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Nascita e morte della massaia

By Paola Masino

(71)

| Mass Market Paperback | 9788876381317

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Book Description

Scritto tra il 1938 e il 1939, il romanzo ha una travagliata storia editoriale: censurato dal fascismo che lo giudica disfattista e cinico, una nuova versione ripulita da ogni riferimento all'Italia e alla sua realtà - in attesa di essere diffusa - b Continue

Scritto tra il 1938 e il 1939, il romanzo ha una travagliata storia editoriale: censurato dal fascismo che lo giudica disfattista e cinico, una nuova versione ripulita da ogni riferimento all'Italia e alla sua realtà - in attesa di essere diffusa - brucia nella tipografia colpita da un bombardamento. Nel '45 finalmente il testo vede la luce, in un'edizione ricostruita dalla Masino sulle bozze di stampa nel tentativo di riportarlo alla lezione originaria. È la storia di una diciottenne senza nome che vive distesa in un baule, tra libri, ragnatele e tozzi di pane muffiti, fino a quando non è costretta a uscirne per sposare un vecchio zio e trasformarsi nell'angelo del focolare. Con una scrittura vibrante e inedita, capace di mescolare perfettamente registri diversi, Paola Masino traccia il profilo metafisico e surreale di un femminismo ante litteram. Una riflessione attuale sull'esistenza vana e superficiale a cui è costretta la donna e sul ruolo che le è riservato dalla società e dalla famiglia.

11 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Il titolo non invoglia molto alla lettura, metterei come sottotitolo..."Pierina porcospina"... Anche se sono arrivata solo a pag. 25, percepisco che altri libri più recenti si sono ispirati a questo modo di sentirsi donna-autodidatta e visionaria. Mi ...(continue)

    Il titolo non invoglia molto alla lettura, metterei come sottotitolo..."Pierina porcospina"... Anche se sono arrivata solo a pag. 25, percepisco che altri libri più recenti si sono ispirati a questo modo di sentirsi donna-autodidatta e visionaria. Mi viene in mente Leonora Carrington (il cornetto acustico ) e Unica Zurn (l'uomo nel gelsomino)

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    linda - solo cartacei pro gruppo vita animale said on Jun 6, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Nonostante tutta la buona volontà, non sono riuscita a seguirlo.

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    Lauradg74 said on Feb 9, 2013 | 3 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Digestione difficile

    Forse è che l'allegoria protratta mi risulta pesante, come certi piatti troppo elaborati. Un po' per quanto ha di intrinsecamente artificioso. Ma anche perchè c'è una rigidità, una specie di richiesta di trovare le corrispondenze...tu sei sempre lì a ...(continue)

    Forse è che l'allegoria protratta mi risulta pesante, come certi piatti troppo elaborati. Un po' per quanto ha di intrinsecamente artificioso. Ma anche perchè c'è una rigidità, una specie di richiesta di trovare le corrispondenze...tu sei sempre lì a chiederti ma questo cosa rappresenta, cosa significa, e quest'altro? Invece prendiamo Orlando, quello di Virginia Woolf giusto per dirne una che del destino femminile del suo tempo ha ben saputo parlare. C'è lei/lui, con la sua vicenda favolosa, e poi sta al lettore di decidere se quella vicenda è anche allegoria, metafora, parabola, monito di qualcosaltro di più universale. Puoi tranquillamente far finta che no, mangiare a quattro palmenti e leccarti le dita e basta. Puoi avere delle illuminazioni non a comando, anche.
    Fatto sta che questa Massaia da favola allegorica mi è risultata davvero pesantissima malgrado la poeticità e anche visionarietà di certe pagine.
    Certo in un'epoca in cui la Massaia e Mamma era esaltata quale superna risorsa per la Patria, a presentare questi ruoli come una condanna e una sopraffazione (e con tale amarezza e "disfattismo" che il libro fu bloccato dalla censura fascista) ci voleva coraggio.
    Diciamo che le poche stelle le dò come lettrice d'oggigiorno, prescindendo dal valore storico: essendo i temi (che pure mi stanno molto a cuore) già assimilati, e l'esperienza di lettura quel che ho detto.

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    franka said on Feb 21, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    certo, è un romanzo italiano e per giunta scritto da una donna. ma ciononostante è molto bello.

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    ex-lettrice said on Nov 15, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Scritto in diversi toni (surreale-metafisico) e registri linguistici (fiaba,diario,scrittura teatrale, saggio), il romanzo è una critica radicale al ruolo della donna in una società patriarcale come moglie devota, casalinga perfetta e madre prolific ...(continue)

    Scritto in diversi toni (surreale-metafisico) e registri linguistici (fiaba,diario,scrittura teatrale, saggio), il romanzo è una critica radicale al ruolo della donna in una società patriarcale come moglie devota, casalinga perfetta e madre prolifica.
    La maternità è concepita come una condanna proprio perché implica una dedizione assoluta a un altro come unica e massima espressione di sé.
    Credo sia necessario considerare che il libro è stato composto tra il 1938-39, un periodo in cui l'attività letteraria di una donna non era riconosciuta rispetto a quella dell'uomo che poteva dirsi scrittore, come se l'arte fosse solo patrimonio maschile .
    E' interessante riflettere su questi temi ora che tutto sembra cambiato.

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    Annascri said on Feb 21, 2011 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Tim: Come prima cosa bisogna chiedersi se ODB sia il nomignolo di Oreste Del Buono o di Ol’ Dirty Bastard.
    Fede: Ahah, sì. È incredibile. E non è una comodità nostra l’abbreviazione. Molte delle sue cose Del Buono le firmava ODB.

    Tim: Chissà se sape ...(continue)

    Tim: Come prima cosa bisogna chiedersi se ODB sia il nomignolo di Oreste Del Buono o di Ol’ Dirty Bastard.
    Fede: Ahah, sì. È incredibile. E non è una comodità nostra l’abbreviazione. Molte delle sue cose Del Buono le firmava ODB.

    Tim: Chissà se sapeva chi era Ol’ Dirty. Qualcuno glielo avrà fatto notare.
    Fede: La roba buffa è che quando è uscito “Enter The Wu” e ho incontrato Ol’ Dirty, per me ODB era Del Buono. Pensa che teneva una rubrica sulla Stampa, che essendo io di Torino era l’unico quotidiano che girava in casa. La rubrica si chiamava “Specchio dei tempi”. È praticamente su quella che ho imparato a leggere.

    Tim: Io non sapevo nemmeno che ODB fosse un narratore. lo conoscevo esclusivamente come direttore di Linus. Però il libro è bello, gran bello. Pieno di virgole.
    Fede: Un milione di virgole. Amo le virgole. Oggi poi che tutti scrivono tipo, “Piove. Fa freddo. Piove.”

    Tim: Viva le virgole.
    Fede: La prima cosa che mi piace è che sono cinque racconti ma alla fine è anche un piccolo romanzo se vuoi. I personaggi sono quelli, presi in momenti diversi.

    Tim: Sì, e poi la progressione dei capitoli continua da racconto a racconto. Tipo il primo racconto è 6 capitoli, ma il primo capitolo del secondo racconto è il capitolo 7. Però poi le date alla fine dei racconti sono al contrario: ha scritto l’ultimo nel ’58, tipo, e il primo nel ’63.
    Fede: Chissà se se li è tenuti lì e li ha scritti al contrario e poi ha nominato i capitoli uno per uno dopo averli scritti tutti. Mi pare di capire che c’è molto di autobiografico. Mi piace anche la struggenza di fondo con cui il protagonista si racconta. Se leggi due cose su ODB capisci un po’ perché. Non amava il suo lavoro letterario. Non si considerava uno scrittore.

    Tim: Che merda quella roba. Super italiana. Che se uno scrive di tv o di calcio o di fumetti, non può scrivere romanzi “seri”.
    Fede: Sembra sempre un po’ che faccia dire al suo personaggio, “Perché sono in questo libro?”

    Tim: Invece Zebio Còtal è tutta un’altra storia.
    Fede: So solo che piaceva da matti a Pasolini. Contadini, giusto?

    Tim: Contadini modenesi. Cavani se l’è autoprodotto in 500 esemplari, e uno di quei 500 è finito in mano a Pasolini. Un altro a Bassani, che l’ha selezionato per la sua collana di narrativa italiana per Feltrinelli. Sembra un po’ Figlio di Dio di Cormac McCarthy ma con l’Appenino al posto dell’Appalachia e con molta meno violenza estrema.
    Fede: Un Figlio di Dio centroitaliano. Bella questa collana comunque. Alla presentazione Davico Bonino ne era entusiasta. È figa questa cosa del grande vecchio e dei giovani editori che si uniscono per il bene supremo dei libri in aperta polemica col Grande Fratello che controlla l’editoria italiana. È un romanzo di suo. Poi Davico Bonino fa mega ridere. Diceva che l’unica cosa che non lo convinceva è che lui è juventino e Coppola e Formenton milanisti.

    Tim: Ahah. Vedi? Gli intellettuali devono parlare di calcio, di tv, di tutto.
    Fede: Sì. Per tornare a Del Buono—lui ad esempio ha fatto TUTTO: i fumetti, i giornali, i libri, l’editor, il critico televisivo. Aveva una rubrica su Panorama mi pare in cui faceva critica pubblicitaria.

    Tim: Era un grande. Ci fanno l’Antimeridiano. Invece il libro della massaia non l’ho letto. Tu?
    Fede: Io neanche.

    Tim: Beh, parla di massaie.

    TIM & FEDE

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    Vice Italia said on Apr 28, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
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  • Mass Market Paperback 297 Pages
  • ISBN-10: 8876381317
  • ISBN-13: 9788876381317
  • Publisher: Isbn Edizioni
  • Publish date: 2009-05-01
  • Also available as: Others
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