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Neuromancer

By William Gibson

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| Audio CD | 9780307969941

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Book Description

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414 Reviews

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  • 4 people find this helpful

    Dei romanzi di William Gibson, Neuromante rimane forse quello tuttora più noto a più letto, almeno a giudicare dal fatto che nelle librerie, in reparti di fantascienza molto meno doviziosi d'un tempo (lo spazio va piuttosto ai gialli e ai cosi ...(continue)

    Dei romanzi di William Gibson, Neuromante rimane forse quello tuttora più noto a più letto, almeno a giudicare dal fatto che nelle librerie, in reparti di fantascienza molto meno doviziosi d'un tempo (lo spazio va piuttosto ai gialli e ai cosiddetti fantasy), qualche copia se ne trova sempre, benché ormai si tratti d'un'opera che ha compiuto trent'anni.
    Non ricordo quando lo lessi per la prima volta: penso intorno al 1995; me lo prestò un amico, ed era pubblicato dall'editrice Nord; adesso, avendo deciso di rileggerlo, mi sono procurato l'edizione ora corrente, quella degli Oscar Mondadori, che poi nel testo è uguale all'altra, visto che rimane la medesima traduzione: in effetti, vorrei ben vedere quale editore al giorno d'oggi, con la notoria taccagneria che li contraddistingue tutti, piccoli e grandi, quando si tratta di pagare i traduttori, andrebbe a commissionare una nuova versione del libro di Gibson, la quale, per via della prosa complessa con cui si dovrebbe cimentare, risultarebbe tutt'altro che una passeggiata.
    Una caratteristica tipica di William Gibson, soprattutto nei primi romanzi e racconti, era infatti la scrittura immaginosa, spezzata e cangiante, che non permette una lettura distratta come avviene altre volte nella "letteratura di genere": ciò tanto più che nei suoi lavori narrativi si entra sempre in medias res, e molti particolari del mondo raffigurato sono dati per noti, mentre chi legge ne deve decifrare il significato con pazienza e attenzione, man mano che procede la storia.
    Qui, a dire il vero, il lettore scaltrito dal naturale scorrere del tempo rinverrà facilmente materia di riso, e potrà magari considerare Neuromante un libro invecchiato maluccio: dopotutto, in un mondo pieno d'innesti bionici, dove ci si fa un trapianto come nel nostro mondo si cambiano le mutande, non si riescono a immaginare conquiste della tecnica come i telefonini, e si rappresenta uno scenario geopolitico il quale resta una mera riedizione della guerra fredda; in realtà, figurarsi i telefonini e il collasso del sistema sovietico nel 1984 non era certo alla portata di tutti, e questo è, d'altro canto lo scotto che pagano senza eccezioni tutti gli scrittori quando si pongono ad almanaccare universi futuri: la validità della fantascienza non risiede in ciò che precorre con esattezza, ma nella capacità di dipingere un avvenire capace di affascinare il lettore, dove si colgano anche tracce di reali tendenze culturali e politiche. Tracce che qui ci sono: basti pensare allo strapotere delle oligarchie finanziarie, ormai divenute anonime e capaci di autoriprodursi, alla pervasività del ricorso alla rete nella vita quotidiana, all’ossessivo ricorrere a sostanze stimolanti o psicodislettiche, ad una progressiva regressione ed atrofizzazione dei poteri politici a vantaggio di quelli economici, ad un appiattimento del senso estetico, rimpiazzato dal culto per manufatti dove l’aura è assicurata soltanto dalla vistosità o dalla bizzarria; e poco importa davvero che poi le oligarchie siano giapponesi e non americane (all’epoca in cui fu scritto Neuromante serpeggiava un malcelato terrore per la crescita delle economie asiatiche e per i fasti delle tecnologie nipponiche: anche Pat Bateman, in American Psycho, detesta i giapponesi per questo motivo, e a un certo punto, ne ammazza uno, salvo poi accorgersi che non è neppure un giapponese); e poco importa che la connessione alla rete non avvenga con tutto l’armamentario di fili, guanti e caschetti che ancora faranno mostra di sé in pellicole come Strange Days o, per scivolare verso un esempio d’involontaria comicità de noantri, nel goffo finale del film del 1994 I pavoni, più o meno ispirato alla vicenda, allora molto in auge nelle cronache italiane, di Pietro Maso.
    Gibson è sovente accostato a Dick, ma secondo me la loro rassomiglianza è di mera superficie: Dick è un autore che vive tutto del cumulo sovrabbondante e disordinato delle sue creazioni fantastiche, mentre Gibson lavora molto sulla scrittura, a costo di farne a volte uno strumento fin troppo virtuosistico e compiaciuto; alla fine, tuttavia, il suo mondo visionario e la sua scrittura frastagliata e iridescente mantengono intatto almeno in parte il proprio fascino ancor oggi.

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    Asclepiade said on Sep 13, 2014 | 4 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Una palla all'ennesima potenza.

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    giò said on Sep 13, 2014 | 5 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    manifesto (solo) estetico del cyberpunk

    Manifesto estetico del cyberpunk. E basta.
    Da appassionato di fantascienza mi sono avvicinato a questo romanzo con molte aspettative, troppe forse.
    La trama è banale, quasi un pretesto per far muovere i personaggi i quali non riescono ad imporsi per ...(continue)

    Manifesto estetico del cyberpunk. E basta.
    Da appassionato di fantascienza mi sono avvicinato a questo romanzo con molte aspettative, troppe forse.
    La trama è banale, quasi un pretesto per far muovere i personaggi i quali non riescono ad imporsi per piattezza e mancanza di carisma.
    La lettura è poco scorrevole per gli eccessivi neologismi e la mancanza di un glossario complica le cose, spesso non si capisce chi stia facendo cosa, dove, come, quando, perchè e che cosa sia e faccia quell'oggetto che sta usando. Non sono riuscito a finirlo.
    Validissimo comunque il merito di aver codificato un'estetica ed un genere affascinante quale è il cyberpunk, senza parlare della la profonda influenza che ha avuto sui successivi film , telefilm , anime ecc...

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    max said on Sep 13, 2014 | Add your feedback

  • 9 people find this helpful

    Cyberpunk prima di te

    Neuromante è, nè più nè meno, un racconto hard boiled.
    C’è il loser finito nei bassifondi dopo uno sgarro, dai quali viene ripescato per fare un lavoro sporco che non può rifiutare. Ci sono i criminali d’alto bordo, ci sono – unite in un unico perso ...(continue)

    Neuromante è, nè più nè meno, un racconto hard boiled.
    C’è il loser finito nei bassifondi dopo uno sgarro, dai quali viene ripescato per fare un lavoro sporco che non può rifiutare. Ci sono i criminali d’alto bordo, ci sono – unite in un unico personaggio – la femme fatale\letale e la (con licenza parlando) puttana dal cuore d’oro. C’è una famiglia ricchissima, zeppa di inquietanti segreti (vedi alla voce “Sternwood”, Il grande sonno, R. Chandler).
    A un certo punto, compare un oggetto preziosissimo, riccamente decorato, che finisce nelle mani sbagliate e un orientale garbato e pericoloso se lo viene a riprendere. Io ho pensato immediatamente i) al falcone maltese made in Hammett\Huston e ii) a Peter Lorre.
    Dove vada a parare la storia, però, mi è meno chiaro.

    Facendo un parallelo con Dick, mi pare che nei romanzi di quest’ultimo i temi siano dichiarati, ma la struttura venga lasciata (più o meno volutamente) oscura; è un’oscurità nella quale il lettore è invitato ad addentrarsi, per mettersi alla prova in mondi nei quali le leggi della consequenzialità (spaziale, temporale, logica) vengono sovvertite. Il procedimento non è sempre efficace, ma quel che ho letto del romanziere californiano mi è sempre sembrato dotato di uno spessore di pensiero non trascurabile.

    Qui onestamente non ho trovato granchè a cui interessarmi. Anche gli spunti più interessanti, quelli relativi all’intelligenza artificiale, vengono risolti come meri elementi di funzionamento della trama, servono a fare andare avanti il racconto. Niente altro, se non complicatissime sinestesie, che dovrebbero corrispondere a descrizioni di videoallucinazioni, poi tanti nomi di apparecchiature.

    La “sovrastruttura” fantatecnologica traligna, direi inevitabilmente, nelle scelte linguistiche.

    Il libro è scritto in un gergo simil-informatico sostanzialmente inventato, che a me non è piaciuto e mi è sembrato tragicamente invecchiato, un po’ come lo Zangtumbtumb di Marinetti (che allora colpiva, oggi fa un po’ sorridere, al netto dell’importanza storica). Non a caso, sul web girano dei glossari, anche in inglese (ero partito con la versione originale ma, essendo ostica e sicuramente al di là della mia voglia di impegnarmi nella lettura, dopo 70 pagine sono passato alla traduzione italiana. La sensazione è che cambi poco).

    Non dubito che questo sia il testo fondativo del genere cyber-punk.
    Citando Ruggeri ( http://www.youtube.com/watch?v=H0xc_G0MJ8E )Gibson è stato (cyber)punk prima di te, di me e di tutti quanti. Non so se dovrebbe influenzare il mio giudizio oppure no. A me pare che, come tutte le opere schiettamente di genere ( questo romanzo lo è, a partire dalla trama per finire allo stile), o si accettano le convenzioni del genere oppure il libro non funzionerà.
    Qui, poi, si tratta di un sotto-genere, ibridato con un genere: Genere fantascienza - sottogenere cyberpunk, agitato non mescolato con il genere hardboiled (N.d.rk.: diffidare delle tassonomie troppo ramificate). Ad ogni modo, con me non ha funzionato granchè.

    Sgombriamo il campo da un equivoco (secondo me). Gibson aveva notevoli doti profetiche, dato che il libro è del 1984. Non è però detto che un profeta sia anche uno scrittore interessante. Ha inventato la parola “cyberspazio”. Fuor di dubbio. Forse saggiamente, l’inventore della parola “spremiagrumi” non ha sentito il bisogno di mettere in pentametri la sua intuizione.

    Una breve nota polemica: di tanto in tanto il libro esibisce dei passaggi artatamente complessi (e confusi), quelle cose che si mettono per alzare il tasso filosofico\esistenziale\meditativo di un testo quando ci si accorge che tutto fila troppo liscio (per un illustre esempio cinematografico, si veda la scena de L'architetto in Matrix Reloaded, epitome somma dell'espediente in questione, http://www.youtube.com/watch?v=C6AGtZQTL2M ).

    “Il virus di Case aveva praticato una breccia attraverso il comando ice della biblioteca. Quando lui si inserì, trovò uno spazio azzurro sterminato dov'erano allineate delle sfere in codice colore appese a una griglia a maglie strette di neon celeste. Nel non-spazio della matrice, l'interno del costrutto di certi dati possedeva illimitate dimensioni soggettive. La calcolatrice-giocattolo d'un bambino, a cui si fosse arrivati attraverso il Sendai di Case, avrebbe esibito illimitati abissi di niente dove sarebbero stati sospesi pochi comandi fondamentali”

    Gibson direbbe che sono brandelli di codice ipnobasico uploadati da una sezione subneurale di un’ IA*, timorosa di sembrare non abbastanza I.

    Io ho interpellato il costrutto ROM di un illustre italiano del secolo scorso, il quale mi ha risposto che, atarapia tapioca, cabla la cybercazzola predigitata con spinotto a destra. Come fosse Atari.

    * Intelligenza Artificiale

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    Rosenkavalier70 (Goodreading) said on Sep 12, 2014 | 13 feedbacks

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