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Nel tempo di mezzo

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

4.0
(496)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 263 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806202650 | Isbn-13: 9788806202651 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Vincenzo Chironi mette piede per la prima volta sull'Isola di Sardegna - "una zattera in mezzo al Mediterraneo" - nel 1943, l'anno della fame e della malaria. Con sé ha solo un vecchio documento che certifica la sua data di nascita e il suo nome, ma per scoprire chi è lui veramente dovrà intraprendere un viaggio ancora più faticoso di quello affrontato col piroscafo che l'ha condotto fin li. A Nuoro trova ad attenderlo il nonno, Michele Angelo maestro del ferro, che gli farà da padre e da complice in parti uguali -, e soprattutto sua zia Marianna, che vede nell'inaspettato arrivo del nipote l'opportunità per riscattare un'esistenza puntellata dalla malasorte. Anni dopo, quando ormai a Nuoro la presenza di Vincenzo Chironi sembra scontata, naturale come il mare e le rocce, la forza del sangue torna a far sentire il suo richiamo. Perché quando Vincenzo conosce Cecilia, che ha "gli occhi di un colore che non si può spiegare", innamorarsi di lei gli sembra l'unica cosa possibile. Anche se è promessa sposa di Nicola, con cui lui è mezzo parente... Se è vero che "la disobbedienza chiama il castigo", forse è anche vero che quell'amore è l'ultimo anello di una catena destinata a non aver fine. Dopo l'epopea di "Stirpe", Marcello Fois - con una lingua capace di abbracciare l'alto e il basso, e di potenziare lo scorrere del tempo - dipinge un mondo in cui i paesaggi sono vivi come i personaggi che li abitano.
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  • 4

    Saga familiare isolana

    L'inizio del libro è lento, ostico, con scrittura nervosa e visione corta, ristretta. Fois si concentra sui microdettagli del suolo e della flora sarda in maniera un po' troppo ossessiva, fin forzatamente morbosa.
    Poi, quasi inaspettatamente, il romanzo si scioglie, come si sciolgono i cuor ...continua

    L'inizio del libro è lento, ostico, con scrittura nervosa e visione corta, ristretta. Fois si concentra sui microdettagli del suolo e della flora sarda in maniera un po' troppo ossessiva, fin forzatamente morbosa.
    Poi, quasi inaspettatamente, il romanzo si scioglie, come si sciolgono i cuori dei personaggi. La trama segue vie poco scontate e la scrittura ci racconta di rapporti profondi ma difficili e delle diverse visioni della vita da prospettive anagrafiche diverse.
    Si case in basso, ci si rialza, si ricade , ci si rialza, e tra questi due limiti si trova il tempo di mezzo.
    Eccezionale e commovente la figura del nonno Michele Angelo, che tutti avremmo voluto avere nella vita reale.
    Mi ha ricordato alcuni romanzi americani (ho rivisto pezzi di Libertà di Frenzen), ma purtroppo un po' troppo asciutto, sardo.
    Consigliato.

    ha scritto il 

  • 3

    Del 2012.
    Sembra che Fois voglia "scrivere bene". Il risultato è un inizio con belle frasi ma confuso, una parte in mezzo piatta e un finale che fa capire che la storia poteva essere raccontata meglio, bastava non avere strane velleità.

    ha scritto il 

  • 3

    Direi che è il seguito di stirpe e ne ricalca troppo la trama e lo stile.
    E’ solo che da due giorni mi fa pensare quella frase quando il protagonista parla della madre sul letto di morte e afferma che lei sta per rinascere e lui comincia a morire, è una bella frase, peccato che non è vera ...continua

    Direi che è il seguito di stirpe e ne ricalca troppo la trama e lo stile.
    E’ solo che da due giorni mi fa pensare quella frase quando il protagonista parla della madre sul letto di morte e afferma che lei sta per rinascere e lui comincia a morire, è una bella frase, peccato che non è vera perché in realtà si comincia a morire tutti e due.
    Chiusa la parentesi personale, dicevo, rispetto al capitolo precedente, questa volta, Fois eccede in divagazioni estremamente eleganti e forbite ma con meno feeling, la storia ha meno ritmo.
    L’unione ferrea che nasce da questi 50 anni di solitudine è troppo forte per cui ha necessità di essere rotta con violenza. Così, quasi per un allitterazione, si passa dalla stirpe allo stupro quando i sogni nella mezza età si rapprendono.
    Alla ricerca del padre perduto, quello vero e il tentativo di reinterpretarlo, il protagonista torna a Nuoro con i sogni di Ulisse e se ne va nel buio della notte definitiva della viglia di natale.
    I silenzi parlano di più delle persone, che i dialoghi veri li hanno solo con i morti.
    Volendo concludere con una battutaccia, mi sembra, per una volta “un fois un po’ troppo gras” sempre saporitissimo ma un po più difficile da digerire.

    ha scritto il 

  • 5

    'Ut pictura poësis' scriveva Orazio. Dopo la lettura, a perdifiato, del dittico 'Stirpe' e 'Nel tempo di mezzo' direi che Marcello Fois è, ancor più che uno scrittore, un pittore.

    ha scritto il 

  • 3

    Libro scabro, spigoloso, come la lingua dura e ricercata, a volte incomprensibile. Le ultime pagine un delirio confuso, per il resto una vicenda altalenante tra disperazione e speranza più resistente del dolore, attraverso i fatti. Lingua di fatti più che di parola.

    ha scritto il 

  • 5

    Affascinante, da leggere centellinando le parole perchè gran parte della magia sta proprio nella scrittura di Fois, raffinata, profonda, capace di penetrare l'essenza delle cose, delle persone, dei luoghi. Obbligatorio per me recuperare il precedente "Stirpe".

    ha scritto il 

  • 4

    Si ricomincia

    Un uomo alla ricerca delle proprie radici.
    Una famiglia fatta di spettri e fotografie.
    Vita e morte indissolubili nel loro ciclo, ineluttabile.
    Il legame tra presente e passato, tra disperatamente terreno e profondamente spirituale. Un approccio all'anima delle cose che ricorda ...continua

    Un uomo alla ricerca delle proprie radici.
    Una famiglia fatta di spettri e fotografie.
    Vita e morte indissolubili nel loro ciclo, ineluttabile.
    Il legame tra presente e passato, tra disperatamente terreno e profondamente spirituale. Un approccio all'anima delle cose che ricorda molto quello di Isabel Allende.
    Fois è stata una bella scoperta. Autore consigliato.

    ha scritto il 

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