Nati due volte

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 98

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

3.8
(1940)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 188 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8497890949 | Isbn-13: 9788497890946 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
«Questi bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. Sono nati due volte e il percorso sarà più tormentato. Ma alla fine anche per voi sarà una rinascita»
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  • 4

    Come papà di un bimbo piccolo e con un altro in arrivo, è stato a volte doloroso leggere questo libro. La sincerità dell'autore, i sentimenti contraddittori verso il figlio, i meccanismi di autodifesa ...continua

    Come papà di un bimbo piccolo e con un altro in arrivo, è stato a volte doloroso leggere questo libro. La sincerità dell'autore, i sentimenti contraddittori verso il figlio, i meccanismi di autodifesa penso facciano parte dell'esperienza di tutti i padri, anche se riconoscerlo non è facile e comporta di rinunciare all'immagine che ci costruiamo di noi stessi come genitori. Certo Pontiggia riesce in questa operazione perché la sua paternità è stata messa a confronto con la disabilità del figlio e la contemporanea necessità e impossibilità di accettarla: si tratta di un'esperienza tanto difficile e dolorosa che probabilmente chi non l'ha vissuta non può comprenderla, ma questa sofferenza credo abbia permesso all'autore di arrivare a dire qualcosa di importante sull'essere genitori.

    ha scritto il 

  • 5

    Sono pochissimi gli scrittori che riescono a fare letteratura su se stessi e la propria storia famigliare: i migliori. Con questo libro della maturità - anche se forse non il suo capolavoro assoluto - ...continua

    Sono pochissimi gli scrittori che riescono a fare letteratura su se stessi e la propria storia famigliare: i migliori. Con questo libro della maturità - anche se forse non il suo capolavoro assoluto - Pontiggia si mostra all'altezza della sfida, che nel suo caso presentava una doppia insidia: quella di dover raccontare l'handicap e il modo in cui viene vissuto all'interno di una famiglia. L'autore, che negli ultimi anni della propria carriera aveva trovato una confidenza sempre maggiore col racconto in prima persona, affronta una materia così delicata senza paura e senza concedere alibi di alcun tipo, a se stesso per primo. L'onestà con cui viene reso il punto di vista di un padre alle prese con la disabilità del figlio è tale da far perdonare qualche passaggio un po' professorale e apodittico - coerente comunque con la voce del narratore, che è pur sempre l'alter ego di Pontiggia stesso e ne rispecchia il temperamento - e non è casuale che il romanzo sia molto amato da genitori che hanno vissuto sulla propria pelle il problema, oltre che incluso in bibliografie di corsi sull'argomento. Ma a prescindere da questi effetti positivi sul piano sociale e didattico, si tratta prima di ogni altra cosa di letteratura, e nella sua espressione più alta.

    ha scritto il 

  • 2

    non mi era mai successo prima... ho provato una seria e profonda antipatia per l'io scrivente. Per carità, gran paroloni, gran concetti, grandi massime di vita ogni 3/4 righe..ma che saccenza... ...continua

    non mi era mai successo prima... ho provato una seria e profonda antipatia per l'io scrivente. Per carità, gran paroloni, gran concetti, grandi massime di vita ogni 3/4 righe..ma che saccenza...

    ha scritto il 

  • 2

    Forse non l’ho capito, o mi aspettavo altro, ma non mi è piaciuto. Troppo superficiale e frammentato, con digressioni che non aggiungono nulla al libro. L’argomento dell’handicap è interessante ed è s ...continua

    Forse non l’ho capito, o mi aspettavo altro, ma non mi è piaciuto. Troppo superficiale e frammentato, con digressioni che non aggiungono nulla al libro. L’argomento dell’handicap è interessante ed è stato coraggioso l’autore ad esporsi in questo modo e posso capire tutti i turbamenti e le frustrazioni, ma è la scrittura che non mi ha convinta, forse anche troppo infarcita di paroloni che visto il tema mi sembrano superflui. Di sicuro come dice il titolo si nasce due volte in questi casi, nel bene e nel male.

    ha scritto il 

  • 4

    Contro natura

    http://youtu.be/adurtCVa8W4

    Questi bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. ...continua

    http://youtu.be/adurtCVa8W4

    Questi bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda dipende da voi, da quello che saprete dare. Sono nati due volte e il percorso sarà più tormentato. Ma alla fine anche per voi sarà una rinascita"

    Questi bambini sono i disabili.
    E riguardo alla rinascita dei genitori, beh, non è vero niente!
    Per un genitore è un morire lento.
    Giorno dopo giorno i genitori dovranno fare i conti con la loro più grande sconfitta: sapere che quei figli non saranno mai indipendenti.
    E non è mica solo questo, quello che succede...
    Ogni principio cui si credeva viene capovolto: l'eccezione diventa la regola; il favoritismo sostituisce l'imparzialità; lo spirito di osservazione si acuisce...in negativo: si cercano situazioni peggiori che danno conforto alla propria -E poche cose sono più vili di quelle dove si trova consolazione nella sventura degli altri.
    L'accettazione dei limiti? E' roba per estranei, per chi vive il disabile in tempi e luoghi definiti. Per un genitore è contro natura. Perché sarebbe come rinunciare alla speranza di una guarigione -o di quel po' che possa portare questo figlio a essere in grado di badare a se stesso. Con quale stato d'animo un genitore può avvicinarsi alla vecchiaia sapendo che dovrà lasciare un figlio che avrà bisogno di cure per tutto il resto della sua vita?

    ha scritto il 

  • 4

    In questo libro di Pontiggia si può leggere la storia di un padre piegato dall'handicap del figlio. L'autore ripercorre a grandi balzi, in via anedottica, la storia del suo rapporto con la disabilità ...continua

    In questo libro di Pontiggia si può leggere la storia di un padre piegato dall'handicap del figlio. L'autore ripercorre a grandi balzi, in via anedottica, la storia del suo rapporto con la disabilità del figlio e tutto ciò che ne consegue. Non si tratta del romanzo sul rapporto padre/figlio, bensì sul rapporto padre/disabilità-del-figlio. La figura di Paolo è quasi di contorno: al centro si staglia, prepotente, la sua disabilità. Non vi sono vincitori, solo vinti. Il padre, consapevole dell'umana incapacità di rapportarsi realmente ed autenticamente con un figlio avvertito diverso perché diverso e di conseguenza vissuto come tale, è lo specchio di una società che tollera la disabilità, ma nel profondo ne è urtata e vorrebbe più che mai sanarla. Frigerio prega per la guarigione del figlio, all'inizio "totale, completa", poi anche solo "parziale": non vi è accettazione, ma adeguamento da parte sua. Il padre diventa quindi agli occhi del lettore lo specchio della comunità che, tra mille premure, sforzi vani, lotte impari, crisi e affetti sinceri, prova a destreggiarsi con l'immenso problema della disabilità avvertendone in continuazione la sua essenziale non naturalezza, che spinge a confidare in future guarigioni, mediche o miracolistiche. Un ritratto sincero e spietato del travagliato rapporto con l'a-normalità ed il costante desiderio dell'abile di cancellare ogni diversità insita nella disabilità, forse più a vantaggio di noi stessi che dell'altro.

    ha scritto il 

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