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Neuromancer

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Publisher: HarperCollins Publishers

4.0
(3316)

Language:English | Number of Pages: 320 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Spanish , Portuguese , Chi simplified , French , Italian , Japanese , Swedish , Latvian , Czech , Catalan , Polish , Chi traditional , Dutch , Hungarian

Isbn-10: 0007119585 | Isbn-13: 9780007119585 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Audio Cassette , School & Library Binding , eBook , Audio CD

Category: Computer & Technology , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
The Matrix: a world within a world, a graphic representation of the databanks of every computer in the human system; a consensual hallucination experienced daily by billions of legitimate users in the Sprawl alone. And by Case, computer cowboy, until his nervous system is grievously maimed by a client he double-crossed. Japanese experts in nerve splicing and microbionics have left him broke and close to dead. But at last Case has found a cure. He's going back into the system. Not for the bliss of cyberspace but to steal again, this time from the big boys, the almighty megacorps. In return, should he survive, he will stay cured.
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  • 4

    Non una lettura semplice e immediata: più che un romanzo è un esercizio di stile, il manifesto di una nuova corrente letteraria.
    Va letto in questo senso, solo così sarà possibile apprezzarne tutti i meriti, descrizioni in primis, altrimenti non sarà altro che una storia che si trascina pig ...continue

    Non una lettura semplice e immediata: più che un romanzo è un esercizio di stile, il manifesto di una nuova corrente letteraria.
    Va letto in questo senso, solo così sarà possibile apprezzarne tutti i meriti, descrizioni in primis, altrimenti non sarà altro che una storia che si trascina pigramente.

    said on 

  • 4

    Neuromante è un capolavoro. Lo è per l'alchimia biotecnologica cui ha dato corpo Gibson in 'sto libro, e per come l'ha fatto. Non ho dubbi. Allora perché 'solo' quattro stelline? vediamo....

    cos'ha fatto
    ============
    Neuromante è Cyberpunk nella sua forma più pura. Il CybPk ha ...continue

    Neuromante è un capolavoro. Lo è per l'alchimia biotecnologica cui ha dato corpo Gibson in 'sto libro, e per come l'ha fatto. Non ho dubbi. Allora perché 'solo' quattro stelline? vediamo....

    cos'ha fatto
    ============
    Neuromante è Cyberpunk nella sua forma più pura. Il CybPk ha strappato e fatto a brani la coperta lineare della fantascienza classica (tra l'altro) per il suo intendere il futuro uomo-tecnologia, e l'ha ricostruita suturandone grossolanamente i pezzi come una ferita mal curata, infetta, che lascia esposti gli strati inferiori. L'unico parallelo che mi venga in mente è la rottura che ha rappresentato il Rap nella musica. La penetrazione della tecnologia nell'uomo, in un rapporto fisico e mentale osceno, percepibile appena oltre il campo visivo, nel quale non puoi (e perché poi dovresti? per ricercare sicurezza?) distinguere completamente i due (bio e tech) perché sono già diventati altro, in Neuromante è reso stupendamente. Non c'è più la distanza percepibile del futuro della fantascienza classica in termini di persone normali con accesso a tecnologie futuribili, ma nell'immagine sfocata della realtà attuale, che mantiene integri tutti i pilastri portanti tranne uno, ma che si risolve in una mescolanza di tutto il resto in modo contorto, come pezzi di carta e plastica uniti da una colla siliconica bianca ed una nera.

    Come lo ha fatto
    ================
    Gibson ha reso questa sfocatura su tutti i livelli. Il primo e più importante (e facilmente percepibile fin dall'inizio) è il linguaggio. Immaginate, oggi, di parlare con un ragazzo degli anni '80. Ho taggato tizio su FB. C'è il tweet di qua, l'hashtag di là, i link, le app, la condivisione, il wireless... Insomma, ascolterà un linguaggio noto e chiaro, del quale, però, non comprenderà il significato di alcune parole chiave, altre sembreranno usate in modo scorretto, finendo per non capirci niente, ma senza sapere davvero perché. Leggendo Neuromante si ha la stessa sensazione. Ti sta scrivendo qualcuno da un presente alternativo, nel quale si è sviluppato non il WWW, ma la realtà virtuale, e per questo ogni termine, ogni tecnologia, ogni comportamento è curvato dalla gravità di questo paradigma. Ed è il comportamento dei personaggi l'altro grande livello di sfocatura. Inizialmente sembrano agire in modo lineare, inevitabilmente sterzano in un'altra direzione, perfettamente inserita nel mondo descritto, ma che lascia il lettore con la sensazione che rimane quando ti accorgi di avere parlato al telefono per chissà quanto con la comunicazione caduta.

    Ecco, secondo me la grande spaccatura tra chi ama e chi odia Neuromante è proprio questa. Se cerchi di capire cosa succede, quindi forzi l'intero tessuto del libro per riportarlo alla realtà, ne esci sfinito e sconfitto. E il libro farà schifo. Se, invece, lo accetti come un viaggio allucinante in una realtà alternativa, ti lasci trascinare, allora comunque ne esci frullato e con la sensazione di esserti davvero fatto un trip come il protagonista, ma ti renderai anche conto di avere davvero compiuto un viaggio irripetibile.

    E allora? perché non cinque stelle? perché comunque ho fatto fatica, e la perfezione pulita di cinque stelle non mi sembra rendere lo spirito del libro. Consideriamolo un force-feedback ;-)

    La chicca del rimando a Jonny mnemonic è superlativa.

    said on 

  • 3

    Il cyberpunck non fa per me BIS

    Provai a leggerlo nel 1996, mollato dopo qualche pagina perché Gibson "non vuole far vedere la storia".


    Oggi ci riprovo e lo finisco, perché lo leggo nell'ambito di un GDL. E mantengo invariata la definizione: Nuromante è un romanzo che si fa fatica a "vedere". O almeno nella gran parte, p ...continue

    Provai a leggerlo nel 1996, mollato dopo qualche pagina perché Gibson "non vuole far vedere la storia".

    Oggi ci riprovo e lo finisco, perché lo leggo nell'ambito di un GDL. E mantengo invariata la definizione: Nuromante è un romanzo che si fa fatica a "vedere". O almeno nella gran parte, perché a volte l'autore descrive per filo e per segno. Altre volte non sa (o sembra) neanche lui come trattare determinati aspetti della vicenda. E io vedo tutto questo come una serie di cadute di stile, una prosa scritta in modo discontinuo, una narrazione poco fluida.

    Sul romanzo in sé invece nulla da ridire. La trama sta in piedi, l'ambientazione è ferrea, opprimente, disperata (perché vista coi nostri occhi). La storia è piena di stimoli alla riflessione, e certo nessuno può negare che la potenza del romanzo risieda in questo. Non ha di buono solo che Gibson abbia previsto i tempi presenti (e senza alcun dubbio quelli futuri), ma che abbia infuso in ciò le domande più profonde del genere umano e che di certo ci ritroveremo quando nuove prospettive si apriranno alla nostra mente. Il ciberspazio come nuovo paradiso in cui essere liberi e immortali, le IA come nuove divinità pronte a collegarci con l'immenso... e forse la realtà concreta come una menzogna, a giudicare da quel finale. Indubbiamente la realtà concreta come un inferno della carne.

    Romanzo potente, quindi, ma scritto veramente male.

    said on 

  • 4

    Dei romanzi di William Gibson, Neuromante rimane forse quello tuttora più noto a più letto, almeno a giudicare dal fatto che nelle librerie, in reparti di fantascienza molto meno doviziosi d'un tempo (lo spazio va piuttosto ai gialli e ai cosiddetti fantasy), qualche copia se ne tro ...continue

    Dei romanzi di William Gibson, Neuromante rimane forse quello tuttora più noto a più letto, almeno a giudicare dal fatto che nelle librerie, in reparti di fantascienza molto meno doviziosi d'un tempo (lo spazio va piuttosto ai gialli e ai cosiddetti fantasy), qualche copia se ne trova sempre, benché ormai si tratti d'un'opera che ha compiuto trent'anni.
    Non ricordo quando lo lessi per la prima volta: penso intorno al 1995; me lo prestò un amico, ed era pubblicato dall'editrice Nord; adesso, avendo deciso di rileggerlo, mi sono procurato l'edizione ora corrente, quella degli Oscar Mondadori, che poi nel testo è uguale all'altra, visto che rimane la medesima traduzione: in effetti, vorrei ben vedere quale editore al giorno d'oggi, con la notoria taccagneria che li contraddistingue tutti, piccoli e grandi, quando si tratta di pagare i traduttori, andrebbe a commissionare una nuova versione del libro di Gibson, la quale, per via della prosa complessa con cui si dovrebbe cimentare, risultarebbe tutt'altro che una passeggiata.
    Una caratteristica tipica di William Gibson, soprattutto nei primi romanzi e racconti, era infatti la scrittura immaginosa, spezzata e cangiante, che non permette una lettura distratta come avviene altre volte nella "letteratura di genere": ciò tanto più che nei suoi lavori narrativi si entra sempre in medias res, e molti particolari del mondo raffigurato sono dati per noti, mentre chi legge ne deve decifrare il significato con pazienza e attenzione, man mano che procede la storia.
    Qui, a dire il vero, il lettore scaltrito dal naturale scorrere del tempo rinverrà facilmente materia di riso, e potrà magari considerare Neuromante un libro invecchiato maluccio: dopotutto, in un mondo pieno d'innesti bionici, dove ci si fa un trapianto come nel nostro mondo si cambiano le mutande, non si riescono a immaginare conquiste della tecnica come i telefonini, e si rappresenta uno scenario geopolitico il quale resta una mera riedizione della guerra fredda; in realtà, figurarsi i telefonini e il collasso del sistema sovietico nel 1984 non era certo alla portata di tutti, e questo è, d'altro canto lo scotto che pagano senza eccezioni tutti gli scrittori quando si pongono ad almanaccare universi futuri: la validità della fantascienza non risiede in ciò che precorre con esattezza, ma nella capacità di dipingere un avvenire capace di affascinare il lettore, dove si colgano anche tracce di reali tendenze culturali e politiche. Tracce che qui ci sono: basti pensare allo strapotere delle oligarchie finanziarie, ormai divenute anonime e capaci di autoriprodursi, alla pervasività del ricorso alla rete nella vita quotidiana, all’ossessivo ricorrere a sostanze stimolanti o psicodislettiche, ad una progressiva regressione ed atrofizzazione dei poteri politici a vantaggio di quelli economici, ad un appiattimento del senso estetico, rimpiazzato dal culto per manufatti dove l’aura è assicurata soltanto dalla vistosità o dalla bizzarria; e poco importa davvero che poi le oligarchie siano giapponesi e non americane (all’epoca in cui fu scritto Neuromante serpeggiava un malcelato terrore per la crescita delle economie asiatiche e per i fasti delle tecnologie nipponiche: anche Pat Bateman, in American Psycho, detesta i giapponesi per questo motivo, e a un certo punto, ne ammazza uno, salvo poi accorgersi che non è neppure un giapponese); e poco importa che la connessione alla rete non avvenga con tutto l’armamentario di fili, guanti e caschetti che ancora faranno mostra di sé in pellicole come Strange Days o, per scivolare verso un esempio d’involontaria comicità de noantri, nel goffo finale del film del 1994 I pavoni, più o meno ispirato alla vicenda, allora molto in auge nelle cronache italiane, di Pietro Maso.
    Gibson è sovente accostato a Dick, ma secondo me la loro rassomiglianza è di mera superficie: Dick è un autore che vive tutto del cumulo sovrabbondante e disordinato delle sue creazioni fantastiche, mentre Gibson lavora molto sulla scrittura, a costo di farne a volte uno strumento fin troppo virtuosistico e compiaciuto; alla fine, tuttavia, il suo mondo visionario e la sua scrittura frastagliata e iridescente mantengono intatto almeno in parte il proprio fascino ancor oggi.

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  • 2

    manifesto (solo) estetico del cyberpunk

    Manifesto estetico del cyberpunk. E basta.
    Da appassionato di fantascienza mi sono avvicinato a questo romanzo con molte aspettative, troppe forse.
    A mio parere la trama è banale, quasi un pretesto per far muovere i personaggi i quali non riescono ad imporsi per piattezza e mancanza d ...continue

    Manifesto estetico del cyberpunk. E basta.
    Da appassionato di fantascienza mi sono avvicinato a questo romanzo con molte aspettative, troppe forse.
    A mio parere la trama è banale, quasi un pretesto per far muovere i personaggi i quali non riescono ad imporsi per piattezza e mancanza di carisma, la lettura è poco scorrevole per gli eccessivi neologismi e la mancanza di un glossario complica le cose, spesso non si capisce chi stia facendo cosa, dove, come, quando, perchè e che cosa sia e faccia quell'oggetto che sta usando. Non sono riuscito a finirlo.
    Validissimo comunque il merito di aver codificato un'estetica ed un genere affascinante quale è il cyberpunk, senza parlare della la profonda influenza che ha avuto sui successivi film , telefilm , anime ecc...

    said on 

  • 2

    Cyberpunk prima di te

    Neuromante è, nè più nè meno, un racconto hard boiled.
    C’è il loser finito nei bassifondi dopo uno sgarro, dai quali viene ripescato per fare un lavoro sporco che non può rifiutare. Ci sono i criminali d’alto bordo, ci sono – unite in un unico personaggio – la femme fatale\letale e la (con ...continue

    Neuromante è, nè più nè meno, un racconto hard boiled.
    C’è il loser finito nei bassifondi dopo uno sgarro, dai quali viene ripescato per fare un lavoro sporco che non può rifiutare. Ci sono i criminali d’alto bordo, ci sono – unite in un unico personaggio – la femme fatale\letale e la (con licenza parlando) puttana dal cuore d’oro. C’è una famiglia ricchissima, zeppa di inquietanti segreti (vedi alla voce “Sternwood”, Il grande sonno, R. Chandler).
    A un certo punto, compare un oggetto preziosissimo, riccamente decorato, che finisce nelle mani sbagliate e un orientale garbato e pericoloso se lo viene a riprendere. Io ho pensato immediatamente i) al falcone maltese made in Hammett\Huston e ii) a Peter Lorre.
    Dove vada a parare la storia, però, mi è meno chiaro.

    Facendo un parallelo con Dick, mi pare che nei romanzi di quest’ultimo i temi siano dichiarati, ma la struttura venga lasciata (più o meno volutamente) oscura; è un’oscurità nella quale il lettore è invitato ad addentrarsi, per mettersi alla prova in mondi nei quali le leggi della consequenzialità (spaziale, temporale, logica) vengono sovvertite. Il procedimento non è sempre efficace, ma quel che ho letto del romanziere californiano mi è sempre sembrato dotato di uno spessore di pensiero non trascurabile.

    Qui onestamente non ho trovato granchè a cui interessarmi. Anche gli spunti più interessanti, quelli relativi all’intelligenza artificiale, vengono risolti come meri elementi di funzionamento della trama, servono a fare andare avanti il racconto. Niente altro, se non complicatissime sinestesie, che dovrebbero corrispondere a descrizioni di videoallucinazioni, poi tanti nomi di apparecchiature.

    La “sovrastruttura” fantatecnologica traligna, direi inevitabilmente, nelle scelte linguistiche.

    Il libro è scritto in un gergo simil-informatico sostanzialmente inventato, che a me non è piaciuto e mi è sembrato tragicamente invecchiato, un po’ come lo Zangtumbtumb di Marinetti (che allora colpiva, oggi fa un po’ sorridere, al netto dell’importanza storica). Non a caso, sul web girano dei glossari, anche in inglese (ero partito con la versione originale ma, essendo ostica e sicuramente al di là della mia voglia di impegnarmi nella lettura, dopo 70 pagine sono passato alla traduzione italiana. La sensazione è che cambi poco).

    Non dubito che questo sia il testo fondativo del genere cyber-punk.
    Citando Ruggeri ( http://www.youtube.com/watch?v=H0xc_G0MJ8E )Gibson è stato (cyber)punk prima di te, di me e di tutti quanti. Non so se dovrebbe influenzare il mio giudizio oppure no. A me pare che, come tutte le opere schiettamente di genere ( questo romanzo lo è, a partire dalla trama per finire allo stile), o si accettano le convenzioni del genere oppure il libro non funzionerà.
    Qui, poi, si tratta di un sotto-genere, ibridato con un genere: Genere fantascienza - sottogenere cyberpunk, agitato non mescolato con il genere hardboiled (N.d.rk.: diffidare delle tassonomie troppo ramificate). Ad ogni modo, con me non ha funzionato granchè.

    Sgombriamo il campo da un equivoco (secondo me). Gibson aveva notevoli doti profetiche, dato che il libro è del 1984. Non è però detto che un profeta sia anche uno scrittore interessante. Ha inventato la parola “cyberspazio”. Fuor di dubbio. Forse saggiamente, l’inventore della parola “spremiagrumi” non ha sentito il bisogno di mettere in pentametri la sua intuizione.

    Una breve nota polemica: di tanto in tanto il libro esibisce dei passaggi artatamente complessi (e confusi), quelle cose che si mettono per alzare il tasso filosofico\esistenziale\meditativo di un testo quando ci si accorge che tutto fila troppo liscio (per un illustre esempio cinematografico, si veda la scena de L'architetto in Matrix Reloaded, epitome somma dell'espediente in questione, http://www.youtube.com/watch?v=C6AGtZQTL2M ).

    “Il virus di Case aveva praticato una breccia attraverso il comando ice della biblioteca. Quando lui si inserì, trovò uno spazio azzurro sterminato dov'erano allineate delle sfere in codice colore appese a una griglia a maglie strette di neon celeste. Nel non-spazio della matrice, l'interno del costrutto di certi dati possedeva illimitate dimensioni soggettive. La calcolatrice-giocattolo d'un bambino, a cui si fosse arrivati attraverso il Sendai di Case, avrebbe esibito illimitati abissi di niente dove sarebbero stati sospesi pochi comandi fondamentali”

    Gibson direbbe che sono brandelli di codice ipnobasico uploadati da una sezione subneurale di un’ IA*, timorosa di sembrare non abbastanza I.

    Io ho interpellato il costrutto ROM di un illustre italiano del secolo scorso, il quale mi ha risposto che, atarapia tapioca, cabla la cybercazzola predigitata con spinotto a destra. Come fosse Atari.

    * Intelligenza Artificiale

    said on 

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