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Book Description
Scomparso all'età biblica di 103 anni,Ernst Junger è stato protagonista dello scorso secolo raccontandone sconvolgimenti ed orrori:ecco l'eredità del grande Junger,soldato gentiluomo e supremo scrittore, Poeta della Guerra come accadimento dell'anima,e come esperienza interiore. "Il respiro della baContinue
Book Details
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(81)
- Libri Italiani
- Others 329 Pages
- Publisher: Guanda
- Pub date: Jan 01, 1990
- Also available as: Hardcover
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L'Altipiano e le Tempeste.
E' interessante come la stessa esperienza possa essere percepita in modi diametralmente opposti da diversi tipi umani. La differenza si fa tanto più forte quanto forte è l'esperienza. Nel caso della Grande Guerra, le discrepanze tra le testimonianze fanno ancor oggi impressione.
J.K. Jerome, l'auto ... (continue)
E' interessante come la stessa esperienza possa essere percepita in modi diametralmente opposti da diversi tipi umani. La differenza si fa tanto più forte quanto forte è l'esperienza. Nel caso della Grande Guerra, le discrepanze tra le testimonianze fanno ancor oggi impressione.
J.K. Jerome, l'autore di libri dolci e divertenti come "Tre uomini a zonzo", uscì talmente scosso dalle trincee che non scrisse più una riga. Avrete letto "Niente di nuovo sul fronte occidentale" di Erich Maria Remarque, ritratto straziante di una generazione di vite distrutte. Per rimanere in ambito peninsulare, mi viene in mente Emilio Lussu e il suo "Un anno sull'altipiano":
"Il capitano stette sull'attenti finché il generale non scomparve. Rimasto solo con noi, si sedette e pianse tutta la notte, sensa riuscire a pronunziare una parola.
Finito il ritiro dei feriti e dei morti, che gli austriaci ci lasciarono raccogliere senza sparare un colpo, io mi ero sdraiato, cercando di dormire. La testa mi era leggera, leggera, e mi sembrava di respirare con il cervello. Ero sfinito, ma non riuscivo a prendere sonno. Il professore di greco venne a trovarmi. Egli era depresso. Anche il suo battaglione aveva attaccato, più a sinistra, ed era stato distrutto, come il nostro. Egli mi parlava con gli occhi chiusi.
- Io ho paura di diventare pazzo, - mi disse. - Io divento pazzo. Un giorno o l'altro, io mi uccido. Bisogna uccidersi.
Io non seppi dirgli niente. Anch'io sentivo delle ondate di follia avvicinarsi e sparire. A tratti, sentivo il cervello sciaguattare nella scatola cranica, come l'acqua agitata in una bottiglia".
Ci sono tanti passi come questo in "Un anno sull'altipiano". E in tanti altri libri. Stessa esperienza, stessa guerra, stesse trincee che si stendevano su tutta europa, come un reticolo di cicatrici. Prendiamo ora "In Stahlgewittern" (Nelle tempeste di acciaio) di Ernst Jünger. Così scrive il giovane autore nella prefazione alla V edizione, anno 1924.
"E' stata un'occupazione insolita starmene in una comoda poltrona a decifrare gli scarabocchi di questi quaderni sulla copertina dei quali sono ancora incollati il fango secco delle trincee, e macchie scure, di cui non so nemmeno più se fossero di sangue o di vino.
Tornandoci sopra ho tra l'altro osservato che tra queste righe bruciava l'alito ardente della battaglia, un'originarietà selvaggia che agisce più intensamente e immediatamente di qualsiasi stilizzato resoconto. Tra quei fogli e questo libro corre la stessa differenza che passa tra fatto e letteratura.
"Su! Nessuna pietà. Coraggio. Spari nelle gallerie, buttaci le bombe a mano. Ululati. Scavalca l'argine. Prendilo alla gola. Mani in alto! Salta oltre la cortina di fuoco. Portaordini colpito alla testa. Attacco al nido delle mitragliatrici. Un uomo cade alle mie spalle. Colpisci il puntatore negli occhi. Granate. Dentro! Da solo, colpito di striscio. Acqua, cioccolato. Avanti. Alcuni cadono. Due uomini tornano indietro di corsa, colpito alla testa, colpito al ventre. Sono furente. Inglesi in fuga dalle baracche, uno cade. Ingorgo, ordina l'assalto al confine del villaggio di Brancourt. Bel colpo. Perdite. Avanti!"
Si stenta a credere che Lussu e Jünger parlino della stessa cosa. Due uomini opposti davanti all'Orrore.
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