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Nel nome di Ishmael

Di

Editore: Mondadori

4.1
(382)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 545 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8804497556 | Isbn-13: 9788804497554 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
1962-2001: corre lungo questi quarant'anni la storia di due poliziotti, DavidMontorsi e Guido Lopez. Dagli ideali incorrotti e di promettente carrieral'uno, sbiadito dall'usura del mestiere l'altro. Ma è anche la storia di dueuomini di Stato: Enrico Mattei, che col suo jet solca le speranze degliitaliani, e Henry Kissinger, abile signore della pace e della guerra. Passatoe presente si riallacciano anche in una serie di inspiegabili morti infantili.Chi uccide innocenti vittime, facendone il presagio di altre morti? E' lui,Ishmael - potente, grande, infallibile - il vero protagonista del romanzo. Simuove nell'ombra, agisce al ritmo insospettabile dei grandi del Male. Perché"Ishmael, il più occulto, è davanti agli occhi di chiunque e nessuno lo vede".
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  • 4

    Mi è piaciuto molto il modo in cui Genna trasmette il lettore l'oppressione che sentono i suoi personaggi. Bellissimo il modo di raccontare, anche se forse in qualche punto un po' sovraccaricato, un po' prevedibile la storia, ma forse questo giudizio deriva da un errore di prospettiva. Chissà qua ...continua

    Mi è piaciuto molto il modo in cui Genna trasmette il lettore l'oppressione che sentono i suoi personaggi. Bellissimo il modo di raccontare, anche se forse in qualche punto un po' sovraccaricato, un po' prevedibile la storia, ma forse questo giudizio deriva da un errore di prospettiva. Chissà quante cose scritte dopo sull'argomento ho letto prima ("Confine di stato"), per dirne uno

    ha scritto il 

  • 4

    Nel nome della verità

    Capolavoro del thriller politico all'italiana, questo romanzo di Genna mette in gioco momenti storici, istituzioni presenti e radicate sul nostro territorio, risvolti letali di sette accreditate e intrighi di potere. Un piccolo gioiello dell'italica narrativa, coraggioso e senza compromessi.

    ha scritto il 

  • 3

    Allora, questo romanzo perlomeno è molto molto originale ed interessante, nel suo intreccio di noir, thriller e fantapolitica. Purtroppo è anche molto pretenzioso, ed alla fine l’impressione è quella di un libro un po’ incompiuto, un vorrei ma non posso scritto decentemente ma senza alcun guizzo, ...continua

    Allora, questo romanzo perlomeno è molto molto originale ed interessante, nel suo intreccio di noir, thriller e fantapolitica. Purtroppo è anche molto pretenzioso, ed alla fine l’impressione è quella di un libro un po’ incompiuto, un vorrei ma non posso scritto decentemente ma senza alcun guizzo, qualcosa che vuole essere indelebile ma è solo un bel tentativo, del tutto apprezzabile.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno degli elementi che più colpisce, ad uno sguardo retrospettivo su “Nel nome di Ishmael”, è quanti materiali l’autore abbia messo in campo, storici, politici, di pura azione, ambientali, e soprattutto come sia riuscito a mantenerli in equilibrio fino alla fine con straordinaria disinvoltura, no ...continua

    Uno degli elementi che più colpisce, ad uno sguardo retrospettivo su “Nel nome di Ishmael”, è quanti materiali l’autore abbia messo in campo, storici, politici, di pura azione, ambientali, e soprattutto come sia riuscito a mantenerli in equilibrio fino alla fine con straordinaria disinvoltura, notevole coerenza e, perché no?, qualche tocco qua e là di poesia.

    A partire da uno schema narrativo tutto sommato non particolarmente originale (vicende odierne, contemporanee all’uscita del romanzo, che affondano le loro radici più recondite in misteriosi eventi del passato sviluppate in una duplice linea narrativa nel 2001 e nel 1962), la storia si intreccia con la Storia, ponendo protagonisti di fantasia ad interagire con personaggi reali, gente del calibro di Kissinger, Enrico Mattei, Gorbaciov.

    Ad eccezione di un frenetico raid europeo, lo scenario si svolge interamente in una Milano dipinta senza indulgenza ma anzi con una specie di rabbia repressa, città livida, sporca, inquinata e indifferente ai loschi traffici che vi si svolgono, città sommamente frustrante per chi si è assunto l’ingrato compito di controllare che la violenza e l’illegalità diffusa non superino il livello di guardia, compito pieno di trappole, di compromessi e censure, di sotterfugi e ritorsioni.

    Un ulteriore pregio che va riconosciuto all’autore è di avere trattato una materia dai risvolti così sordidi e odiosi (si parla anche di sacrifici di bambini e di party sadomaso) con una notevole capacità di autocontrollo, senza il compiacimento che invece troviamo a iosa in tanti romanzi neri contemporanei, ed evitando dettagli ed implicazioni che non siano strettamente funzionali al meccanismo del racconto.

    Non si può infine sorvolare sulla sorprendente efficacia delle scene d’azione, opportunamente dosate ed intervallate da significative pause di riflessione, analisi, ricerca, altrettanto minacciose e inquietanti per la psiche quanto gli scontri fisici lo sono per il corpo, secchi, improvvisi, caotici, rapidissimi e spietati.

    In definitiva, tutto ciò e altri elementi ancora che non c’è spazio per approfondire, testimoniano una maturità rara in quest’ambito di genere che mi spingerà certo a verificare se si tratta di in un’irripetibile alchimia dell’ispirazione e degli ingredienti idonei ad esprimerla, oppure di una cifra stilistica costante di Giuseppe Genna.

    ha scritto il 

  • 1

    Anni luce da Ellroy

    Questo romanzo non mi è piaciuto affatto.


    A cominciare dallo stile, che mescola senza criterio un aggettivazione eccessivamente ricercata e sciatterie basso-colloquiali ("i rubinetti accesi", "la barba sfatta").


    Dal punto di vista storico e tecnico manca di credibilità. Basti pensar ...continua

    Questo romanzo non mi è piaciuto affatto.

    A cominciare dallo stile, che mescola senza criterio un aggettivazione eccessivamente ricercata e sciatterie basso-colloquiali ("i rubinetti accesi", "la barba sfatta").

    Dal punto di vista storico e tecnico manca di credibilità. Basti pensare che il personaggio degli anni '60 si chiama "ispettore Montorsi", mentre dovrebbe essere un maresciallo, dato che all'epoca il grado di ispettore di Polizia non esisteva. In generale, le atmosfere sembrano provenire dai romanzi hard boiled americani piuttosto che dall'Italia (sono pronto a scommettere che negli anni '60 nessuno teneva i piedi sulla scrivania nella redazione del "Corriere della Sera"!).
    Il culmine si raggiunge nella scena del delitto Mattei, dove Montorsi guarda delle macchie su una foglia e da quelle capisce che l'aereo è esploso in volo e non è precipitato per un guasto: non sta in piedi, roba che nemmeno lo Sherlock dei telefilm.

    C'è anche un notevole fondo di misoginia, con tutti i personaggi femminili che non fanno altro che cercare l'autodegradazione.

    Ma la cosa che mi infastidisce di più è che "Nel nome di Ishmael" viene fatto passare per un romanzo "alla James Ellroy", mentre in realtà ne è l'esatto contrario.
    Sì, perché, a parte il fatto che i romanzi di Ellroy sono documentatissimi in ogni dettaglio, mentre questo si basa solo sulla fantasia dell'autore. Le opere dello scrittore americano riconducono ogni delitto alle sue cause economiche e politiche. Sono strumenti per interpretare la realtà. In "Ishmael, invece, i delitti vengono attribuiti a un Male metafisico, insensato, che sembra ricercare l'altrui sofferenza come un fine. Una chiave di lettura che a mio avviso non dice assolutamente nulla sulla realtà italiana, né di ieri, né di oggi.

    ha scritto il 

  • 5

    Qualche ripetizione evitabile, l'utilizzo insistito e un po' stucchevole dell'aggettivo 'lattiginosa' in riferimento alla luce, l'epilogo di un filone eccessivamente lungo e involuto tra descrizioni e subordinate. Comincio da quelli che secondo me sono i difetti del libro per finire in fretta. Ge ...continua

    Qualche ripetizione evitabile, l'utilizzo insistito e un po' stucchevole dell'aggettivo 'lattiginosa' in riferimento alla luce, l'epilogo di un filone eccessivamente lungo e involuto tra descrizioni e subordinate. Comincio da quelli che secondo me sono i difetti del libro per finire in fretta. Genna si libera dello stile eccessivamente ricco di incisi utilizzato in Catrame, che non mi aveva entusiasmato, e scrive un grande noir serrato, che morde lo stomaco e si insinua nei segreti marci di cui è ricca la storia, particolarmente l'Italia e nella fattispecie il delitto Mattei. Per me, un libro da non perdere.

    ha scritto il 

  • 5

    Sotterraneo

    Leggere questo romanzo fa venire voglia di scoperchiare l'Italia e vedere tutto il marcio che si è sviluppato nel corso della storia della Repubblica...
    Non è necessario essere un utore americano plurigrafomane per scrivere thriller politici ad alta tensione...
    Un capolavoro imperdibi ...continua

    Leggere questo romanzo fa venire voglia di scoperchiare l'Italia e vedere tutto il marcio che si è sviluppato nel corso della storia della Repubblica...
    Non è necessario essere un utore americano plurigrafomane per scrivere thriller politici ad alta tensione...
    Un capolavoro imperdibile!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Nel nome del prolisso (taglia figlio mio, taglia)

    Che fatica, non finiva più.


    Perché Genna deve aggettivare ogni singolo sostantivo presente sul foglio, perché appesantire inutilmente una storia intrigante dal ritmo (quasi) serrato?


    A questo punto penso sia proprio una cifra stilistica che non riesco a digerire.


    Anche qui, c ...continua

    Che fatica, non finiva più.

    Perché Genna deve aggettivare ogni singolo sostantivo presente sul foglio, perché appesantire inutilmente una storia intrigante dal ritmo (quasi) serrato?

    A questo punto penso sia proprio una cifra stilistica che non riesco a digerire.

    Anche qui, centocinquanta, duecento pagine in meno non avrebbero che giovato al romanzo.

    Peccato.

    ha scritto il 

  • 4

    un po prolisso.

    gran bel noir (?) anceh se il ritmo viene rallentato, in alcune parti, da descrizioni superflue, a mio modestissimo parere, che nulla aggiungono alla qualità della storia e della scrittura. Gran bel libro, bellissimo con un centinaio di pagine in meno!

    ha scritto il 

  • 4

    Aggettivamente bello

    Noir che si sviluppa con due storie parallele che inevitabilmente, si sa, dovevano incontrarsi sul finale.
    Personaggi consumati al punto giusto e nello sfondo bambini ammazzati in un campo da rugby, Mattei che precipita con un areo e Kissinger che si scaccola prima di atterrare. Tutto chiar ...continua

    Noir che si sviluppa con due storie parallele che inevitabilmente, si sa, dovevano incontrarsi sul finale.
    Personaggi consumati al punto giusto e nello sfondo bambini ammazzati in un campo da rugby, Mattei che precipita con un areo e Kissinger che si scaccola prima di atterrare. Tutto chiaro.
    Peccato per quel susseguirsi di aggettivi che a tratti tende a infastidire...

    ha scritto il