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Nel museo di Reims

Di

Editore: Einaudi (L'Arcipelago Einaudi)

3.7
(58)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 56 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806203525 | Isbn-13: 9788806203528 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Si dice che quando si perde la vista si amplino gli altri sensi. Dev'essere per questo che a Barnaba, che sta per diventare cieco, la voce di Anne sembra di un «colore caldo e brillante, lucido di tenerezza».
Ma di Anne forse non ci si può fidare. È elusiva, inventa dettagli, e se deve dire che un vestito è giallo, non dice che è come un limone o un girasole, ma «giallo come l'amore legittimo, o l'adulterio che lo rompe».
Eppure Barnaba decide di farsi guidare dalla sua voce per le sale del museo di Reims, e di condividere con lei il suo segreto, l'ossessione per un celebre dipinto che lo ha spinto fin lì.
Il racconto di due solitudini che si incontrano e si riconoscono.
Una parabola cristallina sul potere evocativo della parola, sul sottile crinale tra capacità immaginifica e menzogna, ma soprattutto sull'esperienza vertiginosa della letteratura.

«È da quando ho saputo che sarei diventato cieco che ho cominciato ad amare la pittura ». Inizia così il racconto di Barnaba, un giovane ex ufficiale di Marina che a causa di una malattia «malcurata» sta perdendo progressivamente la vista. Ormai le immagini per lui si confondono in «un'opacità indistinta e chiara», una sensazione quasi tattile, tanto deve avvicinarsi alle cose, sfiorarle con gli occhi.
Barnaba ha deciso di sfruttare il tempo che gli rimane per fissare nella memoria alcuni capolavori dell'arte. È per questo che lo troviamo nel museo di Reims, tra le tele di Corot, Géricault e Delacroix. Ma Barnaba è lì per un quadro in particolare: il Marat assassiné di David. Quella tela, da quando l'ha vista in una riproduzione, è diventata un piccolo rovello: ha subito sentito che in qualche modo lo riguardava.
Mentre Barnaba si aggira per le sale del museo, aggrappandosi ai dettagli per dare una forma ai dipinti - come del resto si fa con le nuvole -, la voce accesa e leggera di una donna gli si affianca. È Anne, di cui Barnaba non riesce ad afferrare nemmeno il colore esatto degli occhi.
Anne ha indovinato il suo segreto e inizia a descrivergli i quadri che lui quasi non vede. Tra i due nasce come un gioco fatto di pudica sensualità, di intima tenerezza. Perché Anne in alcuni casi mente, racconta quello che non c'è, inventa particolari. E Barnaba lo sa.
Ma il raccontare in sé non è in fondo un po' mentire? O forse è la possibilità di vedere oltre il dato sensibile, attraverso la capacità immaginativa? La voce di Anne, allora, diventa il filo da seguire nel labirinto che è il museo, che è la letteratura, alla scoperta di passaggi segreti, di percorsi di senso.
E Barnaba si lascia condurre, prendendo a sua volta la parola per raccontare il «suo» Marat, in un continuo scambio di ruoli, quasi un codice amoroso.
La scrittura fluida e precisa di Daniele Del Giudice ci guida in questo racconto in cui i luoghi ancora una volta sono geografie dello spirito, e il dolore una porta da attraversare per attingere alla conoscenza.
Un testo breve in cui c'è tutta la potenza di un grande scrittore. L'atteso ritorno in libreria di un piccolo gioiello letterario uscito nel 1988 per Mondadori.

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  • 3

    11

    Devo difendermi da quell'immaginazione che collega le stelle tra di loro, come i puntini di una vignetta enigmistica, e fa dire l'Orsa! o il Carro!, mentre tutto nella realtà è staccato, disunito, non messo lì per assomigliare a qualche cosa.

    ha scritto il 

  • 0

    NEL MUSEO DI REIMS di Daniele Del Giudice

    Se pesate i libri a pagine, o se credete che la trama sia tutto, lasciate perdere questo libro sottilissimo e dall’intreccio essenziale. Se invece ne state cercando uno dalla prosa così nitida da essere tersa, fermatevi e cominciate pure a sfogliare Nel museo di Reims.
    Barnaba è un ex uffic ...continua

    Se pesate i libri a pagine, o se credete che la trama sia tutto, lasciate perdere questo libro sottilissimo e dall’intreccio essenziale. Se invece ne state cercando uno dalla prosa così nitida da essere tersa, fermatevi e cominciate pure a sfogliare Nel museo di Reims.
    Barnaba è un ex ufficiale di Marina, un pilota. Sta diventando cieco e vuole imprimere in sé le immagini, seppur sfocate, di capolavori dell’arte, e tra tutti uno in particolare: il Marat assassiné di David. Barnaba si aggira per le sale del museo di Reim cercando di superare quella barriera che rende difficile “provare un sentimento verso qualcosa fuori”, quella vista che si stà spegnendo e che ormai “sta diventando quasi una sensazione tattile”, fin quando trova una donna sconosciuta che lo accompagnerà quadro dopo quadro, nella scoperta e nell’abbandono a un vedere nuovo (forse).
    Del Giudice ha costruito un racconto di una densità rara, che accoglie alcuni tra i motivi centrali delle sue narrazioni, in particolare, il volo, (motivo anche biograficamente importante per Del Giudice), e il viaggio. Qui un viaggio tra musei, tra quadri, ma che significa altro, che rimanda al rapporto fra arte e vita, dentro e fuori, ma è anche qualcosa che ha a che fare con il discorso sul valore della latteratura, la funzione stessa della letteratura. La centralità dei sentimenti e della memoria nella creazione.
    Del Giudice è riuscito, anche in un racconto così breve, a disegnare una storia paradigmatica con una scrittura calibratissima alternando con abilità narratore interno e narratore esterno, facendoci passare dalla prima alla terza persona con naturalezza, quasi non accorgendoci dello scarto e lasciando così fluire la lettura con una dolcezza liquida che tiene immerso il lettore nel testo.
    Ci sono giorni in cui leggere deve significare leggere parole perfette, che stanno lì perché non potrebbero stare altrove, parole che scivolano a formare un percorso preciso e leggero, che ri-danno alla scrittura il senso di originaria scoperta ed evocazione. Quelli sono i giorni migliori per leggere Daniele Del Giudice, per leggere Il museo di Reims.

    “È da quando ho saputo che sarei diventato cieco che ho cominciato ad amare la pittura. Forse amare non è una parola giusta, perché nelle mie condizioni è difficile provare un sentimento verso qualcosa fuori…”

    “Per quanto mi sforzi di guardarli tutti piano piano, ogni volta me ne resta in mente solo uno. Uno del Prado, uno della Tate Gallery, uno del Louvre, uno degli Uffizi, uno di qualche museo meno famoso e periferico, dove magari sono andato per vedere solo quello, come qui a Reim, dove in realtà è un solo quadro che vorrei vedere”.

    “Non so mai bene come comportarmi. Da un lato tenderei ad affidarmi in tutto a chiunque mi avvicini, dall’altro so che la mia condizione mi isola dalle altre persone. Per temperamento ero già un po’ diffidente, adesso ho quasi sempre paura. Di lei non riesco a vedere molto; ho visto gli occhi, e il viso, e ho sentito la voce, e anche l’odore”.
    http://aaawantedbook.blogspot.it/2013/10/nel-museo-di-reims-di-daniele-del.html

    ha scritto il 

  • 4

    “L’addizione è un’operazione aritmetica che a due numeri detti addendi associa un terzo numero detto somma.”
    Si può iniziare la recensione di un libro con una spiegazione presa direttamente da Wikipedia? Si, si può, l’ho appena fatto…

    Si, può, soprattutto, se la si applica alla lette ...continua

    “L’addizione è un’operazione aritmetica che a due numeri detti addendi associa un terzo numero detto somma.”
    Si può iniziare la recensione di un libro con una spiegazione presa direttamente da Wikipedia? Si, si può, l’ho appena fatto…

    Si, può, soprattutto, se la si applica alla letteratura e si cerca di uscire vivi da questa metafora che, per motivi assolutamente imperscrutabili, mi ha assalito al termine della lettura di “Nel museo di Reims” e sta cominciando ad abbandonarmi soltanto adesso che la traduco in parole e punteggiatura.

    E allora iniziamo con il primo addendo: la trama. Un elemento che nel romanzo che stiamo analizzando non può che colpire: Barnaba (ammettiamolo, il nome del personaggio non è felicissimo…) è un giovane ex ufficiale di Marina che, a causa di una malattia, sta perdendo la vista. Mentre echeggiano ricordi legati a quel capolavoro che risponde al titolo di “Cecità” di Saramago – che, val la pena sottolinearlo, fu pubblicato sette anni dopo – Barnaba decide che le ultime immagini che dovranno restargli impressionate sulle retine dovranno essere dei capolavori della pittura, ed un quadro in particolare. Ed eccolo partire dunque in direzione Reims, ed eccolo passeggiare, in dolcissima compagnia di una donna conosciuta all’esposizione, fra le tele di Corot, Géricault e Delacroix. Il resto è pura, purissima poesia, come è lecito aspettarsi da un autore di talento cristallino come Daniele Del Giudice.

    Già, l’autore: ecco il secondo addendo della nostra semplice operazione aritmetica. E Del Giudice, della cui prosa mi innamorai perdutamente in “Lo stadio di Wimbledon”, è autore capace di regalare sensazioni con i dettagli, emozioni con la pura narrazione, in uno stile che è insieme fluido e bellissimo. Se avete una minima – ma anche solo minima! – passione per il volo o per l’aviazione, o se semplicemente sollevate il naso a guardare ogni aereo che vola lassù, non potete mancare “Staccando l’ombra da terra”, altra sua fatica letteraria. E “Nel museo di reims” non delude affatto le aspettative che aveva generato.

    E’ giunto quindi il momento di chiudere la nostra addizione. Che a questo punto non potrà che suonare più o meno così: bella trama + grande autore = ottimo romanzo.

    ha scritto il 

  • 2

    Povero Del Giudice, o meglio, povera Einaudi, che nella sua deliziosa collana Arcipelago deve vantare questo loffio tentativo di scrivere buona letteratura.
    Ma soprattutto, povero David, che è il fulcro e forse l'unico elemento dignitoso di Nel museo di Reims: un capolavoro al servizio di u ...continua

    Povero Del Giudice, o meglio, povera Einaudi, che nella sua deliziosa collana Arcipelago deve vantare questo loffio tentativo di scrivere buona letteratura.
    Ma soprattutto, povero David, che è il fulcro e forse l'unico elemento dignitoso di Nel museo di Reims: un capolavoro al servizio di un romanzo neanche troppo degno di chiamarsi tale, in cui un giovane affascinante sta perdendo improvvisamente la vista e decide di andare a scovare le tre versioni del dipinto nei tre musei che lo ospitano. In uno di questi, ovviamente a Reims, incontra una donna che - senza motivo alcuno - decide di diventare la sua guida, raccontandogli a voce tutto ciò che i suoi occhi non possono vedere. L'idea non è male, ma manca di sviluppo soddisfacente: prima di tutto, la cecità è una malattia che [Saramago ne sapeva qualcosa] merita di più di una superficiale narrazioncina di poche pagine; in secondo luogo, invece, anche il filone sentimentale stenta a diventare credibile, se si tiene conto che i due diventano improvvisamente quasi simili ad amanti dopo un incontro breve e privo di dialoghi significativi. In conclusione, inoltre, lascia abbastanza perplessi la convinzione che forse ha Del Giudice rispetto al fatto che un quadro come quello di David, ma anche qualsiasi altro, possa essere raccontato a voce; non solo: il suo esperimento tradisce uno dei principi cardine dell'arte, e cioè che questa è fortemente soggettiva e che le è umanamente impedito di risultare uguale da individuo ad individuo.

    ha scritto il 

  • 3

    brevissimo romanzo basato sull'esperienza del protagonista che visita il museo di Reims per vedere un quadro particolare, legato al suo particolare momento di vita

    ha scritto il 

  • 3

    La forza del racconto è senz'altro la parola, il linguaggio che,come i quadri che Barnaba, il protagonista, sceglie di vedere prima di perdere completamente la vista, viene fuori dalle pagine, ti abbraccia, ti porta dentro il racconto stesso.

    ha scritto il 

  • 4

    scrittura/pittura: un binomio che mi affascina

    Mi piacciono i romanzi che raccontano quadri, mi piacciono i quadri che raccontano una storia, mi piacciono i quadri raccontati dagli artisti, insomma le molte possibili declinazioni dell'intreccio tra le parole e il segno pittorico. In questo breve racconto il quadro al centro della storia è il ...continua

    Mi piacciono i romanzi che raccontano quadri, mi piacciono i quadri che raccontano una storia, mi piacciono i quadri raccontati dagli artisti, insomma le molte possibili declinazioni dell'intreccio tra le parole e il segno pittorico. In questo breve racconto il quadro al centro della storia è il famosissimo "Marat assassiné" di David: è un pretesto per l'incontro di due misteriosi personaggi, ma è anche la cornice fondamentale del racconto.

    ha scritto il 

  • 3

    " ci sono delle persone che stanno tutte sul bordo dei loro occhi. spuntano da lì. non dipende dalle loro qualità interiori, magari altri, più ricchi dentro, hanno uno sguardo che non arriva alla pupilla, si ferma prima, chissà dove, che so, al diaframma, al petto, o da qualche parte nella testa. ...continua

    " ci sono delle persone che stanno tutte sul bordo dei loro occhi. spuntano da lì. non dipende dalle loro qualità interiori, magari altri, più ricchi dentro, hanno uno sguardo che non arriva alla pupilla, si ferma prima, chissà dove, che so, al diaframma, al petto, o da qualche parte nella testa. io non so come lei veda, ma il suo sguardo si vede così tanto. lei è tutto lì, sul bordo dei suoi occhi. "

    ha scritto il 

  • 2

    boh

    Non ne ho capito nulla né il senso né la morale. Per giunta neppure la scrittura risulta particolarmente leggera e accattivante. Unica nota davvero positiva è la brevità del racconto che però mal si concilia con il prezzo di 9,50 euro.
    Forse, per me, è letteratura troppo alta...

    ha scritto il