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Nati con la rete

La prima generazione cresciuta su Internet. Istruzioni per l'uso

Di ,

Editore: Rizzoli (BUR)

3.5
(34)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 488 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8817031658 | Isbn-13: 9788817031653 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Computer & Technology , Social Science , Teens

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Descrizione del libro
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  • 0

    Born digital, Being digital

    Commento questo libro qui: http://refkit.wordpress.com/2010/05/27/born-digital-being-digital/ Parlo di: libro non giovanilista, serietà, rispetto verso i digitali nativi, tono prescrittivo, ...continua

    Commento questo libro qui: http://refkit.wordpress.com/2010/05/27/born-digital-being-digital/ Parlo di: libro non giovanilista, serietà, rispetto verso i digitali nativi, tono prescrittivo, paratesto (ottimo), conclusioni (che non funzionano), miti sfatati. E cito anche Charlie fa surf dei Baustelle.

    ha scritto il 

  • 3

    Carino, ma solo se avete 40-50 anni e figli adolescenti che chattano come dannati...

    Questo libro parte dalla constatazione che, calcolo delle date alla mano, è ormai arrivata alla maggiore età la prima generazione nata quando esisteva già la Rete, e che quindi non riesce a ...continua

    Questo libro parte dalla constatazione che, calcolo delle date alla mano, è ormai arrivata alla maggiore età la prima generazione nata quando esisteva già la Rete, e che quindi non riesce a pensare a nessun momento della sua vita in cui la Rete col suo caldo abbraccio non ci fosse. Il mio pensiero corre a quando io, piccolino, ero nato con la TV e il telefono in casa, mentre giravano ancora vecchiette che "il telefono no, uh, mi fa paura", e molti - magari profetici - vedevano nella tv solo il Diavolo. A me bambino, invece, sembravano cose molto carine e "ovvie", ed era del tutto impensabile vivere in un mondo che ne fosse privo... Erano gli adulti che ne avevano paura, che mi sembravano strani, e non quelle tecnologie...

    E' insomma ovvio che la generazione dei "nativi digitali" abbia verso la Rete e le tecnologie digitali un atteggiamento del tutto diverso da quello delle generazioni che l'hanno preceduta, e che hanno memoria di un tempo in cui la musica era, per definizione, un disco, e la posta, un foglio di carta spedito o un fax, e l'informazione, qualcosa che si otteneva a ore fisse dal TG o andando in edicola... e così via. La tecnologia ha cambiato il loro modo di vedere il mondo. Io ho appena traslocato e nel sistemare la nuova casa non trovavo mai spazio a sufficienza per metterci tutti i miei CD di classica e non, e così chiesto ad un mio amico quasi-nativo che è andato ad abitare nella mia vecchia casa: "Ma tu come hai fatto a gestire tutti i tuoi CD?". Risposta: "QUALI CD? Non ne ho". "Come, 'quali CD?' E la musica dove la tieni?". "Nell'Ipod"... Eh già, ero io a non essermi accorto, pur avendo l'Ipod, che ormai la musica è "liquida", viaggia senza supporti... legalmente o non, qui non importa saperlo.

    Purtroppo, e questo spiega le sole tre stelle del mio giudizio - il punto che mi ha un poco deluso di questo saggio denso e ben scritto, dal tono semplice, piano e didattico, è che non mi dice nulla che io - digitale per nulla nativo, avendo 51 anni - non sapessi già. Il target per cui è stato scritto - ed è, sia chiaro, un target assolutamente legittimo - è quello dei genitori travolti da figli più o meno adolescenti con la testa completamente nelle nuvole tra Facebook, Emule e iTunes, Twitter, Wikipedia, Youtube, giochi online, e tutto il resto ("resto" che nell'età del picco ormonale include per forza di cose i siti porno! Ennò, eh?).

    Il problema è che io di questo target non faccio parte, quindi sentirmi descrivere per pagine e pagine e pagine cosa siano e come funzionino cose che uso già tutti i giorni, alla lunga mi ha annoiato, e molto. Per essere certi che un lettore potenzialmente "analfabeta informatico" capisse i concetti, infatti, gli autori si sono dilungati a spiegare per filo e per segno tutto, ma proprio tutto.

    Ripensando però a mia sorella che ha una bambina di dieci anni che la vede andare su Facebook e che quindi ha voluto avere (pur sotto stretto controllo) un profilo anche lei, capisco che il libro ha una vasta platea di lettori potenziali. Costoro, come mia sorella, sono molto attenti e sensibili ai rischi potenziali che un minore corre ad essere lasciato da solo con queste tecnologie - dai pedofili agli spammer.

    Una volta l'epoca giusta per ricevere il primo orologio era la Prima Comunione (ricordate?): era una sorta di rito consolidato, un rito sociale di passaggio. Ma oggi, l'età giusta per avere un cellulare in grado di chiamare oltre che di ricevere (mia sorella il cellulare solo-in-ricezione lo usa già come cercapersone, anzi come cercabambina, se per caso è in ritardo), qual è? A che età è ragionevole introdurre alla Rete un adolescente che, lo sappiamo benissimo, se venisse bannato fino alla maggiore età troverebbe cmq i modi per andarci lo stesso, e subirebbe un handicap sociale e di apprendimento non da poco?

    Sono domande serie, che gli autori affrontano in modo ragionevole, anche se a volte tendono, a mio parere, a prendere un po' troppo sul serio certe minacce e certi pericoli un po' astrusi - ma a un cuore di genitore non si comanda, e fa bene a preoccuparsi: è il suo mestiere. [Così come quello dei figli è riuscire ad ingannare la sorveglianza genitoriale... :-) ].

    La parte che ho apprezzato di più è quella, minoritaria purtroppo, in cui gli autori si chiedono quale sarà il modo di vedere il mondo che avrà questa generazione di giovanissimi quando sarà adulta e lo governerà lei, il mondo. Mi ha per esempio divertito la discussione del problema del "multitasking" nelle università Usa, che hanno fatto ogni sforzo per avere il wireless "always-on" e ovunque, e che ora hanno il problema degli studenti che badano a facebook invece che alla lezione... Il punto è però che sembra riescano a fare tutte e due le cose assieme... Da un discorso come questo nascerebbero interessanti interrogativi sulle capacità della mente umana di concentrarsi e apprendere - e dopo tutto, scarabocchiare e istoriare di faccine i bordi di un quaderno, come facevamo noi durante una lezione noiosa, equivale a chattare, dal punto di vista dell'attenzione: è solo meno geek. Ma, ripeto, questa parte è tenuta un po' sullo sfondo, mentre io speravo che fosse il tema principale del libro, ahimè.

    Concludendo: se anche voi pensavate che questo fosse un libro sul cambiamento che la cultura della Rete ha causato alla società, ai modi di relazione, alla comunicazione, all'apprendimento, diciamo che non troverete nulla di più di ciò che sapete già se siete utenti abituali di questi strumenti.

    Se invece siete un poco alle prime armi con la Rete, e soprattutto se siete un genitore alla prese di minorenni alle prese con la Rete, allora troverete un libro ricco, diligente, documentato, scritto dal punto di vista di chi genitore è - oltre che docente - e che discute in modo equilibrato i rischi della Rete vs i rischi che correrebbe un ragazzo tagliato per eccesso di zelo fuori da una società ormai Rete-dipendente. Se quindi rientrate in questo secondo gruppo e non siete smanettoni, questo libro è decisamente molto utile e molto consigliato.

    ha scritto il 

  • 3

    Gli adulti, spiega Luca Sofri nell'introduzione, dovrebbero liberarsi di ogni inclinazione "entomologica" nei confronti dei fenomeni che riguardano i loro figli o i loro nipoti. Gli adulti non sono ...continua

    Gli adulti, spiega Luca Sofri nell'introduzione, dovrebbero liberarsi di ogni inclinazione "entomologica" nei confronti dei fenomeni che riguardano i loro figli o i loro nipoti. Gli adulti non sono scienziati che studiano gli insetti, sono insetti che studiano gli scienziati, per quanto insetti curiosi e colti, colti di un'altra vecchia cultura. Beh, questo è già un buon approccio per affrontare tutte le questioni relative ai "nativi digitali", pessima espressione che si riferisce a tutti i giovani nati dopo l'avvento di Internet e cresciuti tra blog e social network, chat e musica scaricata più o meno legalmente. La rivoluzione del web c'è stata, ma ancora nessuno può valutarne a pieno le conseguenze, anche perchè i giovani sono ancora giovani, nessuno ha ancora vissuto un'intera vita on line. Però è importante alzare le antenne, alimentare discussione, condividere consapevolezza. Questo libro - peraltro un po' verboso e ripetitivo - ci aiuta a fissare alcune delle più importanti questioni. E soprattutto permette di entrare nella giusta lunghezza d'onda nei confronti di chi viene dopo di noi: perché non dobbiamo essere nè cani da guardia nè persone che semplicemente battono in ritirata.

    ha scritto il 

  • 0

    Un libro semplicemente poco utile

    Tendenzialmente inutile, a meno che non siate genitori un po' anzianotti, un po' bigotti,un po' ingenui e abbiate vissuto per gli ultimi vent'anni in una casa di legno di faggio arredata stile ...continua

    Tendenzialmente inutile, a meno che non siate genitori un po' anzianotti, un po' bigotti,un po' ingenui e abbiate vissuto per gli ultimi vent'anni in una casa di legno di faggio arredata stile liberty da vostra moglie in cuffietta e calze di lana pesanti.In America. Questo libro è un po' come vedere Vojager, ti lascia semplicemente stordito e privo di un minimo arricchimento culturale, come Giacobbo questi autori sono abilissimi a cambiare qualsivoglia argomento ed a puntare il dito verso dei misteriosi templari (i templari si sà ci stanno sempre) Brutto e banale.

    ha scritto il 

  • 2

    1oo pagine per spiegare e ribadire il problema dei giovani che lasciano troppi dati sensibili in giro x internet senza informarsi sulle regole della privacy che adottano i vari siti di networking, ...continua

    1oo pagine per spiegare e ribadire il problema dei giovani che lasciano troppi dati sensibili in giro x internet senza informarsi sulle regole della privacy che adottano i vari siti di networking, beh...francamente sono troppe.
    prolisso.

    ha scritto il 

  • 4

    Un mondo cambiato, lo vogliamo o no

    Non fatevi sviare dal titolo. Non è un testo psicologico sulle caratteristiche delle nuove generazioni, nate dentro il mondo digitale. E' invece una mappa culturale, in senso lato (in quanto ...continua

    Non fatevi sviare dal titolo. Non è un testo psicologico sulle caratteristiche delle nuove generazioni, nate dentro il mondo digitale. E' invece una mappa culturale, in senso lato (in quanto coinvolge problemi politici, economici, antropologici, comportamentali, educativi), del nuovo spazio di vita che si sta costituendo (con o senza o anche contro di noi) per effetto della rapida diffusione di strumentazioni e soprattutto comportamenti di rete. Ciò che è presentato non è un problema di generazioni quanto di popolazioni che hanno familiarità attiva con la rete, un fatto che coinvolge una buona parte del mondo attuale e ne sconvolge un'altra (tra cui quella che ha a che fare con l'educazione). Una lettura, questa, da consigliare sia ai nativi (che spesso fanno senza capire o pensare) sia agli altri (che per capire, però, dovrebbero sempre tenere a portata di mano un pc e armarsi di pazienza e curiosità). La tesi sostenuta dai due (avvocati, del resto) non è rivoluzionaria, non predica sfracelli, ma, si direbbe, gioca su un moderatismo intelligente: coincide con l'idea che evitando in seria considerazione il problema di come sta cambiando ed anzi è già cambiato il mondo per efetto della rete (le prime avanguardie dei nativi digitali stanno uscendo dall'università!) si rischia la paralisi e l'isolamento, sia politico che culturale (il che è quanto sta direttamente sperimentando il nostro villaggio, intento soltanto a bearsi o scandalizzarsi del grufolare del principe).

    ha scritto il