava “Specchio dei tempi”. È praticamente su quella che ho imparato a leggere.

    Tim: Io non sapevo nemmeno che ODB fosse un narratore. lo conoscevo esclusivamente come direttore di Linus. Però il libro è bello, gran bello. Pieno di virgole.
    Fede: Un milione di virgole. Amo le virgole. Oggi poi che tutti scrivono tipo, “Piove. Fa freddo. Piove.”

    Tim: Viva le virgole.
    Fede: La prima cosa che mi piace è che sono cinque racconti ma alla fine è anche un piccolo romanzo se vuoi. I personaggi sono quelli, presi in momenti diversi.

    Tim: Sì, e poi la progressione dei capitoli continua da racconto a racconto. Tipo il primo racconto è 6 capitoli, ma il primo capitolo del secondo racconto è il capitolo 7. Però poi le date alla fine dei racconti sono al contrario: ha scritto l’ultimo nel ’58, tipo, e il primo nel ’63.
    Fede: Chissà se se li è tenuti lì e li ha scritti al contrario e poi ha nominato i capitoli uno per uno dopo averli scritti tutti. Mi pare di capire che c’è molto di autobiografico. Mi piace anche la struggenza di fondo con cui il protagonista si racconta. Se leggi due cose su ODB capisci un po’ perché. Non amava il suo lavoro letterario. Non si considerava uno scrittore.

    Tim: Che merda quella roba. Super italiana. Che se uno scrive di tv o di calcio o di fumetti, non può scrivere romanzi “seri”.
    Fede: Sembra sempre un po’ che faccia dire al suo personaggio, “Perché sono in questo libro?”

    Tim: Invece Zebio Còtal è tutta un’altra storia.
    Fede: So solo che piaceva da matti a Pasolini. Contadini, giusto?

    Tim: Contadini modenesi. Cavani se l’è autoprodotto in 500 esemplari, e uno di quei 500 è finito in mano a Pasolini. Un altro a Bassani, che l’ha selezionato per la sua collana di narrativa italiana per Feltrinelli. Sembra un po’ Figlio di Dio di Cormac McCarthy ma con l’Appenino al posto dell’Appalachia e con molta meno violenza estrema.
    Fede: Un Figlio di Dio centroitaliano. Bella questa collana comunque. Alla presentazione Davico Bonino ne era entusiasta. È figa questa cosa del grande vecchio e dei giovani editori che si uniscono per il bene supremo dei libri in aperta polemica col Grande Fratello che controlla l’editoria italiana. È un romanzo di suo. Poi Davico Bonino fa mega ridere. Diceva che l’unica cosa che non lo convinceva è che lui è juventino e Coppola e Formenton milanisti.

    Tim: Ahah. Vedi? Gli intellettuali devono parlare di calcio, di tv, di tutto.
    Fede: Sì. Per tornare a Del Buono—lui ad esempio ha fatto TUTTO: i fumetti, i giornali, i libri, l’editor, il critico televisivo. Aveva una rubrica su Panorama mi pare in cui faceva critica pubblicitaria.

    Tim: Era un grande. Ci fanno l’Antimeridiano. Invece il libro della massaia non l’ho letto. Tu?
    Fede: Io neanche.

    Tim: Beh, parla di massaie.

    TIM & FEDE

    ha scritto il 

  • 4

    e poi uno dice, la scrittura femminile

    Pochi romanzi ho letto così spietati e veri. Brilla di consapevolezza questa donna-bambina, questa donna-defunta tra le ragnatele della bara in cui la fanno crescere, in una femminea commedia molto poco divina dove tutto è allegoria, scritta con un linguaggio moderno e onirico che, diamine, tutti ...continua

    Pochi romanzi ho letto così spietati e veri. Brilla di consapevolezza questa donna-bambina, questa donna-defunta tra le ragnatele della bara in cui la fanno crescere, in una femminea commedia molto poco divina dove tutto è allegoria, scritta con un linguaggio moderno e onirico che, diamine, tutti hanno paura ad usare oggi. Eppure lei, la Masino, l'ha scritto nel 1939. Regalatelo alle figlie, le madri a specchiarsi ci resterebbero male.

    ha scritto il 

  • 4

    Nascita e morte di una massaia

    Convinta di imbattermi nel solito romanzo, che tende a de-costruire, a dissacrare la figura della massaia, fin dalla lettura delle prime righe mi sono dovuta ricredere.
    Innanzitutto questo testo non può semplicemente essere classificato come “romanzo” . ...continua

    Nascita e morte di una massaia

    Convinta di imbattermi nel solito romanzo, che tende a de-costruire, a dissacrare la figura della massaia, fin dalla lettura delle prime righe mi sono dovuta ricredere.
    Innanzitutto questo testo non può semplicemente essere classificato come “romanzo” . Non è un romanzo, non è un saggio, non è testo teatrale, ma, racchiude in se tutto ,e va ben oltre qualunque categorizzazione si possa dare….! Anche la scrittura non si smentisce a quanto affermato, si passa dalla prima persona, alla terza, dal diario a testo teatrale. Così le parole si snodano, si sovrappongono,si accartocciano su se stesse oppure si distendono oltre la realtà invadendo lo spazio della fantasia,del surrealismo allo stato puro.
    Queste parole ci fanno seguire, vivere, il percorso interiore di una donna qualunque, fin dalla sua infanzia, trascorsa dentro una cassapanca insieme a pane ammuffito, ragnatele e le sue fantasie, i suoi libri. Quella cassapanca simboleggia il suo mondo, la sua volontà di sottrarsi al destino riservato a molte donne. Ma le norme imposte sono dure a morire e ben presto, anche lei viene obbligata a sottostare alle regole Quei genitori che dovrebbero stare dietro o al massimo al tuo fianco, invece ti precedono sempre per farti vedere il mondo con i loro occhi . Da qui inizia una lotta tutta interna tra il suo essere e il suo divenire. E da brava massaia anche lei comincerà a percepire il suo corpo come un campo da semina che in futuro dovrà procreare, imparerà presto e in fretta “che la primavera è naftalina, l’autunno canfora, l’inverno è segatura”, mangerà sapendo già prima quanto costa ogni boccone di cibo, tutto d’ora in poi sarà rigorosamente gestito e organizzato sotto la sua supervisione, finanche i suoi funerali. Paradossalmente, il suo fantasma ancora oggi compare, tutte le notti, intento a pulire la sua tomba. La lotta è stata persa, questa donna ne è uscita sconfitta:

    Gli uomini siano essi padri, fratelli, sono coloro che riducono le fanciulle massaie, che portano camicie i cui bottoni oltre la stoffa, agganciano e chiudono per sempre il cervello delle mogli

    Una donna dunque come tante, della quale non c’è dato sapere il nome, per tutto il testo verrà chiamata Massaia, in realtà nessuno dei personaggi avrà un nome, nessun luogo definito geograficamente, né viene definito il periodo temporale. Questo ad indicare che la protagonista incarna in sé il destino che incombe su ogni donna, quello stesso destino che ciclicamente si è tentato e si tenta di imporre in qualunque parte del mondo, e in qualunque famiglia e società. Ma la battaglia è ancora in atto…..!

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante l'imbellettatura di situazioni surreali, frutto di un debito neppure tanto nascosto alla tradizione del realismo magico, non risparmia nulla alla donna a una dimensione che per tanto ha percorso l'immaginario e la realtà italiana. Ecco magari leggiamocelo un po' tutte, perchè il perico ...continua

    Nonostante l'imbellettatura di situazioni surreali, frutto di un debito neppure tanto nascosto alla tradizione del realismo magico, non risparmia nulla alla donna a una dimensione che per tanto ha percorso l'immaginario e la realtà italiana. Ecco magari leggiamocelo un po' tutte, perchè il pericolo mica l'abbiamo schivato del tutto.

    ha scritto il 

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