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Neither Here Nor There

Travels in Europe

By

Publisher: Black Swan

3.8
(730)

Language:English | Number of Pages: 304 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Italian , German

Isbn-10: 0552998060 | Isbn-13: 9780552998062 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Audio Cassette , Hardcover , Audio CD , eBook , Others

Category: Fiction & Literature , Humor , Travel

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Book Description

Like many of his generation, Bill Bryson backpacked across Europe in the early seventies -- in search of enlightenment, beer, and women. Twenty years later he decided to retrace the journey he undertook in the halcyon days of his youth. The result is Neither Here Nor There, an affectionate and riotously funny pilgrimage from the frozen wastes of Scandinavia to the chaotic tumult of Istanbul, with stops along the way in Europe's most diverting and historic locales. Like many of his generation, Bill Bryson backpacked across Europe in the early seventies--in search of enlightenment, beer, and women. Twenty years later he decided to retrace the journey he undertook in the halcyon days of his youth. The result is Neither Here Nor There, an affectionate and riotously funny pilgrimage from the frozen wastes of Scandinavia to the chaotic tumult of Istanbul, with stops along the way in Europe's most diverting and historic locales.

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  • 3

    Ma statt' a cas'

    Diario di un rapidissimo viaggio fatto nel 1991 in Europa, dalla Norvegia a Istanbul. Bryson abbandona ciò che gli riesce meglio, per imbastire una specie di guida turistica spruzzata di humor
    Il problema, a parte il fatto che il viaggio è del 1991, quando l'Europa era molto diversa da oggi, è il ...continue

    Diario di un rapidissimo viaggio fatto nel 1991 in Europa, dalla Norvegia a Istanbul. Bryson abbandona ciò che gli riesce meglio, per imbastire una specie di guida turistica spruzzata di humor Il problema, a parte il fatto che il viaggio è del 1991, quando l'Europa era molto diversa da oggi, è il fastidiosissimo snobismo americanoide che pervade tutto il resoconto anche se, per sua esplicita ammissione, prima del viaggio considerava l'Europa come fanno tutti gli americani, una nazione unica e non un continente e l 'idea di scoprire tanti popoli e tante nazioni lo affascinava immagino perché totalmente al di là della sua immaginazione. Lo snobismo che striscia e appare un po' qual e un po' la', malgrado secondo le premesse dichiarate di Bryson, l'Europa avrebbe per lui fascino proprio perché diversa dall'America. In realtà non resiste a giudicare il piu' delle volte la cucina come disastrosa, il traffico caotico, la gente fastidiosa e via così'. Pochi monumenti lo affascinano e pare che per lo più sia attirato dai paesaggi. L'Italia ne esce male, guidano come pazzi e forse Sorrento gli piace. A Firenze gli rubano i Travel Check che ha nella tasca del giubbotto, (se lo merita) a Napoli si ferma a via Roma, di Milano gli piacciono i bar e liquida il cenacolo con una battuta sullo stato di conservazione (il libro è precedente al restauro). Firenze rimane incantato dal duomo e poco altro. I francesi manco a parlarne... e così via. Insomma dopo un po' verrebbe da dirgli ma statt' a cas'!

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  • 3

    dal blog Giramenti

    L’edizione originale è del 1990, ma Guanda ha pubblicato il libro nel 2002 e Tea nel 2004. La mia copia – con traduzione di Silvia Cosimini, Sonia Pendola, Giorgio Rinaldi e, per le parti italiche aggiunte alla Guanda del 2002, di Claudio Carcano – arriva dal pranzo fiorentino di Giramenti. Un li ...continue

    L’edizione originale è del 1990, ma Guanda ha pubblicato il libro nel 2002 e Tea nel 2004. La mia copia – con traduzione di Silvia Cosimini, Sonia Pendola, Giorgio Rinaldi e, per le parti italiche aggiunte alla Guanda del 2002, di Claudio Carcano – arriva dal pranzo fiorentino di Giramenti. Un librodemmerda di Minty, a essere precisi. Ebbene, solitamente dico che il librodemmerda di qualcuno è il libro del cuore di qualcun altro. In questo caso non è così, ma non posso nemmeno dire d’essere incappata in un libro orrendo. No, solo datato.

    SEGUE http://gaialodovica.wordpress.com/2014/05/27/una-citta-o-laltra-viaggi-in-europa-di-bill-bryson/

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  • 3

    Sente tanto il peso degli anni

    Spiritoso, senz'altro. Mi ha fatto ridere davvero in alcune parti. Ma, scritto nel 1990, sente tantissimo il peso negli anni. Dai traveller's cheque ai paesi dell'ex Cortina di Ferro, l'Europa è troppo cambiata perché il libro sia ancora valido. Quasi grottesco poi il passaggio in Jugoslavia: da ...continue

    Spiritoso, senz'altro. Mi ha fatto ridere davvero in alcune parti. Ma, scritto nel 1990, sente tantissimo il peso negli anni. Dai traveller's cheque ai paesi dell'ex Cortina di Ferro, l'Europa è troppo cambiata perché il libro sia ancora valido. Quasi grottesco poi il passaggio in Jugoslavia: da lì ad un paio d'anni ci sarebbe stata una guerra tremenda. Alla fine, quello che prevale è la nostalgia per un'Europa che aveva nelle sue tante differenze una grande ricchezza.

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  • 3

    Bill Bryson ama viaggiare. E ama raccontare i suoi viaggi con humour e (molta) autoironia.
    Bill Bryson è americano; di quelli (pochi) che sanno che l’Italia è bagnata dal mare e che Vienna è la capitale dell’Austria (“no cangaroos in Austria” recita una curiosa t-shirt, creata ad arte per gli yan ...continue

    Bill Bryson ama viaggiare. E ama raccontare i suoi viaggi con humour e (molta) autoironia. Bill Bryson è americano; di quelli (pochi) che sanno che l’Italia è bagnata dal mare e che Vienna è la capitale dell’Austria (“no cangaroos in Austria” recita una curiosa t-shirt, creata ad arte per gli yankees, che vidi quando ci andai io qualche anno fa). Ama l’Europa ed è al suo secondo viaggio nel Vecchio Continente. Il primo, più volte richiamato e nostalgicamente ricordato, lo fece da ventenne, con un amico, zaino in spalla e inter-rail a manetta. Il secondo vent’anni dopo, con la testa calva e qualche soldo in più nel portafoglio, ma senza tuttavia rinunciare al brivido dell’on-the-road. Qualche hotel di lusso in più, quindi, ma (più o meno) gli stessi treni, gli stessi posti. Come ogni viaggio, le aspettative sono grandi: "‎Nelle lunghe, eccitanti settimane precedenti la partenza, disteso sul letto con lo sguardo al soffitto, mi ero lasciato andare, lo confesso, a una serie di fantasie in cui generalmente mi ritrovavo seduto accanto a una pollastra procace, spedita dal padre contro la propria volontà all'Istituto per la cura della ninfomania di Losanna".

    Parte dall’estremo nord, da Hammerfest, dove sosta a lungo, incurante dei rigori dell’inverno norvegese, solo per gustarsi un’aurora boreale coi fiocchi. Ne varrà la pena. Hammerfest, posto talmente triste che il maggior divertimento ipotizzabile per la gente del posto è andare a bruciare elenchi telefonici nelle cabine pubbliche. Poi Oslo. Parigi. E a Parigi inizia una lenta profusione di luoghi comuni, nemmeno troppo velata. L’intero libro sembra una consapevole rincorsa alla conferma di essi. La guida spericolata e l’antipatia proverbiale dei francesi. Il primato degli stereotipi per una volta non è nostro. Poi Bruxelles e il Belgio, fiammingo e vallone. Aquisgrana e Colonia, insipidamente tedesche. Amsterdam e Amburgo, con i loro quartieri a luci rosse, pretesto per un profluvio di umorismo scurrile (l’autore sembrava non aspettare altro). Copenhagen, bellissima. Goteborg e Stoccolma, giusto per rendersi conto che il clima svedese è esattamente come lo descrivono. La pioggia incessante, infatti, lo costringerà, estenuato, a cambiare giro e a tuffarsi nella più mite Italia, dove riprendere la rincorsa al luogo comune. Roma. "Mi piace la maniera di parcheggiare degli italiani. Giri qualunque angolo di strada a Roma e hai l'impressione di esserti appena perso una gara di parcheggio riservata a non vedenti". Napoli, Sorrento e Capri. Firenze, la cui bellezza è attenuata dal dispiacere di uno scippo (il Ponte Vecchio di Firenze "assomiglia alla stiva del Lusitania subito dopo che qualcuno ha domandato: 'Ma quello non é un siluro?'”). Milano e Como, austere e indaffarate, non sembrano quasi Italia. La grigia e triste Svizzera, il piccolo Liechtenstein, giusto per dire di esserci passato. Poi l’Austria e una Jugoslavia ante guerra, ancora politicamente unita ma già profondamente divisa. Sofia, Bulgaria, a detta di Bryson la più genuina delle città europee ma anche la più povera. L'unica non americanizzata (non si vede neanche un mcdonald). Sofia è l’emblema della città ex comunista, post caduta del muro di Berlino: la svalutazione della moneta, le code chilometriche per acquistare beni di prima necessità nei negozi. Il viaggio termina a Istanbul, trionfo di colori, rumori (ed odori). "Per farsi un'idea di come sia la musica leggera turca, basta pensare a una persona che sta subendo un intervento di vasectomia senza anestesia accompagnata da una convulsa strimpellata di sitar". Scelta simbolicamente perché posta al confine con l’Asia.

    Lo humour di Bryson è a tratti irresistibile, ma troppo spesso il livello è da basso cabaret‎. Le battute migliori, probabilmente, sono quelle legate a situazioni non inerenti il viaggio, bensì a ricordi di infanzia o comunque dell’America: "Quando mi abbordano, mi sforzo di spiegare che gente che gira per strada con calzettoni bianchi e un paio di Hush Puppies e una spilla che dice: 'Salve! Mi chiamo Gus!' non riuscirebbe a convincermi a uscire da una macchina in fiamme, figuriamoci a consacrare la mia vita a un'entità divina". "Allo Y NOT lavorava una cameriera di nome Shirley, la persona più sgradevole che abbia mai incontrato. Qualsiasi cosa ordinaste, lei vi fissava come se le aveste chiesto la macchina in prestito per portare sua figlia a fare un'orgia a Tijuana nel fine settimana". "Il prof. Dreck emetteva un pesante sospiro, di quelli che i tonti tengono in serbo per le occasioni speciali, quando capita loro di imbattersi in qualcuno ancora più tonto".

    Per il resto, il libro abbonda, purtroppo, di descrizioni da tripadvisor (soprattutto per quanto riguarda gli hotel: il bagno era minuscolo, mancava la tv, ecc.). Sfocia così spesso nello stile “lista della spesa” associato‎ a una guida turistica, ma tutto sommato è comunque una lettura gradevole con parecchie cose da ripassare e/o scoprire sulla nostra cara vecchia Europa.

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  • 4

    Sagacia in viaggio

    Bill Bryson - con l'ironia, la sagacia e l'intelligenza che lo contraddistinguono - compie un viaggio itinerante per l'Europa e descrive le proprie impressioni. Il racconto è piacevole e divertente. Il romanzo risente però dell'epoca in cui è stato scritto (primi anni '90 del secolo scorso), nonc ...continue

    Bill Bryson - con l'ironia, la sagacia e l'intelligenza che lo contraddistinguono - compie un viaggio itinerante per l'Europa e descrive le proprie impressioni. Il racconto è piacevole e divertente. Il romanzo risente però dell'epoca in cui è stato scritto (primi anni '90 del secolo scorso), nonché dell'origine americana dell'Autore, il quale si stupisce di vicende assai comuni nel panorama europeo o coglie aspetti che solo un individuo di un altro continente potrebbe notare. Peccato che Bryson indugi un po' troppo spesso nella descrizione dei cibi; ma ciò ben si comprende tenuto conto della mole dell'Autore (come lui stesso tende a sottolineare più volte, non è di certo una persona che ha fatto della magrezza un obiettivo di vita) e della qualità delle pietanze che normalmente negli Stati Uniti si consumano.

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  • 4

    E' sempre bello leggere di viaggi: ritornare con la mente nei luoghi già visitati, immaginarsi i nuovi luoghi che vengono descritti, e sentire anche se in piccolo quel brivido e quel misto di sensazioni che porta con sè il viaggiare.
    Bryson è a tratti irritante con la sua fissazione per gli stere ...continue

    E' sempre bello leggere di viaggi: ritornare con la mente nei luoghi già visitati, immaginarsi i nuovi luoghi che vengono descritti, e sentire anche se in piccolo quel brivido e quel misto di sensazioni che porta con sè il viaggiare. Bryson è a tratti irritante con la sua fissazione per gli stereotipi e con l'immancabile recensione dei negozi di ogni città visitata, ma alla fine è stata una bella lettura.

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  • 2

    Bryson scrive in modo brioso, spumeggiante, scanzonato, però...
    ... però a forza di fare lo spiritoso, ogni due pagine va sopra le righe, senza scrollarsi mai di dosso la spocchiosa malcelata alterigia di chi guarda dall'alto in basso ciò che lo circonda.
    Ecco, quello che infastidisce di più è p ...continue

    Bryson scrive in modo brioso, spumeggiante, scanzonato, però... ... però a forza di fare lo spiritoso, ogni due pagine va sopra le righe, senza scrollarsi mai di dosso la spocchiosa malcelata alterigia di chi guarda dall'alto in basso ciò che lo circonda. Ecco, quello che infastidisce di più è proprio questo: la sua incapacità di essere viaggiatore. Lui fa il viaggiatore, ma non lo è, perché osserva con lo sguardo filtrato di pregiudizi duri da rimuovere, non si lascia contaminare, non si mette mai in gioco, e tanto meno in discussione.

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  • 4

    Narrazione piena di brio delle peregrinazioni di Bill Bryson sul vecchio continente, con piccoli divertenti flashback sul viaggio compiuto vent'anni prima, in versione hippy, dallo stesso. Ci si fa largo tra gli stereotipi su Paesi e viaggiatori... si viaggia sulla superficie, insomma. Divertimen ...continue

    Narrazione piena di brio delle peregrinazioni di Bill Bryson sul vecchio continente, con piccoli divertenti flashback sul viaggio compiuto vent'anni prima, in versione hippy, dallo stesso. Ci si fa largo tra gli stereotipi su Paesi e viaggiatori... si viaggia sulla superficie, insomma. Divertimento e piacere di lettura assicurati, comunque, ma non prendiamolo troppo sul serio (del resto, ne sono cambiate di cose dagli anni '80).

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