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Nati due volte

Di

Editore: Mondadori (Oscar BestSeller 1169)

3.8
(1849)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 232 | Formato: Paperback

Isbn-10: 880449543X | Isbn-13: 9788804495437 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Descrizione del libro
Che cosa succede in una famiglia quando nasce un figlio handicappato, come sievolvono le paure, le speranze, l'angoscia, le normali esperienze di tutti igiorni. Come reagiscono i familiari, gli amici, i medici, "la gente", e ilpadre, la madre, il fratello. I bambini disabili, come suggerisce il titolo,nascono due volte: la prima li vede impreparati al mondo, la seconda è unarinascita affidata all'amore e alla intelligenza degli altri. Coloro chenascono con un handicap devono conquistarsi giorno per giorno, più degli altriil proprio diritto alla felicità. Il libro è un romanzo coraggioso eanticonformista che alterna a pagine tese, drammatiche e commoventi altreeccentriche o decisamente comiche.
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  • 4

    In questo libro di Pontiggia si può leggere la storia di un padre piegato dall'handicap del figlio. L'autore ripercorre a grandi balzi, in via anedottica, la storia del suo rapporto con la disabilità ...continua

    In questo libro di Pontiggia si può leggere la storia di un padre piegato dall'handicap del figlio. L'autore ripercorre a grandi balzi, in via anedottica, la storia del suo rapporto con la disabilità del figlio e tutto ciò che ne consegue. Non si tratta del romanzo sul rapporto padre/figlio, bensì sul rapporto padre/disabilità-del-figlio. La figura di Paolo è quasi di contorno: al centro si staglia, prepotente, la sua disabilità. Non vi sono vincitori, solo vinti. Il padre, consapevole dell'umana incapacità di rapportarsi realmente ed autenticamente con un figlio avvertito diverso perché diverso e di conseguenza vissuto come tale, è lo specchio di una società che tollera la disabilità, ma nel profondo ne è urtata e vorrebbe più che mai sanarla. Frigerio prega per la guarigione del figlio, all'inizio "totale, completa", poi anche solo "parziale": non vi è accettazione, ma adeguamento da parte sua. Il padre diventa quindi agli occhi del lettore lo specchio della comunità che, tra mille premure, sforzi vani, lotte impari, crisi e affetti sinceri, prova a destreggiarsi con l'immenso problema della disabilità avvertendone in continuazione la sua essenziale non naturalezza, che spinge a confidare in future guarigioni, mediche o miracolistiche. Un ritratto sincero e spietato del travagliato rapporto con l'a-normalità ed il costante desiderio dell'abile di cancellare ogni diversità insita nella disabilità, forse più a vantaggio di noi stessi che dell'altro.

    ha scritto il 

  • 3

    Nonostante il linguaggio colto, che in certi casi può risultare fastidioso, il libro è assai piacevole e si legge in poco tempo. La storia è incentrata sulla figura del padre che ne è l'assoluto prota ...continua

    Nonostante il linguaggio colto, che in certi casi può risultare fastidioso, il libro è assai piacevole e si legge in poco tempo. La storia è incentrata sulla figura del padre che ne è l'assoluto protagonista. Il figlio disabile rimane sullo sfondo, un pretesto per scrivere una storia.

    ha scritto il 

  • 2

    troppo edonistico

    Il libro è interessante perchè fa riflettere sulla disabilità e su cosa voglia dire essere diversi, se veramente esiste una normalità. E' scritto sotto forma di diario, in brevi capitoletti che facili ...continua

    Il libro è interessante perchè fa riflettere sulla disabilità e su cosa voglia dire essere diversi, se veramente esiste una normalità. E' scritto sotto forma di diario, in brevi capitoletti che facilitano la lettura.
    Il problema, a mio avviso, è che parla più del narratore (il padre del disabile) che del figlio stesso. E il padre sembra avere più problemi del figlio, a dire dalle elucubrazioni in cui lancia per spiegare il mondo. A volte questi ragionamenti sono interessanti, a volte meno e un po' contorti e saccenti.
    In generale il libro è piacevole per l'argomento e l'idea ma non credo di amare il modo in cui è stato scritto.

    ha scritto il 

  • 1

    Deludente

    Il libro, al di là di frasi ad effetto, è frammentario. Vorrebbe affrontare la vicenda disabilità da diversi punti di vista, secondo le varie persone che la incontrano. In realtà il risultato è un'acc ...continua

    Il libro, al di là di frasi ad effetto, è frammentario. Vorrebbe affrontare la vicenda disabilità da diversi punti di vista, secondo le varie persone che la incontrano. In realtà il risultato è un'accostamento di situazioni venato da una scrittura sarcastica e grottesca che trovo fuori luogo.
    Paolo, il ragazzino con la paralisi cerebrale, è in ombra per tutto il romanzo. E sì che dovrebbe essere il fulcro da cui nascono tutte le esperienze.

    ha scritto il 

  • 5

    Ce l'avevo in casa, non lo ricordavo nemmeno più. L'ho trovato un gran libro, che affronta in maniera profonda e intelligente la disabilità, i rapporti familiari, la crescita. Lo consiglio tantissimo, ...continua

    Ce l'avevo in casa, non lo ricordavo nemmeno più. L'ho trovato un gran libro, che affronta in maniera profonda e intelligente la disabilità, i rapporti familiari, la crescita. Lo consiglio tantissimo, peraltro Pontiggia è un vero fuoriclasse.

    ha scritto il 

  • 4

    4,5 stelle

    “Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde 'razza umana', non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera.
    È questo il paesaggio che si deve apri ...continua

    “Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde 'razza umana', non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera.
    È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza."

    "Riconoscere la diversità non è razzismo. È un dovere che abbiamo tutti. Il razzismo però deduce dalla diversità degli uomini la diversità dei diritti. Noi invece pensiamo che i diritti siano gli stessi per tutti gli uomini."

    Ma non è solo questo: è un libro pieno di lezioni, pur non avendo la pretesa di insegnare.

    Qui la recensione:

    http://www.ilmiogiornale.org/nati-due-volte-di-giuseppe-pontiggia-il-libro/

    http://www.ilmiogiornale.org/nati-due-volte-di-giuseppe-pontiggia-il-percorso/

    ha scritto il 

  • 3

    La brava cattiveria

    Pontiggia ha stile e la composizione dell’opera è tranquillamente audace: al centro c’è Paolo, un figlio con delle limitazioni fisiche, e attorno a lui ci sono gli altri con le loro limitazioni psichi ...continua

    Pontiggia ha stile e la composizione dell’opera è tranquillamente audace: al centro c’è Paolo, un figlio con delle limitazioni fisiche, e attorno a lui ci sono gli altri con le loro limitazioni psichiche non altrettanto evidenti, però, e perciò prese per buone, perché le forti limitazioni fisiche sono comunque casi eccezionali: molto più usuale è la forte limitazione intellettuale, così diffusa che nemmeno la si nota. L’anomalia è l’intelligenza, la norma è il sottosviluppo mentale.

    Però l’opera complessivamente è debole, leggerina, presa di striscio, tenuta, infine, alla lontana, raccontata nei riflessi degli altri, e la discriminazione più amara resta nella preoccupazione maggiore del padre di Paolo: - Sarà intelligente? Il padre di Paolo può accettare un figlio fisicamente disabile, ma uno scemo dal parto no. No??? Chiaro che lo scemo totale è il padre.

    C’è questa moda epigonale dell’intelligenza, che recita: “Muto, povero, malato, ebreo o persino donna, sono disposto a essere tutto!, ma scemo no” non accorgendosi che una frase così la può dire solo uno scemo. Tutti che girano con il metro taroccato a propria immagine e somiglianza in tasca per misurare la vita degli altri e decidere, secondo criteri ragionevoli, quanto deve essere lunga e secondo quale dimensione, per poterne dire sì-questa-è-vita oppure no-questa-non-è-vita.

    Una curiosità però questo romanzo me l’ha lasciata: chissà che padre sarà, Paolo.

    ha scritto il 

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