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Nemesi

Di

Editore: Einaudi

4.0
(967)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Olandese , Tedesco , Greco , Francese

Isbn-10: 8858404327 | Isbn-13: 9788858404324 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Norman Gobetti

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback

Genere: Education & Teaching , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Fra le pagine di questa storia si agitano le cupe domande che ricorrono ossessive in tutti e quattro i recenti romanzi brevi di Roth: Everyman , Indignazione, L'umiliazione e ora Nemesi .
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  • 4

    La freccia invisibile

    “Ma adesso non era più un bambino, ed era in grado di comprendere che la ragione per cui le cose non avrebbero potuto essere diverse andava imputata a Dio. Se non fosse stato per Dio, se non fosse stato per la natura di Dio, le cose sarebbero state diverse”.


    Escluso dalla guerra, orfano di ...continua

    “Ma adesso non era più un bambino, ed era in grado di comprendere che la ragione per cui le cose non avrebbero potuto essere diverse andava imputata a Dio. Se non fosse stato per Dio, se non fosse stato per la natura di Dio, le cose sarebbero state diverse”.

    Escluso dalla guerra, orfano di madre e segnato da un'inestinguibile senso del dovere, Bucky Cantor vive con eroismo e ostinazione la torrida estate del New Jersey che segnerà per sempre la sua irrecuperabile e terribile esistenza. Siamo nel 1944, la seconda guerra mondiale non risparmia nessuno, nemmeno chi combatte una guerra interna contro un nemico che assume fattezze metafisiche, tale quale un flagello divino, la poliomielite. Malattia epidemica che contagia come una nemesi i bambini, falcidiandone i corpi innocenti e le giovani speranze. Ed è così che il protagonista affronta la tragedia, con spirito di sacrificio e determinazione, come da severa educazione del nonno: se non che, mentre una luminosa forza resta sospesa tra senso di colpa e vergogna, aprendo le porte a un'esistenza felice, la vita si rivela più crudele della più maligna delle previsioni e si trasforma in maniera irreparabile in qualcosa di ineluttabile: un'assenza senza repliche, un esilio perpetuo, un rifiuto inevitabile.

    “Ma nessuno è più irrecuperabile di un bravo ragazzo che si è rovinato. Per troppo tempo se n'era stato da solo con il suo senso della realtà – e senza tutto quello che aveva così disperatamente voluto – perché io potessi cancellare la sua interpretazione del terribile evento della sua vita o modificare la sua relazione con esso”.

    ha scritto il 

  • 0

    Come sempre Roth non delude. Basta l'ultimo capitolo, venti pagine al massimo, per fare di questo libro una perla. L'animatore sportivo che si ammala di poliomielite dopo che molti suoi ragazzi sono morti o si sono ammalati gravemente, e che trascorre la sua vita con il senso di colpa e con una r ...continua

    Come sempre Roth non delude. Basta l'ultimo capitolo, venti pagine al massimo, per fare di questo libro una perla. L'animatore sportivo che si ammala di poliomielite dopo che molti suoi ragazzi sono morti o si sono ammalati gravemente, e che trascorre la sua vita con il senso di colpa e con una rabbia infinita verso dio, è la rappresentazione perfetta di come sia
    Difficile fare i conti con i propri sbagli e con le
    Proprie imperfezioni.

    ha scritto il 

  • 4

    NEMESI

    Siamo nel 1944. Mentre i giovani americani partono per la guerra, "Bucky" Cantor non viene arruolato a causa di seri problemi alla vista. Riverserà allora tutta la sua esuberanza ed il proprio entusiasmo giovanile nell’attività di animatore di un campo giochi. Ma una virulenta epidemia di polio, ...continua

    Siamo nel 1944. Mentre i giovani americani partono per la guerra, "Bucky" Cantor non viene arruolato a causa di seri problemi alla vista. Riverserà allora tutta la sua esuberanza ed il proprio entusiasmo giovanile nell’attività di animatore di un campo giochi. Ma una virulenta epidemia di polio, della quale si riterrà responsabile, si diffonderà tra i suoi ragazzi ponendolo in conflitto con Dio e con se stesso. E mentre l'Onnipotente rimarrà un interlocutore muto, Bucky si farà carico di colpe non commesse, in una sorta di esaltata sublimazione. Un Roth spietato. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 0

    la sfiga è endemica in talune situazioni e in altre siamo abili a costruircela anche da soli, non dovesse bastare quella che già c'è

    Mr Cantor, protagonista dei primi due capitoli del romanzo è un uomo che si fa molti problemi e, in una situazione in cui lui è riuscito a scampare alla guerra e ha l'occasione di scappare dalla città infestata dalla poliomelite, lui pensa bene di rovinarsi il piacere di andare a chiedere in spos ...continua

    Mr Cantor, protagonista dei primi due capitoli del romanzo è un uomo che si fa molti problemi e, in una situazione in cui lui è riuscito a scampare alla guerra e ha l'occasione di scappare dalla città infestata dalla poliomelite, lui pensa bene di rovinarsi il piacere di andare a chiedere in sposa la sua fidanzata...e per cosa poi? Il sospetto che striscia è che Roth abbia punito questo implacabile bestemmiatore che non crede nel Dio degli ebrei, facendogli capitare il peggio, ma quel che è peggio e a cui non c'è rimedio è l'arroganza con la quale mr Cantor si proclama unico artefice delle sue, a suo dire meritate, disgrazie e si accolla tutti i morti di polio che hanno avuto la sfortuna di esser stati in contatto con lui....ci manca poco che si accolli anche la morte del suo amico caduto in Francia durante il D-Day...
    non c'è che dire: se Roth stesso odia il suo protagonista come può mai accadere che chi legge lo possa mai amare?
    nel terzo a ultimo capitolo il narratore racconta la sua visuale dello sfortunato mr Cantor....ma non è abbastanza perchè a questo punto al lettore interessi più nulla di questo odioso, piccolo uomo, un omuncolo tormentato e onnipotente a suo dire, in realtà impotente come tutti...e umano assai meno della media...

    ha scritto il 

  • 4

    È il terzo libro di Roth che leggo. È il terzo protagonista che pareva invincibile e che, invece, viene travolto tragicamente dal suo destino. Ciò che resta è la necessità per l'uomo di dare una risposta al perchè è accaduta la tragedia proprio a lui. E la ragione più convincente è dare la colpa ...continua

    È il terzo libro di Roth che leggo. È il terzo protagonista che pareva invincibile e che, invece, viene travolto tragicamente dal suo destino. Ciò che resta è la necessità per l'uomo di dare una risposta al perchè è accaduta la tragedia proprio a lui. E la ragione più convincente è dare la colpa a se stesso. Roth spietato.

    ha scritto il 

  • 5

    Maledetto Roth.

    Niente da dire, scrive maledettamente bene. Un singolo episodio di per sé tragico ma non epocale, serve da scandaglio per attraversare insieme ai protagonisti l'intreccio tra il caso e le decisioni fatali che determinano la condizione umana, scendendo giù, giù, sempre più addentro alla psiche più ...continua

    Niente da dire, scrive maledettamente bene. Un singolo episodio di per sé tragico ma non epocale, serve da scandaglio per attraversare insieme ai protagonisti l'intreccio tra il caso e le decisioni fatali che determinano la condizione umana, scendendo giù, giù, sempre più addentro alla psiche più recondita. ogni tanto ti verrebbe da gridare: no, non farlo!, e da sperare in una nemesi all'inverso,
    Ma Roth è intelligente e non te la concede mai. Tanto vale rinunciare, come nella vita.

    Alcune citazioni:
    "A volte si è fortunati e a volte non lo si è. Ogni biografia è guidata dal caso e, a partire dal concepimento, il caso - la tirannia della contingenza - è tutto. E' al caso che ritengo Mr. Cantor si riferisse quando vituperava quel che lui chiamava Dio" (pag. 150).

    "Pareva che quel raccontare per lui non fosse né piacevole né spiacevole - erano fiotti di parole di cui perdeva in fretta il controllo, non uno sfogo e neppure un risarcimento ma piuttosto il doloroso ritorno di un esule nella sua irrecuperabile patria, nell'amata terra natia che era stata il teatro della sua rovina" (pag. 155)

    ha scritto il 

  • 4

    Vi siete mai chiesti se esistano dei romanzi perfetti? Io ne ho appena trovato uno: "Nemesi" di Roth.
    No, ci mancherebbe, non ho trovato il romanzo “perfetto” come comunemente si intende; piuttosto, qualcosa di fatto, di compiuto, che non necessità di ritocchi: una parola in più lo rovinere ...continua

    Vi siete mai chiesti se esistano dei romanzi perfetti? Io ne ho appena trovato uno: "Nemesi" di Roth.
    No, ci mancherebbe, non ho trovato il romanzo “perfetto” come comunemente si intende; piuttosto, qualcosa di fatto, di compiuto, che non necessità di ritocchi: una parola in più lo rovinerebbe, una in meno lo renderebbe zoppo. Credo sia il caso in questione.

    Ci troviamo, come sempre accade con Philip Roth, in America. Nella sua America. Avvertiamo fin da subito un caldo opprimente, goccioline di sudore ci rigano il viso, in quell’estate del 1944. Il protagonista, Bucky Cantor, è un giovane ragazzo ipovedente, membro di quella rosa striminzita di persone che avrebbero preferito partecipare alla guerra piuttosto che essere relegate in città. L’afa colpisce come una sferzata e fa bollire i marciapiedi, ma il vero nemico è un altro: la polio. C’è un’epidemia in città che non lascia scampo; con le sue morti, tappa le bocche e zittisce le coscienze, restituendoci le immagini di poveri bimbi che avrebbero preferito vivere. Animatore in un campo giochi, Bucky assurge al ruolo di divinità salvifica, riempiendo in modo gioioso le giornate di ragazzini vivaci, assicurandosi la benevolenza della moltitudine di genitori impauriti e convinti che uno spazio chiuso e asettico sia l’ideale per i propri figli, un ricettacolo di speranza e sicurezza.
    Proprio alcuni giorni prima che il campo chiudesse a causa della portata imprevista che la polio stava assumendo, Bucky se ne va, spinto dall’amore per una ragazza e dalla prospettiva di un posto migliore, più pulito. In questo nuovo scenario di pace e serenità, in cui i bambini scorrazzano senza pensieri, comincia a chiedersi dove risieda la giustizia, a quale progetto il Dio cristiano si affidi per permettere un tale scempio, una disparità che mette in gioco vite innocenti; lo stesso Dio che, in quel momento, lascia proseguire senza sosta i bombardamenti aerei della guerra. Contratta la polio insieme ad altri giovani del nuovo campo giochi, Bucky tornerà nella sua città natale, privo di risposte e menomato, nel corpo e nello spirito.

    "Nemesi" è l’ultimo romanzo scritto da Philip Roth, e infatti siamo lontani dai tempi dell’irriverenza del Lamento di Portnoy. Ciò che è rimasta intatta è la sua freschezza stilistica, la sua enorme capacità narrativa. Piaccia o no, lo scrittore ogni volta riesce a creare delle immagini e delle situazioni incisive estrapolate dall’ordinario, che colpiscono il lettore con forza e lo travolgono, lo mettono al muro. I suoi personaggi si fanno memorabili perché è così che lui ha deciso, e si inseriscono in un cerchio perfetto fatto di eventi e relazioni interpersonali. Credo ci sia una formula per permettere certi memorabili pezzi miliari della letteratura, solo che a noi, finora, non è dato conoscerla.

    ha scritto il 

  • 5

    Come sempre eccezionale Roth

    e forse piu' di sempre. In questo libro della sua ultima stagione,nulla di scabroso,nulla di iperintellettuale.Un libro umano,troppo umano...

    ha scritto il 

  • 5

    Prima opera di Roth che mi trovo ad affrontare e, devo dire, la ritengo eccezionale, per mille motivi.


    Stile di scrittura secco, nervoso, lineare e precisissimo. Pochissime parole e sei immerso in un parco giochi di citta', e senti il sudore scorrere su di te. Altre poche parole e sei al f ...continua

    Prima opera di Roth che mi trovo ad affrontare e, devo dire, la ritengo eccezionale, per mille motivi.

    Stile di scrittura secco, nervoso, lineare e precisissimo. Pochissime parole e sei immerso in un parco giochi di citta', e senti il sudore scorrere su di te. Altre poche parole e sei al fresco di un campo estivo. Straordinario.

    Personaggi descritti perfettamente, fin dal primo momento; anche qui mi trovo a ripetere la stessa considerazione: non serve dilungarsi, quando si e' dotati di talento e tecnica. Poche parole sono sufficienti.

    I temi affrontati sono tantissimi, pur essendo il romanzo considerabile relativamente breve. La morte di ragazzi, di innocenti. La sofferenza, il panico, le reazioni isteriche di una massa messa sotto pressione. Il proprio rapporto con Dio, le domande che naturali vengono alla mente e che, altrettanto naturalmente, sappiamo non avere alcuna risposta. Il rapporto con gli altri, il dover decidere, all'improvviso, se vogliamo essere eroi o egoisti. C'e' questo e c'e' molto altro.

    Ed il finale? Splendido nei suoi toni crepuscolari e malinconici.

    Da leggere, senza spaventarsi di fronte ad una storia che non e' mai, nemmeno dalla prima pagina, allegra, lieta e spensierata.

    Romanzo che ho scelto per caso e che poi, con mia somma meraviglia, risulta essere, secondo molti lettori, un romanzo minore nella produzione di Roth. Dovro' dunque leggermene altri, per capire cosa mi sia perso fino ad oggi.

    ha scritto il 

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