Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Nella colonia penale-In der strafkolonie

Di

Editore: Leone

4.3
(3)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 96 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8863930279 | Isbn-13: 9788863930276 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: D. Laccetti

Genere: Fiction & Literature , History

Ti piace Nella colonia penale-In der strafkolonie?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
In der Strafkolonie si può classificare come un racconto horror, ma contiene in nuce molti dei temi cari all’autore boemo. La storia dell’ultimo utilizzo della terribile macchina da tortura usata in una innominata, quanto atopica colonia penale, va ben oltre le crude descrizioni del suo utilizzo, segna piuttosto l’ultima, estrema tappa di una giustizia “di Stato” efferata e disumana nei confronti del singolo individuo, paradossalmente alla vigilia di una tragedia di portata ben più vasta (il racconto è stato scritto nel 1914), in cui gli Stati manderanno al macello interi popoli, facendo un uso indiscriminato di nuove tecnologie, nelle armi da fuoco così come con i gas.
La tragedia del Condannato, non a caso privo di nome, ma identificato solo con il marchio della colpa – e quanti simbolismi si possono ricavare da questa scelta! –, diventa esemplarmente la tragedia collettiva dell’uomo in quanto tale, dunque dell’umanità, che di lì a poco si sarebbe consumata sui campi di battaglia d’Europa, con metodi meno sottili, ma altrettanto efficaci.
E lo scontro etico tra l’Ufficiale e il Viaggiatore assume i contorni della sfida tra l’uomo, dotato di pietas, e l’autoritarismo freddo e meccanico della Legge, così come della macchina da tortura. Una battaglia che si consumerà identica nelle trincee, tra ordini insensati e sacrifici inutili.
Infine, il marchio, la sentenza di condanna tatuata sul corpo del Condannato, non può non rammentarci la vergogna dei ghetti, la stella di David sul braccio degli ebrei di tutta Europa, e gli altri simboli di morte dei lager, un’oscura profezia che Kafka non vedrà mai realizzata, ma che forse era già dentro la sua coscienza e la coscienza collettiva di quella travagliata umanità di inizio secolo.
Ordina per
  • 0

    “Ragionando secondo criteri europei,

    “Ragionando secondo criteri europei, magari è un avversario accanito della pena di morte” (Pag. 55).
    Un visitatore arriva in una colonia penale in un posto al confine della realtà.
    Incontra un ufficiale. Sta armeggiando intorno ad ‘’stupida’’ ed assurda macchina utilizzata per giustiz ...continua

    “Ragionando secondo criteri europei, magari è un avversario accanito della pena di morte” (Pag. 55).
    Un visitatore arriva in una colonia penale in un posto al confine della realtà.
    Incontra un ufficiale. Sta armeggiando intorno ad ‘’stupida’’ ed assurda macchina utilizzata per giustiziare condannati.
    L’ufficiale adora la complessità della macchina e inizia ad illustrare le grandi capacità al visitatore.
    Il romanzo è tutto basato sul dialogo surreale e assurdo tra i due personaggi.
    La guardia ed il condannato sono di contorno.
    Anche il comandande della colonia entra sempre nel discorso senza mai apparire nella realtà.
    Basato su una scrittura irreale ma pungente, capace di creare tante chiave di lettura solo come un grande scrittore come Kafka può realizzare.
    I due personaggi sono di una grandezza unica.
    Il visitatore è un europeo, non comprende e non vuole capire persone diverse da lui, in quanto il suo pensiero è pieno di pregiudizi.
    L’ufficiale è il personaggio più onesto e più vero. Lui è fatto così e non si nasconde, lui ama quella terribile macchina. È il suo karma, accendere la macchina e utilizzarla per il suo scopo: quello di uccidere.
    Sa bene, l’europeo non potrà essere di nessun aiuto e allora decide di compiere il vero atto d’amore di tutto il libro, dando dimostrazione di un mondo che sta per scomparire perché incapace di comprendere.

    ha scritto il 

  • 4

    “ E’ una macchina davvero particolare “

    Un sinistro macchinario di tortura , il devastante funzionamento del quale viene meticolosamente descritto da un ufficiale di una colonia penale ad un giornalista straniero trovatosi di passaggio sull’isola ed invitato ad assistere ad un’esecuzione , costituiscono l’originale spunto di questo bre ...continua

    Un sinistro macchinario di tortura , il devastante funzionamento del quale viene meticolosamente descritto da un ufficiale di una colonia penale ad un giornalista straniero trovatosi di passaggio sull’isola ed invitato ad assistere ad un’esecuzione , costituiscono l’originale spunto di questo breve racconto peraltro già inserito in un altro volumetto presente nella mia libreria e quindi da me già letto in precedenza .
    Oltre ai sopra citati , gli altri due personaggi , ossia l’anonimo condannato che sembra ignaro, indifferente , quasi estraniato dagli avvenimenti che pur lo dovrebbero vedere coinvolto , e la guardia carceraria che lo accompagna per l’esecuzione e che esegue senza discutere gli ordini che le vengono impartiti , restano sempre , e non a caso , completamente muti : figure necessarie ma il cui parere è del tutto irrilevante ed ininfluente in un percorso di “giustizia” da tempo collaudato e consolidato .
    E,in fondo, è proprio la macchina stessa , mantenuta in costante efficienza nonostante “il nuovo comandante che osteggia le vecchie istituzioni” , a focalizzare l’attenzione del lettore . Curata minuziosamente dall’ufficiale della colonia penale che conserva ancora gelosamente i disegni per l’esecuzione delle condanne del compianto precedente comandante , essa riveste per lui il ruolo simbolico e centrale di una procedura punitiva giusta di cui egli non accetta il tramonto tanto da renderle un estremo e delirante tributo .
    Un racconto grottesco , folle , dilaniante , un’allegoria premonitrice sull’annullamento dell’individuo in omaggio ad una deviante “logica di stato” che mi ha lasciato un forte senso di sgomento e di sconcerto, come mi capita sempre quando leggo Kafka .

    ha scritto il 

  • 0

    Kafkiano...

    In der Strafkolonie si può classificare come un racconto horror, ma contiene in nuce molti dei temi cari all’autore boemo. La storia dell’ultimo utilizzo della terribile macchina da tortura usata in una innominata, quanto atopica colonia penale, va ben oltre le crude descrizioni del suo utilizzo, ...continua

    In der Strafkolonie si può classificare come un racconto horror, ma contiene in nuce molti dei temi cari all’autore boemo. La storia dell’ultimo utilizzo della terribile macchina da tortura usata in una innominata, quanto atopica colonia penale, va ben oltre le crude descrizioni del suo utilizzo, segna piuttosto l’ultima, estrema tappa di una giustizia “di Stato” efferata e disumana nei confronti del singolo individuo, paradossalmente alla vigilia di una tragedia di portata ben più vasta (il racconto è stato scritto nel 1914), in cui gli Stati manderanno al macello interi popoli, facendo un uso indiscriminato di nuove tecnologie, nelle armi da fuoco così come con i gas.
    La tragedia del Condannato, non a caso privo di nome, ma identificato solo con il marchio della colpa – e quanti simbolismi si possono ricavare da questa scelta! –, diventa esemplarmente la tragedia collettiva dell’uomo in quanto tale, dunque dell’umanità, che di lì a poco si sarebbe consumata sui campi di battaglia d’Europa, con metodi meno sottili, ma altrettanto efficaci.
    E lo scontro etico tra l’Ufficiale e il Viaggiatore assume i contorni della sfida tra l’uomo, dotato di pietas, e l’autoritarismo freddo e meccanico della Legge, così come della macchina da tortura. Una battaglia che si consumerà identica nelle trincee, tra ordini insensati e sacrifici inutili.
    Infine, il marchio, la sentenza di condanna tatuata sul corpo del Condannato, non può non rammentarci la vergogna dei ghetti, la stella di David sul braccio degli ebrei di tutta Europa, e gli altri simboli di morte dei lager, un’oscura profezia che Kafka non vedrà mai realizzata, ma che forse era già dentro la sua coscienza e la coscienza collettiva di quella travagliata umanità di inizio secolo.

    ha scritto il