Nessun uomo è mio fratello

Di

Editore: Delos Books

3.3
(61)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8895724747 | Isbn-13: 9788895724744 | Data di pubblicazione: 

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
In un'Indonesia futuristica dove il progresso sembra essere rimasto lontano, un piccolo risicoltore di nome EnkiTath Minh deve affrontare gli squilibri che regolano una società composta da Carnefici e Vittime. Tutti, all'età di dodici anni, vengono a sapere se appartengono all'una o all'altra categoria attraverso un segno che si manifesta sul corpo. Segno che, da quel momento, tengono gelosamente nascosto per non svelare il loro segreto. Infatti, ogni Carnefice ha una Vittima a lui predestinata: in caso di omicidio non può essere perseguito dalla legge. Enki è una Vittima.
Suo malgrado, pur timoroso dei fantasmi di un passato di sangue e dolore, si troverà a lottare per cambiare una società che altrimenti non può sperare in un futuro migliore.
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  • 3

    Clelia Farris divide la popolazione di un indefinita nazione sudorientale tra Caino e Abele, lasciando mano libera agli assassini ed esplorando i meandri della mente delle vittime designate, anzi, ma ...continua

    Clelia Farris divide la popolazione di un indefinita nazione sudorientale tra Caino e Abele, lasciando mano libera agli assassini ed esplorando i meandri della mente delle vittime designate, anzi, marchiate sul corpo.

    Se l'idea non è nuovissima e la cornice sociale è talvolta sin troppo indistinta, come romanzo di formazione funziona davvero bene e vanta una scrittura molto scorrevole, essenziale, mai banale.

    ha scritto il 

  • 4

    Clelia Farris

    Romanzo di fantascienza italiana edito da Delos e firmato da Clelia Farris. Sulla scrittrice non esistono informazioni che non siano quelle legate ai suoi libri; in un sistema editoriale come il nostr ...continua

    Romanzo di fantascienza italiana edito da Delos e firmato da Clelia Farris. Sulla scrittrice non esistono informazioni che non siano quelle legate ai suoi libri; in un sistema editoriale come il nostro, che vuole l’autrice/autore sempre sul pezzo del marketing, a promuoversi su Facebook, fare book tour etc., la totale assenza del personaggio Farris mi ha fatto pensare a un desiderio di riservatezza stile Elena Ferrante; a rigor di logica, Clelia Farris sarebbe allora un nome de plume.

    Il protagonista di Nessun uomo è mio fratello si chiama Enki, forse in omaggio al grande fumettista fantascientifico Enki Bilal. Per due terzi, il romanzo ricorda la sci-fi sociologica alla Ursula K. Le Guin. A predominare è l’ambientazione rurale della risaia, che è futuribile non in virtù dell’innovazione tecnologica, ma perché c’è qualcosa di difforme. È calata in un mondo che pesca a piene mani dal nostro stesso passato contadino. Fa pensare alla pianura padana del secolo passato, un mondo scomparso, ma ancora dietro l’angolo della memoria. Nel romanzo, il protagonista e la maggior parte dei personaggi hanno tratti asiatici, ma ci sono anche nomi latini; istintivamente, ci immaginiamo la storia ambientata nel sud-est asiatico, ma potremmo anche essere in un Europa ripopolata da cittadini provenienti dall’Asia.

    Farris ci dice che in questo mondo succede qualcosa di strano: l’inghippo, la trovata su cui si fonda tutto è che ogni persona ha un segno sul corpo che la identifica come potenziale Vittima o Carnefice. Il che, ovviamente, apre una serie di questioni – oltre a ricordare vagamente La settima vittima di Sheckley, e il film di Petri. La prima parte del libro riguarda la formazione di Enki nelle campagne. Farris fa una scelta controcorrente narrando al passato remoto, cosa che nella sci-fi di oggi è piuttosto rara. Passa al presente indicativo solo nell’ultima sezione del libro, dove l’ambientazione cambia radicalmente, passando dalla campagna alla città, anzi, alla megalopoli, col protagonista ormai adulto. Questa parte, molto più concitata, suona quasi indipendente dall’inizio del racconto, come se fosse stata scritta prima e condividesse col resto solo lo scenario. Qui Enki si è trasformato in una specie di occhio privato dei segni V e C, con toni noir più tipici del cyberpunk – sommando questo dato al setting asiatico, mi ha fatto pensare a Greg Egan, più che a Gibson. Non ci sono insistenze su particolari aggeggi tecnologici, o neologismi azzardati; in questo modo, Farris riesce a creare un clima bizzarro, estraniante proprio per quanto è facile riconoscersi. La sensazione è che questa società potrebbe esistere anche ora, in qualche angolo lontano del nostro pianeta.

    Le questioni legate al segno di Vittima e Carnefice non sono esplorate nel dettaglio, e ci sono parecchie cose che non tornano. Però pazienza, il punto non è quello, o solo quello; il romanzo è interessante, particolare, suggestivo. Ha qualche lentezza nella prima parte, riassorbita dalla seconda, che però è più breve. Lo sconsiglierei a chi è abituato a leggere una narrativa molto “facile”: questo libro responsabilizza il lettore/lettrice oltre quello standard, richiede apertura mentale, attenzione alla sfumatura, al dettaglio, insomma, sollecita un lettore adulto.

    ha scritto il 

  • 3

    Scritto bene, purtroppo non ho trovato particolarmente originale la trama… nonostante dei segni esistenziali distinguano gli uomini in Vittime/Carnefici si può scegliere chi essere e indirizzare il pr ...continua

    Scritto bene, purtroppo non ho trovato particolarmente originale la trama… nonostante dei segni esistenziali distinguano gli uomini in Vittime/Carnefici si può scegliere chi essere e indirizzare il proprio destino indipendentemente dal proprio segno …conclusione alla quale si arriva seguendo le vicende di alcuni personaggi che coinvolgono il protagonista... mi aspettavo invece una prospettiva sociale, più azione e pericolo

    ha scritto il 

  • 3

    Strano caso questo libro.
    Fantascienza italiana, ambientata in un non meglio precisato paese esotico, in un'epoca imprecisata in cui convivono elementi arcaici e tecnologia avanzata.
    Il libro è scritt ...continua

    Strano caso questo libro.
    Fantascienza italiana, ambientata in un non meglio precisato paese esotico, in un'epoca imprecisata in cui convivono elementi arcaici e tecnologia avanzata.
    Il libro è scritto bene, i personaggi descritti con cura, il finale sorprende.
    Eppure... l'idea alla base del romanzo (ovvero la divisione della società in vittime e carnefici predestinati geneticamente) non mi convince.
    Perchè non è molto originale.
    Perchè non mi sembra una metafora interessante.
    E soprattutto perchè non si riflette nella realtà che descrive: una caratteristica così incredibile sembra infatti calata in un mondo che prende elementi di epoche e luoghi diversi ma sempre attinti dalla realtà. La psicologia delle persone è influenzata pesantemente e realisticamente da questo fatto, ma non la società.
    Cosa secondo me poco credibile.
    Leggerò comunque volentieri qualcosa altro dell'autrice.

    ha scritto il 

  • 2

    Nessun uomo è mio fratello

    Sono rimasta delusa da questo libro, c'erano, a parer mio, le premesse per un libro coinvolgente e profondo, od anche a voler restare più in superficie, per un libro avventuroso... Niente di tutto ciò ...continua

    Sono rimasta delusa da questo libro, c'erano, a parer mio, le premesse per un libro coinvolgente e profondo, od anche a voler restare più in superficie, per un libro avventuroso... Niente di tutto ciò! Personaggi appena accennati e poco credibili, storia potenzialmente avvincente ma all'atto pratico piatta e noiosa. Peccato

    ha scritto il 

  • 4

    Recensione della Biblioteca Galattica

    vai alla scheda completa:
    http://www.bibliotecagalattica.com/romanzi/nessun_uomo_e_mio_fratello.html

    Il romanzo è ambientato in un un luogo e in un tempo imprecisato; diversi indizi suggeriscono però ...continua

    vai alla scheda completa:
    http://www.bibliotecagalattica.com/romanzi/nessun_uomo_e_mio_fratello.html

    Il romanzo è ambientato in un un luogo e in un tempo imprecisato; diversi indizi suggeriscono però un'ambientazione nel sud est asiatico in un'epoca grosso modo contemporanea alla nostra. Lo scenario dipinto ritrae infatti la tipica società di un paese in via di sviluppo, megalopoli moderne circondate da campagne culturalmente arretrate dove il ritmo della vita procede ancora al passo della natura e seguendo le tradizioni di sempre.
    L'elemento fantascientifico introdotto in questo scenario è uno solo ma comporta una vasta gamma di conseguenze: ogni uomo o donna nasce Vittima o Carnefice. Ad ogni carnefice il destino associata una vittima e la legge gli permette di ucciderla impunemente. All'inizio dell'adolescenza una V oppure una C compaiono sul corpo di ogni persona, permettendo di identificarne la natura, con un minuscolo neo o un segno ben marcato sul viso o, in rari casi, attraverso la forma di alcuni organi interni. Non viene fornita nessuna spiegazione sull'origine del segno esistenziale: potrebbe essere connaturato alla gente del luogo o il prodotto di qualche mutazione genetica, forse addirittura la conseguenza di un virus o di una manipolazione artificiale...
    Ad ogni modo, tutti cercano di nascondere la propria natura celando il segno esistenziale con appositi cosmetici ma ogni vittima è in costante allerta, perchè sa di essere braccata in ogni momento... La condizione esistenziale di vittima pone la persona in una condizione di inferiorità, quella V posta da qualche parta sul proprio corpo è un marchio di vergogna che ne macchia l'esistenza e che deve essere celato in ogni modo, dissimulando magari la propria natura con un atteggiamento arrogante, aggressivo tale quale ci si può aspettare da un carnefice.
    Il protagonista del romanzo è un giovane contadino, Enki Tath Minh. Reca su di sè la V che lo identifica come Vittima ma rifiuta le convenzioni sociali e prova un odio profondo verso i suoi simili che come animali al macello accettano i soprusi, le ingiustizie che si commettono ai loro danni. La sua lotta è la prosecuzione, anzi se vogliamo la naturale evoluzione, delle battaglie sociali e politiche condotte in passato dai suoi stessi genitori (i cui vaghi accenni ricordano in parte le lotte di movimenti contadini e operai come li conosciamo). Enki trascorre l'infanzia e l'adolescenza lavorando insieme a suo padre in una risaia, non ricordando praticamente nulla della propria madre. Il ritrovamento di alcuni oggetti posseduti dalla donna dà il via ad un escalation di conflittualità e violenza tra Enki e il padre che, complice la sua natura di carnefice, diviene il simbolo della natura feroce, bestiale, delle ingiustizie che Enki e le altre vittime devono sopportare e contro le quali il ragazzo vuole combattere. Enki rovescia la prospettiva comune, compiacendosi al tempo stesso sia della sua natura di vittima, la cui purezza viene associata alla madre in contrapposizione alla malvagia natura del carnefice paterno che, irrazionalmente, ha sempre incolpato della morte della donna, che del suo ruolo messianico, da liberatore.
    Il romanzo è scritto con uno stile di altissimo livello. L'autrice ha pieno successo nel trasportare il lettore nella società contadina in cui la vicenda inizialmente si snoda, introducendo poco a poco le caratteristiche e le conseguenze sociali e psicologiche del segno esistenziale. La prosa è scorrevole, il vocabolario ricco, la narrazione fluente. I personaggi sono resi con maestria, le tinte quasi sadiche con cui sono dipinti alcuni (il padre di Enki primo fra tutti) ricordano la grottesca malvagità di Dickens. La trama è semplice, lontana dai complicati intrecci che si è abituati a vedere in altri tipi di fantascienza; le scene e gli episodi descritti proseguono ad un ritmo sempre più veloce e incalzante al progredire della vicenda, conducendo il lettore verso un finale avvincente e inaspettato.
    Il mondo descritto dall'autrice è a tinte fosche, la dicotomia vittime / carnefici allude chiaramente allo stato in cui si trova a società reale, corrosa e distrutta da una conflittualità sempre più diffusa, da un egoismo che cancella ogni legame con la comunità. Tutti noi ci sentiamo vittime, sempre all'erta, impauriti dal possibile arrivo del nostro carnefice. Ma, come il finale chiarirà, c'è ancora una speranza: il destino non è immutabile ed è possibile lottare per modificare le cose. Enki lo ha dimostrato: nostra e solo nostra è la scelta di come vivere ogni giorno della nostra vita.
    In conclusione, una lettura assolutamente consigliata e che rimarrà impressa in ogni lettore, forse non tanto per i contenuti, buoni sì ma non eccezionali, quanto per l'atmosfera e i toni con cui sono stati resi.

    vai alla scheda completa:
    http://fantabiblioteca.altervista.org/romanzi/nessun_uomo_e_mio_fratello.html

    ha scritto il 

  • 4

    Può il libero arbitrio sfuggire al suo carnefice?

    Idea 5 stelle
    Trama 2 stelle
    Stile 5 stelle
    Media 4 stelle

    Il lettore è proiettato in un tempo imprecisato ma tecnologicamente contemporaneo al nostro, immerso in un mondo indefinito che rievoca l ...continua

    Idea 5 stelle
    Trama 2 stelle
    Stile 5 stelle
    Media 4 stelle

    Il lettore è proiettato in un tempo imprecisato ma tecnologicamente contemporaneo al nostro, immerso in un mondo indefinito che rievoca luoghi familiari. Tutto contribuisce a concretizzare una realtà così verosimile e coinvolgente da confondersi con la verità stessa, portando velocemente ad accettare la logica di carnefice e vittima alla base del romanzo. Quella logica per cui all'età di 12 anni si sviluppa un segno sul corpo che distinguerà i carnefici dalle vittime e legherà fino alla morte l'assassino alla sua preda. Un segno da tenere nascosto, per molti un tabù e ovviamente il principale fattore di sviluppo dell'uomo. Il ruolo assegnato dal segno è spesso causa di forte disagio e di vergogna soprattutto nel caso delle vittime, così che dietro la maschera va ripetutamente in scena l'ambigua e, a volte, cinica rappresentazione della vita.

    In conclusione:
    PRO
    Descrizioni, espressività dei personaggi, dialoghi, stile di scrittura, tutto è assolutamente perfetto. E' come sognare ad occhi aperti e rimanere incantati ad osservare qualcosa di meraviglioso.
    CONTRO
    La trama è così risicata che quasi non ci si accorge che c'è. Toglierla del tutto forse avrebbe giovato di più.

    ha scritto il 

  • 3

    Gran bel libro. Non avevo mai letto nulla della Farris, ma dopo questo mi sono procurato altri suoi titoli.
    In un mondo spaccato in due parti nette, in un tempo non ben definito che potrebbe essere il ...continua

    Gran bel libro. Non avevo mai letto nulla della Farris, ma dopo questo mi sono procurato altri suoi titoli.
    In un mondo spaccato in due parti nette, in un tempo non ben definito che potrebbe essere il nostro o uno passato, in spazi di cui vengono descritti le caratteristiche ma non si hanno riferimenti precisi, la storia scivola via bene.
    Tra l'angosciante e il rilassato, vissuta in prima persona dagli occhi del protagonista si percepiscono le insicurezze e le paure di un personaggio con un destino in un certo qual modo fortunato.
    Fortuna che per lui è un po' anche una condanna.

    Insomma la trama è tessuta in modo eccellente e seppure il tema non è del tutto originale è la scrittura della storia che colpisce. Gli occhi e l'animo.

    ha scritto il