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Nell'harem

Di ,

Editore: Sonzogno

3.5
(47)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 235 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845422429 | Isbn-13: 9788845422423 | Data di pubblicazione: 

Genere: History

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Descrizione del libro
La vita quotidiana nell'harem ha le sue dolcezze, i suoi piccoli riti affettuosi che possono sedurre quanto la libertà. È ciò che scopre Denise Zintgraff, che ha vissuto due anni in Arabia Saudita nell'harem di uno dei palazzi più sfarzosi e segreti del mondo, avendo accettato di diventare la precettrice di un principino. Moderna Sheherazade, confinata nella parte della corte riservata alle donne e proibita agli uomini, Denise vive lussi inimmaginabili, feste da mille e una notte e vacanze da nababbi, ma si scontra ben presto con la severità della legge coranica e con la totale soggezione a un mondo maschile, dove la sessualità viene mortificata fino a diventare ossessiva.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    "Qui non puoi mai fare quello che vuoi, mai. In Occidente ti organizzi, guardi l'orologio, programmi, esci. Qui aspetti, aspetti sempre, con il trucco che cola per il cado. (...) Non sai mai quanto aspetterai. Da un divano, seduta a guardare il vuoto, passi ad un altro divano e di lì al letto" ...continua

    "Qui non puoi mai fare quello che vuoi, mai. In Occidente ti organizzi, guardi l'orologio, programmi, esci. Qui aspetti, aspetti sempre, con il trucco che cola per il cado. (...) Non sai mai quanto aspetterai. Da un divano, seduta a guardare il vuoto, passi ad un altro divano e di lì al letto".

    Un grazie a Louise che mi ha consigliato questo libro.
    A metà fra il racconto e la cronistoria, è l’esperienza di una donna che decide di vivere e tempo determinato in un harem.
    Il suo compito è quello di leggere fiabe in francese al figlio di una principessa.
    È un harem moderno, non come quelli a cui siamo più comunemente abituati, è solo il posto della casa abitato dalle donne e precluso agli uomini. E' interessante notare come dall'euforia iniziale provata dalla scrittrice, si passerà poi, in seguito al totale ambientamento, ad uno stato di noia e inerzia.
    La meraviglia iniziale per la ricchezza e lo sfarzo degli arredi sfuma nell'indifferenza, il non aver nulla da fare, se non soddisfare i capricci di un principino, concede alla scrittrice un tempo libero illimitato che la fa presto scivolare nelle abitudini sedentarie della casa. Le donne dell'harem, non più schiave, possono scegliere di andare via o di uscire, ma le ferree regole dettate dalla religione continuano a costringerle a vive nello stesso identico modo delle donne che le hanno precedute. Regole e divieti che riescono ad aggirare solo vivendo all'interno dell'harem, uscire diventa stressante e pericoloso, perfino la scrittrice si ritrova a pensare di preferire la prigionia dell'harem al mondo esterno.
    La donne vivono qui in totale armonia, è una pace dovuta soprattutto al fatto che l’uomo della casa molto più spesso rinuncia alla possibilità di avere fino a quattro mogli, preferendone soltanto una. Non ci sono le rivalità del passato, ma una comunità femminile che si scambia confidenze e cerca in qualche modo di combattere la solitudine dovuta alla segregazione. Come un circolo vizioso, si ritorna sempre al solito problema, sarà anche volontaria la loro permanenza, ma sempre di prigionia si tratta. Argomento ossessivo è la mancanza e il desiderio degli uomini. Il solo esser viste parlare con un uomo può costare anni di prigione, quindi non resta alto che il sogno collettivo per esorcizzarne la necessità.
    Le giornate passano, le donne "si consumano come l'incenso" in perenne attesa, un’attesa per qualcosa che forse non arriverà mai. Il tempo scorre lento ed inesorabile, l'incenso stordisce, il cibo placa sensi e desideri. La scrittrice ingrassa di venti chili, per la gioia delle altre donne, ma il suo sgomento di fronte all'immagine di una donna nuova che non conosce è sconcertante. Troppo stanca per ribellarsi, troppo stanca persino per respirare, il caldo estivo le toglie le ultime forze, è come se ormai fosse stata inghiottita dalle sabbie del deserto, come se la donna occidentale entrata nell'harem non esistesse più. Scivola in una sorta di apatica depressione che le impedisce di ragionare lucidamente, che le impedisce di comprendere che è giunto il momento di reagire e di tornare a casa.

    “Mi sono resa conto che il tempo occidentale scandito dall’orologio è un tempo che passa ma non riempie. Ho scoperto che la contemplazione non è tempo perso, ho capito il silenzio, l’anima dell’uomo. Quante volte prima avevo guardato le stelle? Ma soprattutto, quante volte avevo avuto la percezione che le stelle mi stessero a guardare?”

    ha scritto il