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Nessuno al mio fianco

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 89

Di

Editore: Gruppo Editoriale l'Espresso

3.6
(193)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 284 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8496200965 | Isbn-13: 9788496200968 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Marco Papi

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
In Sudafrica, alla vigilia delle elezioni che avrebbero portato al potere Nelson Mandela, si snodano in un breve giro di tempo le vicende parallele di due coppie, una bianca e l’altra nera.Vera e Bennet Stark, i bianchi, consumano la loro crisi fra dolorose rinunce per lui e prospettive di radicale rinnovamento per lei, avvocato impegnato nella difesa dei diritti dei neri che trova nuovo entusiasmo nelle mutate condizioni politiche.Una storia non dissimile vivono Sibongile e Didymus Maqoma, che tornano in patria dopo un lungo esilio: lui militante nero ed ex terrorista, non trova spazio nella mutata politica del suo partito, mentre lei, che prima non aveva avuto né ruolo né voce, vi acquisisce posizioni sempre più importanti.In un rivolgimento socio-politico di così grandi dimensioni, sembra dire l’autrice, neanche la sfera più squisitamente privata può rimanere indenne: la fine dell’apartheid non è soltanto un fatto razziale, ma una sorta di ciclone che rimette in discussione tutti i ruoli e tutti i poteri, inclusi quelli impliciti nel rapporto uomo-donna. Ma se anche le donne paiono avere la meglio, la loro affermazione è comunque intrisa di rimpianti e di angosce, segnata dallo spaesamento e dalla totale mancanza di punti di riferimento.Impegno civile e analisi psicologica si fondono in questo romanzo del 1994 in una cifra originale e coinvolgente, che sa abbinare l’asciuttezza dello stile alla commozione e alla tensione emotiva, il realismo dei dialoghi all’ampiezza e profondità dell’argomentazione: un grande libro sulla crisi e sulla solitudine, ma anche sul difficile dovere della rinascita.

Non si può conquistare la libertà con i canti e con i balli, diceva spesso Sibongile in tono severo, ai tempi dell'esilio. E ora lui la vedeva ondeggiare e battere i piedi insieme con altre giovani donne e uomini, scrollando ritmicamente le spalle e rovesciando indietro la testa: Sibongile era scatenata, oppure stava imparando a fare politica

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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Un manifesto femminista del c...avolo

    Cara, e perché no, carissima Nadine
    Questo è il primo dei suoi libri che leggo senza azzardare di pensare che può essere l’ultimo: ché mai dire mai.
    Lei è un Nobel, e chi sono io per confutare cotanti ...continua

    Cara, e perché no, carissima Nadine
    Questo è il primo dei suoi libri che leggo senza azzardare di pensare che può essere l’ultimo: ché mai dire mai.
    Lei è un Nobel, e chi sono io per confutare cotanti “emeriti” che glielo hanno conferito? Ragion per cui vorrei usare il guanto di velluto ma mi lasci almeno sospettare che il premio fosse dovuto alla cattiva coscienza dei bianchi giudici nei riguardi del suo popolo tormentato e del suo essere stata una donna, bianca, una di loro – anche se un po’ ebrea- per una volta dalla parte della ragione. Quanti piccioni con una fava, cara Nadine.
    Non ho niente da ridire sulla sua scrittura, con cui tenta di districare l’aggrovigliato nodo tra pubblico e privato come lei stessa dice:” In alcune epoche quelle che sembrano le questioni più impersonali sono le più intime”. Ecco perché sulle prime mi è sembrato di rivivere le atmosfere della “Sposa liberata” di Yehoshua: entrambi vivete il disagio di essere membri di piccole comunità di diversi, culturalmente occidentali e portatori del solito sterile senso di colpa che vi fa sentire buoni, circondati da popoli a voi estranei e nemici, arabi e neri, verso cui mostrate aperture mentali e emotive non da sottovalutare. Meglio che niente, dico. Che poi la scrittura sia la solita, quella del canone imperante e che spesso non si distingua da quella di ogni emerito scrittore contemporaneo, è lo scotto che ha dovuto pagare per essere lei, Nadine, e non una delle Bronte o la Austin quando ha creato la sua figura femminile, bianca e sudafricana: Vera.
    E qua, carissima, iniziano le note dolenti. Di questa donna del ventesimo secolo, intelligente, autonoma, con forte autostima, politicamente impegnata, che mette a disposizione della causa la sua professionalità di avvocato civilista, era proprio necessario farne una stronza?
    Mi scusi il termine gergale ma compendia egregiamente tutto un corteo di qualità negative che albergano in un essere umano ma non sempre al completo come in Vera.
    Vera sposa, diciassettenne, un coetaneo che sta per andare in guerra perché ai suoi tempi la fregola finiva in gloria come i salmi. E questo ci può stare. Ma mentre il maritino è in guerra si fa un amante, il povero Ben bellissimo ma tanto buono, e visto che il soldatino non muore ma ritorna, divorzia pappandosi pure l’appartamento ammobiliato dono degli ex suoceri. Poiché le piace trasgredire, approfittando di una fugace visita dell’ex, lo seduce e è tanta la sorpresa che sia guarito dall’eiaculatio precox (motivo per cui l’aveva mollato), che anche il suo ovulo festeggia risucchiando uno spermatozoo confuso creando ex novo un bebè che lei appioppa, però, all’amante che nel frattempo diventa marito. E meno male che le rassomiglia, così può godersi il suo tradimento in Pace senza essere distorta da volgari e meschini sospetti.
    Negli anni non cambia. Fa un’altra figliola, bella come il padre, si concede qualche scappatella facendo sesso senza amore e continua la sua attività di avvocato progressista di sinistra in favore dei braccianti neri per la riconquista della loro terra espropriata dai bianchi cattivi.
    Non è che lei, Nadine, si sia abbeverata di troppa Nemirowski (o come cacchio si scriva)?
    Questa Vera è troppo di tutto con l’aggravante di essere una gatta morta, funzionaria efficiente, con la puzza sotto il naso, le cui insicurezze risultano essere imbarazzanti per la loro falsità. Frasi fatte che lei le mette in blocca per renderla umana.
    È così inverosimile che i maschi di questo suo romanzo, ex marito, marito, amante, figlio, nipote, amici, collaboratori e , in ultimo, l’amante ‘platonico’, bianchi o neri che siano, sono tutti migliori di lei. E non è cosa da poco, trattandosi di maschi.
    Non parliamo poi del discorso del cazzo (la sto citando letteralmente) che fa alla figlia quando scopre che è lesbica. Mi scusi, Nadine. Capisco che quando ha scritto il romanzo lei era già sulla settantina, ma possibile non sapesse l'esistenza dei sex shop, dove si vendono succedanei all’altezza dei gusti di Vera, liberandola dal peso di dover ricorrere ai portatori sani di tale aggeggio di trastullo? Anna, la figlia, rimane stupita come noi, di scoprire l’ignoranza assoluta della madre di quel sentimento chiamato amore, declinato in tanti modi e da non confondere con i gusti sessuali.
    E per finire, cara Nadine, lei libera la sua Vera dell’ingombro ormonale, che la faceva ricorrere ai noiosi servigi dell’uomo la cui colpa era quella di dipendere affettivamente da lei.
    Le fa vivere un soddisfacente rapporto ‘platonico’ con un nero consulente di alta finanza, con cui non divide il talamo, fino a quando non scopre che lui ha una corrispondenza d’amorosi intelletti con lei, ma d’amorosi sensi con una giovane donna.
    Suppongo che il titolo si riferisca alla considerazione che Vera fa nell’ultima pagina (ma che ci viene vietato sapere in quanto ci dice soltanto delle sue reazioni al freddo autunnale, in giardino).
    Non dubitiamo che, dato il suo io ipertrofico, sia giunta alla conclusione del meglio sola che male accompagnata.
    La nostra, mi scusi Nadine, è invece quella che ben le sta, certi, però, che Vera non ne avrà mai contezza.

    P.S. Romanzo consigliato, naturalmente, ai maschietti di tutte le età e alle femminucce quarantenni e giù di li. Alle altre, che con amore hanno sopportato mariti, amanti e colleghi; che sono state professioniste e non per questo hanno trascurato i figli; che sono nonne e non amiche dei nipoti adolescenti, a tutte queste è assolutamente sconsigliato e non sarà la puntuale descrizione dell’ambiente sociale e politico di quegli anni a farglielo mandar giù.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello, a tratti intenso, a tratti invece quasi "incompiuto". Descrive le storie di due coppie del SudAfrica intrecciando privato e pubblico dei protagonisti. Forse mi aspettavo di più, infatti ho dat ...continua

    Bello, a tratti intenso, a tratti invece quasi "incompiuto". Descrive le storie di due coppie del SudAfrica intrecciando privato e pubblico dei protagonisti. Forse mi aspettavo di più, infatti ho dato 4 stelle e non 5, come avrebbe potuto meritare in alcuni passaggi. Ma rimane comunque un libro che vale la pena leggere.

    ha scritto il 

  • 3

    Scelto dal G.D.L. in omaggio al Nobel recentemente scomparso,sbagliato giorno della riunione,letto in fretta e male,di conseguenza anche il commento sara.......
    Trovo il libro caotico e confuso(Forse ...continua

    Scelto dal G.D.L. in omaggio al Nobel recentemente scomparso,sbagliato giorno della riunione,letto in fretta e male,di conseguenza anche il commento sara.......
    Trovo il libro caotico e confuso(Forse non sono gli aggettivi giusti,ma non ho voglia di cercarne altri) come,credo,dovevano essere i tempi che descrive.
    Vera,non sa star sola,ma non riesce ad aver una relazione stabile,come madre lasciamo perdere,il figlio è lontano ben felice d'esserlo,alla figlia lesbica fa un discorso sull'amore etero che avrà fatto sobbalzare il mondo gay.La vita politica è un po' sullo sfondo.
    Gli amici tornano dall'esilio e non sanno dove collocarsi nel nuovo assetto del paese,con il problema della figlia che si sente straniera in quella che dovrebbe essere la sua patria.
    Idealisti che vengono stroncati da opportunisti e via così....
    Preferivo anche il titolo originale"None to accompany me - Non c'è nessuno che le possa stare accanto"
    Da qualche telefonata mi sa che con questo commento non proprio osannante sarò cacciata dal G.D.L.prometterò di rileggerlo con più attenzione,ma non lo farò!!!

    ha scritto il 

  • 4

    "Innocenti, dicono, ma non so più che cosa vuol dire, se significa che non sappiamo nemmeno cosa accade fuori da un campo di golf.. Se significa che la gente può starsene a sorseggiare vino d'annata d ...continua

    "Innocenti, dicono, ma non so più che cosa vuol dire, se significa che non sappiamo nemmeno cosa accade fuori da un campo di golf.. Se significa che la gente può starsene a sorseggiare vino d'annata del Capo, 'innocente' della vita di altre persone che muoiono per le armi e le bombe.."

    ha scritto il 

  • 0

    E' il mio primo romanzo di Nadine Gordimer. E' quello del '94, quando il Sudafrica liberato, con Mandela fuori dal carcere, fa i conti con il suo movimento di liberazione, i capi che tornano dall'esil ...continua

    E' il mio primo romanzo di Nadine Gordimer. E' quello del '94, quando il Sudafrica liberato, con Mandela fuori dal carcere, fa i conti con il suo movimento di liberazione, i capi che tornano dall'esilio in un mondo in cui i neri fino al giorno prima sono stati uccisi o spostati da una parte all'altra.
    E' il mondo della fine della dittatura, ma si sa che le ricostruzioni sono difficili, forse impossibili.
    La protagonista è Vera Stark: una donna energica e forte, devota alla causa del suo paese e piena di senso dell'amore e del corpo. Nessuno cammina al suo fianco perché l'azione riempie la sua vita e alla fine lascia i suoi familiari e anche il marito. A me sembra una donna forte.

    ha scritto il 

  • 3

    Non che sia un brutto libro. Si legge bene ed è a suo modo interessante. Racconta la storia di due coppie, una bianca e una nera, che vivono in Sudafrica durante l'Apartheid.
    Così la Storia si intrecc ...continua

    Non che sia un brutto libro. Si legge bene ed è a suo modo interessante. Racconta la storia di due coppie, una bianca e una nera, che vivono in Sudafrica durante l'Apartheid.
    Così la Storia si intreccia al racconto della vita privata della controversa protagonista, Vera Stark. Si avvicendano così riflessioni su tradimenti coniugali, sparatorie su basi razziali, esili e ritorni, amore filiale e amicizie indissolubili.

    Il tutto è narrato con una certa sensibilità ma questo modo di scrivere non è nelle mie corde. Mi ha lasciato un senso di incompletezza, mi aspettavo qualcosina di più.

    ha scritto il 

  • 5

    Fantastico! Nadine Gordimer è una maestra della scrittura e sa creare storie e personaggi che lasciano una traccia nella memoria. I personaggi sono forti, vivi! Si sente molto l'impronta femminile nel ...continua

    Fantastico! Nadine Gordimer è una maestra della scrittura e sa creare storie e personaggi che lasciano una traccia nella memoria. I personaggi sono forti, vivi! Si sente molto l'impronta femminile nella narrazione. Davvero una lettura da non perdere.

    ha scritto il 

  • 4

    Impegno - 15 apr 12

    Decisamente un bel libro ed un romanzo interessante. Erano anni che non prendevo in mano uno scritto del premio Nobel del 1991, e devo dire che mi dispiace. Primo, perché rispetto ad altri e più recen ...continua

    Decisamente un bel libro ed un romanzo interessante. Erano anni che non prendevo in mano uno scritto del premio Nobel del 1991, e devo dire che mi dispiace. Primo, perché rispetto ad altri e più recenti Nobel ho trovato una scrittura che a me è sicuramente più congeniale. Secondo perché nello specifico mi piace il suo modo di raccontare e le tematiche che affronta. La sua mescolanza tra pubblico e privato mi trova a vibrare su accenti simili. E mi ricordo di aver letto qualcosa dei suoi primi libri, bandita dalla sua patria, il Sudafrica, in quanto anti-apartheid. Ed in questo libro, scritto pochi anni dopo sia il Nobel sia la liberazione di Mandela e l’inizio della rinascita sudafricana, Nadine Gordimer cerca di mostrare uno spaccato della vita locale, proprio a cavallo della svolta epica del ’90. Lo fa seguendo, anche se in modo diseguale, due mature coppie sudafricane, di storie a volte distinte ma certo non distanti. I coniugi Stark, bianchi, e i coniugi Maqoma, neri. Anche se poi il centro della narrazione gravita essenzialmente su Vera Stark. Quasi un alter-ego della stessa Nadine. Impegno sociale e brandelli della vita privata che si sovrappongono. Vera conosce Ben Stark mentre è sposata con un altro, se ne innamora, divorzia e vive una vita felice con il suo Ben. Almeno sembra, ed almeno è così per buona parte della sua vita. È Ben che (come Randolph il secondo marito di Nadine) dedica la sua vita a Nadine. Decidendo di lavorare per poter permettere a Vera prima di allevare i figli e poi di impegnarsi nell’attivismo anti-apartheid in un centro legale per gente di colore. A scapito della sua vena artistica. Vera sosterrà tutta la vita questa idealizzazione di sé che ha Ben, ma alla fine, ormai entrambi nella seconda giovinezza (dopo 40 anni di matrimonio) decidono quasi senza decidere di continuare le loro vite su binari paralleli. Vera sempre a Johannesburg, ad impegnarsi nel momento epico della nascita del nuovo Sudafrica. Ben rifugiandosi dal figlio Ivan che vive a Londra. Perché Vera, benché ami Ben, ha avuto altre storie, momenti isolati, più o meno lunghi, che Nadine ci presenta nei suoi su e giù per la scala del tempo. Ha tradito forse il corpo di Ben, mai l’amore. Ma ora, avviatasi oltre la sessantina, preferisce continuare da sola, come dice il titolo, senza nessuno che mi accompagni. Senza Ben. Senza Ivan. Senza Annika, la secondogenita, di cui pur accetta la relazione omosessuale con Lou. E senza i Maqoma, amici di gioventù, poi dovuti riparare per lunghi anni all’estero. Dove Did faceva il rivoluzionario a tempo pieno e Sally badava a tirar avanti le redini della famiglia. Ora ritornano, ma Did viene emarginato dai suoi compagni di un tempo: troppo a sinistra, troppo esposto. Mentre Sally entra a far parte del nuovo establishment governativo, che deve preparare le prime elezioni libere sudafricane. Qui viviamo il contraltare delle vicende degli Stark, dove chi era più in vista si trova improvvisamente messo da parte. Mentre Sally diventa una delle protagoniste della rinascita. Ma queste sarebbero solo vicende private (anche se gli interrogativi che ci pone sono forti ed universali: fino a dove e se negare sé stessi per amore? Fino a dove si può, si deve andare insieme? Fino a dove si deve dire tutto di sé?). Sarebbe monco il libro se non contenesse un’altrettanto vasta serie di vicende pubbliche, che hanno tessuto il corpo della vita sudafricana in tutti questi anni. L’arroganza della classe governativa bianca, poi sfociata anche in elementi sovversivi para-nazisti. L’oltranzismo dei proprietari terrieri. I neri senza casa che occupano le terre. I mutamenti della geografia urbana delle città con l’arrivo dei coloured. La violenza, forte, insensata, che ancora sentivo due anni fa quando ho fatto il mio primo lungo giro nel paese. E dove mi piacerebbe, nonostante tutto ritornare. La maestria di Nadine Gordimer è quella di intrecciare questi piani, con la naturalezza con la quale si intrecciano nella vita quotidiana. Non vengono presentati come momenti eccezionali, ma come tasselli che costruiscono la vita difficile del popolo sudafricano. Anche attraverso le lingue che lo attraversano (dall’inglese all’afrikaner ai dialetti xhosa e via complicando). Nessuno, alla fine, è esente da colpe e privo di macchie, come nessuno lo è nella realtà. Ma la novantenne Nadine, pur con tutte le contraddizioni che si possono trovare in una vita piena di avvenimenti, complicati ed a volte dolorosi, mi rimane vicina all’occhio, come una nonna che racconta ancora storie. Storie per poter cambiare il mondo. Pensate che utopia!
    “Sai che è davvero brutto essere vecchi, quando nessuno vuole più toccarti.” (119)
    “Alcuni mutamenti della comprensione reciproca possono avvenire soltanto quando si è soli, lontani da ciò che è contenuto nella forma delineata da un altro. E questi mutamenti non possono essere condivisi, si è per sempre soli con se stessi.” (122)
    “Ora sono abbastanza vecchio da capire quello che non si sa a vent’anni: la vita non finisce con la catastrofe dei quarant’anni, è molto probabile che continui ancora per molto tempo.” (198)
    “Non si può appartenere a qualcun altro… si può desiderarlo, ma non è possibile.” (198)
    “Tutti finiscono col muoversi da soli verso se stessi.” (270)

    ha scritto il 

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