Nemesis

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Publisher: Houghton Mifflin Harcourt

4.0
(1135)

Language: English | Number of Pages: 304 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , Catalan , Dutch , German , Greek , French

Isbn-10: 0547318359 | Isbn-13: 9780547318356 | Publish date: 

Also available as: eBook , Paperback , Mass Market Paperback , Others

Category: Education & Teaching , Fiction & Literature , History

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Book Description
In a book set in 1944 Newark, devoted playground director Bucky Cantor, sidelined fromthe war due to his poor eyesight, watches in horror as the city's polio ...
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  • 5

    La scrittura di Roth è sempre qualcosa di molto simile alla perfezione, sempre un piacere profondo leggere le sue parole, e anche questo romanzo non mi ha delusa.

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  • 4

    il senso della malatia e della vita

    Roth riesce a far vivere al lettore l'ansia e le paure della polio come pochi, bella la seconda parte con il confronto tra l'ex insegnate e il suo alievo, entranbi sopravissuti alla polio ma con un ap ...continue

    Roth riesce a far vivere al lettore l'ansia e le paure della polio come pochi, bella la seconda parte con il confronto tra l'ex insegnate e il suo alievo, entranbi sopravissuti alla polio ma con un approccio alla vita da invaliso molto diversa, rassegnata e piena di rancore per il primo comunque positiva per il secondo.

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  • 4

    la polio come la peste, Cantor come Edipo

    Io che non sono rothiana dico "libro da leggere" perché Bucky Cantor siamo noi oggi che abbiamo paura del contagio ma che siamo i primi ad avere il male dentro senza vederlo. Quando gli dei decidono d ...continue

    Io che non sono rothiana dico "libro da leggere" perché Bucky Cantor siamo noi oggi che abbiamo paura del contagio ma che siamo i primi ad avere il male dentro senza vederlo. Quando gli dei decidono di farcelo capire dicono a Roth di scrivere e lui lo fa così bene, con uno stile così netto, con una voce così lucida da farci percepire la suspance come la parcepivano i greci di fronte ad uno spettacolo di Sofocle.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Nemesi

    Di Philip Roth si è detto di tutto e di più. Lo scrittore statunitense di origine ebraica è, probabilmente, il più grande narratore vivente ed anche in questo libro mantiene fino in fondo le aspettati ...continue

    Di Philip Roth si è detto di tutto e di più. Lo scrittore statunitense di origine ebraica è, probabilmente, il più grande narratore vivente ed anche in questo libro mantiene fino in fondo le aspettative.
    Siamo nel luglio del 1944. Mentre la stragrande maggioranza degli americani di sesso maschile è partita per la guerra, il protagonista Bucky Cantor – inabile alla leva per problemi alla vista – si trova a gestire una situazione difficile. Coordinatore delle attività in un campo giochi, assiste al dilagare di un’epidemia di poliomielite, che miete vittime tra i suoi allievi (soprattutto tra i più giovani).
    Ultimo romanzo di Roth prima del ritiro definitivo dalla scena letteraria, “Nemesi” è un testo ricco di significati. La tragedia della malattia e dell’improvvisa scomparsa, il contagio che colpisce a tradimento gli innocenti, il rapporto con un Dio che dovrebbe essere buono ma in realtà permette tali crudeltà: questi sono i punti cardine di una vicenda appassionante, eccezionalmente ricca di pathos e partecipazione rispetto alle altre opere di uno scrittore che – molto spesso – si è dimostrato piuttosto algido nella descrizione dei sentimenti e delle relazioni umane.
    Ci troviamo al cospetto di un Roth del tutto insolito, in cui l’elemento “fattuale” (quello che riguarda cioè la descrizione degli eventi) egemonizza il racconto, prevalendo sulle poderose ponderazioni a cui Roth ci ha abituato in altri romanzi, quali ad esempio “pastorale Americana” o “La macchia umana”. L’America sullo sfondo – un paese impegnato in un sanguinoso conflitto – assurge al ruolo di coprotagonista della storia, con un presidente (FDR) reso invalido dalla stessa malattia che ha colpito i ragazzi di Bucky.
    La “Nemesi” del titolo, alla fine, diventa per il protagonista una sorta di palla al piede che condizionerà il resto della sua esistenza: la convivenza con un doloroso quanto irrefrenabile senso di colpa e la sua costante, continua, tragica espiazione.

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  • 5

    Ingredienti: un animatore sportivo idolo dei suoi ragazzi, una partita da giocare non più contro gli allegri compagni-avversari del campo giochi ma contro un nemico più drammatico e crudele (poliomiel ...continue

    Ingredienti: un animatore sportivo idolo dei suoi ragazzi, una partita da giocare non più contro gli allegri compagni-avversari del campo giochi ma contro un nemico più drammatico e crudele (poliomielite), un futuro radioso e vitale che farà scivolare indietro nel passato, come il masso di Sisifo, tutta la sua vitalità e splendore.
    Consigliato: a chi pensa che Dio sia la causa del bene del mondo (e del male?), a chi vive chiedendosi il perché del proprio destino.

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  • 5

    Diseducazione religiosa

    Di solito si parla di educazione sentimentale che, sulla scia di Flaubert, è diventata quasi un modo di dire; in questo romanzo, si può forse parlare di educazione religiosa o, meglio, di diseducazion ...continue

    Di solito si parla di educazione sentimentale che, sulla scia di Flaubert, è diventata quasi un modo di dire; in questo romanzo, si può forse parlare di educazione religiosa o, meglio, di diseducazione religiosa, i cui esiti non sono prevedibili.
    Nemesi è l'ultimo romanzo di Philip Roth prima dell’addio alla scrittura.
    La nemesi è la vendetta atta a riparare i torti con la punizione dei colpevoli.
    Ma il punto è: qual è la colpa?
    Il romanzo è ambientato a Newark, città natale di Roth, nel 1944, in pieno periodo bellico; il protagonista, il giovane Eugene Cantor (soprannominato Bucky dal nonno), lavora in un parco giochi come animatore.
    Tutto procede per il meglio, fino a quando, all'improvviso, sulla cittadina si abbatte un'epidemia di polio, che vede tra le vittime soprattutto bambini e ragazzini, e in particolare nel quartiere ebraico. Paura, angoscia, incredulità e senso dell'assurdo vanno a diffondersi sempre più, mentre Bucky cerca in ogni modo di placare questi sentimenti negativi e di riportare tutto alla normalità.
    E poi c’è l’ignoranza, un’ignoranza che mette timore, che mette di fronte al lato più meschino dell’umanità: le voci che calunniano il matto del paese o quei bulli di origini italiane che erano andati a sputare sul campo da gioco dei ragazzi, o le accuse di chi si chiede perché sia morto un bambino piuttosto che un altro. Un comportamento esecrabile, sicuramente, ma che fa parte della natura umana, e allora chi può negare che in caso di necessità possa riguardare anche una persona qualunque?
    Bucky combatte la propria battaglia personale con fermezza e convinzione, ma le contingenze lo mettono di fronte all'ineluttabilità di questa tragedia più grande di lui.
    E qui è logorato dal senso di colpa e di inutilità, che era iniziato anni prima, quando era stato escluso dal servizio militare a causa della sua miopia, mentre i suoi compagni erano al fronte a rischiare quotidianamente la vita. Nemmeno gli ideali trasmessi dal nonno bastano a limitare i danni.

    «Fai solo la cosa giusta, la cosa giusta e la cosa giusta e la cosa giusta. Mille volte la cosa giusta. Cerchi di essere oculato, di essere ragionevole, di essere premuroso. E poi succede questo. Qual è allora il senso della vita?»

    Marcia, la fidanzata di Bucky, lo convince a trasferirsi a Indian Hill, per coltivare il loro amore: questa è probabilmente la scelta determinante nella sua vita, in quanto si trova a decidere se sia il caso di perseguire il proprio bene o di votare la propria vita interamente alla tutela degli altri; Bucky accetta, ma in lui si insinua il senso di colpa per aver abbandonato i ragazzi che avevano bisogno della sua presenza, spostandosi in quel paradiso non toccato dalla polio.
    Da qui ha origine una serie di pagine molto intense sul tema della responsabilità individuale e sulla possibilità o meno di imputare la colpa a un eventuale Dio, che assume qui le sembianze ora della tirannia della contingenza, ora di un Demiurgo malvagio.
    Emerge, in tutta la sua complessità, il carattere di Bucky:

    «In uno come Bucky il senso di colpa potrebbe sembrare assurdo, ma in realtà è inevitabile. Una persona così è condannata. Niente di ciò che fa è all'altezza dell'ideale che nutre dentro di sé. Non sa mai dove finisce la sua responsabilità. Non accetta i propri limiti perché gravato da un'austera bontà naturale che gli impedisce di rassegnarsi alle sofferenze degli altri, non riconoscerà mai di avere dei limiti senza sentirsene in colpa.»

    Questo è uno di quei libri che a prima vista potrebbe sembrare sterile, per la crudezza della rappresentazione che fatica a figurarsi in termini pragmatici, ma diventa a poco a poco sempre più nitido e inseribile nel contesto più ampio dell'animo umano. È un libro molto difficile, non tanto per lo stile quanto per la realtà che viene presentata senza mediazioni: dalla scelta della malattia, una malattia che genera “storpi” e fa perdere ogni traccia di dignità all'essere umano, all'automatica immedesimazione con Bucky, che non deriva da un’eccessiva introspezione psicologica ma dalla mera presentazione dei fatti.
    La nemesi, allora, è la vendetta che Bucky attua contro se stesso, incapace di perdonarsi per una colpa subdola, inspiegabile. E quando l’essere umano si rende conto che i propri slanci ascensionali sono vani, che tutto si riduce alla sua natura fragile e transeunte, all'essere nient’altro che un debole corpo, sorgono tanti interrogativi, ma anche l’impossibilità di darvi una risposta.

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  • 3

    Tre e mezzo

    I primi due capitolo presentano un Roth medio, che poi è comunque superiore a molti altri scrittori, ma è il terzo e ultimo capitolo a sigillare con il fuoco il romanzo e a restituirci il Roth più gra ...continue

    I primi due capitolo presentano un Roth medio, che poi è comunque superiore a molti altri scrittori, ma è il terzo e ultimo capitolo a sigillare con il fuoco il romanzo e a restituirci il Roth più grande, quello che tira le amare somme della vita e del destino.

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  • 4

    Quando sei la nemesi di te stesso

    Non avevo mai letto niente di Philip Roth. Leggerò sicuramente altri libri di Philip Roth. Non si può giudicare un autore da un libro soltanto, ma una cosa di Roth l’ho capita: non ha peli sulla lingu ...continue

    Non avevo mai letto niente di Philip Roth. Leggerò sicuramente altri libri di Philip Roth. Non si può giudicare un autore da un libro soltanto, ma una cosa di Roth l’ho capita: non ha peli sulla lingua, non ti nasconde niente.

    Il resto della recensione qui: https://thegrowingupchronicle.wordpress.com/2015/10/08/nemesi-philip-roth/

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  • 3

    Un altro ragazzo perfetto convinto che quel che succede nel mondo dipenda da lui, preda di un narcisistico delirio d'onnipotenza. Il caso ci rovina la vita già di suo, senza che noi lo si aiuti così.
    ...continue

    Un altro ragazzo perfetto convinto che quel che succede nel mondo dipenda da lui, preda di un narcisistico delirio d'onnipotenza. Il caso ci rovina la vita già di suo, senza che noi lo si aiuti così.
    Un libro sul senso di colpa dopo tutta la fatica che ho fatto a liberarmi dai miei. Uffa.

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