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Nessuno accendeva le lampade

Di

Editore: La nuova frontiera (Il basilisco, 11)

3.9
(83)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 129 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8883732006 | Isbn-13: 9788883732003 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Francesca Lazzarato

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Di Felisberto Hernández, Italo Calvino scrisse: " Non somiglia a nessuno: a nessuno degli europei e a nessuno dei latinoamericani, è un "irregolare" che sfugge a ogni classificazione e inquadramento ma si presenta ad apertura di pagina come inconfondibile. "
E in effetti Hernández sorprende il lettore con immagini sconcertanti e surreali, in cui non di rado gli oggetti o le singole parti dell'essere umano acquistano vita propria. Coniugando in maniera magistrale il ricordo e l'invenzione, il senso dell'humour e l'inquietudine. Hernández guida il lettore in un geniale gioco di analogie e associazioni di idee e seduce chi ha la fortuna di leggerlo .
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  • 4

    Felisberto Hernandez, grande uruguagio, dicono che è difficile da classificare. Vero. Minimalista nello stile. Surrealista nelle descrizioni e nelle trame. Romantico nell’ispirazione. Capisco che pos ...continua

    Felisberto Hernandez, grande uruguagio, dicono che è difficile da classificare. Vero. Minimalista nello stile. Surrealista nelle descrizioni e nelle trame. Romantico nell’ispirazione. Capisco che possa annoiare e far scattare l’”embè?” e il “mavà!”. Uno di quelli che si possono amare, ma che bisogna guardarsi dal consigliare.

    Detto ciò, i racconti mi son proprio piaciuti. Non tutti, ma qualcuno moltissimo. Sopra tutti “Terre della memoria”. Ci sono pagine – il dentista, la dicitrice, la notte in una stanza sconosciuta – che sono di ottima (ma proprio ottima) scuola proustiana. E “Il Coccodrillo”: da antologia.
    E’ uno dei sudamericani della malia, Hernandez. Una malia fatta con ingredienti semplici e impalpabili o improbabili: la voce del suonatore di pianoforte che fa da narratore, malinconica e da desencanto; gli ambienti, quasi sempre in penombra e silenziosi; le trame, da sogno a occhi aperti.

    E poi certe trovate, che sembrano buttate là così.
    Come lo slogan delle calze da donna marca “Ilusion”: «?Quien no acaricia, hoy, una media Ilusión?» , dove la nota ti dice che media si può tradurre sia con calza che con mezza.
    O come l’azzardo di mettere in corto circuito due metafore o due aggettivi di polo stilistico opposto (“quando faceva così con gli occhi la sua espressione era tra l’infinito e lo starnuto”). A contatto, fanno un lampo, che si spegne subito: ti piace, ma non sei sicuro di aver visto bene. La penombra, il silenzio e le minuterie intanto hanno già riassorbito tutto.

    Più o meno è così, la malia di Felisberto. Solo per lettori che amano gente e storie “con i piedi fortemente poggiati sulle nuvole” (è di Flaiano, ovviamente).

    Per il clima, sempre più o meno...
    https://www.youtube.com/watch?v=C8CwHWEuYFw

    ha scritto il 

  • 0

    Gnam gnam gnam gnam … eh! … gnam gnam gnam gnam … uff! … gnam gnam gnam gnam … glu glu glu … gnam gnam gnam gnam … Oh! E mo chi ha spento la luce?

    - “Nessuno accendeva le lampade” se ne scende difficile, eh? - mi ha argutamente domandato una delle massime eminenze anobiiane, quella col ciuffo di fuoco, per intenderci. Ebbene, è andata proprio co ...continua

    - “Nessuno accendeva le lampade” se ne scende difficile, eh? - mi ha argutamente domandato una delle massime eminenze anobiiane, quella col ciuffo di fuoco, per intenderci. Ebbene, è andata proprio così. Mi sono avvicinato alla lettura di questa raccolta con l’acquolina in bocca, convinto di apprestarmi a godere di squisite leccornie letterarie, e, ahimè, me ne allontano con lo stomaco gorgogliante. Per mangiare ho mangiato, però il pasto non è stato soddisfacente come speravo e, anzi, l’ho trovato alquanto pesantuccio. Ho dovuto masticare e masticare e masticare ogni pietanza tanto da farmi dolere la mandibola, e il tutto mi ha lasciato in bocca un sapore che non saprei definire in altro modo se non come “incompleto”. La sensazione è che a questi racconti manchi qualcosa… Sono scritti bene, questo sì, in alcuni momenti ti fanno strabuzzare gli occhi, certe trovate ti sorprendono, certe frasi ti inducono a riflettere socchiudendo gli occhi, appizzutando le labbra e portandoti una mano davanti la bocca - proprio come i pensatori che pensano, e sono pure malinconici come ci si aspetterebbe da un autore latinoamericano però, ecco, c’è sempre quel però… Alla fine, lo confesso, ho dovuto compiere davvero un grande sforzo per non lasciarne qualcuno nel piatto.

    Scritti praticamente tutti in prima persona, i racconti di Felisberto Hernandez hanno per protagonista un giovane uomo, quasi sempre un pianista - come, in effetti, fu l’autore uruguayano - che, gira che ti rigira, finisce nelle case degli altri e se la gode a osservarne gli abitanti. Che lo chiamino per suonare o per insegnare, o che lui vi si rechi nella speranza di rimediare una sponsorizzazione per mettere su un concerto, il pianista osserva gli abitanti di queste case e, se possibile, con ancor più interesse, gli oggetti che le arredano o le compongono - tipo un balcone geloso che si suicida credendo che la propria amata si sia invaghita del pianista -, nella speranza (che talvolta appare quasi come una certezza) di poterne trarre degli insegnamenti sulla vita. Il tizio - a me è sembrato sempre lo stesso - è timido, malinconico, un tantino sfigato e imbranato con le donne (se una fanciulla che sta per sposarsi ti invita a passare da lei quando è sola in casa e tu non ci vai, sei TANTO imbranato, in effetti!).

    Insomma, che dire? … non saprei neanche quante stelline assegnargli, a sto libro: 4, 3, 2 … boh! … mi sa che lo lascio senza … facciamo che il cielo era nuvoloso e le stelle non si vedevano, vabbuò?

    ha scritto il 

  • 4

    Lo confesso. Felisberto Hernández è uno dei miei scrittori sudamericani preferiti. Eppure chi è costui? Perché non ha la fama di un Borges, di un Cortázar, di un Márquez, di un Neruda, di un Paz, di u ...continua

    Lo confesso. Felisberto Hernández è uno dei miei scrittori sudamericani preferiti. Eppure chi è costui? Perché non ha la fama di un Borges, di un Cortázar, di un Márquez, di un Neruda, di un Paz, di un Mutis, di chi più ne ha più ne metta?
    http://www.piegodilibri.it/libri-dispersi/nessuno-accendeva-lampade-felisberto-hernandez/

    ha scritto il 

  • 5

    Strana stagione l’estate, ambita e volgare. Ci si vergogna di meno senza che sia necessariamente un bene perché il pudore non dovrebbe esistere soltanto in amore, non certo nelle spiagge.
    Si alleggeri ...continua

    Strana stagione l’estate, ambita e volgare. Ci si vergogna di meno senza che sia necessariamente un bene perché il pudore non dovrebbe esistere soltanto in amore, non certo nelle spiagge.
    Si alleggeriscono i vestiti e l’educazione con loro come se esporre la pelle fosse una merce di scambio buona anche al di fuori delle ville brianzole.
    Ci si crede migliori e più uguali ma non è sudare che ci rende simili. Non possono farlo canottiere e infradito.
    'Devi sapere che quando giravo per la proprietà e sentivo strillare una radio perdevo il senso degli alberi e della mia vita. Questa prepotenza mi cambiava l’idea di ogni cosa: la casa non mi sembrava più mia e ho pensato spesso di essere venuto al mondo nel secolo sbagliato'.
    Sdraiati su lettini paralleli come bare dopo la strage del buon gusto ascoltiamo inesorabilmente e senza speranza parole inutili e non sentiamo più il mare. E 'ogni cosa si spoglia di illusioni come certi fondali di teatro la mattina dopo'.

    http://compitifacoltativi.wordpress.com/2013/07/21/stessa-spiaggia-stesso-male/

    ha scritto il 

  • 5

    Premessa: credo che quando si decide di avvicinarsi alla letteratura sudamericana, sia necessario farlo con una predisposizione d'animo particolare. Spesso non è sufficiente cercare di capire la stori ...continua

    Premessa: credo che quando si decide di avvicinarsi alla letteratura sudamericana, sia necessario farlo con una predisposizione d'animo particolare. Spesso non è sufficiente cercare di capire la storia che stiamo leggendo, ma ci si deve lasciar portare dal potere della parola, lasciar andare le cose e seguire la musica, godere delle suggestioni che ogni pagina suscita. Capire, comprendere ogni cosa, mi sembrano a volte forzature, come cercare di comprimere oggetti enormi in una scatoletta. Non ci staranno mai, ci sarà sempre una parte che esce fuori.
    Logicamente quanto detto non può applicarsi a tutta la letteratura sudamericana, sicuramente vale per il libro di Felisberto Hernandez.
    “Nessuno accendeva le lampade” è uno straordinario esempio di questa capacità di liberare le parole, di toglier loro lo strato di polvere che le ricopriva e farle finalmente vivere. E così succede che gli oggetti vivano e un balcone che crolla è un balcone che ha deciso di gettarsi nel vuoto perché si sentiva tradito, perché è un oggetto in grado di amare e di essere amato e può capitare di incontrare una maschera di teatro che scopre di proiettare una luce dagli occhi che le permette di vedere al buio (una luce che “permette di entrare in un mondo chiuso agli altri”). È un mondo fantastico, quello nel quale Hernandez ci invita ad entrare, un mondo fatto di silenzio e di buio, quel buio che permette di immaginare le cose, creando una zona franca nella quale il tatto si sostituisce alla vista restituendoci sensazioni diverse ma non per questo meno reali, suscitando una capacità di recuperare ricordi o sensazioni che sembrava sopita. Una teoria di racconti carica di suggestioni, dal venditore di calze in grado di piangere a comando alla donna che vive circondata dall'acqua perché le attribuisce “la capacità di elaborare ciò che vi si rispecchia e di ricevere il pensiero”, fino al collezionista di bambole che finisce per non distinguerle più dalle persone in carne ed ossa. È un mondo al quale non siamo abituati, dove l'immaginazione colora la realtà fino a trasfigurarla. La vita non è solo quella che viviamo - sembra dirci Hernandez - ma anche quella che immaginiamo e scegliere fra uno dei due mondi è limitativo perché ci costringerebbe a rinunciare a qualcosa.
    “Nessuno accendeva le lampade” è un libro bellissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Come ben sa chi mi segue (ahahahahaha!!) non amo il racconto come stile, tuttavia ci sono rare eccezioni, ed è questo il caso.
    Più che onirico e surreale, ho trovato questo autore capace di porsi inna ...continua

    Come ben sa chi mi segue (ahahahahaha!!) non amo il racconto come stile, tuttavia ci sono rare eccezioni, ed è questo il caso.
    Più che onirico e surreale, ho trovato questo autore capace di porsi innanzi alle cose da differenti angolazioni, decisamente inconsuete, aprendo la mente a nuove possibilità.
    Già solo per questo andrebbe letto, se non addirittura per trarne spunto.

    ha scritto il 

  • 5

    In realtà non so spiegare perché questi racconti mi siano piaciuti così tanto.

    Sono piccole storie stravaganti, avvolte da un alone di mistero; non il mistero dei giallisti ma quello vicino e lontani ...continua

    In realtà non so spiegare perché questi racconti mi siano piaciuti così tanto.

    Sono piccole storie stravaganti, avvolte da un alone di mistero; non il mistero dei giallisti ma quello vicino e lontanissimo dell’onirico e del subconscio. Come nei sogni, infatti, eventi privi di qualsiasi logica sembrano assolutamente normali, tanto che persino un balcone che si getta nel vuoto per gelosia risulta plausibile. La letteratura di Hernández è evidentemente surrealista, ma siamo più dalle parti di Magritte o Buñuel che da quelle di Breton.

    Ricordi che non si sa da dove vengano, sensazioni che evaporano un attimo prima di arrivare alla coscienza, cose e volti che evocano associazioni mentali bizzarre e imprevedibili; lo sguardo ed il tatto (che ossessione per gli occhi e le mani!) accarezzano gli oggetti del quotidiano, enigmatiche presenze di cui nulla è dato sapere, angoscianti enigmi ed oscure minacce latenti che raccontano di mondi paralleli incastrati fra il soggiorno e la sala da pranzo.

    "Allora pensai che stava seminando le proprie dita nel buio; poi le avrebbe raccolte di nuovo e tutte si sarebbero riunite sul viso della ragazza."

    ha scritto il 

  • 2

    No

    Il primo impatto è stato negativo: il marketing richiama Marquez sulla prima di copertina e sul retro sono richiesti 13 euro per una manciata di pagine.
    Che dire del contenuto? Suggestivo a sprazzi, p ...continua

    Il primo impatto è stato negativo: il marketing richiama Marquez sulla prima di copertina e sul retro sono richiesti 13 euro per una manciata di pagine.
    Che dire del contenuto? Suggestivo a sprazzi, pedante altrove. Le immagini ardite sembrano essere un esercizio di stile per stupire il lettore ad ogni costo. Ogni tanto funziona, più spesso appaiono innaturali, artefatte e forzate.
    Il contenuto mi è sembrato metafisico piuttosto che (avversativo) surreale.
    Dalle recensioni lette mi aspettavo qualcosa che richiamasse le atmosfere di "El Marinero" di Pessoa e non questa barba mortale.

    Tredici euro che avrei potuto risparmiare.

    ha scritto il 

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