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Nebbia

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.0
(675)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 269 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Chi semplificata

Isbn-10: 8817022128 | Isbn-13: 9788817022125 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Flaviarosa Nicoletti Rossini ; Prefazione: Antonio Castronuovo

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Romance

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Descrizione del libro
Pubblicato per la prima volta nel 1914, "Nebbia" è senz'altro il capolavoro del grande scrittore e filosofo basco, un libro nel quale è felicemente condensata la sua visione del mondo e del legame che unisce realtà e immaginazione. Nel narrare la storia di Augusto Perez, un giovane ricco e svagato che si innamora della bella e povera Eugenia, a sua volta innamorata di Maurizio, Unamuno genera un congegno narrativo che mette in torsione le canoniche categorie del romanzo. Ne discende un esempio di romanzo sul romanzo, un gioco di specchi all'interno del quale autore personaggi e lettore si confondono in una narrazione che è fatta con la materia dei sogni.
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  • 4

    mind blowing

    Non sapevo che aspettarmi, sinceramente, e quando ho iniziato a leggerlo mi ricordava un po' Joyce o tutti gli altri scrittori di inizio '900 con il loro flusso di coscienza e monologo interiore, e in ...continua

    Non sapevo che aspettarmi, sinceramente, e quando ho iniziato a leggerlo mi ricordava un po' Joyce o tutti gli altri scrittori di inizio '900 con il loro flusso di coscienza e monologo interiore, e in alcune parti mi ha fatto pensare a Pirandello. Ero lì che annuivo e certe volte mi ritrovavo a fissare il nulla, in contemplazione mistica, specie nelle parti più filosofeggianti. Mi è piaciuto sin da subito, tanto che non riuscivo a smettere di leggerlo (certo, alcune parti sono state un po' più pesanti di altre, ma nel complesso non è stato male).
    Devo ancora capire la poetica di questo autore (anche perché devo studiarlo per un esame, che novità- wow!), ma questo libro, che da quanto ho capito, è il suo più famoso/conosciuto ha messo in moto il mio cervello che si era un po' addormentato con "La Regenta" (che ho dovuto un attimo lasciare in disparte perché mi trovavo ad un punto morto).
    Sono molto soddisfatta.

    ha scritto il 

  • 2

    De Unamuno é considerato un grande della letteratura spagnola di inizio ´900, a questa "nivola" (neologismo inventato dall´autore per prendere le distanze dalla "novella" realistica) non mancano motiv ...continua

    De Unamuno é considerato un grande della letteratura spagnola di inizio ´900, a questa "nivola" (neologismo inventato dall´autore per prendere le distanze dalla "novella" realistica) non mancano motivi di interesse, ma certi sperimentalismi (l´incertezza del soggetto, il gioco tra personaggio e autore) li abbiamo mangiati, digeriti e forse anche espulsi perció ahimé a tanti anni di distanza mi sento di dire che é un libro invecchiato male, purtroppo

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    西班牙哲學家 Unamuno 的小說, 遠沒有其哲學代表作 The Tragic Sense of Life 般難讀, 反而很幽默, 有著 Don Quixote 般的荒誕不經, 亦有一個像維特般的苦戀不遂而欲自殺的愛情故事. 但最後數十頁真的太精彩, Unamuno 以其獨創的一個字 "Nivola" 取代了傳統的小說 (Novela), 既是這本書的體裁, 也是這本書的副題 (且與書名Ni ...continua

    西班牙哲學家 Unamuno 的小說, 遠沒有其哲學代表作 The Tragic Sense of Life 般難讀, 反而很幽默, 有著 Don Quixote 般的荒誕不經, 亦有一個像維特般的苦戀不遂而欲自殺的愛情故事. 但最後數十頁真的太精彩, Unamuno 以其獨創的一個字 "Nivola" 取代了傳統的小說 (Novela), 既是這本書的體裁, 也是這本書的副題 (且與書名Niebla (Mist) 含混性地音近), 更暗喻了人生其實也只是如 Nivola 一般的悲喜劇, 正式書名 "迷霧" 其實是主角原來的做人態度, 也是陷入痛苦後把生命的一切都加以"混淆, 嘲諷, 懷疑"的解脫之道. 主角最後與作者 Unamuno 的面談的哲理性簡直可媲美莊子的 "莊周夢蝶" - 存在只是一場夢, 一場霧, 一切只是虛構? 我們不是自己生命的作者? "作者"對我們操生殺之權, 那麼, 如果我們要把作者殺掉又如何? 那個才是更加真實, 是作者, 主角, 還是讀者?

    ha scritto il 

  • 3

    “Noi uomini non siamo soggetti né alle grandi gioie né ai grandi dolori, perché queste gioie e questi dolori ci giungono avvolti in un'immensa nebbia di piccoli eventi. E la vita non è altro che quest ...continua

    “Noi uomini non siamo soggetti né alle grandi gioie né ai grandi dolori, perché queste gioie e questi dolori ci giungono avvolti in un'immensa nebbia di piccoli eventi. E la vita non è altro che questo, nebbia". Lo è quella di Augusto Perez, che esce di casa e non sa se andare a destra o a sinistra che si innamora di una donna e di tutte le donne, che passa le sue giornate tra la filosofia e gli incontri con amici che lo catapultano in altre vite. Poi una cocente quanto banale delusione fa precipitare tutto e…non svelo di più perché in quel di più sta l’essenza e l’originalità del libro, in cui c’è tanto Pirandello.
    “La mia vita è un romanzo, una novella, una nivola, o che altro ancora? Tutto quello che succede a me, e a quelli che mi stanno intorno, è realtà o finzione? Non sarà forse un sogno di Dio o chissà chi, che svanirà nel nulla quando Lui si sveglierà? E non sarà per questo che Gli dedichiamo cantici e preghiere, per continuare a farlo dormire, per conciliargli il sonno? E se tutte le liturgie, di tutte le religioni, non fossero che un modo di cullare Dio mentre dorme, perché non possa mai svegliarsi e smettere di sognarci? […]”
    Il romanzo viene pubblicato per la prima volta nel 1914 e gettato tra le trincee della grande guerra a frantumare se stesso, il protagonista e l’autore. Credo che la congiuntura della sua “gestazione” ne spieghi anche tanta parte. Perché quella prima grande guerra è la massima spaccatura e divaricazione dell’individuo e cambierà anche la letteratura e poi perché gli inizi del 900 segnano anche il definitivo crollo delle geometrie euclidee e da lì in poi inizia un periodaccio per le idee di certezza assoluta, individuo e verità. Il surrealismo di Unamuno fotografa quella sensazione e quella perdita.
    Due chicche: il monologo di Orfeo (il cane) e la teorizzazione della differenza tra gli idioti puri e quelli spuri! Per il resto, il libro ha un suo perché senza perché…non che avvinca o se ne esca cambiati ma è piacevolmente e irridentemente diverso e a volte basta questo.

    ha scritto il 

  • 5

    Amo ergo sum, cogito ergo sum, edo ergo sum.
    Un romanzo indefinibile, bellissimo, filosofico -grottesco dove il personaggio Augusto vive il suo malessere esistenziale nella sua non-realtà di ente di f ...continua

    Amo ergo sum, cogito ergo sum, edo ergo sum.
    Un romanzo indefinibile, bellissimo, filosofico -grottesco dove il personaggio Augusto vive il suo malessere esistenziale nella sua non-realtà di ente di finzione dall'identità incerta, dai desideri strani. Augusto si innamora di una donna, Eugenia, e quindi delle donne in generale. In particolare si innamora di due donne (o forse tre) tra le quali non sa decidersi. Ma è importante decidersi? La donna, pare, ha un'anima collettiva; ha più individualità dell'uomo e meno personalità. Conosciuta una, conosciute tutte. La cosa importante non è tanto la scelta, è importante non essere soli. Il povero Augusto confiderà infatti al suo più fidato consigliere, il cane Orfeo, queste parole: "Ahi, Orfeo, Orfeo, dover dormire da solo, solo; dormire un solo sogno! Il sogno di uno è solo l'illusione, l'apparenza; il sogno di due è già verità, realtà. Cos'è il mondo reale se non il sogno che tutti sognano, il sogno comune a tutti?"
    L'importante dunque non è tanto non essere soli, quanto essere reali.
    C'è un senso nel romanzo e nelle preoccupazioni di AUgusto Perez. Augusto per anni si è sentito un'ombra, una finzione, un fantasma fatto di nebbia, dubbioso della propria esistenza, forse inventato da un misterioso genio.Di che cosa si dovrebbe preoccupare un personaggio se non della sua realtà o non realtà?
    Perciò la storia che all'inizio sembra soprattutto grottesca, con Augusto che dubita di se stesso e gli altri personaggi, molto più concreti di lui, si fa seria. Gli interrogativi che sono buttati sul tavolo non sono solo un divertimento di Unamuno, un gioco con i personaggi a suon di filosofia.
    La storia grottesca si chiude, intrappola a poco a poco il lettore nei fili invisibili del suo sottile ragionamento. Augusto non è così irreale, non più di noi. Lui personaggio nivolesco di una storia di Unamuno e noi, personaggi altrettanto nivoleschi di un'altra storia inventata da un altro misterioso genio, Dio. Il riferimento si fa preciso e letterale: il mondo non è stato forse creato dalle Parole (Verbo) di Dio? Così è detto, effettivamente, nelle Scritture. Perciò, chi si crede dio della sua storia e creatore dei suoi personaggi a sua volta ha un altro Dio sopra di sè e, forse, non è altro che un personaggio nivolesco lui stesso di un altra nivola; un Altro deciderà quando farlo morire.
    Ma, anche i personaggi di una nivola non sono del tutto privi di libertà e quindi hanno una dignità perchè, protesta Augusto con Unamuno-autore, i personaggi hanno una loro coerenza e non li si può costringere a fare o dire qualsiasi cosa. Da qui la disputa che inizia il libro: Augusto non è stato ucciso da Unamuno ma si è suicidato (atto di volontà, quella volontà che scarseggiava quando veniva sballottato tra le due donne). E poi chi è più reale il sognato o il sognatore? Don Chishotte o Cervantes?
    Tempo verrà che spariranno imperi, l'universo, la natura sarà spenta. Tutto si dileguerà ma non il Cantico del gallo silvestre insieme al sussurro di Jehova. "Rimarrà il verbo che fu in principio e sarà infine, il soffio e il suono spirituale che raccoglie le nebbie e le condensa." "L'immortalità o è di tutti o non è" "Per questo vi dico, lettori della mia Nebbia, che sognate il mio Augusto Perez e il suo mondo, che ciò è nebbia, nivola leggenda: è storia, è vita eterna.".

    ha scritto il 

  • 3

    Un romanzo intriso di esistenzialismo; la narrativa si mescola con la filosofia.
    La parte iniziale promette bene, ma dalla parte centrale in poi, la storia diventa piuttosto noiosa e pesante. ...continua

    Un romanzo intriso di esistenzialismo; la narrativa si mescola con la filosofia.
    La parte iniziale promette bene, ma dalla parte centrale in poi, la storia diventa piuttosto noiosa e pesante.

    ha scritto il 

  • 3

    Es la segunda vez que lo leo. Lo leí en el instituto y me gusto mucho. He de reconocer que, ahora, se me ha echo mas pesado, pero a pesar de todo, es un libro que te hace pensar mucho en la importan ...continua

    Es la segunda vez que lo leo. Lo leí en el instituto y me gusto mucho. He de reconocer que, ahora, se me ha echo mas pesado, pero a pesar de todo, es un libro que te hace pensar mucho en la importancia que tiene la vida.

    ha scritto il 

  • 4

    La lettura di questo testo ha rappresentato per me una piacevole ed inaspettata rivisitazioni di alcune problematiche pirandelliane, ben difficili da dimenticare. Vi ho ritrovato infatti molti spunti ...continua

    La lettura di questo testo ha rappresentato per me una piacevole ed inaspettata rivisitazioni di alcune problematiche pirandelliane, ben difficili da dimenticare. Vi ho ritrovato infatti molti spunti presenti in vari lavori del nostro autore siciliano come “Sei personaggi in cerca di autore”, “Uno, nessuno, centomila”, “Il fu Mattia Pascal” o “Questa sera si recita a soggetto”. In effetti ci fu all’epoca un avvicinamento tra i due scrittori.
    Quello che appare molto importante e che certamente rappresenta l’aspetto più significativo del romanzo è il rapporto tra la vita e la finzione, tra il personaggio e l’autore, ma soprattutto il nodo cruciale dell’identità, del senso della vita. Qui il termine Nebbia indica proprio la situazione in cui si trova il personaggio, il suo vivere cercando dei punti di appiglio che appaiono e poi scompaiano come sommersi da una nebbia. Eugenia, come Dulcinea per Don Chisciotte o Adriana per Adriano Meis, rappresentano un ideale,uno scopo che dà senso alla vita, che le dà quella chiarezza che prima mancava. Certo, l'Augusto Pérez di Unamunocerca la propria identità e il suo cammino si dipana tra innamoramenti, delusioni, riflessioni esistenziali e filosofiche fino a raggiungere la consapevolezza di sapere chi è e di poter disporre di una propria libertà. Ma in quel momento si accorge che tutto è fittizio, che lui è fittizio, una “maschera”, un personaggio- pupazzo nelle mani di uno scrittore- padrone, pure scorbutico!. Il personaggio però alla fine, con un gesto di estrema dignità, forzerà la mano proprio al suo autore! Ma ecco che subentra l’altro grande problema, cioè quello della scrittura. Nel romanzo lo scrittore è solo un “puparo” o è anche “pupo”? Le riflessioni che fa un personaggio in un testo non sono forse le riflessioni che fa l’autore su se stesso? Ma allora che differenza c’è tra la fantasia e la realtà? Tra la forma e la sostanza? Quanto contano nella realtà e nella finzione le convenzioni sociali? Si potrebbe continuare ancora. Vorrei solo sottolineare la piacevole parodia che Unamuno fa proprio delle convenzioni sociali, del ruolo di genitori,per esempio o dei figli, delle mogli. Anche se datata questa “nivola”, come la definisce lo scrittore basco, possiede ancora molti spunti interessanti ed attuali!

    ha scritto il 

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