Nemico, amico, amante...

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

3.8
(2116)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 315 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Svedese , Chi tradizionale , Catalano

Isbn-10: 8806174681 | Isbn-13: 9788806174682 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Susanna Basso

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
Nove racconti perfetti: la musica del quotidiano, il gioco smorzato dei sentimenti e delle allusioni. Da Flannery O'Connor a Henry James, da Chechov a Tolstoj, non c'è un autore di racconti al quale Alice Munro non sia stata paragonata. Ma la sua capacità di dipanare in un lampo l'irriducibile complessità della natura umana è incomparabile. Questi racconti possiedono la straordinaria capacità di trascinare il lettore nei meandri di una memoria che non è la sua per risvegliare emozioni che sono di tutti. La scrittura della Munro è aperta, lussureggiante, fitta di accadimenti e particolari necessari. Il paesaggio canadese, la natura selvaggia del Nord Ovest partecipano alle emozioni dei personaggi, integrano la loro storia, determinano le loro decisioni.
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  • 3

    Avevo la curiosità di leggere quest'autrice da anni...poi alla fine mi sono decisa di comprare un suo libro. Partivo prevenuta, questo lo ammetto. Però il premio Nobel, i titoli, la storia...insomma, ...continua

    Avevo la curiosità di leggere quest'autrice da anni...poi alla fine mi sono decisa di comprare un suo libro. Partivo prevenuta, questo lo ammetto. Però il premio Nobel, i titoli, la storia...insomma, mi sono fatta rapire. Di tutti i racconti ne ho amato uno principalmente. Alcuni più carini, altri mi sono veramente scivolati addosso con fatica. Resta però una buona scrittura, la sua, ed una grande capacità di catturare aspetti reconditi di animo umano. Rimane quindi un'autrice da scoprire ulteriormente.

    ha scritto il 

  • 4

    Ottima capacità di introspezione e perizia della narrazione sono gli elementi che caratterizzano le opere di questa scrittrice, unitamente alla capacita' innovativa nella conduzione della o delle stor ...continua

    Ottima capacità di introspezione e perizia della narrazione sono gli elementi che caratterizzano le opere di questa scrittrice, unitamente alla capacita' innovativa nella conduzione della o delle storie.
    Mancano nei racconti quelle regole pragmatiche che definiscono le consuetudini narrative e diventa superflua la caratterizzazione dell'inizio,delle azioni e del finale.Trattasi infatti di emozioni, sensazioni e pensieri che il lettore coglie al volo come suggestioni di un tempo già conosciuto o immaginato, metabolizzandole intimamente.La spietata umanità della Munro non anestetizza né estetizza nulla,ed è per questo che non è per tutti,come la verità.

    ha scritto il 

  • 5

    I racconti che mi hanno coinvolta maggiormente sono "Ortiche" e "The Bear Came Over the Mountain". Mi sento di definirli di una bellezza struggente. Sono rimasta con una sensazione di chiaro scompigli ...continua

    I racconti che mi hanno coinvolta maggiormente sono "Ortiche" e "The Bear Came Over the Mountain". Mi sento di definirli di una bellezza struggente. Sono rimasta con una sensazione di chiaro scompiglio interiore. La bellezza di certe descrizioni... Ne voglio ancora!

    ha scritto il 

  • 4

    "Non domandare, a noi non è dato sapere..."

    “Nemico, amico, spasimante, amante, sposo”...
    Il gioco, inventato da una ragazza sciocchina, consiste nell'accostare il proprio nome a quello di un uomo, eliminare le lettere comuni e contare sulle di ...continua

    “Nemico, amico, spasimante, amante, sposo”...
    Il gioco, inventato da una ragazza sciocchina, consiste nell'accostare il proprio nome a quello di un uomo, eliminare le lettere comuni e contare sulle dita le restanti. Che ruolo avrà “lui” nella mia vita?
    Troppo giovane Sabitha - la ragazza in questione - per sapere che una cosa non esclude affatto l'altra, e soprattutto che domandare non è saggio.
    Lo sapeva bene il poeta latino Orazio, quello tradotto dalla sua arguta amica Edith nei compiti a casa: “Non domandare, a noi non è dato sapere, che cosa il destino abbia in serbo per me, che cosa per te...”.
    Il passatempo un po' crudele delle due amiche (scrivere ad una zitella false lettere d'amore) diventa nel primo racconto della raccolta il filo di cui la sorte si servirà per tessere la sua trama, seguendo percorsi bizzarri e imprevedibili.
    Lasciarsi vivere è quello che fanno i protagonisti dei nove racconti, un fiume in piena di episodi immaginari o reali che si richiamano a vicenda, pensieri inconfessati, sensazioni, in uno scenario canadese che è come una colonna sonora.
    A volte si rischia di scadere nel rosa, ma ecco che una frase spiazzante che scava nel profondo rivela una notevole capacità di introspezione che fa riprendere quota alla narrazione.
    La scrittrice sembra smaniosa di raccontare tutto, meticolosa quasi fino all'ossessione, come se eventi e personaggi popolassero la sua mente e volessero uscirne fuori.
    Per esempio Lorna, moglie e madre che non ama abbastanza il marito e lo odia anche un po', e intanto vive nell'attesa di un amore totalizzante (lei lo chiama “qualcosa”) cercandolo per istinto nella stanza vuota di un amico che la corteggia con discrezione:
    “...sedersi per terra, al centro del quadrato di linoleum. Restare seduta per ore non tanto per osservare la stanza di lui, ma per sprofondarci dentro”.
    Oppure Nina, felicemente sposata, che in una fredda sera stellata riceve dall'uomo di un'altra un bacio sulla gola, ricordo segreto e prezioso: “Come se in quel momento ogni cosa di lei venisse riconosciuta e onorata e inondata di luce”.
    Sono i segreti delle donne, istanti che ritornano ogni tanto “con un susseguirsi di ondate di intensa memoria”.
    Maschile, invece, è il punto di vista dell'ultimo racconto, una piccola perla con sviluppi paradossali dal sapore vagamente pirandelliano. Lui, lei e la demenza senile, che ferisce peggio del peggiore dei tradimenti e separa più della morte, mentre la vita, come sempre, dimostra di avere più fantasia degli uomini.

    ha scritto il 

  • 2

    Nobel perchè “maestra del racconto breve contemporaneo”. Mah...ammetto di non avere molto feeling con questo genere, e come già mi è capitato con altri, anche con questi racconti della Munro i finali ...continua

    Nobel perchè “maestra del racconto breve contemporaneo”. Mah...ammetto di non avere molto feeling con questo genere, e come già mi è capitato con altri, anche con questi racconti della Munro i finali mi hanno lasciata insoddisfatta...per quanto abbia molto apprezzato lo svolgersi dei racconti, le descrizioni e i personaggi, i salti temporali, le tematiche...oltre che il modo in cui sono scritti. Ma con molti racconti (non tutti per fortuna) mi resta un senso di incompiuto. Quindi la mia “bassa” valutazione rispetto a questa raccolta é principalmente per per questo aspetto, perchè ripeto stile e svolgimento del racconto mi sono piaciuti.

    ha scritto il 

  • 3

    Un po’ perché in genere i racconti mi lasciano spesso un certo senso di insoddisfazione (finiscono quando ancora io non sono pronta a congedarli, e vorrei sapere ancora qualcosa dei personaggi e delle ...continua

    Un po’ perché in genere i racconti mi lasciano spesso un certo senso di insoddisfazione (finiscono quando ancora io non sono pronta a congedarli, e vorrei sapere ancora qualcosa dei personaggi e delle vicende che ho seguito), un po’ perché chissà cosa mi aspettavo nel leggere una delle più blasonate raccolte di una scrittrice premio Nobel, un po’ perché comunque voglio essere sincera nello scrivere un commento ad un libro che ho letto, non me la sento di dire che è stata una lettura bellissima, né memorabile.
    Mi è piaciuto abbastanza il primo racconto, forse anche perché è quello di più ampio respiro e permette di conoscere meglio le pulsioni e gli stati d’animo che vi albergano; degli altri a distanza di un po’ di tempo temo non ricorderò molto.
    Troppo disarmati e disarmanti gli animi di questi personaggi, già arresi all’insuccesso prima ancora di scendere in campo; troppo scorate le loro azioni, evanescenti i loro pensieri, nebbiose le prospettive.
    Mutatis mutandis mi hanno fatto la stessa impressione di alcuni racconti di Carver, ma anche dei due romanzi che ho letto del tanto osannato attualmente Kent Haruf: senza girarci tanto intorno, mi hanno un po’ annoiata, perché non sono riuscita ad entrare in sintonia con quanto leggevo, perché ho avvertito molta freddezza, perché mi piacciono sì lo scoramento, la malinconia e l’amarezza, ma quando si presentano come sviluppo in un percorso fatto anche di passione e attività (ho adorato in tal senso Richard Yates, sia nei romanzi sia, ebbene sì, nei racconti), altrimenti percepisco come piatto ciò che leggo. E resto delusa.

    ha scritto il 

  • 5

    “Ciò che le toccò attraversare fu un susseguirsi di ondate di intensa memoria…”

    Nove racconti con nove voci di donne così diverse per età, ceto, carattere….
    Eppure sembra di respirare la stessa aria come di chi tiene in mano una piccola fotografia che non ha cornice ma è libera d ...continua

    Nove racconti con nove voci di donne così diverse per età, ceto, carattere….
    Eppure sembra di respirare la stessa aria come di chi tiene in mano una piccola fotografia che non ha cornice ma è libera di trascinare nei ricordi del passato.
    C’è, difatti, un continuo movimento di tempi e spazi, tra queste pagine.
    Tornare indietro con la memoria significa rintracciare un momento in cui si sono prese decisioni o gli eventi hanno deciso per noi.
    Quale sarà il mio destino?
    Così si chiedono le due ragazze che giocano ad immaginarsi un futuro amore:

    ” L'unica idea proposta da Sabitha fu quella di scrivere il loro nome accanto a quello di un ragazzo, poi di eliminare tutte le lettere comuni e di contare le restanti. Dopodiché si faceva la conta sulle dita con le lettere avanzate, dicendo, Nemico, amico, spasimante, amante, sposo, finché non si arrivava al verdetto riguardo alla possibile relazione fra loro e il ragazzo in questione.”

    Nove storie che raccontano di assenze e relazioni che cercano soddisfazione nell’adulterio salvo poi ritornare al proprio status: "Accettare l'accaduto ed essere onesta rispetto a ciò che poteva capitare".
    E gli uomini? In queste storie ci sono uomini differenti per passionalità e carattere ma che spesso si adagiano con il matrimonio ad un gioco dei ruoli così meravigliosamente descritto:

    ” I giovani mariti erano severi, in quei giorni. Pochissimo tempo prima, erano stati corteggiatori, personaggi quasi comici, titubanti e devastati dalla smania di sesso. Ora però, a letto caldo, si erano fatti risoluti e critici. Uscivano di casa ogni mattina, ben rasati, il giovane collo strizzato dal nodo della cravatta, e ricomparivano la sera, pronti a dispensare occhiate di sufficienza alla cena e a spalancare il giornale, facendone una barriera contro il caos della cucina, i piccoli malesseri, le emozioni, i neonati. Quante cose avevano dovuto imparare, in poco tempo. Come lavorarsi il capo, e come dominare la moglie. Come mostrarsi autorevoli in materia di ipoteche, beni immobili, cura del prato, impianto fognario, politica, come pure riguardo al lavoro destinato a mantenere la famiglia per il successivo quarto di secolo. Solo alle donne dunque era concesso scivolare - durante le ore del giorno e sempre tenendo conto delle strepitose responsabilità scaricate sulle loro spalle dalla presenza dei bambini - in una sorta di seconda adolescenza. Una leggerezza dell'anima quando i mariti se ne andavano. Sognanti ribellioni, raduni sovversivi, accessi di ilarità che riportavano ai tempi del liceo, muffe che fiorivano sui muri a spese dei mariti, nelle ore in cui loro erano fuori. “

    PS-- Grazie Domenico!!!

    ha scritto il 

  • 5

    Un uso immaginario del tempo

    Alice Munro è stata capace di portare l'arte del racconto verso nuovi ambiti, come una mano intenta ad "acciuffare qualcosa nell'aria" e per poterlo fare - Munro - si è mossa con andamento originale. ...continua

    Alice Munro è stata capace di portare l'arte del racconto verso nuovi ambiti, come una mano intenta ad "acciuffare qualcosa nell'aria" e per poterlo fare - Munro - si è mossa con andamento originale. È stata gratificata e riconosciuta col Nobel per la letteratura nel 2013 con la motivazione di "Maestra del racconto contemporaneo". Maestra lascerebbe pensare a qualcosa fatto a regola d'arte, assimilato, indiscusso. In verità Alice Munro è stata un'innovatrice della regola e non ancora autrice assimilata e indiscussa, compresa unanimemente nella sua grandezza. È scrittrice paragonabile a tutti i più grandi ma in realtà a nessuno. Un amico e un'amica hanno letto due racconti contenuti in "Nemico, amico, amante...", la raccolta forse più nota della scrittrice canadese. Si intitolano Ortiche e Il ponte galleggiante. Per l'amico sono due racconti 'niente di che'. L'amica ha aggiunto 'niente di che e mi sono anche infastidita, chi vuole prendere in giro. Certe cose non succedono così. Vuole solo stupire'. Di questi giudizi o prime impressioni se ne leggono di frequente su Alice Munro. Io stesso ho letto molti racconti e li ho lasciati a metà, ripresi dopo anni, dopo aver acquistato tre suoi libri e sempre con misto di attrazione e irritazione. Il ponte galleggiante è il racconto che riuscì a farmi sentire il guizzo autentico della scrittura di Alice Munro, dopodiché ho letto tutta la sua opera senza più riserve. Rileggo racconti a distanza di tempo, annoto frasi, elenchi personali dei suoi quindici racconti più belli, ne aggiungo uno, li confronto in base all'impressione che ho provato rileggendoli. Titoli sparsi. Le lune di Giove, Una donna di cuore, Il ponte galleggiante, Quello che si ricorda, Scherzi del destino, The bear come over the mountain, Bambinate, Ortiche, Cerimonia di commiato, Amica della mia giovinezza, Dolly, Buche-profonde, Le bambine restano, Nemico, amico amante... Burton, autobus 144. Racconti che coprono 40 anni, dal 1973 al 2012.

    Cosa c'è di anomalo tale da non lasciarci entrare, a prima lettura, nel mondo Munro? In effetti i racconti di Alice Munro sono racconti di ovvia, trafelata vita quotidiana, relazioni d'amore, tradimenti, visite in ospedale, incontri inattesi in feste tra amici, viaggi in auto, in treno. Tv accese che nessuno guarda. Vecchi in case di riposo che vaneggiano. Donne che ricordano acutamente eventi del passato. Eppure le impressioni dei miei amici non sono campate in aria, è che per apprezzare Alice Munro bisogna tentare e ritentare, con pazienza, con più racconti, capirne la logica interna, alcune volte i guizzi sono disseminati lungo il percorso, altre volte arrivano soltanto alla riga finale, quando siamo già provati dalle continue variazioni e cambi di scena, talvolta non arrivano affatto, per il semplice motivo che Alice Munro non vuole consegnare un finale consueto, anelato o temuto. Da qui il fraintendimento, molti lettori sono tentati a credere che voglia stupirci, ma nell'opera complessiva di Alice Munro, in fondo, tutto si tiene con meravigliosa verità. Il problema con Alice Munro è che è troppo agile, scatta di lato, non sta mai ferma.

    Che sia di venti o cinquanta pagine, l'ordine di difficoltà non varia. Ecco la descrizione di un racconto splendido, con l'ovvia considerazione preliminare che andrebbe letto per capirne la raffinatezza. Io faccio solo quello che posso, per tratteggiarlo.

    Quello che si ricorda

    Pierre e Meriel. Una donna trentenne e suo marito si trovano al funerale d'un amico. Il miglior amico di lui. Alice Munro procede in questo modo: scrive che il ragazzo a lei non era particolarmente simpatico, un tempo, per cui il lettore inizia a pensare a chi fosse da giovane il ragazzo che ora è morto in un incidente con la moto. Al rapporto che aveva con suo marito. Ma dopo qualche pagina l'argomento cambia, svanisce. Il sacerdote sta affrontando l'omelia. Piuttosto retorica. Alice Munro riporta le sue esatte parole. Il lettore, come un pugile che colpisce a vuoto, inizia a fiaccarsi nei cambi registro. Tra i presenti c'è un medico, un uomo che farà la conoscenza di Pierre e Meriel. L'argomento cambia di nuovo. I figli di Pierre e Meriel sono rimasti a casa con la babysitter. Pierre deve andare via e lei con l'occasione andrà a trovare sua zia che si trova in un istituto per anziani. È già tutto concordato tra loro. Andrà in autobus ma il medico che sta andando da quelle parti si fa avanti dicendole che può darle volentieri un passaggio, se vuole. Si guardano tra marito e moglie mentre il marito pronuncia frasi di circostanza, "sicuro che non le darebbe nessun disturbo?". Nei libri di Alice Munro le occasioni fanno l'uomo vivo. E le occasioni nei libri di Alice Munro non sono artificiose, perché mettiamoci nei panni dei tre. Dopo un funerale di un amico, chi dei tre se la sentirebbe di farla troppo lunga? Il marito - dentro di sé - non vuole lasciare che il medico dia un passaggio a sua moglie, lei non sa cosa dire, ascolta. E le cose si mettono in un modo imprevisto. Ma perfettamente coerente. I miei amici qui avrebbe detto: "Ecco, lo vedi. Alice Munro ci prende in giro!". In realtà Alice Munro fa accadere le cose con tale precisione e verità che noi non sapremmo descrivere, concentrati come siamo solo sui fatti interessanti. Fa accadere le cose portandole avanti fuori e nella testa dei personaggi. Perché l'immaginazione condiziona i fatti.
    Il medico e Meriel andranno a trovare la zia di Meriel, sta fumando avvolta in un manto di amianto, per evitare che le cicche possano bruciarla. È svagolata e si mette a raccontare della sua giovinezza, dei suoi amori. Sa che Meriel è sposata con un altro uomo, non con colui che le si trova davanti, ma nella sua mente tutto è fluido, a questo punto anche Meriel inizia a pensare come sua zia. A fantasticare. Il lettore, Meriel, vengono condotti da Alice Munro allo stesso livello di confortevole spossatezza. Quando si troveranno ad attraversare una foresta in auto, il dottore le proporrà una passeggiata e Meriel, sì, vuole passeggiare nella natura, tra gli alberi, dice frasi banali, si sforza di essere interessante. Ma è da un'altra parte che vogliono andare. Una volta scesi dall'auto a "Meriel tremarono le gambe, non ce la faceva più - portami da un'altra parte, - disse". A questo punto Alice Munro scrive righe bellissime. Meriel non ha detto a caso Portami da un'altra parte anziché Andiamo da un'altra parte. E lui non dovrà dire, chiedendo, Un'altra parte, dove? No. "Lui deve dire esattamente quello che ha detto. Lui deve dire, Sì". Bisogna mettersi in condizione entrambi di dire quello che desideriamo dire.
    Questa giornata è "Quello che si ricorda" del titolo. Meriel e suo marito resteranno insieme per altri trent'anni. Il dottore sparirà dalla sua vita. Morirà anni dopo in un incidente aereo. Ciò che preme ad Alice Munro è far avvertire come Meriel, di tanto in tanto, si accenderà, nei ricordi.
    Un giorno lei è suo marito si soffermano a commentare una pagina del romanzo di Turgenev, Padri e figli. Commentano la pagina in cui Bazarov dichiara il proprio violento amore ad Anna Sergeevna, lo fa tardi, dopo aver atteso troppo e aver finalizzato la sua vita solo alla scienza e ora che si sente braccato dalla morte, ora che ha realizzato che non poteva tralasciare l'amore, ora si dichiara. Ma lei - adesso - si mostra inorridita. Secondo Meriel lei avrebbe dovuto accettare, secondo suo marito no. Iniziano a discutere sulla natura delle relazioni, Bazarov non sa amarla, sa che potrebbe stancarsi di lei, farla scioccamente soffrire, e lei lo sa. Lo anticipa. Per questo nel romanzo - tra loro - non accadrà nulla, secondo l'idea di Pierre.
    A questo punto ribatte Meriel: "Sarebbe stato meglio se lei avesse accettato. Almeno avrebbero qualcosa. L'esperienza".
    Al termine del racconto Meriel riflette sull'esperienza e su cose che non ricordava di quel giorno. Ad esempio su come si erano salutati dopo aver fatto l'amore nel suo appartamento. Lei ricordava le mattonelle di vetro all'ingresso e l'impianto hi-fi. Lui le aveva dato solo la mano? non si era avvicinato per abbracciarla e nemmeno per un bacio sulla guancia nel momento di lasciarsi? Aveva fatto come suo marito diceva che andrebbe fatto, nella discussione su Padri e figli. Aveva opposto un muro. O era lei che ricordava male. "Doveva mettere in ordine la giornata, senza confusione né menzogne, tutta radunata in un tesoro, e infine compiuta, conclusa. C'era un altro genere di esistenza che avrebbe potuto condurre, anche se non significava che l'avrebbe preferita. [...] Forse non veniva a capo di granché, comunque. Si chiese se sarebbe rimasto tale, il ricordo - quello che si ricorda. O se avesse in serbo per lui qualche altro ruolo, qualche altro uso immaginario del tempo a venire".

    ha scritto il 

  • 3

    Dimenticabile

    Se alla Munro diamo un Nobel, alla Strout cosa diamo? La facciamo sedere direttamente alla destra del Padre?

    Compitino senza pretese, scritto decentemente, a cui però manca un "respiro" globale. Manca ...continua

    Se alla Munro diamo un Nobel, alla Strout cosa diamo? La facciamo sedere direttamente alla destra del Padre?

    Compitino senza pretese, scritto decentemente, a cui però manca un "respiro" globale. Mancano anche tante altre cose: un ritmo, una personalità, un senso, soprattutto.

    (sì, lo so, alla Strout diamo il Pulitzer, per fortuna)

    ha scritto il 

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