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Neropioggia

Di

Editore: Bompiani (Tascabili)

3.5
(144)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 464 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845264998 | Isbn-13: 9788845264993 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Non succede mai nulla a Nuraiò, una cittadina (immaginaria ma non troppo) della Sardegna. Finché non viene uccisa la professoressa Maria Deiana, una giovane donna bella e disinibita, capelli rossi tagliati corti e occhi di caffè forte. Quando inizia l’indagine, i carabinieri – a cominciare dal maresciallo Martino Crissanti – sanno già molto. Piovono, nella notte del delitto, gocce pesanti contro i vetri, le case, l’asfalto. E in questa Sardegna lontana da ogni cliché continua a piovere sui buoni e sui cattivi, gente alla quale prima o poi la vita presenta un conto da pagare.
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  • 4

    Strano libro, ma piacevole

    E' il secondo libro che leggo di Soriga. Il primo mi e' piaciuto e questo pure anche se in questo ho trovato strano l' uso della punteggiatura.... quasi fosse messa a caso... una virgola ogni tanto per prendere fiato.
    Rimane comunque un libro piacevole pieno di nerefigure su sfondo neropioggia: r ...continua

    E' il secondo libro che leggo di Soriga. Il primo mi e' piaciuto e questo pure anche se in questo ho trovato strano l' uso della punteggiatura.... quasi fosse messa a caso... una virgola ogni tanto per prendere fiato. Rimane comunque un libro piacevole pieno di nerefigure su sfondo neropioggia: riesce a ricreare le atmosfere di un giallo tramite anche la descrizione di una terra nera e cupa.

    ha scritto il 

  • 2

    Contorto

    Che ci si debba abituare alla forma particolare ci sta, però ne deve valere la pena. Poco scorrevole confuso, una trama così così e involuzione. Stare in Sardegna perchè mai dovrebbe essere peggio che stare in qualsiasi provincia povera e noiosa, magari senza neppure il mare o pochi chilometri? i ...continua

    Che ci si debba abituare alla forma particolare ci sta, però ne deve valere la pena. Poco scorrevole confuso, una trama così così e involuzione. Stare in Sardegna perchè mai dovrebbe essere peggio che stare in qualsiasi provincia povera e noiosa, magari senza neppure il mare o pochi chilometri? il solo essere sardo non nobilita di per sè una storia un fiacca

    ha scritto il 

  • 4

    Non è tra i libri più riusciti di Soriga, un noir senza troppa suspance... ma tutto sommato al libro non serve, la storia è solo la stanza dove si muovono i suoi personaggi ognuno con le sue emozioni e con il suo modo di vivere la vita, ognuno dipinto con efficacia e con le poche parole che servo ...continua

    Non è tra i libri più riusciti di Soriga, un noir senza troppa suspance... ma tutto sommato al libro non serve, la storia è solo la stanza dove si muovono i suoi personaggi ognuno con le sue emozioni e con il suo modo di vivere la vita, ognuno dipinto con efficacia e con le poche parole che servono: quelle giuste. Notevole lo spaccato sulle donne che si muovono al mercato di Nurajò del martedì...

    ha scritto il 

  • 4

    “Bello, ruvido, sardo”. Mi è piaciuta particolarmente questa recensione su anobii di kanzie: si potessero fare recensioni di tre parole probabilmente l’avrei descritto anche io così. E' in effetti inutile dilungarsi su Neropioggia di Flavio Soriga, pubblicato da Bompiani e recentemente ristampato ...continua

    “Bello, ruvido, sardo”. Mi è piaciuta particolarmente questa recensione su anobii di kanzie: si potessero fare recensioni di tre parole probabilmente l’avrei descritto anche io così. E' in effetti inutile dilungarsi su Neropioggia di Flavio Soriga, pubblicato da Bompiani e recentemente ristampato (in una curiosa versione dove ci sono almeno tre errori di battitura). Qualcuno ha ucciso la professoressa Marta Deiana, a Nuraiò, la città dove non succede mai niente, la città dei diavoli, dei cani crocifissi agli alberi, spaccata tra presente e passato. Crissanti, il tormentato maresciallo che voleva fare l’antropologo, è quello che deve sporcarsi le mani per arrivare al colpevole; intorno a lui volteggiano gli indagati - gli amanti di Marta, la bella Marta, quella che tutti, per il suo spirito libero e malinconico, chiamano troppo facilmente bagassa; e la comunità nuraiese, fatta di personaggi pieni di luci e ombre. Soriga ha trovato la miscela perfetta: alla sua solita irresistibile scrittura stavolta ha unito il ritmo del giallo, due fattori che trascinano letteralmente per i capelli il lettore dalla prima all’ultima pagina. Non si resiste al suo fascino, che qui scorre tra l’intrigo e il sentimentale, e trionfa specialmente nella descrizione - amorevole, spassionata e tremendamente realistica - di quella realtà isolana che tanto ci piace, fatta di codici antichi e di tradizioni che guardano il presente con uno sguardo che appartiene ancora al passato e che fanno di questa storia un altro irresistibile gioiellino della letteratura sarda

    ha scritto il 

  • 3

    Apprezzo particolarmente Soriga ma questo libro non mi ha convinto. Tra tutti i suoi è quello che mi è piaciuto meno ,il libro ha tinte noir ma soriga lo preferisco più in versione ironica stile sardinia blues, comunque da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Né pecore né gambali

    Flavio Soriga, vincitore nel 2000 del “Premio Calvino” con Diavoli di Nuraiò (Nuoro, Il Maestrale, 2001), affronta con Neropioggia la prova cruciale del secondo libro, ma presso un grosso editore, dopo che Il Maestrale di Nuoro l’ha messo sulle orme dei più noti scrittori sardi del momento (Sergi ...continua

    Flavio Soriga, vincitore nel 2000 del “Premio Calvino” con Diavoli di Nuraiò (Nuoro, Il Maestrale, 2001), affronta con Neropioggia la prova cruciale del secondo libro, ma presso un grosso editore, dopo che Il Maestrale di Nuoro l’ha messo sulle orme dei più noti scrittori sardi del momento (Sergio Atzeni, Marcello Fois, Luciano Marrocu, Giorgio Todde e altri). In Neropioggia si ritrova la scrittura dei Diavoli, impetuosa, paratattica, ritmica, parca di segnaletica testuale, mistura di italiano normale e locale con innesti sardi disinvolti e incisivi. In Neropioggia Soriga già governa meglio enfasi e impeto che tuttavia restano felicemente nella sua scrittura. Nessuna svolta brusca nemmeno nella tematica. I luoghi, le persone, la scena sono quelli del paese che anche qui è detto Nuraiò, dove tutti dicono che non succede mai niente, e invece Soriga ci colloca una grossa storia di colpa e rimorso, amori e miserie: insomma a Nuraiò, dove non piove mai, durante una pioggia lunga lunga piove il mistero dell’assassinio di una donna troppo amata e disinvolta, mistero che tocca dipanare a Martino Crissanti maresciallo dei carabinieri mancato antropologo e figlio di bandito perché è di Orgosolo ma legge Alda Merini, insieme a un magistrato che cita spesso la Deledda. In una Sardegna insolita, Marta, giovane insegnante, è uccisa per uno dei soliti motivi per cui si uccide una giovane donna dai capelli rossi e gli occhi di caffè forte. E in questa Sardegna senza pecore e gambali, dove nessuno si illude più di poter individuare e punire chi ci rovina la vita, ecco Nicola Rau amante di Marta e di altre donne (tramite lui il lettore saprà chi è l’assassino, come forse non sapranno mai gli inquirenti); ecco lo scombuiato Alberto che si fa prete ma è anche amante di Marta e va in pellegrinaggio in Terra Santa; ecco il marito di Marta, il solito cornuto e quindi il solito primo indiziato; ecco uno che s’interessa ai traffici intorno a una discarica che si vuole e non si vuole in un paese d’orti dove si deve vivere nel terzo millennio in zona euro. Un giallo, un noir? Tutto questo, ma anche senso di colpa rimorso e destino che si direbbe alla Deledda, raccontato con una disinvoltura psicologica e linguistica e con un’ironia molto lontana dalla Deledda. Soriga si rivela scrittore che ha da dire e riesce a dirlo con efficacia, senza tenuità da esordiente, e sviluppa una scrittura forte e dolorosa, su persone e cose a volte molto autentiche, estraneo al sardesco, sebbene non sempre estraneo al giovanilismo (pare a me tantomeno giovane di lui), ma sicuramente estraneo al trucidume gratuito di maniera, e dice del mondo restando a Nuraiò, di cui Soriga nel primo libro raccontava il bisogno di lontananza da un luogo così, natio borgo selvaggio, ma ora soprattutto il disagio di vivere, di morire e di far morire. Neropioggia conferma e convince. E Soriga è uno scrittore che bisogna leggere.

    ha scritto il