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Natura morta con custodia di sax

Storie di jazz

By Geoff Dyer

(81)

| Others | 9788846100016

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Book Description

Durante un lungo viaggio "on the road" in compagnia del suo autista baritono,Duke Ellington pensa, ricorda, progetta e compone. Dalle sue riflessioni efantasie prendono forma sette narrazioni indipendenti su altrettanti musicistijazz: Leste Continue

Durante un lungo viaggio "on the road" in compagnia del suo autista baritono,Duke Ellington pensa, ricorda, progetta e compone. Dalle sue riflessioni efantasie prendono forma sette narrazioni indipendenti su altrettanti musicistijazz: Lester Young, Thelonious Monk, Bud Powell, Charlie Mingus, Ben Webster,Chet Baker, Art Pepper.Segue un capitolo storico-teorico mirante a spiegare le origini multi-etnichedel jazz, elevandolo a fenomeno unico e centrale nella cultura mondiale del'900. Appendice discografica a cura di Luciano Viotto.Testo latino a fronte.

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  • 3 people find this helpful

    E' raro che la letteratura riesca a catturare l'essenza del jazz. C'erano riusciti Julio Cortazar con "Il persecutore" e Michael Ondaatje con "Buddy Bolden's blues", centra il bersaglio l'inglese Geoff Dyer (Cheltenham, 1958) con il suo "Natura morta ...(continue)

    E' raro che la letteratura riesca a catturare l'essenza del jazz. C'erano riusciti Julio Cortazar con "Il persecutore" e Michael Ondaatje con "Buddy Bolden's blues", centra il bersaglio l'inglese Geoff Dyer (Cheltenham, 1958) con il suo "Natura morta con custodia di sax", pubblicato originariamente nel 1991. Arte e vita. Un'arte che divora i suoi artisti. Una vita difficilmente misurabile con il metro della normalità, che soltanto in quella specifica forma d'arte che è il jazz riesce a fare emergere il genio assoluto in persone altrimenti (e variamente) inette a vivere.
    Dieci racconti per dieci giganti infelici. Gli ultimi giorni di Lester Young, poeta del sax e accompagnatore di Billie Holiday, uomo fragile e dolcissimo, in una stanza d'albergo. L'impacciato, mite e quasi autistico Thelonious Monk a New York. Bud Powell che entra ed esce dalla schizofrenia. Il gigante Ben Webster, sperduto fra i treni d'Europa e felice di suonare per i passeggeri. Il bulimico e iracondo Charlie Mingus, vulcano in perenne eruzione. Il narciso Chet Baker, amante inaffidabile di donne e canzoni, che sprofonda nella vecchiaia precoce dell'eroina e perde i denti in seguito alle percosse selvagge di un pusher. Il tossico Art Pepper fra donne, disastri e galera. Lega questi racconti una narrazione-cornice che ha per protagonisti Duke Ellington e il suo sassofonista baritono, Harry Carney, che attraversano l'America in macchina, diretti verso l'ennesimo concerto. E in auto Duke riflette, ricorda, compone.
    Chiude il libro una postfazione saggistica -"Tradizione, influenza e innovazione"- bella e acuta quanto i racconti sono penetranti e dolenti. Pagine indimenticabili su John Coltrane (il mio jazzista preferito assieme a Charlie Mingus), notazioni valide ancora oggi, anche se occorrerà aggiornare qualche nome, su quel moto pendolare, che investe il jazz come tutte le altre arti, tra il superamento delle forme e il ritorno alle forme della tradizione. Dyer cita con proprietà e pertinenza, senza esibizionismi, George Steiner e Harold Bloom, Walter Benjamin e Theodor W. Adorno.
    A proposito di Harold Bloom, la sua teoria sulla poesia ("L'angoscia dell'influenza") viene così utilizzata da Dyer:
    "Due, e a prima vista antitetici, sono i modi in cui la voce di un maestro continua a farsi sentire. Certe figure musicali sono così forti, così strettamente associate a uno specifico sound, che finiscono per colonizzare un'intera area espressiva, occupabile da altri solo a patto di rinunciare alla propria individualità. La personalità di un artista arriva a informare di sé uno stile al punto che resta possibile imitarlo, mai assorbirlo o trascenderlo. Per un trombettista d'oggi è praticamente impensabile suonare una ballad con la sordina Harmon senza voler sembrare Miles Davis.
    All'opposto, vi sono quei rari casi di figli che assimilano la lezione dei padri fino a "raggiungere -come Harold Bloom ha notato a proposito di alcuni poeti- uno stile che conquista e stranamente mantiene una priorità sui loro precursori, cosicché la tirannia del tempo risulta in qualche modo capovolta, e si può addirittura avere l'impressione, per qualche sbalordito momento, che essi vengano imitati dai loro antenati". Quante volte Lester Young ci appare in debito verso musicisti come Stan Getz, che invece hanno preso tutto da lui? E il primo Keith Jarrett non fa sorgere spontanea la domanda se Bill Evans non gli somigli un po' troppo?".
    Bellissima anche la notazione, tratta da Borges, che "ogni artista crea i suoi precursori. La sua opera modifica la nostra concezione del passato, come modificherà il futuro".
    Ricco apparato bibliografico e discografico, traduzione di Riccardo Brazzale e Chiara Carraro.

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    bartlebyloscrivano said on Aug 25, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Una raccolta di storie sul jazz

    Dalla prefazione: "Molte situazioni nascono da episodi famosi, se non leggendari [...]. Sono tutti episodi che appartengono a un repertorio comune di aneddoti e di notizie vulgate: sono per così dire degli standard che io rielaboro, riferendo più o m ...(continue)

    Dalla prefazione: "Molte situazioni nascono da episodi famosi, se non leggendari [...]. Sono tutti episodi che appartengono a un repertorio comune di aneddoti e di notizie vulgate: sono per così dire degli standard che io rielaboro, riferendo più o meno sommariamente i fatti principali per poi passare a improvvisarci sopra, in alcuni casi staccandomene del tutto. Un espediente forse non troppo fedele alla verità della cronaca ma, ancora una volta, un modo per assecondare la natura improvvisativa del jazz. Certi episodi, invece, non derivano neppure da fatti realmente accaduti: sono scene inventate, da interpretare come composizioni originali."
    E di questo si tratta, una raccolta di storie che raccontano il jazz attraverso l'anima e i tormenti di alcuni dei più grandi interpreti del secolo scorso. Io non sono un'esperta di musica jazz, ma credo che chi invece lo è può può ricevere molte altre esperienze da questo libro.
    Molto interessante anche la postfazione, che offre lo spunto a riflessioni sulle dinamiche che stanno alla base di questo genere di musica, dagli albori ai giorni nostri.

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    Irene la Zia said on Aug 2, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    sublime. il libro che vorresti sempre avere con te, la musica che vorresti sempre ascoltare. dopo la scoperta, presa dall'entusiasmo lessi due altri libri di dyer, ma nessuno ha più toccato le mie corde. natura morta, invece, l'ho ripreso in mano più ...(continue)

    sublime. il libro che vorresti sempre avere con te, la musica che vorresti sempre ascoltare. dopo la scoperta, presa dall'entusiasmo lessi due altri libri di dyer, ma nessuno ha più toccato le mie corde. natura morta, invece, l'ho ripreso in mano più e più volte: per assaporarlo qua e là, e poi per rileggerlo integralmente. è sempre lì, e non delude.

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    lorinbocol said on Jul 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    bello, appassionato, con dentro il cuore, la passione e la competenza.
    ben confezionato , la divisione in due sezioni, narrativa e saggio mi è piaciuta.
    per gli appassionati di jazz e per chi volesse avvicinarsi una lettura sinceramente da consigliar ...(continue)

    bello, appassionato, con dentro il cuore, la passione e la competenza.
    ben confezionato , la divisione in due sezioni, narrativa e saggio mi è piaciuta.
    per gli appassionati di jazz e per chi volesse avvicinarsi una lettura sinceramente da consigliare.

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    Gianni Bestagno said on Jun 27, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Non sono storie se non si vaga continuamente.
    Qui c'è del mal di testa. Di quelli belli, che ti ricordi.

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    federico stroszek said on Jun 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Che cos'è Storie di Jazz? Un saggio? Un romanzo? Un po' tutti e due direi, l'autore tramite fotografie, documenti, video, ma soprattutto utilizzando la musica degli artisti cerca di "improvvisare"... ehm, non sulla loro vita, ma sulla loro essenza di ...(continue)

    Che cos'è Storie di Jazz? Un saggio? Un romanzo? Un po' tutti e due direi, l'autore tramite fotografie, documenti, video, ma soprattutto utilizzando la musica degli artisti cerca di "improvvisare"... ehm, non sulla loro vita, ma sulla loro essenza di artisti ecco.
    L'improvvisazione in questo romanzo è data dalla forma narrativa scelta, Dyer scrive sull'onda delle emozioni che i musicisti gli trasmettono e cerca di immedesimarsi in loro, cosa ci stanno dicendo Powell, Monk, Pres, Baker e tutti gli altri? Qual'è il nesso di quella musica con la loro vita? Nessuno lo sa con certezza, ma Dyer lo immagina e improvvisa come si fa nel jazz. Viene fuori un "saggio di critica creativa" e una raccolta di storie sul jazz, utilizzando la stessa definizione dell'autore. Racconti di personaggi tormentati e fallibili, pieni di talento e follia, intervallati da una lunga corsa in macchina di Duke Ellington e Harry Carney.
    Questo libro parla di jazz con il linguaggio del jazz ed è questo a renderlo in gran bel libro! Quattro stelle e mezzo.

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    Ic@rus said on May 26, 2014 | Add your feedback

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