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Neuromancer

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Publisher: HarperCollins Publishers

4.0
(3330)

Language:English | Number of Pages: 300 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) German , Spanish , Portuguese , Chi simplified , French , Italian , Japanese , Swedish , Latvian , Czech , Catalan , Polish , Chi traditional , Dutch , Hungarian

Isbn-10: 0002252325 | Isbn-13: 9780002252324 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Mass Market Paperback , Audio Cassette , School & Library Binding , eBook , Audio CD

Category: Computer & Technology , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 2

    Catapultata in una tempesta vorticosa di neologismi, frasi ad effetto ed acrobazie informatiche ad un certo punto non c'ho capito più una mazza.... e pensare che credevo di essere abbastanza punk!!! ...forse mi manca il lato Cyber...

    said on 

  • 4

    Impressioni contrastanti.
    Da un lato, la complessità: l'autore usa un lessico pseudo-tecnico che non viene mai spiegato e in mezzo a decine di neologismi è spesso difficile rendersi bene conto di cosa stia davvero accadendo (soprattutto se si fa l'ottima scelta di leggerselo in inglese). An ...continue

    Impressioni contrastanti.
    Da un lato, la complessità: l'autore usa un lessico pseudo-tecnico che non viene mai spiegato e in mezzo a decine di neologismi è spesso difficile rendersi bene conto di cosa stia davvero accadendo (soprattutto se si fa l'ottima scelta di leggerselo in inglese). Andando avanti (un bel po' avanti), ci si abitua ai termini tecno-futuristicheggianti e la lettura diventa più scorrevole, ma non è comunque facile capirlo a pieno. Molte cose mi sono sfuggite, non riuscivo ad afferrare a pieno il significato di certi termini e l'ambientazione ne era di conseguenza menomata, visto che non riuscivo a rappresentarmela graficamente. La Matrice, in particolare, è così vagamente descritta che per immaginarla dovevo ricorrere a confuse rimembranze di rappresentazioni del cyberspazio che sono venute dopo Gibson. Per non parlare poi di Villa Straylight e della struttura del satellite, per cui non avevo nemmeno quello.
    Dall'altro lato... sempre la complessità. Perché, se all'inizio certe scene e dialoghi mi ricordavano un film d'azione hollywoodiano (caratteristica per me negativa), andando avanti ci si accorge che c'è sotto molto di più di una missione dall'aspetto spionistico al livello di un video-game sparatutto. E non mi riferisco alla trama, ma alle implicazioni semi-filosofiche che emergono in alcuni tratti, ai vaghi accenni a strati più complessi di lettura che affiorano da alcuni dialoghi, ai vari livelli di non detto che si fanno scorgere spesse volte. Ed io vado assolutamente pazza per questo genere di cose. Problema è che non li ho capiti. La difficoltà del decifrare un lessico oscuro mi ha fatto perdere di vista quello che c'era dietro, temo. Ho cercato di recuperare dalla seconda metà in poi, ma rimane forte l'impressione che mi sia sfuggito molto di quello che avrei dovuto cogliere.
    Nel complesso mi è piaciuto, ma sono convinta che sia un libro che vada letto almeno due volte, per poter tornare con più calma sulle parti davvero importanti, una volta che la nebbia dell'ambientazione estranea si è diradata.
    Voto: 8

    said on 

  • 4

    Non una lettura semplice e immediata: più che un romanzo è un esercizio di stile, il manifesto di una nuova corrente letteraria.
    Va letto in questo senso, solo così sarà possibile apprezzarne tutti i meriti, descrizioni in primis, altrimenti non sarà altro che una storia che si trascina pig ...continue

    Non una lettura semplice e immediata: più che un romanzo è un esercizio di stile, il manifesto di una nuova corrente letteraria.
    Va letto in questo senso, solo così sarà possibile apprezzarne tutti i meriti, descrizioni in primis, altrimenti non sarà altro che una storia che si trascina pigramente.

    said on 

  • 4

    Neuromante è un capolavoro. Lo è per l'alchimia biotecnologica cui ha dato corpo Gibson in 'sto libro, e per come l'ha fatto. Non ho dubbi. Allora perché 'solo' quattro stelline? vediamo....

    cos'ha fatto
    ============
    Neuromante è Cyberpunk nella sua forma più pura. Il CybPk ha ...continue

    Neuromante è un capolavoro. Lo è per l'alchimia biotecnologica cui ha dato corpo Gibson in 'sto libro, e per come l'ha fatto. Non ho dubbi. Allora perché 'solo' quattro stelline? vediamo....

    cos'ha fatto
    ============
    Neuromante è Cyberpunk nella sua forma più pura. Il CybPk ha strappato e fatto a brani la coperta lineare della fantascienza classica (tra l'altro) per il suo intendere il futuro uomo-tecnologia, e l'ha ricostruita suturandone grossolanamente i pezzi come una ferita mal curata, infetta, che lascia esposti gli strati inferiori. L'unico parallelo che mi venga in mente è la rottura che ha rappresentato il Rap nella musica. La penetrazione della tecnologia nell'uomo, in un rapporto fisico e mentale osceno, percepibile appena oltre il campo visivo, nel quale non puoi (e perché poi dovresti? per ricercare sicurezza?) distinguere completamente i due (bio e tech) perché sono già diventati altro, in Neuromante è reso stupendamente. Non c'è più la distanza percepibile del futuro della fantascienza classica in termini di persone normali con accesso a tecnologie futuribili, ma nell'immagine sfocata della realtà attuale, che mantiene integri tutti i pilastri portanti tranne uno, ma che si risolve in una mescolanza di tutto il resto in modo contorto, come pezzi di carta e plastica uniti da una colla siliconica bianca ed una nera.

    Come lo ha fatto
    ================
    Gibson ha reso questa sfocatura su tutti i livelli. Il primo e più importante (e facilmente percepibile fin dall'inizio) è il linguaggio. Immaginate, oggi, di parlare con un ragazzo degli anni '80. Ho taggato tizio su FB. C'è il tweet di qua, l'hashtag di là, i link, le app, la condivisione, il wireless... Insomma, ascolterà un linguaggio noto e chiaro, del quale, però, non comprenderà il significato di alcune parole chiave, altre sembreranno usate in modo scorretto, finendo per non capirci niente, ma senza sapere davvero perché. Leggendo Neuromante si ha la stessa sensazione. Ti sta scrivendo qualcuno da un presente alternativo, nel quale si è sviluppato non il WWW, ma la realtà virtuale, e per questo ogni termine, ogni tecnologia, ogni comportamento è curvato dalla gravità di questo paradigma. Ed è il comportamento dei personaggi l'altro grande livello di sfocatura. Inizialmente sembrano agire in modo lineare, inevitabilmente sterzano in un'altra direzione, perfettamente inserita nel mondo descritto, ma che lascia il lettore con la sensazione che rimane quando ti accorgi di avere parlato al telefono per chissà quanto con la comunicazione caduta.

    Ecco, secondo me la grande spaccatura tra chi ama e chi odia Neuromante è proprio questa. Se cerchi di capire cosa succede, quindi forzi l'intero tessuto del libro per riportarlo alla realtà, ne esci sfinito e sconfitto. E il libro farà schifo. Se, invece, lo accetti come un viaggio allucinante in una realtà alternativa, ti lasci trascinare, allora comunque ne esci frullato e con la sensazione di esserti davvero fatto un trip come il protagonista, ma ti renderai anche conto di avere davvero compiuto un viaggio irripetibile.

    E allora? perché non cinque stelle? perché comunque ho fatto fatica, e la perfezione pulita di cinque stelle non mi sembra rendere lo spirito del libro. Consideriamolo un force-feedback ;-)

    La chicca del rimando a Jonny mnemonic è superlativa.

    said on 

  • 3

    Il cyberpunck non fa per me BIS

    Provai a leggerlo nel 1996, mollato dopo qualche pagina perché Gibson "non vuole far vedere la storia".


    Oggi ci riprovo e lo finisco, perché lo leggo nell'ambito di un GDL. E mantengo invariata la definizione: Nuromante è un romanzo che si fa fatica a "vedere". O almeno nella gran parte, p ...continue

    Provai a leggerlo nel 1996, mollato dopo qualche pagina perché Gibson "non vuole far vedere la storia".

    Oggi ci riprovo e lo finisco, perché lo leggo nell'ambito di un GDL. E mantengo invariata la definizione: Nuromante è un romanzo che si fa fatica a "vedere". O almeno nella gran parte, perché a volte l'autore descrive per filo e per segno. Altre volte non sa (o sembra) neanche lui come trattare determinati aspetti della vicenda. E io vedo tutto questo come una serie di cadute di stile, una prosa scritta in modo discontinuo, una narrazione poco fluida.

    Sul romanzo in sé invece nulla da ridire. La trama sta in piedi, l'ambientazione è ferrea, opprimente, disperata (perché vista coi nostri occhi). La storia è piena di stimoli alla riflessione, e certo nessuno può negare che la potenza del romanzo risieda in questo. Non ha di buono solo che Gibson abbia previsto i tempi presenti (e senza alcun dubbio quelli futuri), ma che abbia infuso in ciò le domande più profonde del genere umano e che di certo ci ritroveremo quando nuove prospettive si apriranno alla nostra mente. Il ciberspazio come nuovo paradiso in cui essere liberi e immortali, le IA come nuove divinità pronte a collegarci con l'immenso... e forse la realtà concreta come una menzogna, a giudicare da quel finale. Indubbiamente la realtà concreta come un inferno della carne.

    Romanzo potente, quindi, ma scritto veramente male.

    said on 

  • 4

    Dei romanzi di William Gibson, Neuromante rimane forse quello tuttora più noto a più letto, almeno a giudicare dal fatto che nelle librerie, in reparti di fantascienza molto meno doviziosi d'un tempo (lo spazio va piuttosto ai gialli e ai cosiddetti fantasy), qualche copia se ne tro ...continue

    Dei romanzi di William Gibson, Neuromante rimane forse quello tuttora più noto a più letto, almeno a giudicare dal fatto che nelle librerie, in reparti di fantascienza molto meno doviziosi d'un tempo (lo spazio va piuttosto ai gialli e ai cosiddetti fantasy), qualche copia se ne trova sempre, benché ormai si tratti d'un'opera che ha compiuto trent'anni.
    Non ricordo quando lo lessi per la prima volta: penso intorno al 1995; me lo prestò un amico, ed era pubblicato dall'editrice Nord; adesso, avendo deciso di rileggerlo, mi sono procurato l'edizione ora corrente, quella degli Oscar Mondadori, che poi nel testo è uguale all'altra, visto che rimane la medesima traduzione: in effetti, vorrei ben vedere quale editore al giorno d'oggi, con la notoria taccagneria che li contraddistingue tutti, piccoli e grandi, quando si tratta di pagare i traduttori, andrebbe a commissionare una nuova versione del libro di Gibson, la quale, per via della prosa complessa con cui si dovrebbe cimentare, risultarebbe tutt'altro che una passeggiata.
    Una caratteristica tipica di William Gibson, soprattutto nei primi romanzi e racconti, era infatti la scrittura immaginosa, spezzata e cangiante, che non permette una lettura distratta come avviene altre volte nella "letteratura di genere": ciò tanto più che nei suoi lavori narrativi si entra sempre in medias res, e molti particolari del mondo raffigurato sono dati per noti, mentre chi legge ne deve decifrare il significato con pazienza e attenzione, man mano che procede la storia.
    Qui, a dire il vero, il lettore scaltrito dal naturale scorrere del tempo rinverrà facilmente materia di riso, e potrà magari considerare Neuromante un libro invecchiato maluccio: dopotutto, in un mondo pieno d'innesti bionici, dove ci si fa un trapianto come nel nostro mondo si cambiano le mutande, non si riescono a immaginare conquiste della tecnica come i telefonini, e si rappresenta uno scenario geopolitico il quale resta una mera riedizione della guerra fredda; in realtà, figurarsi i telefonini e il collasso del sistema sovietico nel 1984 non era certo alla portata di tutti, e questo è, d'altro canto lo scotto che pagano senza eccezioni tutti gli scrittori quando si pongono ad almanaccare universi futuri: la validità della fantascienza non risiede in ciò che precorre con esattezza, ma nella capacità di dipingere un avvenire capace di affascinare il lettore, dove si colgano anche tracce di reali tendenze culturali e politiche. Tracce che qui ci sono: basti pensare allo strapotere delle oligarchie finanziarie, ormai divenute anonime e capaci di autoriprodursi, alla pervasività del ricorso alla rete nella vita quotidiana, all’ossessivo ricorrere a sostanze stimolanti o psicodislettiche, ad una progressiva regressione ed atrofizzazione dei poteri politici a vantaggio di quelli economici, ad un appiattimento del senso estetico, rimpiazzato dal culto per manufatti dove l’aura è assicurata soltanto dalla vistosità o dalla bizzarria; e poco importa davvero che poi le oligarchie siano giapponesi e non americane (all’epoca in cui fu scritto Neuromante serpeggiava un malcelato terrore per la crescita delle economie asiatiche e per i fasti delle tecnologie nipponiche: anche Pat Bateman, in American Psycho, detesta i giapponesi per questo motivo, e a un certo punto, ne ammazza uno, salvo poi accorgersi che non è neppure un giapponese); e poco importa che la connessione alla rete non avvenga con tutto l’armamentario di fili, guanti e caschetti che ancora faranno mostra di sé in pellicole come Strange Days o, per scivolare verso un esempio d’involontaria comicità de noantri, nel goffo finale del film del 1994 I pavoni, più o meno ispirato alla vicenda, allora molto in auge nelle cronache italiane, di Pietro Maso.
    Gibson è sovente accostato a Dick, ma secondo me la loro rassomiglianza è di mera superficie: Dick è un autore che vive tutto del cumulo sovrabbondante e disordinato delle sue creazioni fantastiche, mentre Gibson lavora molto sulla scrittura, a costo di farne a volte uno strumento fin troppo virtuosistico e compiaciuto; alla fine, tuttavia, il suo mondo visionario e la sua scrittura frastagliata e iridescente mantengono intatto almeno in parte il proprio fascino ancor oggi.

    said on 

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