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Nelle steppe di Astrakan e del Caucaso

1797-1798

Di

Editore: Mondadori

3.6
(16)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 223 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804410566 | Isbn-13: 9788804410560 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Giovanni Battista Tomassini

Disponibile anche come: Paperback

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Descrizione del libro
Nella primavera del 1797 il conte Jan Potocki partì da Mosca alla volta delle contrade più meridionali dell'impero russo, dove intendeva approfondire i suoi studi sulle popolazioni locali. Viaggiando attraverso la steppa, lungo il corso del Volga e poi tra le montagne del Caucaso, Potocki annotava quasi quotidianamente un memoriale, pubblicato postumo. Se, da un lato, non mancano le situazioni avventurose (i pirati sul Volga in piena, i briganti ceceni ecc.), dall'altro la competenza acquisita con lo studio permette all'autore di districarsi con disinvoltura in quel groviglio di popoli e di lingue.
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    Un libro per chi vuole saperne di più di Calmucchi, Cosacchi, Yasse, Tatari, Uiguri, Ciuvasci, Mordvini, Lesghi, Turkmeni, Buchara, Uzbechi, Kirghisi, Gilaniani, Talisci, Nogai, Chazari, Peceneghi, ...continua

    Un libro per chi vuole saperne di più di Calmucchi, Cosacchi, Yasse, Tatari, Uiguri, Ciuvasci, Mordvini, Lesghi, Turkmeni, Buchara, Uzbechi, Kirghisi, Gilaniani, Talisci, Nogai, Chazari, Peceneghi, Ceceni, Ingusci, Cumicchi, Circassi, Osseti, Poloviciani, Balcari, Abcasi, Misdieghi, Kajtak, Avari, Tagiki, Aissory, Qipciaq.

    Indecisa tra il saggio etnografico e il diario di viaggio Nelle steppe di Astrakan e del Caucaso è un’opera un po’ frammentaria che non riesce ad essere compiutamente né una cosa né l’altra, nonostante sappia restituire intatta la meraviglia di uno scrittore occidentale smarrito nel vuoto sconfinato delle praterie d’Oriente.

    Il conte Jan Potocki fu un onnivoro intellettuale illuminista che invano cercò per tutta la vita fama accademica attraverso studi, viaggi e ricerche ma, ironicamente, oggi è ricordato soprattutto per un romanzo, peraltro incompleto, il Manoscritto trovato a Saragozza. Del resto si suicidò nel 1815 in modo affatto romanzesco: secondo la leggenda staccò una fragola d’argento da una teiera, la limò per giorni fino a renderla sferica quindi, dopo averla fatta benedire, la usò come pallottola.

    ha scritto il 

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