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Neuromante

Di

Editore: Mondadori (Oscar Classici Moderni, 191)

4.0
(3371)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 278 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Chi semplificata , Francese , Giapponese , Svedese , Lettone , Ceco , Catalano , Polacco , Chi tradizionale , Olandese , Ungherese

Isbn-10: 8804516445 | Isbn-13: 9788804516446 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Sandro Sandrelli , Giampaolo Cossato ; Contributi: Bruce Sterling ; Illustrazione di copertina: Giacomo Callo

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Computer & Technology , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
In un mondo in cui le mafie della finanza e dell'elettronica possono tutto, un mondo attraversato da autostrade informatiche e hacker dai poteri neuromantici, si svolge l'avventura violenta e disperata di Case, l'uomo che ha avuto il torto di mettersi contro l'organizzazione sbagliata. Per vendetta lo hanno privato della capacità di connettersi al cyberspazio, isolandolo nella prigione di carne del suo corpo materiale. Ora qualcuno è disposto a offrirgli un'alternativa, a ricostruirgli le sinapsi bruciate. A patto che Case porti a termine un'ultima missione, oltre i limiti del conosciuto...
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  • 4

    ipnotico

    Romanzo visionario e di non facile lettura, Neuromante (1984) è considerato il capolavoro cyberpunk. Inutile soffermarsi sulla trama, poiché sono le atmosfere che ipnotizzano il lettore e lo spingono ...continua

    Romanzo visionario e di non facile lettura, Neuromante (1984) è considerato il capolavoro cyberpunk. Inutile soffermarsi sulla trama, poiché sono le atmosfere che ipnotizzano il lettore e lo spingono (a volte con fatica) verso la fine. Case, personaggio che sembra uscito dalla penna di Dashiel Hammett, si ritrova in mezzo ai guai e cerca un modo per farla franca insieme a Molly (probabilmente quest'ultima rappresenta il pg costruito meglio di tutto il romanzo). Nonostante le difficoltà per entrare e comprendere il mondo di Gibson, il romanzo dà al lettore non poche soddisfazioni e arrivati alla fine si sente ancora il bisogno di un'altra dose di cyberpunk!

    ha scritto il 

  • 1

    no good

    avevo grandi aspettative ma purtroppo l'ho trovato deludente... si, proprio così, perchè manca qualcosa e qualcosa è di troppo. Inoltre non è per nulla scorrevole, difficile da seguire, e la trama non ...continua

    avevo grandi aspettative ma purtroppo l'ho trovato deludente... si, proprio così, perchè manca qualcosa e qualcosa è di troppo. Inoltre non è per nulla scorrevole, difficile da seguire, e la trama non mi è parsa neanche così originale, e tantomeno brillante.

    ha scritto il 

  • 4

    Il passato del futuro

    Era il 1985 quando fu pubblicata la prima edizione italiana di Neuromante, romanzo fantascientifico di William Gibson, che l’anno prima aveva vinto il premio Hugo; il più importante premio letterario ...continua

    Era il 1985 quando fu pubblicata la prima edizione italiana di Neuromante, romanzo fantascientifico di William Gibson, che l’anno prima aveva vinto il premio Hugo; il più importante premio letterario per la fantascienza. Quel volume uscito da noi nella serie oro dell’editore Nord, ha per sempre cambiato il rapporto della fantascienza con il futuro. Nel 1985 la rete, internet, era poco più di un esperimento, la globalizzazione non si sapeva cosa fosse in un mondo incardinato sul bipolarismo USA URSS e il potere dell’economia transnazionale non aveva dispiegato la sua forza. Eppure Gibson riuscì a disegnare un futuro in cui la connessione alle reti dati diventa fondamentale per la società, le multinazionali dominano la vita degli individui e l’urbanizzazione crea ammassi di città senza soluzione di continuità: lo sprawl o BAMA (asse metropolitano Boston Altanta). Certo la rappresentazione grafica del cyberspazio gibsoniano è totalmente diversa dalla normalità del nostro internet, le arcologie delle multinazionali non sono diventate la regola urbanistica (anche se certe tendenze di molte archistar hanno qualche debito con questa teoria) e soprattutto nessuna Las Vegas spaziale orbita intorno alla terra. Eppure il futuro di Gibson conteneva tante tracce del nostro presente, esasperate in un’allegoria come solo la migliore fantascienza sa fare. Per esempio l’individualismo estremizzato (Gibson scrive negli anni dell’edonismo reaganiano) e la totale assenza di ogni struttura politica o statuale ad esclusione del potere repressivo o la successione di guerre e conflitti. Gibson elabora ed esaspera, attualizza, il pessimismo di Philip K. Dick e ne riprende uno dei temi centrali di “Do Androids Dream of Electric Sheep?” (da cui Ridley Scott trarrà le varie versioni di Blade Runner) ovvero il rapporto tra uomo e macchina. Anzi tra uomo e intelligenza artificiale. Quelle che per Turing (omaggiato non a caso da entrambi gli autori) e la comunità scientifica sono in grado non tanto di apprendere ma di rappresentare la propria conoscenza. In parole povere di pensare, seppure in modo diverso da un essere umano (col paradosso che nessun essere umano potrà mai descrivere un modo diverso di pensare da quello con cui pensa). Ecco quel nodo e quel tema, l’interazione con Neuromante e Invernomuto o i replicanti di Dick, ci appare ancora oggi fantascientifico, irreale. Eppure anche quel futuro è molto più vicino di quello che speriamo. Software in grado di apprendere, potenze di calcolo inimmaginabili sono già oggi realtà e tutti i giorni ci sottoponiamo a test di Turing ogni qualvolta immettiamo un codice CAPTCHA (quelle combinazioni di numeri e lettere scritti strani) per accedere a servizi online e dimostrare così di non essere macchine. Insomma il futuro di Gibson rimane maledettamente attuale e la cultura pop americana continua ad interrogarsi sul rapporto tra uomo e intelligenza artificiale in un percorso che arriva fino agli Avengers che combattono Ultron in questi giorni nelle nostre sale cinematografiche, come nota Raffaele Alberto Ventura su internazionale.it (http://www.internazionale.it/opinione/raffaele-alberto-ventura/2015/04/23/avengers-2-vendicatori-recensione), colpevole soltanto di non citare Gibson tra i riferimenti dell’ultimo blockbuster Marvel. A partire da Gibson abbiamo preso coscienza marxianamente che androidi, multinazionali e supercomputer continueranno a popolare i nostri sogni e incubi di cittadini occidentali e costituire un immaginario collettivo fondamentale in società modellate sempre più da comunità di informatici e scienziati, che prima di diventare tali, sono stati NERD divoratori di fantascienza.

    Articolo apparso su www.culturacommestibile.com n.121 del 2 maggio 2015

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro mi è piaciuto molto. Ero un po' spaventato da quello che si diceva in giro circa la poca leggibilità invece devo dire che la lettura mi ha propio soddisfatto anche nelle parti più visiona ...continua

    Questo libro mi è piaciuto molto. Ero un po' spaventato da quello che si diceva in giro circa la poca leggibilità invece devo dire che la lettura mi ha propio soddisfatto anche nelle parti più visionarie.
    Anzi riletto dopo 35 anni dalla prima pubblicazione si aggiunge quel sapore un po vintage/nostalgico e il ritorno alle atmosfere dei vari capolavori sf cinematografici di quei primi anni '80. Avevo sempre considerato quel periodo più propizio per la fantascienza cinematografica ma finalmente ho trovato il libro che risponde alla grande.

    ha scritto il 

  • 1

    Mai fatto tanta fatica per finire di leggere un libro. Non so se sia colpa della traduzione o se è proprio lo stile di Gibson ma la lettura proprio non scorre. La narrazione è un pò caotica. Capitava ...continua

    Mai fatto tanta fatica per finire di leggere un libro. Non so se sia colpa della traduzione o se è proprio lo stile di Gibson ma la lettura proprio non scorre. La narrazione è un pò caotica. Capitava spesso di arrivare alla fine di una pagina e doverla iniziare da capo perchè perdevo il filo.

    ha scritto il 

  • 3

    PsychedelicPostmodernism?

    libro difficile, voto altrettanto difficile. Tre perchè è la giusta via di mezzzo tra l'uno che avrei dato alla parte centrale quando avrei preferito un tritapalle piuttosto che andare avanti e il cin ...continua

    libro difficile, voto altrettanto difficile. Tre perchè è la giusta via di mezzzo tra l'uno che avrei dato alla parte centrale quando avrei preferito un tritapalle piuttosto che andare avanti e il cinque che si merita quando capisci i lampi di lucidità esistenziale e precognitiva in mezzo ad un casino immenso. E' come una canzone di Syd Barrett che ti piace ma non sai perchè, poi non la sopporti, poi la rivuoi senitire. Mi ha ricordato Pynchon strafatto, ma anche Dick strafatto ugualmente...

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro assoluto

    Concordo totalmente con chi prima di me ha scritto:
    "(..) la grande spaccatura tra chi ama e chi odia Neuromante è proprio questa. Se cerchi di capire cosa succede, quindi forzi l'intero tessuto del l ...continua

    Concordo totalmente con chi prima di me ha scritto:
    "(..) la grande spaccatura tra chi ama e chi odia Neuromante è proprio questa. Se cerchi di capire cosa succede, quindi forzi l'intero tessuto del libro per riportarlo alla realtà, ne esci sfinito e sconfitto. (...) Se, invece, lo accetti come un viaggio allucinante in una realtà alternativa, ti lasci trascinare, allora comunque ne esci frullato (…) ma ti renderai anche conto di avere davvero compiuto un viaggio irripetibile.
    (CIT.: @Jafnhar, complimenti, mi associo e sottoscrivo…)

    Personalmente ritengo che non basti essere "abbastanza cyber e molto scientifici" per apprezzare la cosiddetta letteratura cyberpunk.

    Viviamo in un mondo in cui la scientificità e la rispondenza del quotidiano a rassicuranti logiche precostituite si sono sgretolate da tempo, assieme a tutti i linguaggi e alle forme della narrativa che le sostenevano.

    E per chi non se ne fosse ancora accorto, i filoni più innovativi della fantascienza contemporanea, al di là di qualunque etichetta, non sono affatto interessati a rassicurarci con "strane ipotesi fantascientifiche corroborate dalla logica e funzionali alla storia e al senso complessivo della narrazione". Chiedono invece di accostarci al mondo, della realtà o della scrittura che sia, senza mappe preconfezionate e soprattutto disinnescando il pilota automatico della lettura, quello che uccide qualunque innovazione e frustra inevitabilmente chi cerca nelle nuove letture gli stessi percorsi e le stesse logiche interne di quanto già letto in passato.

    Il mondo – della scrittura e non – si è da tempo spostato altrove, in luoghi in cui realtà oggettiva e realtà virtuale, uomo e tecnologia sono ormai percorsi dalle stesse vibrazioni e si aggrovigliano e si sovrappongono in maniera inestricabile.
    E' in questo altrove che Gibson ci trascina ed è in questo altrove che ci chiede di muoverci, abbandonando improbabili approcci da viaggio organizzato, dove tutto è conforme alle immagini patinate dei depliant d’agenzia.
    Perché è indiscutibilmente in questo nuovo frastornante habitat che si muovono ormai da tempo l’uomo e la scrittura.

    Le 5 stelline cmq sono per il fatto che, aggrovigliate elucubrazioni critiche a parte, io questo romanzo non ho avuto nessuna difficoltà a leggerlo e anzi l’ho trovato irresistibilmente trascinante e coinvolgente.

    ha scritto il 

  • 0

    Assurda narrazione, tenta di complicare il tutto con neologismi tanto per far capire quanto è bravo a interpretare il futuro tecnologico che ci aspetta. Ma al di sotto della complicazione non c'è sost ...continua

    Assurda narrazione, tenta di complicare il tutto con neologismi tanto per far capire quanto è bravo a interpretare il futuro tecnologico che ci aspetta. Ma al di sotto della complicazione non c'è sostanza. Credo di essere abbastanza cyber e sicuramente molto scientifico e aggiungo disposto a sospendere lo scetticismo che nasce talvolta nel leggere strane ipotesi fantascientifiche poco corroborate dalla logiche se queste sono funzionali alla storia e al senso complessivo della narrazione.Ma nonostante il credito dato all'autore viste le premesse e la fama elo stesso, ritengo il libro una cioè a di dimensioni stratosferiche. Secondo me non ci ha capito niente neanche lui. Non capisco la immeritata fama di questo libro e poi soprattutto alla fine Neuromante che ha fatto? Qual è la morale del libro, e la storia? Tutto ai mio avviso inconsistente, tutto complicato in modo tale da far pensare al lettore che ci sia sotto un genio a scrivere un testo denso e superiore. In realtà è tutt'altro. Che delusione

    ha scritto il 

  • 2

    Catapultata in una tempesta vorticosa di neologismi, frasi ad effetto ed acrobazie informatiche ad un certo punto non c'ho capito più una mazza.... e pensare che credevo di essere abbastanza punk!!! . ...continua

    Catapultata in una tempesta vorticosa di neologismi, frasi ad effetto ed acrobazie informatiche ad un certo punto non c'ho capito più una mazza.... e pensare che credevo di essere abbastanza punk!!! ...forse mi manca il lato Cyber...

    ha scritto il 

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