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Neurobiologia della morale

Di

Editore: Raffaello Cortina

3.5
(6)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 320 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860304598 | Isbn-13: 9788860304599 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Medicine , Philosophy , Science & Nature

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Descrizione del libro
Da dove viene la morale? Su che cosa poggiano i nostri valori? Come riusciamo a sapere cosa è bene e cosa è male? Per secoli filosofi e teologi hanno indagato la natura umana alla ricerca di una risposta. Molte sono state le intuizioni brillanti e le argomentazioni sottili. Solo oggi, però, quelle intuizioni e argomentazioni possono trovare un "saldo" legame con la storia evolutiva che ha permesso a noi e al nostro cervello di diventare quelli che siamo. Patricia Churchland ci invita a fare i conti con i processi e i meccanismi biologici che hanno contribuito a plasmare forme e modi del nostro dover essere morale. Le scoperte più recenti nell'ambito della biologia evoluzionistica, della genetica e delle neuroscienze cognitive diventano così gli strumenti essenziali per orientarsi nell'intricata selva delle questioni morali. Non si tratta, però, di cedere alla tentazione di un facile scientismo ma di riconoscere che solo se scopriamo cosa ci renda capaci di prenderci cura di noi e degli altri possiamo capire come l'animale sociale Homo sapiens sia diventato un animale morale.
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  • 4

    Un buon libro che pone come primo obiettivo quello di mitigare la cosiddetta legge di Hume. Da ciò che è non si deve derivare il come dovrebbe essere, ma nel senso che se un uomo è più forte di una donna, questo non giustifichi maltrattare la seconda. Il cervelo ha determinate strutture e determi ...continua

    Un buon libro che pone come primo obiettivo quello di mitigare la cosiddetta legge di Hume. Da ciò che è non si deve derivare il come dovrebbe essere, ma nel senso che se un uomo è più forte di una donna, questo non giustifichi maltrattare la seconda. Il cervelo ha determinate strutture e determinati circiti/ormoni/geni interagiscono con l'ambiente provocando risposte, ovvero comportamenti morali.
    Benchè la stessa autrice ammetta una certa riserva nel ridurre tutto a qualcosa di fisico ( considerando per esempio l'ambiente culturale ), tuttavia si finisce con una certa facilità a basare il comportamento morale sulla polarità delle emozioni ( positive-negative ) e quindi alla risposta conservativa che tende a dare il cervello.
    Personalmente l'ho trovato interessante, anche se la parte neurobiologica è appena metà del libro. Il resto infatti prende in considerazione la confutazione del normativismo e della dipendenza della morale rispetto un dio metafisico.
    Come al solito, ci troviamo di fronte a qualche esperimento degli scienziati e non ci viene detto cosa sia morale ( è il compito dei normativisti, ivi confutati ) ma semplicemente a cosa è incline l'uomo, senza nemmeno tanta certezza.
    Le reti neurali sono difficili da studiare e fare una corrispondenza rete-comportamento è quasi impossibile. Inoltre il contesto gioca un ruolo fondamentale e può dare origine a risposte differenti.
    Personalmente sono convinto che la dicotomia piacere/dolore, una buona pragmatica, unitamente allo studio dell'empatia, possano darci una base morale solida. Non sto parlando un decalogo di regole rigide, però forse l'imperativo categorico potrebbe essere rimodulato a livello fisico/emotivo - piuttosto che logico - e contestualizzato, migliorandone la portata.

    ha scritto il 

  • 5

    Approcciare la morale dalla prospettiva biologica è la strada più interessante e promettente che trova sempre più consenso e conferme scientifiche.
    Quando poi ad illustrare questo percorso è un grande e autorevole filosofo quale Patricia Charchland il viaggio diventa ancor più interessante. ...continua

    Approcciare la morale dalla prospettiva biologica è la strada più interessante e promettente che trova sempre più consenso e conferme scientifiche.
    Quando poi ad illustrare questo percorso è un grande e autorevole filosofo quale Patricia Charchland il viaggio diventa ancor più interessante.
    Un libro da non perdere per tutti coloro che hanno a cuore la comprensione sull'origine e la natura del nostro senso morale!

    ha scritto il 

  • 4

    Patricia Churchland appartiene a quella schiera di studiosi che vengono ritenuti gli integralisti del riduzionismo in tema di fondamento della morale. La lettura del suo ultimo libro conferma la tesi. In esso, la filosofia americana espone la sua idea secondo la quale l'origine della morale andre ...continua

    Patricia Churchland appartiene a quella schiera di studiosi che vengono ritenuti gli integralisti del riduzionismo in tema di fondamento della morale. La lettura del suo ultimo libro conferma la tesi. In esso, la filosofia americana espone la sua idea secondo la quale l'origine della morale andrebbe cercata nell'estensione anche all'area extra-parentale (amici, amici degli amici, altri in genere) della relazione di attaccamento che normalmente lega la madre con i figli e con il coniuge. La base di questa relazione è biologica. Essa va ricondotta all'attivazione che la cura dell'altro comporta del circuito di ossitocina e vasopressina, le molecole del benessere. In buona sostanza, è moralmente buono ciò che si può ricondurre al valore biologicamente inteso, ovvero ciò che è coerente con la sopravvivenza della specie (che alla fine è la vera ragione che spiega secondo la Churchland l'attaccamento dei genitori al figlio in una specie come la nostra i cui piccoli non sono in grado di sopravvivere senza le cure del genitore nei primi anni di vita). L'analisi non manca di interesse e in larga parte convince: rimaniamo comunque convinti che il comportamento morale ecceda le sue basi biologiche. Empatia e solidarietà sono cose diverse: la prima si spiega biologicamente, la seconda un po' meno...

    ha scritto il