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Nel tempo di mezzo

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

4.0
(539)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 263 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806202650 | Isbn-13: 9788806202651 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Vincenzo Chironi mette piede per la prima volta sull'Isola di Sardegna - "una zattera in mezzo al Mediterraneo" - nel 1943, l'anno della fame e della malaria. Con sé ha solo un vecchio documento che certifica la sua data di nascita e il suo nome, ma per scoprire chi è lui veramente dovrà intraprendere un viaggio ancora più faticoso di quello affrontato col piroscafo che l'ha condotto fin li. A Nuoro trova ad attenderlo il nonno, Michele Angelo maestro del ferro, che gli farà da padre e da complice in parti uguali -, e soprattutto sua zia Marianna, che vede nell'inaspettato arrivo del nipote l'opportunità per riscattare un'esistenza puntellata dalla malasorte. Anni dopo, quando ormai a Nuoro la presenza di Vincenzo Chironi sembra scontata, naturale come il mare e le rocce, la forza del sangue torna a far sentire il suo richiamo. Perché quando Vincenzo conosce Cecilia, che ha "gli occhi di un colore che non si può spiegare", innamorarsi di lei gli sembra l'unica cosa possibile. Anche se è promessa sposa di Nicola, con cui lui è mezzo parente... Se è vero che "la disobbedienza chiama il castigo", forse è anche vero che quell'amore è l'ultimo anello di una catena destinata a non aver fine. Dopo l'epopea di "Stirpe", Marcello Fois - con una lingua capace di abbracciare l'alto e il basso, e di potenziare lo scorrere del tempo - dipinge un mondo in cui i paesaggi sono vivi come i personaggi che li abitano.
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  • 5

    Secondo libro della trilogia dei Chironi di Nuoro, Il tempo di mezzo racconta gli anni che vanno dall'immediato dopoguerra all'inizio degli anni '80.

    Mentre si racconta una saga familiare, si descrive ...continua

    Secondo libro della trilogia dei Chironi di Nuoro, Il tempo di mezzo racconta gli anni che vanno dall'immediato dopoguerra all'inizio degli anni '80.

    Mentre si racconta una saga familiare, si descrive il cambiamento di una società.

    Ecco due passaggi esemplificativi:

    Lo sapevano tutti quale era stata la sua vita e quai le sue personali, non private, tragedie. Vedova in un attimo, e poi? Esiste un nome che definisca una madre che ha perso la sua bambina? Come si dice: orfana al contrario? Oppure semplicemente non si dice, perché non c'è niente di naturale, di visibile, in un mondo dove i genitori sopravvivono ai figli. Per questo nessun vocabolario, a nessuna latitudine, ha inventato un termine per questa specifica contingenza. Una contingenza che fa parte del mondo sommerso, quello che accoglie mostri che conosciamo assai bene, ma che dobbiamo fingere di non conoscere per puro istinto di conservazione. Ci diciamo che non esiste, eppure c'è.

    ***

    Quell'autunno improvviso, da un'ora all'altra, da un minuto all'altro, sancì un punto di non ritorno. Ora le anime semplici che avevano fatto palpitare quel luogo si guardavano intorno e non si riconoscevano. Stavano cambiando, ma non lo sapevano. L'istinto resistenziale si andava via via attenuando in vece di una presunta normalizzzazione. Come dire che occorse guarire malati che non sapevano di esserlo, o che i tempi nuovi manifestarono patologie che prima non erano considerate tali. Certo si diventava più ricchi, ma senza sapere davvero di essere stati poveri. E si diventava intransigenti nel pretendere quanto promesso.
    In quell'autunno precoce, si compì precisamente il passaggio dalla memoria attiva alla memoria passiva. Lo spiegava la furia egoista, il livore diffuso, profondo, che stava trasformando gli amici in nemici, gli ingenui in astuti. Sotto alla crosta vitale di gente che voleva esaltare la vita dopo vent'anni di lutto, covava l'immaturità di altra gente che quello stesso lutto non aveva strumenti, e nemmeno motivi reali, per elaborarlo.
    Pensavano di meritare pietanze da ricchi, ma non essendo mai stati inviati a nessun tavolo non si accorgevano che si stavano accontentando di briciole. I nuovi ricchi erano esattamente quelli vecchi, quelli di sempre, parevano nuovi solo perché avevano smesso di confondersi con i poveri, avevano smesso di portare le loro stesse pezze sui pantaloni. Erano tempi finalmente borghesi. Tempi esibizionisti. Si cominciavano a rigettare gli abiti locali come scorie di epoche remote e si barattavano mobili fatti a mano per tinelli industriali.

    ... nemmeno quelli che sembrano cambiamenti improvvisi, improvvisi lo sono veramente. D'improvviso c'è solo il momento in cui ne prendiamo coscienza.

    Scrittura stupenda ed ottima narrazione.

    ha scritto il 

  • 5

    Meraviglioso romanzo di Marcello Fois, il seguito di Stirpe, continua la saga familiare dei Chironi (bellissima la figura di Michele Angelo). Entrambi i romanzi parlano di vita vissuta... e la vita co ...continua

    Meraviglioso romanzo di Marcello Fois, il seguito di Stirpe, continua la saga familiare dei Chironi (bellissima la figura di Michele Angelo). Entrambi i romanzi parlano di vita vissuta... e la vita continua..

    ha scritto il 

  • 3

    Non è un SUV* - parte 2

    Il mio primo scrittore sardo, il mio primo Fois: bello!

    Ma perché non avevo mai letto niente di sardo? Perché la Sardegna è lontana; embè, anche l'Islanda se per questo, eppure Indriðason l'ho divorat ...continua

    Il mio primo scrittore sardo, il mio primo Fois: bello!

    Ma perché non avevo mai letto niente di sardo? Perché la Sardegna è lontana; embè, anche l'Islanda se per questo, eppure Indriðason l'ho divorato, e poi mica ci devo andare...
    Perché è un'isola e io ho un'indole continentale... beh, anche l'Irlanda e la Gran Bretagna sono isole, eppure le adoro, e vabbè, l'Islanda, di nuovo...
    Fa troppo caldo e io odio il caldo, l'aridità e la siccità, e leggere di ambienti torridi, privi di fredde e umide brughiere e di foreste rigogliose, mi procura sgradevoli vampate; embè, parte in ottobre e finisce in dicembre e c'è pure la neve e un pezzo di Friuli dentro... insomma basta con le cazzate; quale che sia stata la scusa, mi ero persa veramente qualcosa; mi ero persa questo 'giovane' cantastorie dei tempi andati che, da quando ogni mattino mi sbatte in faccia l'evidenza che sto invecchiando, sono diventati affari che mi riguardano.
    Senza parlare del crossing-over con 'La caverna' di Saramago.

    http://www.anobii.com/books/review/55882e7f495a0657538b4570

    P.S. Perdonami Luca Pretti!
    Mi sono ricordata solo ora che sei stato tu, con il tuo "I quaderni di Don Michè", la mia prima bella lettura sarda, ma ormai l'avevo scritto 'sto commento e contro la mia pigrizia ho smesso di lottare da tempo ... mi perdoni?... ;-)

    * Per chi l'ha capita - sorry! - ho avuto un paio di brutte giornate; per gli altri, meglio così...

    ha scritto il 

  • 2

    Questo libro non mi è piaciuto; anche "Stirpe" non mi aveva entusiasmato.
    In definitiva la storia della famiglia Chironi complessivamente non mi è sembrata particolarmente interessante.
    Molte le cose ...continua

    Questo libro non mi è piaciuto; anche "Stirpe" non mi aveva entusiasmato.
    In definitiva la storia della famiglia Chironi complessivamente non mi è sembrata particolarmente interessante.
    Molte le cose che mi hanno infastidito.
    A partire dal fatto che più o meno tutti i componenti della famiglia dialogano con i morti. Qualcuno ne trae anche premonizioni.
    Molti i passaggi in cui la prosa pare volersi elevare, ma fallisce, a volte con effetti alquanto irritanti. Es.: "A Cecilia era bastato un secondo per capire tutto questo, il suo negarsi era un donarsi. Per Vincenzo ci volle piú tempo, perché lui ragionava in termini di sguardo, mentre lei in termini di respiro.". Oppure: "Ma questo in fondo non significa certo che abbiano cessato di amarsi, è solo che si amano diversamente. Anche di piú. O, forse, non piú.".
    Intermezzi per inquadrare il contesto storico/politico in una paginetta del tutto inutili.
    Abuso aggravato di similitudine.

    ha scritto il 

  • 3

    Torna la Sardegna con i suoi inconfondibili e indimenticabili paesaggi e tornano ad agire nella realtà o nel ricordo i personaggi di "Stirpe", con la loro forza e la loro silenziosa dignità. Eppure qu ...continua

    Torna la Sardegna con i suoi inconfondibili e indimenticabili paesaggi e tornano ad agire nella realtà o nel ricordo i personaggi di "Stirpe", con la loro forza e la loro silenziosa dignità. Eppure questo romanzo in qualche modo risente del fatto di essere "la seconda parte di Stirpe". Sembra quasi che l'autore debba portare a termine non solo le storie iniziate, ma anche una sua tesi e un destino segnato per la famiglia dei Chironi. Fois scrive indubbiamente bene e qui i voli lirici che un po' disturbavano in Stirpe sono riassorbiti e amalgamati nelle descrizioni dei paesaggi, migliorando la scorrevolezza della lettura, tuttavia si sente che la storia ha un qualcosa di troppo costruito.

    ha scritto il 

  • 4

    NEL MEZZO DEL TEMPO

    Vincenzo Chironi abbandona l’orfanotrofio, dove ha vissuto per ventisette anni, facendo ritorno alla Sardegna dei suoi avi alla ricerca delle sue origini. E sarà per lui naturale adattarsi a quel pae ...continua

    Vincenzo Chironi abbandona l’orfanotrofio, dove ha vissuto per ventisette anni, facendo ritorno alla Sardegna dei suoi avi alla ricerca delle sue origini. E sarà per lui naturale adattarsi a quel paesaggio scabro, struggente, a quella società ancestrale. Lì troverà anche un amore, di quelli che gravano tanto, sulla vita, fino a spezzarla. Un amore fulminante, inevitabile. “A Cecilia era bastato un secondo per capire tutto questo, il suo negarsi era un donarsi. Per Vincenzo ci volle più tempo, perché lui ragionava in termini di sguardo, mentre lei in termini di respiro.” Ma proprio quando tutto sembrerà decifrato, un destino malevolo prenderà il sopravvento. E “le cose cambiarono senza che nessuno avesse voluto, o potuto, far nulla per fermarle. Furono tempi esigui.”
    La scrittura di Fois è ricca, sapiente. La sua prosa impeccabile è arte dello scrivere.

    ha scritto il 

  • 4

    Saga familiare isolana

    L'inizio del libro è lento, ostico, con scrittura nervosa e visione corta, ristretta. Fois si concentra sui microdettagli del suolo e della flora sarda in maniera un po' troppo ossessiva, fin forzatam ...continua

    L'inizio del libro è lento, ostico, con scrittura nervosa e visione corta, ristretta. Fois si concentra sui microdettagli del suolo e della flora sarda in maniera un po' troppo ossessiva, fin forzatamente morbosa.
    Poi, quasi inaspettatamente, il romanzo si scioglie, come si sciolgono i cuori dei personaggi. La trama segue vie poco scontate e la scrittura ci racconta di rapporti profondi ma difficili e delle diverse visioni della vita da prospettive anagrafiche diverse.
    Si case in basso, ci si rialza, si ricade , ci si rialza, e tra questi due limiti si trova il tempo di mezzo.
    Eccezionale e commovente la figura del nonno Michele Angelo, che tutti avremmo voluto avere nella vita reale.
    Mi ha ricordato alcuni romanzi americani (ho rivisto pezzi di Libertà di Frenzen), ma purtroppo un po' troppo asciutto, sardo.
    Consigliato.

    ha scritto il 

  • 3

    Del 2012.
    Sembra che Fois voglia "scrivere bene". Il risultato è un inizio con belle frasi ma confuso, una parte in mezzo piatta e un finale che fa capire che la storia poteva essere raccontata meglio ...continua

    Del 2012.
    Sembra che Fois voglia "scrivere bene". Il risultato è un inizio con belle frasi ma confuso, una parte in mezzo piatta e un finale che fa capire che la storia poteva essere raccontata meglio, bastava non avere strane velleità.

    ha scritto il 

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