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Neuromante

Di

Editore: Mondadori (Oscar Classici Moderni, 191)

4.0
(3334)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 278 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Chi semplificata , Francese , Giapponese , Svedese , Lettone , Ceco , Catalano , Polacco , Chi tradizionale , Olandese , Ungherese

Isbn-10: 8804516445 | Isbn-13: 9788804516446 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Sandro Sandrelli , Giampaolo Cossato ; Contributi: Bruce Sterling ; Illustrazione di copertina: Giacomo Callo

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Computer & Technology , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
In un mondo in cui le mafie della finanza e dell'elettronica possono tutto, un mondo attraversato da autostrade informatiche e hacker dai poteri neuromantici, si svolge l'avventura violenta e disperata di Case, l'uomo che ha avuto il torto di mettersi contro l'organizzazione sbagliata. Per vendetta lo hanno privato della capacità di connettersi al cyberspazio, isolandolo nella prigione di carne del suo corpo materiale. Ora qualcuno è disposto a offrirgli un'alternativa, a ricostruirgli le sinapsi bruciate. A patto che Case porti a termine un'ultima missione, oltre i limiti del conosciuto...
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  • 5

    Capolavoro assoluto

    Concordo totalmente con chi prima di me ha scritto:
    "(..) la grande spaccatura tra chi ama e chi odia Neuromante è proprio questa. Se cerchi di capire cosa succede, quindi forzi l'intero tessuto del libro per riportarlo alla realtà, ne esci sfinito e sconfitto. (...) Se, invece, lo accetti ...continua

    Concordo totalmente con chi prima di me ha scritto:
    "(..) la grande spaccatura tra chi ama e chi odia Neuromante è proprio questa. Se cerchi di capire cosa succede, quindi forzi l'intero tessuto del libro per riportarlo alla realtà, ne esci sfinito e sconfitto. (...) Se, invece, lo accetti come un viaggio allucinante in una realtà alternativa, ti lasci trascinare, allora comunque ne esci frullato (…) ma ti renderai anche conto di avere davvero compiuto un viaggio irripetibile.
    (CIT.: @Jafnhar, complimenti, mi associo e sottoscrivo…)

    Personalmente ritengo che non basti essere "abbastanza cyber e molto scientifici" per apprezzare la cosiddetta letteratura cyberpunk.

    Viviamo in un mondo in cui la scientificità e la rispondenza del quotidiano a rassicuranti logiche precostituite si sono sgretolate da tempo, assieme a tutti i linguaggi e alle forme della narrativa che le sostenevano.

    E per chi non se ne fosse ancora accorto, i filoni più innovativi della fantascienza contemporanea, al di là di qualunque etichetta, non sono affatto interessati a rassicurarci con "strane ipotesi fantascientifiche corroborate dalla logica e funzionali alla storia e al senso complessivo della narrazione". Chiedono invece di accostarci al mondo, della realtà o della scrittura che sia, senza mappe preconfezionate e soprattutto disinnescando il pilota automatico della lettura, quello che uccide qualunque innovazione e frustra inevitabilmente chi cerca nelle nuove letture gli stessi percorsi e le stesse logiche interne di quanto già letto in passato.

    Il mondo – della scrittura e non – si è da tempo spostato altrove, in luoghi in cui realtà oggettiva e realtà virtuale, uomo e tecnologia sono ormai percorsi dalle stesse vibrazioni e si aggrovigliano e si sovrappongono in maniera inestricabile.
    E' in questo altrove che Gibson ci trascina ed è in questo altrove che ci chiede di muoverci, abbandonando improbabili approcci da viaggio organizzato, dove tutto è conforme alle immagini patinate dei depliant d’agenzia.
    Perché è indiscutibilmente in questo nuovo frastornante habitat che si muovono ormai da tempo l’uomo e la scrittura.

    Le 5 stelline cmq sono per il fatto che, aggrovigliate elucubrazioni critiche a parte, io questo romanzo non ho avuto nessuna difficoltà a leggerlo e anzi l’ho trovato irresistibilmente trascinante e coinvolgente.

    ha scritto il 

  • 0

    Assurda narrazione, tenta di complicare il tutto con neologismi tanto per far capire quanto è bravo a interpretare il futuro tecnologico che ci aspetta. Ma al di sotto della complicazione non c'è sostanza. Credo di essere abbastanza cyber e sicuramente molto scientifico e aggiungo disposto a sosp ...continua

    Assurda narrazione, tenta di complicare il tutto con neologismi tanto per far capire quanto è bravo a interpretare il futuro tecnologico che ci aspetta. Ma al di sotto della complicazione non c'è sostanza. Credo di essere abbastanza cyber e sicuramente molto scientifico e aggiungo disposto a sospendere lo scetticismo che nasce talvolta nel leggere strane ipotesi fantascientifiche poco corroborate dalla logiche se queste sono funzionali alla storia e al senso complessivo della narrazione.Ma nonostante il credito dato all'autore viste le premesse e la fama elo stesso, ritengo il libro una cioè a di dimensioni stratosferiche. Secondo me non ci ha capito niente neanche lui. Non capisco la immeritata fama di questo libro e poi soprattutto alla fine Neuromante che ha fatto? Qual è la morale del libro, e la storia? Tutto ai mio avviso inconsistente, tutto complicato in modo tale da far pensare al lettore che ci sia sotto un genio a scrivere un testo denso e superiore. In realtà è tutt'altro. Che delusione

    ha scritto il 

  • 2

    Catapultata in una tempesta vorticosa di neologismi, frasi ad effetto ed acrobazie informatiche ad un certo punto non c'ho capito più una mazza.... e pensare che credevo di essere abbastanza punk!!! ...forse mi manca il lato Cyber...

    ha scritto il 

  • 4

    Impressioni contrastanti.
    Da un lato, la complessità: l'autore usa un lessico pseudo-tecnico che non viene mai spiegato e in mezzo a decine di neologismi è spesso difficile rendersi bene conto di cosa stia davvero accadendo (soprattutto se si fa l'ottima scelta di leggerselo in inglese). An ...continua

    Impressioni contrastanti.
    Da un lato, la complessità: l'autore usa un lessico pseudo-tecnico che non viene mai spiegato e in mezzo a decine di neologismi è spesso difficile rendersi bene conto di cosa stia davvero accadendo (soprattutto se si fa l'ottima scelta di leggerselo in inglese). Andando avanti (un bel po' avanti), ci si abitua ai termini tecno-futuristicheggianti e la lettura diventa più scorrevole, ma non è comunque facile capirlo a pieno. Molte cose mi sono sfuggite, non riuscivo ad afferrare a pieno il significato di certi termini e l'ambientazione ne era di conseguenza menomata, visto che non riuscivo a rappresentarmela graficamente. La Matrice, in particolare, è così vagamente descritta che per immaginarla dovevo ricorrere a confuse rimembranze di rappresentazioni del cyberspazio che sono venute dopo Gibson. Per non parlare poi di Villa Straylight e della struttura del satellite, per cui non avevo nemmeno quello.
    Dall'altro lato... sempre la complessità. Perché, se all'inizio certe scene e dialoghi mi ricordavano un film d'azione hollywoodiano (caratteristica per me negativa), andando avanti ci si accorge che c'è sotto molto di più di una missione dall'aspetto spionistico al livello di un video-game sparatutto. E non mi riferisco alla trama, ma alle implicazioni semi-filosofiche che emergono in alcuni tratti, ai vaghi accenni a strati più complessi di lettura che affiorano da alcuni dialoghi, ai vari livelli di non detto che si fanno scorgere spesse volte. Ed io vado assolutamente pazza per questo genere di cose. Problema è che non li ho capiti. La difficoltà del decifrare un lessico oscuro mi ha fatto perdere di vista quello che c'era dietro, temo. Ho cercato di recuperare dalla seconda metà in poi, ma rimane forte l'impressione che mi sia sfuggito molto di quello che avrei dovuto cogliere.
    Nel complesso mi è piaciuto, ma sono convinta che sia un libro che vada letto almeno due volte, per poter tornare con più calma sulle parti davvero importanti, una volta che la nebbia dell'ambientazione estranea si è diradata.
    Voto: 8

    ha scritto il 

  • 4

    Non una lettura semplice e immediata: più che un romanzo è un esercizio di stile, il manifesto di una nuova corrente letteraria.
    Va letto in questo senso, solo così sarà possibile apprezzarne tutti i meriti, descrizioni in primis, altrimenti non sarà altro che una storia che si trascina pig ...continua

    Non una lettura semplice e immediata: più che un romanzo è un esercizio di stile, il manifesto di una nuova corrente letteraria.
    Va letto in questo senso, solo così sarà possibile apprezzarne tutti i meriti, descrizioni in primis, altrimenti non sarà altro che una storia che si trascina pigramente.

    ha scritto il 

  • 4

    Neuromante è un capolavoro. Lo è per l'alchimia biotecnologica cui ha dato corpo Gibson in 'sto libro, e per come l'ha fatto. Non ho dubbi. Allora perché 'solo' quattro stelline? vediamo....

    cos'ha fatto
    ============
    Neuromante è Cyberpunk nella sua forma più pura. Il CybPk ha ...continua

    Neuromante è un capolavoro. Lo è per l'alchimia biotecnologica cui ha dato corpo Gibson in 'sto libro, e per come l'ha fatto. Non ho dubbi. Allora perché 'solo' quattro stelline? vediamo....

    cos'ha fatto
    ============
    Neuromante è Cyberpunk nella sua forma più pura. Il CybPk ha strappato e fatto a brani la coperta lineare della fantascienza classica (tra l'altro) per il suo intendere il futuro uomo-tecnologia, e l'ha ricostruita suturandone grossolanamente i pezzi come una ferita mal curata, infetta, che lascia esposti gli strati inferiori. L'unico parallelo che mi venga in mente è la rottura che ha rappresentato il Rap nella musica. La penetrazione della tecnologia nell'uomo, in un rapporto fisico e mentale osceno, percepibile appena oltre il campo visivo, nel quale non puoi (e perché poi dovresti? per ricercare sicurezza?) distinguere completamente i due (bio e tech) perché sono già diventati altro, in Neuromante è reso stupendamente. Non c'è più la distanza percepibile del futuro della fantascienza classica in termini di persone normali con accesso a tecnologie futuribili, ma nell'immagine sfocata della realtà attuale, che mantiene integri tutti i pilastri portanti tranne uno, ma che si risolve in una mescolanza di tutto il resto in modo contorto, come pezzi di carta e plastica uniti da una colla siliconica bianca ed una nera.

    Come lo ha fatto
    ================
    Gibson ha reso questa sfocatura su tutti i livelli. Il primo e più importante (e facilmente percepibile fin dall'inizio) è il linguaggio. Immaginate, oggi, di parlare con un ragazzo degli anni '80. Ho taggato tizio su FB. C'è il tweet di qua, l'hashtag di là, i link, le app, la condivisione, il wireless... Insomma, ascolterà un linguaggio noto e chiaro, del quale, però, non comprenderà il significato di alcune parole chiave, altre sembreranno usate in modo scorretto, finendo per non capirci niente, ma senza sapere davvero perché. Leggendo Neuromante si ha la stessa sensazione. Ti sta scrivendo qualcuno da un presente alternativo, nel quale si è sviluppato non il WWW, ma la realtà virtuale, e per questo ogni termine, ogni tecnologia, ogni comportamento è curvato dalla gravità di questo paradigma. Ed è il comportamento dei personaggi l'altro grande livello di sfocatura. Inizialmente sembrano agire in modo lineare, inevitabilmente sterzano in un'altra direzione, perfettamente inserita nel mondo descritto, ma che lascia il lettore con la sensazione che rimane quando ti accorgi di avere parlato al telefono per chissà quanto con la comunicazione caduta.

    Ecco, secondo me la grande spaccatura tra chi ama e chi odia Neuromante è proprio questa. Se cerchi di capire cosa succede, quindi forzi l'intero tessuto del libro per riportarlo alla realtà, ne esci sfinito e sconfitto. E il libro farà schifo. Se, invece, lo accetti come un viaggio allucinante in una realtà alternativa, ti lasci trascinare, allora comunque ne esci frullato e con la sensazione di esserti davvero fatto un trip come il protagonista, ma ti renderai anche conto di avere davvero compiuto un viaggio irripetibile.

    E allora? perché non cinque stelle? perché comunque ho fatto fatica, e la perfezione pulita di cinque stelle non mi sembra rendere lo spirito del libro. Consideriamolo un force-feedback ;-)

    La chicca del rimando a Jonny mnemonic è superlativa.

    ha scritto il 

  • 3

    Il cyberpunck non fa per me BIS

    Provai a leggerlo nel 1996, mollato dopo qualche pagina perché Gibson "non vuole far vedere la storia".


    Oggi ci riprovo e lo finisco, perché lo leggo nell'ambito di un GDL. E mantengo invariata la definizione: Nuromante è un romanzo che si fa fatica a "vedere". O almeno nella gran parte, p ...continua

    Provai a leggerlo nel 1996, mollato dopo qualche pagina perché Gibson "non vuole far vedere la storia".

    Oggi ci riprovo e lo finisco, perché lo leggo nell'ambito di un GDL. E mantengo invariata la definizione: Nuromante è un romanzo che si fa fatica a "vedere". O almeno nella gran parte, perché a volte l'autore descrive per filo e per segno. Altre volte non sa (o sembra) neanche lui come trattare determinati aspetti della vicenda. E io vedo tutto questo come una serie di cadute di stile, una prosa scritta in modo discontinuo, una narrazione poco fluida.

    Sul romanzo in sé invece nulla da ridire. La trama sta in piedi, l'ambientazione è ferrea, opprimente, disperata (perché vista coi nostri occhi). La storia è piena di stimoli alla riflessione, e certo nessuno può negare che la potenza del romanzo risieda in questo. Non ha di buono solo che Gibson abbia previsto i tempi presenti (e senza alcun dubbio quelli futuri), ma che abbia infuso in ciò le domande più profonde del genere umano e che di certo ci ritroveremo quando nuove prospettive si apriranno alla nostra mente. Il ciberspazio come nuovo paradiso in cui essere liberi e immortali, le IA come nuove divinità pronte a collegarci con l'immenso... e forse la realtà concreta come una menzogna, a giudicare da quel finale. Indubbiamente la realtà concreta come un inferno della carne.

    Romanzo potente, quindi, ma scritto veramente male.

    ha scritto il 

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