Nel segno della pecora

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

4.0
(4287)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 307 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Chi tradizionale , Spagnolo , Portoghese , Giapponese , Francese , Tedesco , Russo , Olandese , Finlandese , Lettone , Sloveno , Polacco

Isbn-10: 8806209043 | Isbn-13: 9788806209049 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Antonietta Pastore ; Illustrazione di copertina: Matthias Clamer

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Un giovane agente pubblicitario, abbandonato dalla moglie che lo trova «noioso», vede sconvolta la sua rassicurante monotonia da un compito bizzarro e quasi impossibile che gli viene affidato da un losco individuo: deve ritrovare una pecora. Ha poco tempo e non può rifiutare.
Unico indizio: la pecora ha una macchia a forma di stella sulla schiena. Inizia cosí un'avventura lungo un Giappone fiabesco, grottesco e surreale, accompagnato da una ragazza con le orecchie bellissime e dotata di poteri sovrannaturali.
Nel segno della pecora è il romanzo che definisce la poetica di Murakami: uno scenario onirico in cui il quotidiano diventa surreale, scandito da una playlist di capolavori della musica, alla ricerca di un ovino ma in realtà di un senso della vita. C'è un posto per la pecora di Murakami in una ipotetica «arca letteraria», insieme allo scarafaggio di Kafka, i maiali di Orwell, l'elefante di Saramago e Moby Dick.
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  • 4

    Murakami classico

    Fra i tanti romanzi di Murakami questo è da leggere se hai già una certa esperienza del senso onirico e irreale dell'autore.
    C'è il ritorno dell'Uomo pecora, uno dei personaggi che mi ha più affascina ...continua

    Fra i tanti romanzi di Murakami questo è da leggere se hai già una certa esperienza del senso onirico e irreale dell'autore.
    C'è il ritorno dell'Uomo pecora, uno dei personaggi che mi ha più affascinato di Dance Dance Dance.
    È un libro che ti cerca: quando è il momento giusto potrai leggerlo cogliendo tutte le pause e le deviazioni dal mondo reale.
    Mi resta sempre quel senso di inadeguatezza, come di non aver colto il significato ultimo, il messaggio per il lettore...

    ha scritto il 

  • 2

    Va be', lui ha sempre la capacità, sorprendente, visto quanto la scrittura è piana, di tenerti uncinato. Ma l'abilità non basta. Libro datato? Già visto se si è letto un po' di libri suoi? Comunque in ...continua

    Va be', lui ha sempre la capacità, sorprendente, visto quanto la scrittura è piana, di tenerti uncinato. Ma l'abilità non basta. Libro datato? Già visto se si è letto un po' di libri suoi? Comunque inutile

    ha scritto il 

  • 4

    Onirico

    Si dovrebbe far fatica a stare dietro ad una trama fatta di realtà e sogno ma con Murakami e' facile.Ti cattura con i paesaggi asettici di una grande metropoli e le maestose montagne dell'Hokkaido.E p ...continua

    Si dovrebbe far fatica a stare dietro ad una trama fatta di realtà e sogno ma con Murakami e' facile.Ti cattura con i paesaggi asettici di una grande metropoli e le maestose montagne dell'Hokkaido.E poi stravolge tutto con una entità reale (o è' solo una proiezione di un sogno?) la pecora ( essere mite per eccellenza) che diventa qualcosa di alieno e malvagio e si impossessa di anime semplici per dominare il mondo.la domanda alla fine è' sempre la stessa: ma cosa avrà voluto dirci l'autore? Siamo in balia di forze superiori che ci manovrano come burattini o tutto ciò è' solo un parto della nostra mente? ***

    ha scritto il 

  • 3

    Il mio problema verso questo libro è aver letto prima Dance Dance Dance, il che ha portato a minimizzare un po' l'esperienza di lettura laddove ho conosciuto un Murakami più maturo con la penna; qui i ...continua

    Il mio problema verso questo libro è aver letto prima Dance Dance Dance, il che ha portato a minimizzare un po' l'esperienza di lettura laddove ho conosciuto un Murakami più maturo con la penna; qui invece ha ancora molta strada da fare per quanto inizi a creare e formare il suo stile che lo contraddistingue.
    Il protagonista anonimo è passivo, si lasciantrasportar dagli eventi di una vita dai tratti surreali, dalla noia e l'apatia. Inizialmente il libro aveva il mio interesse ma dopo la metà ho proseguito per inerzia e con disinteresse, solo per portar a conclusione la lettura. Ho avuto un po' la sensazione di aver impiegato anche io il mio tempo nell'apatia nella ultima parte della lettura, dove oramai avevo anche perso il nesso con la narrazione. L'idea iniziale mi aveva incuriosito, cercar per tutto il Giappone questa pecora, ma alla fine il racconto s'è dimostrato piatto proprio dove doveva decollare.
    Peccato.
    Il voto poteva anche esser un due ma mi dispiacerebbe darlo proprio a Murakami, autore che ho piacere a leggere, libro comunque apprezzato a cui non ho piacere ad abbassar la media, data anche la mia lettura discontinua e disinteressata che probabilmente non mi ha permesso di carpire al meglio il racconto, comunque molto scorrevole ma che lascia l'impressine di esser un abbozzo rispetto alle altre opere dell'autore giapponese.
    Il punticino in più è più che altro relativo al valore affettivo che ha per me il libro che per quanto importante, sono anche sorvolato sulla dedica scritta direttamente sulla carta, le macchie di caffè, alcune sottolineature che mi hanno guidato all'esperienza vissuta dalla persona che me lo regalò. E io, che tengo a tener intonsi i miei libri maneggiandoli con estrema cura, il fatto di esser stato tra le mani di una persona più 'maldestra' mi ha permesso di affrontar la lettura senza esser 'ingessato' come mia consuetudine bensì più sciolto negli atteggiamenti, permettendomi di esser meno curante dei miei atteggiamenti verso il suddetto libro. Inoltre, per me è stato davvero importante potermi immedesimar nella lettura dell'altra persona, provando ad immaginare come si comportò, come si posizionò per leggere, conoscendola benissimo pur non avendo avuto l'occasione di vederla in ambiti letterari.
    Anche per questo, è stato speciale veder i suoi passaggi, tener lo scontrino che usava come segnalibro, veder i segni lasciati, forse ben più incisivi del "Segno della pecora" riportato sulla copertina.
    Saranno cose che ho colto solo io scioccamente laddove da cogliere fondamentalmente nulla c'era, ma come disse Pennac: "Quando una persona cara ci dà un libro da leggere, la prima cosa che facciamo è cercarla tra le righe."
    E così è stato.

    ha scritto il 

  • 3

    Un giapponese all’americana.

    “Il padre, un uomo minuto sui cinquantacinque anni, si teneva in piedi accanto al cancello. Immobile come una statua, una fascia a lutto sulla manica del vestito nero, faceva pensare a una strada asfa ...continua

    “Il padre, un uomo minuto sui cinquantacinque anni, si teneva in piedi accanto al cancello. Immobile come una statua, una fascia a lutto sulla manica del vestito nero, faceva pensare a una strada asfaltata dopo un acquazzone.”

    Che sia giovane il giovane Haruki vuole farlo sentire tutto: devi avere trenta anni per sentire i primi venti anni trascorsi come un’epoca tragicamente persa. Quando ne avrai cinquanta o sessanta farai fatica a distinguere i venti dai trenta e, se li hai vissuti bene gli ultimi trenta, che ridere la retorica sulla gioventù che non c’è più ma che era così bella mentre c’era!, specie se la elaborasti con l’immaturità dell’essere giovani ancora in circolazione.

    “Erano cambiati soltanto i cantanti e i titoli delle canzoni. E io ero più vecchio di dieci anni.”

    Haruki non ha mai disdegnato le associazioni bizzarre, per non dire del tutto fallite: “Sentivo un leggero fischio nelle orecchie. Mi ricordava la brezza marina quando passa attraverso una matassa di fil di ferro arruginito.” Però in questo suo romanzo azzarda mooolto più che in altri, in cui non ricordo di averci mai trovato una descrizione così bella e riuscita: “(…) il mare aveva un cupo colore metallico, ed era increspato di piccole onde bianche che mi ricordavano il colletto di pizzo di certi vestiti che mettono le ragazze.”

    Nell’atteggiamento minimal e spassionato di “Sotto il segno della pecora” l’influenza del genere esistenziale all’americana si sente fortissimo, non ancora depurato da quel “Giappone per occidentali” che diventerà man mano la sua produzione letteraria.

    C’è la modella per gli spot pubblicitari basati sulle orecchie, il maestro occulto della destra totale a cui gl’è entrato una pecora in corpo, c’è la pecora che in Giappone fin a quasi tutto l’Ottocento era un animale immaginario come il drago e la fenice, c’è il numero di Dio a cui nessuno si ricorda di chiamare, ci sono i libri (Sherlock Holmes, in questo caso, ma in futuro Haruki sarà molto più suggestivo omettendo titoli e autori), insomma c’è già il nucleo della “dimensione Murakami” basato su una logica incongrua che fila benissimo, e soprattutto le ricette di cucina da single con le provviste.

    Col senno di poi di chi ha già letto i romanzi appresso è facile fare il saputo e dire “Ehbé, qui c’è già quello che ci sarà di più poi” e invece secondo me qui c’è quello che poi non ci sarà più, e che a me invece sarebbe piaciuto di più, come per esempio la frase:
    “Il gatto esitò, gli morse un dito, poi mollò una scorreggia.”

    Non perché io vada matto per le scorregge di gatto, ma nel giovane Haruki, oltre la calma dissoluzione e l’educato nichilismo, c’è ancora del caldo, c’è ancora un po’ di azione contro l’entropia, quello che insomma preferisco della nostra infantile cultura occidentale, e è ancora presto prima di entrare nel freddo asettico del Giappone, nel fatalismo consapevole che fa dire: “Si può dire che noi esseri umani vaghiamo senza meta sul continente della casualità(…)”.

    C’è corpo anche oltre il ‘rapporto sessuale’, c’è il pianto come qualcosa in più della descrizione di un mero fatto biologico, e quando ci si incazza si fracassa ancora una chitarra contro una parete. Prima che l’anestetizzazione di qualsiasi cosa abbia la meglio su tutto e che l’amore più indomato e l’odio più perseguito abbiano una temperatura narrativa tra i 5 e i 15 gradi e mai di più e mai di meno.

    Il giovane Haruki sa una cosa bellissima: “Parlare sinceramente e dire la verità sono due cose diverse.” e c’è quel tanto di arroganza strettamente necessaria che occorre a uno scrittore per far apparire la sua visione delle cose un mondo autonomo degno di coesistere con gli altri. Invece col passare degli anni e dei romanzi Murakami ha preferito sfruttare l’ipnosi della lentezza di contro alla scossa della repentinità.

    Il Murakami che preferisco è comunque quello tra l’enigmatico, il sornione, il cazzolaro e il pennellante di una frase così: “Una donna grassa di mezza età guardava un punto nel vuoto, sul viso la stessa espressione assorta di un critico musicale che ascolti una sonata per pianoforte di Skrjabin.”

    ha scritto il 

  • 0

    E' il primo libro di Murakami che leggo. L'ho iniziato qualche giorno fa ma non riesce a coinvolgermi.. vado avanti per inerzia magari poi mi convincerà di più

    ha scritto il 

  • 3

    romanzo interdetto e che lascia insoliti e strani, la storia scorre placida e tranquilla e la prosa la accompagna e si dipana verso un mondo diverso da quello da noi propriamente conosciuto (un univer ...continua

    romanzo interdetto e che lascia insoliti e strani, la storia scorre placida e tranquilla e la prosa la accompagna e si dipana verso un mondo diverso da quello da noi propriamente conosciuto (un universo vermicolare). Non si capisce lo sbocco eppure affascina, che poi i mentori di Murakami Haruki siano Carver e Salinger merita da parte mia l'approfondimento dovuto e la lettura di altre cose dell'autore.

    ha scritto il 

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