Nel regno di Acilia

Di

Editore: Rizzoli

3.8
(58)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 392 | Formato: Altri

Isbn-10: 8817001929 | Isbn-13: 9788817001922 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Anni Cinquanta, Acilia, una borgata a diciotto chilometri da Roma, neppureuna periferia, una terra di nessuno, un far west di marane, canali, paludi,baracche, case abusive, campi coltivati, gente affamata di tutto, senzaelettricità, senza fogne. Una terra da sopravvivere e per questo piena disperanza e frustrazioni, un posto che per quattro ragazzini si trasforma in unterritorio magico, ma sempre duro e spietato, come le fiabe vere. I quattroragazzini si chiamano Sorcio, Rana, Polmone, er Pelle e scavano forsennatiognuno la sua buca per seppellire talismani potenti cui sono appesi i sogni dichi è fuori dal mondo. Il regno di Acilia svela una sotterranea natura, cambiapelle, brilla di notte e ammanta le cose di prima di un velo di perle.
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    Chi si perde nelle strade di Acilia, al di là della via del mare verso il Tevere, tra palazzine ristrutturate, villini di recente edificazione e vie disordinate dall’origine abusiva, può ancora scorge ...continua

    Chi si perde nelle strade di Acilia, al di là della via del mare verso il Tevere, tra palazzine ristrutturate, villini di recente edificazione e vie disordinate dall’origine abusiva, può ancora scorgere qualche casa di tufo, e respirare brandelli di un’atmosfera antica. Residui di un’epoca lontana, quando il quartiere era borgata e ‘casa-cartone’ era il soprannome dato alle baracche che, nel primo dopoguerra, ospitavano le famiglie dei quattro ragazzini protagonisti del romanzo di Marco Baliani.
    Un appuntamento dato a distanza di quarant’anni segna la ricerca di un epilogo rivelatore di una vicenda che, partita da un passato in bianco e nero, si collega ad un presente a colori che sembra essere lontano anni luce. Eppure parliamo di una fetta di storia di appena cinquant’anni e delle stesse vite, almeno per chi tra i quattro protagonisti è sopravvissuto.
    Indossano calzoni corti, scarpe logore e cappotti rammendati, hanno le ginocchia scorticate e le facce sporche. Le loro giornate scorrono tra una scuola ‘di cartone’, dove le lezioni di storia coincidono con i fatti dai quali i loro maestri e genitori sono appena usciti, e scorribande in una campagna sterminata. Li vediamo giocare spaziando nell’acqua ancora limpida della marana, e poi scappare da ragazzini più grandi con malevole intenzioni, infine spiare in appostamenti notturni le torbide intimità delle prostitute.
    Insomma li scorgiamo muoversi con lo spirito infantile di chi alla paura dell’ignoto antepone la bramosa curiosità della vita, l’unica vita a loro accessibile: quella tragica, maledetta e vera che respirano ogni giorno, creature diseredate segnate da un destino di degrado ed abbandono, che immancabilmente crescono.
    Le loro famiglie campano alla giornata, scontrandosi con il pane che non basta mai, con un lavoro che quando c’è sfrutta ma non paga, vite segnate di donne e purtroppo anche bambine costrette alla prostituzione. La borgata è fatta così: ognuno chiuso, barricato nella sua baracca a fare i conti con questioni di sopravvivenza e con le proprie miserie interiori, ma basta poco che si trasformi in un villaggio, dove le porte si aprono e la solidarietà esce allo scoperto, sottoforma di un sostegno collettivo dai benevoli tratti umani.
    In tutto questo sfacelo, non ancora privo di speranza, i protagonisti si raccontano, attraverso espressioni innocenti, perchè pur sempre appartenenti al mondo ingenuo e fiducioso dell’infanzia. Un’infanzia però tradita dagli eventi che hanno portato un’intera generazione a sopravvivere, nell’attesa di una ricostruzione collettiva e di una rivincita individuale. Quel mondo decadente tanto ben rappresentato dalle pellicole neo-realiste dell’epoca, lo stesso Fellini viene raccontato durante le riprese di un noto film girato nel cuore della borgata Acilia, cui i protagonisti sono divertiti testimoni.
    Insomma si potrebbe pensare ad una storia dai connotati pasoliniani se non fosse che i quattro ragazzini – così come sono ritratti, nudi e crudi – attraverso le loro scorribande intrecciano i propri destini con personaggi dai connotati surreali. Una storia che dal realismo doloroso passa alla simbologia magica delle fiabe, riuscendo a trasmettere tutto l’incanto e lo stupore delle favole nere.

    ha scritto il 

  • 4

    Per chi ha avuto la fortuna di assistere ad un suo spettacolo, leggere questo romanzo significherà rinnovare, in un certo senso, la meravigliosa esperienza di ascoltare la voce di Baliani.

    Da questo ...continua

    Per chi ha avuto la fortuna di assistere ad un suo spettacolo, leggere questo romanzo significherà rinnovare, in un certo senso, la meravigliosa esperienza di ascoltare la voce di Baliani.

    Da questo punto di vista, dalla prima all'ultima riga, questo libro è infatti autentico e reale, nel senso che vi si ritrovano intatti il timbro e il ritmo della narrazione tipici di questo attore.

    E per chi, come me, è nato e cresciuto a Roma, la storia assumerà subito un sapore di verità in più: la parlata, lo spirito della città, e soprattutto della sua periferia più povera e disperata, sono riprodotti con fedeltà assoluta, con rigore da filologo, da etnoantropologo, così come è resa con assoluto e dolente realismo la bruttezza quasi dolorosa di quel che resta delle campagne subito intorno a Roma, di quelle rive spelacchiate e arse di rifiuti del Tevere dove tra canneti e ciuffi di erbe selvatiche si arrugginiscono carcasse di motorini rubati e lavatrici e si coprono di muffe e ragnatele sanitari abbandonati e poltrone sfondate.

    Nessuna freddezza, però, nell'operazione. Nessun senso di compiaciuta artificiosità, anzi.
    Baliani riesce nella difficile alchimia di costruire una storia unica, irripetibile, straordinariamente caratterizzata e splendidamente inserita in un contesto storico e geografico particolare e al tempo stesso rende questa storia un mito che qualunque lettore può sentire suo.

    Siamo stati tutti bambini, e dunque più o meno ostaggi delle prevaricazioni degli adulti, della loro violenza o indifferenza, ammutoliti dall'impotenza e dall'ignoranza della vita, ma anche estatici visitatori di mondi magici e incantati popolati di esseri fatati alleati del Bene o del Male e sovrani assoluti di regni solo nostri, magari anche solo per una stagione, o per una notte, unici e prescelti interpreti e decodificatori di quel linguaggio misterioso e segreto parlato dalla natura che a volte, dal suo mutismo, affida proprio a noi messaggi che parlano di redenzione, salvezza, iniziazione.

    (Marco Baliani è prima di tutto un attore, l'esponente più rappresentativo, insieme a Marco Paolini, del cosiddetto teatro di parola o di narrazione.

    L'unico suo spettacolo che ho visto, Tracce, non prevede alcuna scenografia. C'è solo una sedia sul palco, illuminata da un faretto. Su quella sedia Baliani si siede all'inizio dello spettacolo e lì rimane, per più di due ore, senza interruzione. A parlare, a raccontare storie, miti, favole, a recitare poesie, a improvvisare, anche, ché il suo Tracce è uno spettacolo sempre diverso, che cambia a seconda della serata, del pubblico, dell'umore suo e dell'atmosfera che respira in sala.

    Un teatro vivo, il suo, e reale, anche quando racconta le fiabe dell'infanzia, quelle degli orchi e delle vecchie streghe che vivono nel bosco, e permeato di grande tenerezza, a tratti, e anche di rigore, di malinconia e di umorismo.

    Baliani è empatico con il pubblico, gli è vicino, lo coinvolge, lo ammalia, ma con rispetto, con garbo. Non fa il piacione, non ammicca, non strizza l'occhio a conquistare un consenso facile e un po' drogato che, subito dopo, lascia in chi lo ha accordato la sgradevole sensazione di essersi lasciato andare in modo sconveniente.

    Uscita da quelle due ore e passa di spettacolo, ricordo di aver avuto la testa e il cuore ribollenti di pensieri, riflessioni, immagini; seduta nel buio del taxi mi ripassavo nella mente una lunga lista di libri e musica da trovare, leggere, ascoltare, in preda a un'estatica, feroce e gioiosa esaltazione.

    Baliani infatti è generoso: offre spunti a migliaia, lancia esche, apre prospettive nuove, inedite, annoda fili, tesse trame, crea connessioni, mostra disegni, percorsi, condivide.

    Nei tempi squallidi e piccini in cui ci tocca vivere adesso, una serata così riconcilia con la vita e con il mondo e restituisce allo spettatore riconoscente la speranza in ciò che ancora può essere una persona: un essere pensante, intelligente, ma soprattutto sensibile. Alla realtà che lo circonda, certo, ma soprattutto alla realtà interiore, sua e degli altri, cui cerca di tributare sempre il rispetto che le è dovuto).

    http://www.youtube.com/watch?v=fpd8eFTjvTw

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

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    Sono rimasta favorevolmente colpita dalla bravura di Marco Baliani che già conoscevo nelle vesti di ottimo attore teatrale. La facilità con cui riesce a raccontare le avventure di un gruppo di ragazzi ...continua

    Sono rimasta favorevolmente colpita dalla bravura di Marco Baliani che già conoscevo nelle vesti di ottimo attore teatrale. La facilità con cui riesce a raccontare le avventure di un gruppo di ragazzi di borgata, che durante gli anni 50 si trovano a vivere la lora pubertà in un quartiere periferico "Acilia" a 16 km da Roma. La fatiscienza delle case, la mancanza di strade, i fossati, le grotte, la scuola contribuiscono a far si che un gruppo di ragazzini riesca a vivere esperienze indimenticabili traendo tutto ciò da gravi disaggi economico sociali. L'autore ne fa parte in prima persona essendo lui stesso uno di quei bambini perchè effettivamente è nato e cresciuto ad Acilia. Il libro alcuni anni fà ha partecipato al pre-mio biblioteche di Roma dove, anche se non vincendo, ha ricevuto i giusti riconoscimenti sopratutto durante gli incontri con l'autore nelle varie biblioteche comunali che ci hanno consentito di conoscere più da vicino uno scrittore degno di questo nome!

    ha scritto il 

  • 5

    Anni '50, Acilia una borgata di Roma. Un'amicizia nasce fra quattro ragazzi che nel loro immaginario regno vogliono riscattare le ingiustizie nate a causa della miseria e dell'ignoranza.Il passaggio ...continua

    Anni '50, Acilia una borgata di Roma. Un'amicizia nasce fra quattro ragazzi che nel loro immaginario regno vogliono riscattare le ingiustizie nate a causa della miseria e dell'ignoranza.Il passaggio dall'infanzia all'adolescenza li vede artefici di un atto di giustizia.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei romanzi più intensi degli ultimi anni, con un bel senso della tensione e un'interessante ricerca sui registri popolari del romanesco ("Quello c'ha 'na notte dentro che se lo porta via"). Reali ...continua

    Uno dei romanzi più intensi degli ultimi anni, con un bel senso della tensione e un'interessante ricerca sui registri popolari del romanesco ("Quello c'ha 'na notte dentro che se lo porta via"). Realismo e fiaba nelle vite di quattro ragazzini che crescono ad Acilia, periferia povera di Roma, negli anni cinquanta (un mondo scomparso: dove c'erano casette di fango e pecore in libertà, oggi sorgono rassicuranti villette bifamiliari). Molto pasoliniano, a me ha ricordato "Ragazzi di Vita" ma anche il film "Brutti, sporchi e cattivi" con Manfredi (non lo avete visto? Capolavoro). Fa un po' invidia vedere come un bravo attore, Marco Baliani, sappia anche essere ottimo narratore di storie. Da leggere assolutamente.

    ha scritto il 

  • 4

    Infanzie in periferia

    Acilia alla periferia di Roma negli anni 50. Un gruppo di ragazzinini allo sbando, amicizie, rivalità odi e vari misteri... Un grande Baliani che racconta come fosse uno dei ragazzini, forte, intenso, ...continua

    Acilia alla periferia di Roma negli anni 50. Un gruppo di ragazzinini allo sbando, amicizie, rivalità odi e vari misteri... Un grande Baliani che racconta come fosse uno dei ragazzini, forte, intenso, coinvolgente. Un tomo notevole che si divora e poi rimane l'amaro in bocca, peccato non averne un altro così a portata di mano!

    ha scritto il