Nessuno torna indietro

Di

Editore: Mondadori

3.9
(155)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 296 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: A000191157 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
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  • 3

    Romanzo giovanile, pubblicato nel 1938, Nessuno torna indietro mette in scena otto ragazze che studiano Lettere e alloggiano in un convento vicino Villa Borghese. Le accomuna la tensione verso il futu ...continua

    Romanzo giovanile, pubblicato nel 1938, Nessuno torna indietro mette in scena otto ragazze che studiano Lettere e alloggiano in un convento vicino Villa Borghese. Le accomuna la tensione verso il futuro: per il resto non potrebbero essere più diverse per provenienza geografica, classe sociale, carattere. Una si perde per strada, facendo prima la commessa e poi la mantenuta; una muore; una ottiene la cattedra a Pisa; una torna in campagna e si sposa; una rinuncia al fidanzato rivelandogli la verità su di sé; una si ostina a scrivere romanzi che nessuno leggerà; una viene lasciata; un'altra si dispone tristemente a insegnare. Non c'è nulla di moralistico nel modo in cui Alba de Céspedes tratteggia il profilo delle sue protagoniste, mentre compiono le scelte che determineranno le loro vite: la scrittrice si limita a illustrarci le loro ragioni e le loro oscillazioni. Sullo sfondo il personaggio di suor Lorenza, madre badessa suo malgrado, consumata dal desiderio di non essere abbandonata dalle giovani che escono dal collegio. Un romanzo invecchiato bene; che assurdità che non sia ristampato né disponibile in formato elettronico.

    ha scritto il 

  • 4

    su qualsiasi ponte ci troviamo

    Straordinaria capacità di costruzione dei personaggi (quasi tutte giovani donne). Con tratto sicuro e pulito riesce a descrivere situazioni e psicologie. Scritto sul finire degli anni '30 un romanzo p ...continua

    Straordinaria capacità di costruzione dei personaggi (quasi tutte giovani donne). Con tratto sicuro e pulito riesce a descrivere situazioni e psicologie. Scritto sul finire degli anni '30 un romanzo paurosamente (per la censura fascista che ne bloccò l'uscita) moderno. Una gioventù bruciata al femminile antelitteram; una Roma che fa capolino solo in determinati momenti che non anticipa la "Roma città aperta" del Neorealismo. Ma è bella chiusa dentro il "Grimaldi"...il ponte.
    "Qui noi non siamo nella realtà". Le ragazze del Grimaldi lo sanno o tentano di nasconderlo ma con poca convinzione. Nascondono bugie, amori, ipocrisie, coraggio. Per poter correre, impazienti, e prendere a morsi il tempo...la vita.
    Nella realtà i ponti si attraversano, quali essi siano.
    Si potrebbe parlare della qualità dei ponti."Bisogna accettare la verità, senza sentirsi in colpa: alcuni vivono sulle proprie braccia, altri sulla propria mente e, i più fortunati, sui propri soldi".
    E parlare chiedendoci il perché dei momenti, dei passaggi e dei racconti: "Che importa il perché? Ce n'è sempre uno".

    ha scritto il 

  • 4

    Otto donne sul ponte

    Otto giovani vivono insieme nel collegio Grimaldi, ma sono tutte sole e diverse di fronte alla vita esterna; segreti, dolori, sogni e delusioni sono sempre presenti in ogni loro dialogo, anche affezio ...continua

    Otto giovani vivono insieme nel collegio Grimaldi, ma sono tutte sole e diverse di fronte alla vita esterna; segreti, dolori, sogni e delusioni sono sempre presenti in ogni loro dialogo, anche affezionato. Una muore, altre se ne vanno, e in breve tempo il vuoto che lasciano si riempie come se nulla fosse.
    Una trama fatta di pensieri più che di atti, ma comunque complessa e, a suo modo, avventurosa. Si corre il felice rischio di immedesimarsi in almeno una delle donne raccontate, di distanziarsi da almeno una delle altre, di chiedersi cosa sarebbe stato meglio fare in alcune situazioni o di lodare lo spirito d'iniziativa del personaggio.
    Appare evidente per quali motivi la censura fascista abbia bloccato la pubblicazione di un best-seller che parla di donne emancipate, padrone di sé stesse, che addirittura negano l'uomo - tant'è che nella versione cinematografica il personaggio di Augusta non compare nemmeno... Il mito della maternità, che resiste con Sibilla Aleramo e tante altre della sua generazione, finalmente viene scardinato e rivelato per quel che è: un diritto, se lo si desidera; una catena, se no. Emanuela, madre risoluta, giovane cinica, poi altro ancora, incarna questi e altri modi di vivere la maternità; le altre ragazze le fanno inconsapevolmente eco.
    Gli uomini del romanzo sono come figure di cartapesta sullo sfondo, servono solo a dare spessore ai personaggi femminili e non aggiungono nulla di veramente importante alla storia (e forse nemmeno alle loro vite, se non per quel poco di insegnamento che l'averli incontrati dà). Commovente invece, tra le altre converse, la figura di suor Lorenza: inflessibile ma attenta alle giovani del collegio da suora, appena sale di grado si distanzia dalla vita di prima, si chiude nel suo studio e dimentica suo malgrado ciò in cui credeva e continua a professare di credere; nel suo ultimo incontro con Silvia, quasi si sospetta una vena di follia, causata forse più dalla solitudine che dall'età avanzata.

    Lettura consigliata a tutti e a tutte - purtroppo in fotocopia o in biblioteca, visto che inspiegabilmente il libro è fuori commercio da ormai parecchi anni.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che, letto oggi, va inquadrato storicamente. Ambientato negli anni '30, parla di un gruppo di ragazze, alla fine dell'adolescenza, nel momento di cominciare la vita vera. I loro pensieri, i l ...continua

    Un libro che, letto oggi, va inquadrato storicamente. Ambientato negli anni '30, parla di un gruppo di ragazze, alla fine dell'adolescenza, nel momento di cominciare la vita vera. I loro pensieri, i loro sentimenti le loro aspettative. Temi, ancora oggi, di grande attualità.

    ha scritto il 

  • 5

    Narrativa: inventario 285650

    La storia di un gruppo di ragazze all’inizio della vita adulta, poste di fronte a bivi in cui si sceglie il proprio destino per sempre.
    L’ambientazione da epoca dei telefoni bianchi è affascinante – e ...continua

    La storia di un gruppo di ragazze all’inizio della vita adulta, poste di fronte a bivi in cui si sceglie il proprio destino per sempre.
    L’ambientazione da epoca dei telefoni bianchi è affascinante – e la modernità delle vicende narrate risulta ancora più stupefacente.

    ha scritto il 

  • 0

    "Tutti vorremmo ricominciare. Ma gli atti che ci hanno accompagnato fin lì, sono alle nostre spalle attraverso la strada, a fare argine. E indietro non si può tornare. Nessuno torna indietro. È la più inesorabile forma di eguaglianza..."

    Non vorrei usare né troppa indulgenza (!) né troppa severità nel giudicare questo libro. Non vorrei e, al tempo stesso, mi accorgo di non poter fare altrimenti; mi ritrovo, anzi, a passare da un giudi ...continua

    Non vorrei usare né troppa indulgenza (!) né troppa severità nel giudicare questo libro. Non vorrei e, al tempo stesso, mi accorgo di non poter fare altrimenti; mi ritrovo, anzi, a passare da un giudizio all'altro senza sfumature intermedie.
    Se la qualità del romanzo fosse rimasta alta fino alla fine (sarebbe bastato che la de Céspedes avesse evitato le derive tipiche del romanzo d'appendice che caratterizzano l'ultima parte del racconto, e certe espressioni un poco stantie), il mio giudizio sarebbe stato assolutamente entusiasta, per quanto sappia che non si tratta di un capolavoro (per esserlo gli manca innanzitutto l'universalità); di più: l'avrei amato incondizionatamente per il semplicissimo fatto che parla (anche) di me ("Nessuno torna indietro", da buon romanzo di formazione, va letto tra i venti ed i venticinque anni).
    Purtroppo, invece, ci sono quelle brutte e sgraziate pagine finali che avvelenano, anche se di poco, il gusto della lettura.
    In ognuna delle giovani protagoniste (studentesse di un collegio cattolico della capitale), ad ogni modo, ho potuto trovare riflessi della persona che credo di essere, e questo mi ha reso il libro piuttosto caro; forse soltanto Emanuela, vero fulcro del racconto, con i suoi ventiquattro anni ammantati di una bellezza ingannevolmente pura (lei che è madre senza avere né il cuore né lo spirito di una madre), e Valentina, mi sono rimaste completamente estranee ed indecifrabili.
    Le altre, invece, tutte le altre (per quanto sia possibile ricondurre ciascuna di esse ad un preciso tipo umano, non si tratta assolutamente di personaggi bidimensionali), da Xenia (la "straniera", la vagabonda) ad Anna, da Vinca (la spagnola annientata da un amore impossibile) a Milly, da Augusta (spaventosa figura asessuata consumata dall'ossessione del romanzo perfetto) a Silvia (lei soprattutto, per il fatto che possiede una femminilità che si "esaurisce nel cervello". Silvia ed il suo bisogno di sapere che possono esistere altri scopi, nell'esistenza, oltre all'amore: "Ho sempre pensato che l'amore non possa servire di base nella vita, altri valori esistono, più solidi, se non più umani", per quanto con "qualche tristezza Silvia s'accorgeva che la vita delle compagne, la vita di ogni essere umano, inevitabilmente gira come un satellite attorno a un pianeta: l'amore"), mi sono apparse assolutamente autentiche e vicine, vere nell'incertezza, nella generosità, nelle piccolezze (e l'accanimento di Valentina ed Augusta contro Emanuela mi ha fatto sinceramente paura), nel dolore.
    Magnificamente interpretati dalla de Céspedes, i dubbi e gli impulsi della gioventù (con le sue fragili amicizie: "Ma è soltanto la familiarità continuata di ogni giorno che ci lega, appena questa cade si scava fra di noi un'incolmabile distanza", i suoi amori totalizzanti) diventano il centro di un romanzo (spietato e fatalista, o forse semplicemente realista) ancora attuale, per quanto legatissimo alla sua epoca (la fine degli anni '30).

    "Quello che abbiamo lasciato è dietro le nostre spalle, neppure ci voltiamo per guardarlo, quello che ci attende è una sponda dietro la nebbia. Neppure noi sappiamo cosa scopriremo quando la nebbia si scioglierà. Qualcuna si sporge a guardare il fiume, cade e affoga. Qualcuna, stanca, si siede per terra e sul ponte s'addormenta. Le altre, quale bene, quale male, passano all'altra riva"

    ha scritto il 

  • 5

    Nessuno torna indietro. È proprio vero...

    "Aveva ragione Augusta: è impossibile tornare a casa dopo aver conosciuto la libertà, non fosse che la libertà innocente di uscire con le compagne, di andare all'Università, di vivere la casta e spens ...continua

    "Aveva ragione Augusta: è impossibile tornare a casa dopo aver conosciuto la libertà, non fosse che la libertà innocente di uscire con le compagne, di andare all'Università, di vivere la casta e spensierata vita del "Grimaldi". Anche per essere giovani, per ridere, bisogna essere libere:lo pensavano tutte ed erano, tutte, ragazze intelligenti"

    Storia di giovani ragazze che entrano poco più che bambine al "Grimaldi" per uscirne, dopo quattro anni, laureate e donne. Nessuno torna indietro mai e gli anni dell'università sono un ponte che congela le età e falsa le percezioni.

    ha scritto il 

  • 5

    Una grandissima autrice che andrebbe rivalutata. Ho già letto "Quaderno proibito",che mi era già piaciuto molto. Una scrittura capace di rendere tutte le sfumature, di farti sentire le emozioni dei pe ...continua

    Una grandissima autrice che andrebbe rivalutata. Ho già letto "Quaderno proibito",che mi era già piaciuto molto. Una scrittura capace di rendere tutte le sfumature, di farti sentire le emozioni dei personaggi.
    Un'attenzione al mondo interiore delle protagoniste in ogni sfaccettatura, diversi mondi femminili che seguono la propria strada, a volte scelta, a volte imposta. L'unica "pecca" è la tendenza al pessimismo che, a volte, è un po' una posa.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo romanzo ben scritto,racconta degli amori,i sogni e i desideri di un gruppo di ragazze che vivono nell'istituto Grimaldi,un pensionato romano gestito da religiose.
    La scrittrice riesce ad analiz ...continua

    Questo romanzo ben scritto,racconta degli amori,i sogni e i desideri di un gruppo di ragazze che vivono nell'istituto Grimaldi,un pensionato romano gestito da religiose.
    La scrittrice riesce ad analizzare psicologicamente i caratteri delle ragazze,trattando temi molto innovativi per il periodo in cui è stato scritto.
    Sicuramente una buona lettura!

    ha scritto il