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Nemesis

By Philip Roth

(31)

| Hardcover | 9780224089531

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Book Description

In 'the stifling heat of equatorial Newark', a terrifying epidemic is raging, threatening the children of the New Jersey city with maiming, paralysis, life-long disability, even death. This is the startling and surprising theme of Roth's wrenching ne Continue

In 'the stifling heat of equatorial Newark', a terrifying epidemic is raging, threatening the children of the New Jersey city with maiming, paralysis, life-long disability, even death. This is the startling and surprising theme of Roth's wrenching new book: a wartime polio epidemic in the summer of 1944 and the effect it has on a closely-knit, family-oriented Newark community and its children. At the centre of Nemesis is a vigorous, dutiful, twenty-three-year old playground director, Bucky Cantor, a javelin thrower and a weightlifter, who is devoted to his charges and disappointed with himself because his weak eyes have excluded him from serving in the war alongside his contemporaries. Focusing on Cantor's dilemmas as polio begins to ravage his playground - and on the everyday realities he faces - Roth leads us through every inch of emotion such a pestilence can breed: the fear, the panic, the anger, the bewilderment, the suffering, and the pain.
Moving between the smouldering, malodorous streets of besieged Newark and Indian Hill, a pristine children's summer camp high in the Poconos - whose 'mountain air was purified of all contaminants' - Roth depicts a decent, energetic man with the best intentions struggling in his own private war against the epidemic. Roth is tenderly exact at every point about Cantor's passage into personal disaster and no less exact about the condition of childhood. Through this story runs the dark question that haunts all four of Roth's late short novels, "Everyman", "Indignation", "The Humbling", and now, "Nemesis": what choices fatally shape a life? How powerless is each of us up against the force of circumstances?

232 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Non uno dei miglior scritti di roth. Resta comunque poetico e drammaticamente disperante per temi e toni.

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    said on Aug 21, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Maledetto Roth.

    Niente da dire, scrive maledettamente bene. Un singolo episodio di per sé tragico ma non epocale, serve da scandaglio per attraversare insieme ai protagonisti l'intreccio tra il caso e le decisioni fatali che determinano la condizione umana, scendend ...(continue)

    Niente da dire, scrive maledettamente bene. Un singolo episodio di per sé tragico ma non epocale, serve da scandaglio per attraversare insieme ai protagonisti l'intreccio tra il caso e le decisioni fatali che determinano la condizione umana, scendendo giù, giù, sempre più addentro alla psiche più recondita. ogni tanto ti verrebbe da gridare: no, non farlo!, e da sperare in una nemesi all'inverso,
    Ma Roth è intelligente e non te la concede mai. Tanto vale rinunciare, come nella vita.

    Alcune citazioni:
    "A volte si è fortunati e a volte non lo si è. Ogni biografia è guidata dal caso e, a partire dal concepimento, il caso - la tirannia della contingenza - è tutto. E' al caso che ritengo Mr. Cantor si riferisse quando vituperava quel che lui chiamava Dio" (pag. 150).

    "Pareva che quel raccontare per lui non fosse né piacevole né spiacevole - erano fiotti di parole di cui perdeva in fretta il controllo, non uno sfogo e neppure un risarcimento ma piuttosto il doloroso ritorno di un esule nella sua irrecuperabile patria, nell'amata terra natia che era stata il teatro della sua rovina" (pag. 155)

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    Nina said on Aug 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Vi siete mai chiesti se esistano dei romanzi perfetti? Io ne ho appena trovato uno: "Nemesi" di Roth.
    No, ci mancherebbe, non ho trovato il romanzo “perfetto” come comunemente si intende; piuttosto, qualcosa di fatto, di compiuto, che non necessità d ...(continue)

    Vi siete mai chiesti se esistano dei romanzi perfetti? Io ne ho appena trovato uno: "Nemesi" di Roth.
    No, ci mancherebbe, non ho trovato il romanzo “perfetto” come comunemente si intende; piuttosto, qualcosa di fatto, di compiuto, che non necessità di ritocchi: una parola in più lo rovinerebbe, una in meno lo renderebbe zoppo. Credo sia il caso in questione.

    Ci troviamo, come sempre accade con Philip Roth, in America. Nella sua America. Avvertiamo fin da subito un caldo opprimente, goccioline di sudore ci rigano il viso, in quell’estate del 1944. Il protagonista, Bucky Cantor, è un giovane ragazzo ipovedente, membro di quella rosa striminzita di persone che avrebbero preferito partecipare alla guerra piuttosto che essere relegate in città. L’afa colpisce come una sferzata e fa bollire i marciapiedi, ma il vero nemico è un altro: la polio. C’è un’epidemia in città che non lascia scampo; con le sue morti, tappa le bocche e zittisce le coscienze, restituendoci le immagini di poveri bimbi che avrebbero preferito vivere. Animatore in un campo giochi, Bucky assurge al ruolo di divinità salvifica, riempiendo in modo gioioso le giornate di ragazzini vivaci, assicurandosi la benevolenza della moltitudine di genitori impauriti e convinti che uno spazio chiuso e asettico sia l’ideale per i propri figli, un ricettacolo di speranza e sicurezza.
    Proprio alcuni giorni prima che il campo chiudesse a causa della portata imprevista che la polio stava assumendo, Bucky se ne va, spinto dall’amore per una ragazza e dalla prospettiva di un posto migliore, più pulito. In questo nuovo scenario di pace e serenità, in cui i bambini scorrazzano senza pensieri, comincia a chiedersi dove risieda la giustizia, a quale progetto il Dio cristiano si affidi per permettere un tale scempio, una disparità che mette in gioco vite innocenti; lo stesso Dio che, in quel momento, lascia proseguire senza sosta i bombardamenti aerei della guerra. Contratta la polio insieme ad altri giovani del nuovo campo giochi, Bucky tornerà nella sua città natale, privo di risposte e menomato, nel corpo e nello spirito.

    "Nemesi" è l’ultimo romanzo scritto da Philip Roth, e infatti siamo lontani dai tempi dell’irriverenza del Lamento di Portnoy. Ciò che è rimasta intatta è la sua freschezza stilistica, la sua enorme capacità narrativa. Piaccia o no, lo scrittore ogni volta riesce a creare delle immagini e delle situazioni incisive estrapolate dall’ordinario, che colpiscono il lettore con forza e lo travolgono, lo mettono al muro. I suoi personaggi si fanno memorabili perché è così che lui ha deciso, e si inseriscono in un cerchio perfetto fatto di eventi e relazioni interpersonali. Credo ci sia una formula per permettere certi memorabili pezzi miliari della letteratura, solo che a noi, finora, non è dato conoscerla.

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    Christiano said on Jul 14, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Come sempre eccezionale Roth

    e forse piu' di sempre. In questo libro della sua ultima stagione,nulla di scabroso,nulla di iperintellettuale.Un libro umano,troppo umano...

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    Dododoc said on Jul 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Prima opera di Roth che mi trovo ad affrontare e, devo dire, la ritengo eccezionale, per mille motivi.

    Stile di scrittura secco, nervoso, lineare e precisissimo. Pochissime parole e sei immerso in un parco giochi di citta', e senti il sudore scorrer ...(continue)

    Prima opera di Roth che mi trovo ad affrontare e, devo dire, la ritengo eccezionale, per mille motivi.

    Stile di scrittura secco, nervoso, lineare e precisissimo. Pochissime parole e sei immerso in un parco giochi di citta', e senti il sudore scorrere su di te. Altre poche parole e sei al fresco di un campo estivo. Straordinario.

    Personaggi descritti perfettamente, fin dal primo momento; anche qui mi trovo a ripetere la stessa considerazione: non serve dilungarsi, quando si e' dotati di talento e tecnica. Poche parole sono sufficienti.

    I temi affrontati sono tantissimi, pur essendo il romanzo considerabile relativamente breve. La morte di ragazzi, di innocenti. La sofferenza, il panico, le reazioni isteriche di una massa messa sotto pressione. Il proprio rapporto con Dio, le domande che naturali vengono alla mente e che, altrettanto naturalmente, sappiamo non avere alcuna risposta. Il rapporto con gli altri, il dover decidere, all'improvviso, se vogliamo essere eroi o egoisti. C'e' questo e c'e' molto altro.

    Ed il finale? Splendido nei suoi toni crepuscolari e malinconici.

    Da leggere, senza spaventarsi di fronte ad una storia che non e' mai, nemmeno dalla prima pagina, allegra, lieta e spensierata.

    Romanzo che ho scelto per caso e che poi, con mia somma meraviglia, risulta essere, secondo molti lettori, un romanzo minore nella produzione di Roth. Dovro' dunque leggermene altri, per capire cosa mi sia perso fino ad oggi.

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    Paolo Campone said on Jul 5, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Roth è uno dei miei scrittori preferiti. Un po’ perché ha una capacità di approfondire il “semplice”, rendendolo “speciale”, fuori dal comune. E un po’ perché ti fa appassionare ai suoi personaggi fin dal primo momento. Bucky Cantor non si può non am ...(continue)

    Roth è uno dei miei scrittori preferiti. Un po’ perché ha una capacità di approfondire il “semplice”, rendendolo “speciale”, fuori dal comune. E un po’ perché ti fa appassionare ai suoi personaggi fin dal primo momento. Bucky Cantor non si può non amare. Non possiamo evitare di condividere i suoi sogni e il destino contro il quale si infrangono. Non possiamo sottrarci all’atmosfera che terrorizza Newark ai tempi di un’epidemia di poliomielite. Soprattutto, non possiamo non ammirare la maestria con la quale Roth descrive l’egoismo che si cela sotto la generosità… E viceversa. Né l’accurata descrizione di chi ci fa del male più di chiunque altro: noi stessi.

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    Chiara said on May 31, 2014 | Add your feedback

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