Nel tempo di mezzo

Di

Editore: Einaudi

4.0
(566)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 260 | Formato: eBook

Isbn-10: 8858405544 | Isbn-13: 9788858405543 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Vincenzo Chironi mette piede per la prima volta sull' Isola di Sardegna - «una zattera in mezzo al Mediterraneo» - nel 1943, l'anno della fame e della malaria. Con sé ha solo un vecchio documento che certifica la sua data di nascita e il suo nome, ma per scoprire chi è lui veramente dovrà intraprendere un viaggio ancora più faticoso di quello affrontato col piroscafo che l'ha condotto fin lì. A Nuoro trova ad attenderlo il nonno, Michele Angelo - maestro del ferro, che gli farà da padre e da complice in parti uguali -, e soprattutto sua zia Marianna, che vede nell'inaspettato arrivo del nipote l'opportunità per riscattare un'esistenza puntellata dalla malasorte.
Anni dopo, quando ormai a Nuoro la presenza di Vincenzo Chironi sembra scontata, naturale come il mare e le rocce, la forza del sangue torna a far sentire il suo richiamo. Perché quando Vincenzo conosce Cecilia, che ha «gli occhi di un colore che non si può spiegare», innamorarsi di lei gli sembra l'unica cosa possibile. Anche se è promessa sposa di Nicola, con cui lui è mezzo parente... Se è vero che «la disobbedienza chiama il castigo», forse è anche vero che quell'amore è l'ultimo anello di una catena destinata a non aver fine.
Dopo l'epopea di Stirpe, Marcello Fois - con una lingua capace di abbracciare l'alto e il basso, e di potenziare lo scorrere del tempo - dipinge un mondo in cui i paesaggi sono vivi come i personaggi che li abitano. Una Sardegna nitida e soprattutto mai oleografica. E lo stupore continuo della natura - che osserva impassibile gli amori degli uomini e le loro sconfitte, i dolori dietro ai quali si affannano così come le gioie fugaci - diventa lo sguardo che permette a quelle storie di appartenere a ciascuno di noi.
«Nemmeno quelli che sembrano cambiamenti improvvisi, improvvisi lo sono veramente. D'improvviso c'è solo il momento in cui ne prendiamo coscienza».
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  • 4

    "Se vorrai diventare parte di questa terra, imparerai cosa significa strazio… E' la maledizione e la benedizione delle isole: sempre andare e sempre tornare…"

    Bello, questa trilogia me la sto proprio gustando.
    Per quanto si intitoli "Nel tempo di mezzo" ed effettivamente sia il secondo di una trilogia, questo libro è pensato anche per una lettura indipenden ...continua

    Bello, questa trilogia me la sto proprio gustando.
    Per quanto si intitoli "Nel tempo di mezzo" ed effettivamente sia il secondo di una trilogia, questo libro è pensato anche per una lettura indipendente dal primo. La storia contenuta nel primo libro viene riassunta per sommi capi, il passaggio cruciale della scena che fa da cerniera tra i due viene riportato con le stesse identiche parole. E tuttavia vale sempre la regola per cui se non avessi letto il primo mi mancherebbero molte sfumature nella psicologia dei personaggi, nei perché e nei percome delle vicende. Inoltre, in questo secondo libro si inizierà a scoprire chi è la voce narrate che ci parla già dal libro precedente.
    Il lessico è sempre attentamente ricercato, questa volta il tono è meno poetico e un po' più ruvido e rassicurante. Come nel primo volume lo sguardo di Fois si posa spesso sul cielo per descriverlo e farlo diventare anch'esso protagonista della storia, ma rispetto il primo volume qui rivolge lo sguardo anche verso il basso, verso la terra: si compone un paesaggio fatto di terreni, di rocce, di vegetazioni, di insetti e piccoli animali.

    Il "tempo di mezzo" del titolo non è tanto un'indicazione relativa ad un periodo quanto ad un luogo: la Sardegna, che viene più volte identificata come una grossa roccia o una grossa zattera immezzo al mare. Tempo di mezzo è anche la città di Nuoro: "La condizione di periferia l'aveva salvata dalle bombe, ma anche dall'indigenza: […] lì era come trovarsi in un tempo sospeso a metà, nel tempo di mezzo, non moderni, non antichi, ma sensibili, esposti al contagio. Era in quel territorio sospeso che si doveva inventare un senso, che si doveva immaginare una prospettiva."
    Infine, l'espressione "tempo di mezzo" si riferisce anche ad una condizione psicologica dei protagonisti: il tema della 'sospensione' o tregua o dir si voglia, ricorre lungo tutta la durata del romanzo, insieme ai temi già presenti nell'altro come il dolore, l'importanza e al tempo stesso le difficoltà della vita di famiglia.
    "Tutto quel mondo immaginato, a pensarci, era distantissimo dal luogo in cui ora si trovava, che era un luogo di sospensione. E di silenzio."
    Oppure "…restò stordito in quel corridoio vuoto che è il passaggio tra il sonno e la veglia"
    o ancora "Si trovano nel centro esatto di un limbo che non è paese e non è campagna, un luogo dove l'uomo e la natura sono in fase di stallo e si controllano a vicenda".
    E ancora, gli eventi cruciali che sempre avvengono nel passaggio tra le stagioni: "..a lui è stato assegnato quel preciso passaggio tra la primavera e l'estate, quando le piante respirano con un leggero affanno per il caldo incipiente…"
    "In quella stagione precisa, quando l'estate chiede all'autunno se può trattenersi ancora, e lui risponde che può, […] si baciarono."

    Dal punto di vista della scansione temporale, il racconto è disomogeneo: riparte dal 1943 e sottolinea la distanza della Sardegna dal conflitto che sembra come un rumore di sottofondo, un litigio tra i vicini, è solo una generica atmosfera di disastro cui si rendono partecipi la malaria, il cielo plumbeo e la terra inaridita, e coloro che vivono sull'isola rimangono un po' straniti per via di questo conflitto che c'è e non c'è. Da notare la differenza rispetto tanti altri autori che spesso tengono a sottolineare l'imperturbabilità della natura e delle stagioni rispetto alla carneficina in corso, qui invece l'ambiente esterno si fa sempre partecipe degli eventi, sia in termini pratici che in termini psicologici.
    Per il resto, gli anni della guerra vengono liquidati rapidamente: per Fois, in questa storia, la seconda guerra mondiale coincide essenzialmente con i giorni del ritorno in Sardegna di Vincenzo, e poi si passa subito oltre, alle vicende di Nuoro e della famiglia Chironi durante gli anni '50, concentrandosi principalmente sulla figura di questo ultimo rampollo della stirpe, e si conclude con due rapidi flash negli anni '70.

    Bellissimo il rapporto tra nonno e nipote: "Lui e il nonno hanno in comune il fatto di non avere bisogno di ribadire quanto è chiaro da sempre. Potrebbero anche non salutarsi, potrebbero persino non vedersi per anni, ma questo significherebbe poco, perché tra loro tutto quello che c'era da dire è stato detto."

    E infine, così come per il libro precedente in tanti citano il passaggio in cui Michele Angelo vede per la prima volta Mercede, anche qui c'è un incontro speciale descritto in modo molto coinvolgente: "…si riconobbero come d'altra specie. Capirono cioè che quanto li accomunava era questa condizione di intima estraneità che li legava a quel posto: lei in quanto profuga, di lusso, ma profuga; lui in quanto Mosè, trovato nelle acque quando la stirpe Chironi sembrava morta."

    Finale mozzafiato - anche un poco compiaciuto - e ora via che si ricomincia con il terzo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Il titolo è quanto mai calzante perché questo secondo romanzo traghetta la storia, iniziata con Stirpe fino alla conclusione, che arriva con Luce perfetta.
    Il figlio di Luigi Ippolito, raccoglie l’ere ...continua

    Il titolo è quanto mai calzante perché questo secondo romanzo traghetta la storia, iniziata con Stirpe fino alla conclusione, che arriva con Luce perfetta.
    Il figlio di Luigi Ippolito, raccoglie l’eredità della famiglia Chironi, portando con sé, insieme alla fortuna, il seme di una maledizione silente, che colpisce nel momento in cui ogni promessa sembrerebbe trovare realizzazione.

    ha scritto il 

  • 5

    Secondo libro della trilogia dei Chironi di Nuoro, Il tempo di mezzo racconta gli anni che vanno dall'immediato dopoguerra all'inizio degli anni '80.

    Mentre si racconta una saga familiare, si descrive ...continua

    Secondo libro della trilogia dei Chironi di Nuoro, Il tempo di mezzo racconta gli anni che vanno dall'immediato dopoguerra all'inizio degli anni '80.

    Mentre si racconta una saga familiare, si descrive il cambiamento di una società.

    Ecco due passaggi esemplificativi:

    Lo sapevano tutti quale era stata la sua vita e quai le sue personali, non private, tragedie. Vedova in un attimo, e poi? Esiste un nome che definisca una madre che ha perso la sua bambina? Come si dice: orfana al contrario? Oppure semplicemente non si dice, perché non c'è niente di naturale, di visibile, in un mondo dove i genitori sopravvivono ai figli. Per questo nessun vocabolario, a nessuna latitudine, ha inventato un termine per questa specifica contingenza. Una contingenza che fa parte del mondo sommerso, quello che accoglie mostri che conosciamo assai bene, ma che dobbiamo fingere di non conoscere per puro istinto di conservazione. Ci diciamo che non esiste, eppure c'è.

    ***

    Quell'autunno improvviso, da un'ora all'altra, da un minuto all'altro, sancì un punto di non ritorno. Ora le anime semplici che avevano fatto palpitare quel luogo si guardavano intorno e non si riconoscevano. Stavano cambiando, ma non lo sapevano. L'istinto resistenziale si andava via via attenuando in vece di una presunta normalizzzazione. Come dire che occorse guarire malati che non sapevano di esserlo, o che i tempi nuovi manifestarono patologie che prima non erano considerate tali. Certo si diventava più ricchi, ma senza sapere davvero di essere stati poveri. E si diventava intransigenti nel pretendere quanto promesso.
    In quell'autunno precoce, si compì precisamente il passaggio dalla memoria attiva alla memoria passiva. Lo spiegava la furia egoista, il livore diffuso, profondo, che stava trasformando gli amici in nemici, gli ingenui in astuti. Sotto alla crosta vitale di gente che voleva esaltare la vita dopo vent'anni di lutto, covava l'immaturità di altra gente che quello stesso lutto non aveva strumenti, e nemmeno motivi reali, per elaborarlo.
    Pensavano di meritare pietanze da ricchi, ma non essendo mai stati inviati a nessun tavolo non si accorgevano che si stavano accontentando di briciole. I nuovi ricchi erano esattamente quelli vecchi, quelli di sempre, parevano nuovi solo perché avevano smesso di confondersi con i poveri, avevano smesso di portare le loro stesse pezze sui pantaloni. Erano tempi finalmente borghesi. Tempi esibizionisti. Si cominciavano a rigettare gli abiti locali come scorie di epoche remote e si barattavano mobili fatti a mano per tinelli industriali.

    ... nemmeno quelli che sembrano cambiamenti improvvisi, improvvisi lo sono veramente. D'improvviso c'è solo il momento in cui ne prendiamo coscienza.

    Scrittura stupenda ed ottima narrazione.

    ha scritto il 

  • 5

    Meraviglioso romanzo di Marcello Fois, il seguito di Stirpe, continua la saga familiare dei Chironi (bellissima la figura di Michele Angelo). Entrambi i romanzi parlano di vita vissuta... e la vita co ...continua

    Meraviglioso romanzo di Marcello Fois, il seguito di Stirpe, continua la saga familiare dei Chironi (bellissima la figura di Michele Angelo). Entrambi i romanzi parlano di vita vissuta... e la vita continua..

    ha scritto il 

  • 3

    Non è un SUV* - parte 2

    Il mio primo scrittore sardo, il mio primo Fois: bello!

    Ma perché non avevo mai letto niente di sardo? Perché la Sardegna è lontana; embè, anche l'Islanda se per questo, eppure Indriðason l'ho divorat ...continua

    Il mio primo scrittore sardo, il mio primo Fois: bello!

    Ma perché non avevo mai letto niente di sardo? Perché la Sardegna è lontana; embè, anche l'Islanda se per questo, eppure Indriðason l'ho divorato, e poi mica ci devo andare...
    Perché è un'isola e io ho un'indole continentale... beh, anche l'Irlanda e la Gran Bretagna sono isole, eppure le adoro, e vabbè, l'Islanda, di nuovo...
    Fa troppo caldo e io odio il caldo, l'aridità e la siccità, e leggere di ambienti torridi, privi di fredde e umide brughiere e di foreste rigogliose, mi procura sgradevoli vampate; embè, parte in ottobre e finisce in dicembre e c'è pure la neve e un pezzo di Friuli dentro... insomma basta con le cazzate; quale che sia stata la scusa, mi ero persa veramente qualcosa; mi ero persa questo 'giovane' cantastorie dei tempi andati che, da quando ogni mattino mi sbatte in faccia l'evidenza che sto invecchiando, sono diventati affari che mi riguardano.
    Senza parlare del crossing-over con 'La caverna' di Saramago.

    http://www.anobii.com/books/review/55882e7f495a0657538b4570

    P.S. Perdonami Luca Pretti!
    Mi sono ricordata solo ora che sei stato tu, con il tuo "I quaderni di Don Michè", la mia prima bella lettura sarda, ma ormai l'avevo scritto 'sto commento e contro la mia pigrizia ho smesso di lottare da tempo ... mi perdoni?... ;-)

    * Per chi l'ha capita - sorry! - ho avuto un paio di brutte giornate; per gli altri, meglio così...

    ha scritto il 

  • 3

    Qualche caduta di stile

    Un romanzo da un stile abbastanza scorrevole che racconta di una inconsueta storia familiare di ricongiungimento fra terre lontane nell'immediato dopoguerra.
    Suggestive alcune descrizioni del paesaggi ...continua

    Un romanzo da un stile abbastanza scorrevole che racconta di una inconsueta storia familiare di ricongiungimento fra terre lontane nell'immediato dopoguerra.
    Suggestive alcune descrizioni del paesaggio della Sardegna e della situazione economico e sanitaria all'epoca.
    Compare spesso una vena eccessiva di lirismo nel racconto, alcune spiegazioni dei fatti – specie in termini medici – risultano anacronistici.
    Arrivano verso la fine del testo si ha l'impressione che l'autore non sapesse bene come chiudere il libro.

    ha scritto il 

  • 2

    Questo libro non mi è piaciuto; anche "Stirpe" non mi aveva entusiasmato.
    In definitiva la storia della famiglia Chironi complessivamente non mi è sembrata particolarmente interessante.
    Molte le cose ...continua

    Questo libro non mi è piaciuto; anche "Stirpe" non mi aveva entusiasmato.
    In definitiva la storia della famiglia Chironi complessivamente non mi è sembrata particolarmente interessante.
    Molte le cose che mi hanno infastidito.
    A partire dal fatto che più o meno tutti i componenti della famiglia dialogano con i morti. Qualcuno ne trae anche premonizioni.
    Molti i passaggi in cui la prosa pare volersi elevare, ma fallisce, a volte con effetti alquanto irritanti. Es.: "A Cecilia era bastato un secondo per capire tutto questo, il suo negarsi era un donarsi. Per Vincenzo ci volle piú tempo, perché lui ragionava in termini di sguardo, mentre lei in termini di respiro.". Oppure: "Ma questo in fondo non significa certo che abbiano cessato di amarsi, è solo che si amano diversamente. Anche di piú. O, forse, non piú.".
    Intermezzi per inquadrare il contesto storico/politico in una paginetta del tutto inutili.
    Abuso aggravato di similitudine.

    ha scritto il 

  • 3

    Torna la Sardegna con i suoi inconfondibili e indimenticabili paesaggi e tornano ad agire nella realtà o nel ricordo i personaggi di "Stirpe", con la loro forza e la loro silenziosa dignità. Eppure qu ...continua

    Torna la Sardegna con i suoi inconfondibili e indimenticabili paesaggi e tornano ad agire nella realtà o nel ricordo i personaggi di "Stirpe", con la loro forza e la loro silenziosa dignità. Eppure questo romanzo in qualche modo risente del fatto di essere "la seconda parte di Stirpe". Sembra quasi che l'autore debba portare a termine non solo le storie iniziate, ma anche una sua tesi e un destino segnato per la famiglia dei Chironi. Fois scrive indubbiamente bene e qui i voli lirici che un po' disturbavano in Stirpe sono riassorbiti e amalgamati nelle descrizioni dei paesaggi, migliorando la scorrevolezza della lettura, tuttavia si sente che la storia ha un qualcosa di troppo costruito.

    ha scritto il 

  • 4

    NEL MEZZO DEL TEMPO

    Vincenzo Chironi abbandona l’orfanotrofio, dove ha vissuto per ventisette anni, facendo ritorno alla Sardegna dei suoi avi alla ricerca delle sue origini. E sarà per lui naturale adattarsi a quel pae ...continua

    Vincenzo Chironi abbandona l’orfanotrofio, dove ha vissuto per ventisette anni, facendo ritorno alla Sardegna dei suoi avi alla ricerca delle sue origini. E sarà per lui naturale adattarsi a quel paesaggio scabro, struggente, a quella società ancestrale. Lì troverà anche un amore, di quelli che gravano tanto, sulla vita, fino a spezzarla. Un amore fulminante, inevitabile. “A Cecilia era bastato un secondo per capire tutto questo, il suo negarsi era un donarsi. Per Vincenzo ci volle più tempo, perché lui ragionava in termini di sguardo, mentre lei in termini di respiro.” Ma proprio quando tutto sembrerà decifrato, un destino malevolo prenderà il sopravvento. E “le cose cambiarono senza che nessuno avesse voluto, o potuto, far nulla per fermarle. Furono tempi esigui.”
    La scrittura di Fois è ricca, sapiente. La sua prosa impeccabile è arte dello scrivere.

    ha scritto il 

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