Natura morta con custodia di sax

Storie di jazz

Di

Editore: Instar Libri

4.1
(396)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 308 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8846100018 | Isbn-13: 9788846100016 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: C. Carraro , R. Brazzale

Disponibile anche come: Cofanetto , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Musica

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Descrizione del libro
Durante un lungo viaggio "on the road" in compagnia del suo autista baritono,Duke Ellington pensa, ricorda, progetta e compone. Dalle sue riflessioni efantasie prendono forma sette narrazioni indipendenti su altrettanti musicistijazz: Lester Young, Thelonious Monk, Bud Powell, Charlie Mingus, Ben Webster,Chet Baker, Art Pepper.Segue un capitolo storico-teorico mirante a spiegare le origini multi-etnichedel jazz, elevandolo a fenomeno unico e centrale nella cultura mondiale del'900. Appendice discografica a cura di Luciano Viotto.Testo latino a fronte.
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  • 4

    Il respiro del jazz

    Anche se siete a digiuno di jazz, sono sicuro che questo libro non vi deluderà. E’ una raccolta appassionante di alcuni dei più grandi artisti jazz che vengono descritti, dice Dyel nella prefazione, “ ...continua

    Anche se siete a digiuno di jazz, sono sicuro che questo libro non vi deluderà. E’ una raccolta appassionante di alcuni dei più grandi artisti jazz che vengono descritti, dice Dyel nella prefazione, “non com’erano ma come me li immagino”. Di solito le biografie dei musicisti risultano spesso aride e pallose. Qui tutto è vita, musica e arte. Dall'inizio alla fine troverete una scrittura che evoca il sapore del jazz. Il libro è corredato da un saggio agevole e illuminante sulle origini e i caratteri peculiari di questo genere musicale e da una discografia selezionata dei musicisti più importanti.
    Ecco cosa fa dire al grande sassofonista Art Pepper: "Cos'è il blues? Forse un uomo solo, rinchiuso da qualche parte, perché è finito in un casino e non era colpa sua. E pensa alla sua ragazza e a come non ne sa più niente da un sacco di tempo. E forse è giorno di visita e tutti sono giù con le loro mogli e fidanzate e lui se ne sta da solo in cella a pensare a lei. La vuole e sa che l'ha persa; non riesce a ricordarla bene, perchè da tanto tempo non fa che vedere delle foto appese al muro, donne che non assomigliano affatto a delle donne vere. Vorrebbe che ci fosse qualcuno ad aspettarlo, pensa a come la vita se ne sta andando e a come ha sbagliato tutto. Vorrebbe cambiare tutto e sa che non è possibile.....Questo è il blues!"

    ha scritto il 

  • 4

    molto dopo...
    il titolo italiano è molto più suggestivo di quello inglese: una natura morta in netta contrapposizione con la musica che è viva, palpitante e che ci conquista ad ogni passo; la custodia ...continua

    molto dopo...
    il titolo italiano è molto più suggestivo di quello inglese: una natura morta in netta contrapposizione con la musica che è viva, palpitante e che ci conquista ad ogni passo; la custodia di sax che evoca lo strumento e tutti i suoni magnifici che ne escono, come se venissero fuori dalla scatola

    ha scritto il 

  • 4

    Non ho ancora finito di leggerlo, ma sono già innamorata. delle descrizioni, del sound che si sente, che ti pervade. Bellissimo. Non si tratta del solito libro che cerca di spiegarti il jazz, o qualsi ...continua

    Non ho ancora finito di leggerlo, ma sono già innamorata. delle descrizioni, del sound che si sente, che ti pervade. Bellissimo. Non si tratta del solito libro che cerca di spiegarti il jazz, o qualsiasi altra musica, ma è un libro che racconta storie di jazz. narra la storia più o meno romanzata di grandi jazzman americani che hanno fatto la storia del jazz

    ha scritto il 

  • 3

    Sinceramente mi aspettavo di più, viste le buone recensioni; racconti di vite di jazzisti sempre sull'orlo della tossodipendenza o dell'alcolismo, abbastanza ripetitive, sebbene ben scritte.

    ha scritto il 

  • 3

    una mezza via tra racconti e saggio

    Pubblicato agli inizi degli anni '90 e per questo poteva avere un senso l'ampia parte dedicata a discografie e bibliografia. Belli i racconti che ti calano nelle vicende umane di questi incredibili ar ...continua

    Pubblicato agli inizi degli anni '90 e per questo poteva avere un senso l'ampia parte dedicata a discografie e bibliografia. Belli i racconti che ti calano nelle vicende umane di questi incredibili artisti. Personalmente avrei preferito leggerne altri piuttosto che la postfazione, un piccolo saggio, e elenchi che grazie alla rete sono ora di scarsa utilità.

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro e formato da nove racconti di nove artisti jazz... alcuni sono delle vere e proprie perle come quello su Mingus o quello di Art Pepper, altri mi sono piaciuti meno.
    I racconti sono carichi d' ...continua

    Il libro e formato da nove racconti di nove artisti jazz... alcuni sono delle vere e proprie perle come quello su Mingus o quello di Art Pepper, altri mi sono piaciuti meno.
    I racconti sono carichi d'atmosfera e di sofferenza, la stile di Dyer è scorrevole, poetico e spesso straziante, ma questa "purtroppo" era la vita dei jazzisti dell'epoca.
    Molto interessante il saggio finale di cinquanta pagine scritto dallo stesso autore.
    Consigliato a chi ama la musica tutta.

    ha scritto il 

  • 5

    E' raro che la letteratura riesca a catturare l'essenza del jazz. C'erano riusciti Julio Cortazar con "Il persecutore" e Michael Ondaatje con "Buddy Bolden's blues", centra il bersaglio l'inglese Geof ...continua

    E' raro che la letteratura riesca a catturare l'essenza del jazz. C'erano riusciti Julio Cortazar con "Il persecutore" e Michael Ondaatje con "Buddy Bolden's blues", centra il bersaglio l'inglese Geoff Dyer (Cheltenham, 1958) con il suo "Natura morta con custodia di sax", pubblicato originariamente nel 1991. Arte e vita. Un'arte che divora i suoi artisti. Una vita difficilmente misurabile con il metro della normalità, che soltanto in quella specifica forma d'arte che è il jazz riesce a fare emergere il genio assoluto in persone altrimenti (e variamente) inette a vivere.
    Dieci racconti per dieci giganti infelici. Gli ultimi giorni di Lester Young, poeta del sax e accompagnatore di Billie Holiday, uomo fragile e dolcissimo, in una stanza d'albergo. L'impacciato, mite e quasi autistico Thelonious Monk a New York. Bud Powell che entra ed esce dalla schizofrenia. Il gigante Ben Webster, sperduto fra i treni d'Europa e felice di suonare per i passeggeri. Il bulimico e iracondo Charlie Mingus, vulcano in perenne eruzione. Il narciso Chet Baker, amante inaffidabile di donne e canzoni, che sprofonda nella vecchiaia precoce dell'eroina e perde i denti in seguito alle percosse selvagge di un pusher. Il tossico Art Pepper fra donne, disastri e galera. Lega questi racconti una narrazione-cornice che ha per protagonisti Duke Ellington e il suo sassofonista baritono, Harry Carney, che attraversano l'America in macchina, diretti verso l'ennesimo concerto. E in auto Duke riflette, ricorda, compone.
    Chiude il libro una postfazione saggistica -"Tradizione, influenza e innovazione"- bella e acuta quanto i racconti sono penetranti e dolenti. Pagine indimenticabili su John Coltrane (il mio jazzista preferito assieme a Charlie Mingus), notazioni valide ancora oggi, anche se occorrerà aggiornare qualche nome, su quel moto pendolare, che investe il jazz come tutte le altre arti, tra il superamento delle forme e il ritorno alle forme della tradizione. Dyer cita con proprietà e pertinenza, senza esibizionismi, George Steiner e Harold Bloom, Walter Benjamin e Theodor W. Adorno.
    A proposito di Harold Bloom, la sua teoria sulla poesia ("L'angoscia dell'influenza") viene così utilizzata da Dyer:
    "Due, e a prima vista antitetici, sono i modi in cui la voce di un maestro continua a farsi sentire. Certe figure musicali sono così forti, così strettamente associate a uno specifico sound, che finiscono per colonizzare un'intera area espressiva, occupabile da altri solo a patto di rinunciare alla propria individualità. La personalità di un artista arriva a informare di sé uno stile al punto che resta possibile imitarlo, mai assorbirlo o trascenderlo. Per un trombettista d'oggi è praticamente impensabile suonare una ballad con la sordina Harmon senza voler sembrare Miles Davis.
    All'opposto, vi sono quei rari casi di figli che assimilano la lezione dei padri fino a "raggiungere -come Harold Bloom ha notato a proposito di alcuni poeti- uno stile che conquista e stranamente mantiene una priorità sui loro precursori, cosicché la tirannia del tempo risulta in qualche modo capovolta, e si può addirittura avere l'impressione, per qualche sbalordito momento, che essi vengano imitati dai loro antenati". Quante volte Lester Young ci appare in debito verso musicisti come Stan Getz, che invece hanno preso tutto da lui? E il primo Keith Jarrett non fa sorgere spontanea la domanda se Bill Evans non gli somigli un po' troppo?".
    Bellissima anche la notazione, tratta da Borges, che "ogni artista crea i suoi precursori. La sua opera modifica la nostra concezione del passato, come modificherà il futuro".
    Ricco apparato bibliografico e discografico, traduzione di Riccardo Brazzale e Chiara Carraro.

    ha scritto il 

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