Neve, cane, piede

Di

Editore: Exòrma

3.6
(109)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 138 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8898848242 | Isbn-13: 9788898848249 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Il romanzo è ambientato in un vallone isolato delle Alpi. Vi si aggira un vecchio scontroso e smemorato, Adelmo Farandola, che la solitudine ha reso allucinato: accanto a lui, un cane petulante e chiacchierone che gli fa da spalla comica, qualche altro animale, un giovane guardiacaccia che si preoccupa per lui, poco altro. La vita di Adelmo scorrerebbe scandita dai cambiamenti stagionali, tra estati passate a isolarsi nel bivacco sperduto e inverni di buio e deliri nella baita ricoperta da metri di neve, se un giorno di primavera, nel corso del disgelo, Adelmo non vedesse spuntare un piede umano dal fronte di una delle tante valanghe che si abbattono sulla vallata. "Neve, cane, piede" si ispira a certi romanzi di montagna della letteratura svizzera, in particolare a quelli di Charles-Ferdinand Ramuz, o alle opere ancora più aspre di certi autori di lingua romancia, come Arno Camenisch. Leo Tuor o Oscar Peer: vi si racconta una vita in montagna fatta di durezza, di fatica, di ferocia anche, senza accomodamenti bucolici. Nell'ambiente immenso, ostile e terribile della montagna, il racconto dell'isolamento dell'uomo, del ripetersi dei suoi gesti e dell'ostinazione dei suoi pensieri e reso dalla descrizione minuziosamente realistica che a volte si carica anche di toni grotteschi e caricaturali, soprattutto nei dialoghi tra uomo e animali, questi ultimi dotati di loquacità assai sviluppata.
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  • 3

    Duro e particolare

    Lo dico subito: questo libro, balzato in cima alle classifiche grazie ad un'azione ponderata, mi è piaciuto. Una casa editrice che purtroppo altre volte mi ha servito cocenti delusioni, questa volta m ...continua

    Lo dico subito: questo libro, balzato in cima alle classifiche grazie ad un'azione ponderata, mi è piaciuto. Una casa editrice che purtroppo altre volte mi ha servito cocenti delusioni, questa volta mi ha colpita positivamente.
    La trama è scarna e forse anche poco importante, ma tiene incollato il lettore alla pagina grazie ad una scrittura mai banale che ci accompagna in un mondo duro e solitario in cui la natura fa da specchio all'anima del protagonista. Il titolo è di per sè emblematico e racchiude tutta la vicenda: neve (luogo), cane (uno dei protagonisti), piede (il Fatto).
    Molto utile anche l'appendice con alcune righe dell'autore per regalare l'antefatto che ha dato il là alla narrazione. Un racconto che da voce a chi spesso non vuol parlare e lo fa in modo perfetto.
    Consigliato.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Quello che ho imparato leggendo il Cormac McCarthy di "oltre il confine" è che bisogna portare la storia a casa. In questo libro, che comincia male già dal titolo, la storia non si avvicina neppure al ...continua

    Quello che ho imparato leggendo il Cormac McCarthy di "oltre il confine" è che bisogna portare la storia a casa. In questo libro, che comincia male già dal titolo, la storia non si avvicina neppure alla strada.
    La vicenda, gremita di misteri che rimangono irrisolti, ha per protagonista un personaggio in cui è difficile immedesimarsi tanto è ostile, e un cane "parlante" che credo rappresenti la voce della coscienza (oppure il grillo parlante di Pinocchio ?!?) isolati in montagna e catapultati nell'enigma oscuro che resterà senza soluzione. Troppo fumo per così poco arrosto.

    ha scritto il 

  • 3

    Che libro difficile... Sono pensierosa...
    Non è facile definire questa storia e nemmeno a che categoria possa appartenere.
    Non è un libro di montagna, nonostante sia ambientato in montagna. Non è ben ...continua

    Che libro difficile... Sono pensierosa...
    Non è facile definire questa storia e nemmeno a che categoria possa appartenere.
    Non è un libro di montagna, nonostante sia ambientato in montagna. Non è ben specificato dove, quindi ognuno può immaginare il posto che preferisce, a me per esempio sono venute in mente a tratti le mie care Dolomiti e a tratti qualche monte piuttosto aspro delle montagne friulane. Mi ha ricordato un passato in cui le montagne erano il mio rifugio sicuro, dove passavo intere stagioni in solitudine e con unici compagni di viaggio i libri proprio come il protagonista Adelmo Farandola che ha imparato ad apprezzare la solitudine delle grotte di alta montagna all'epoca della seconda guerra mondiale. Mi ha ricordato il silenzio che si sente in montagna, il silenzio delle persone e le grida fortissime della natura, e credo che ad un certo punto la solitudine sia accompagnata da una punta di follia e allora cominci a parlare con gli animali e la natura assume una connotazione molto diversa.
    D'altra parte però nonostante queste sensazioni per me siano un bellissimo ricordo, mi rammarica che questo libro non mi abbiamo emozionato più di tanto. Nel senso che non mi sono sentita in perfetta sintonia ne con Adelmo ne con il cane ne con i suoi vuoti di memoria, alla fine non mi sono affezionata a lui che forse era l'obiettivo...
    Boh è un libro strano ecco... magari tra qualche giorno cambio idea e a ripensarci mi viene in mente qualcos'altro...
    La conclusione invece scritta dall'autore che spiega come è nata questa storia mi è piaciuta molto di più.

    ha scritto il 

  • 0

    Adelmo Farandola durante la seconda guerra mondiale ha imparato a nascondersi sui monti e ad apprezzare la solitudine, sino a scegliere di fare definitivamente a meno del consorzio umano; il suo passa ...continua

    Adelmo Farandola durante la seconda guerra mondiale ha imparato a nascondersi sui monti e ad apprezzare la solitudine, sino a scegliere di fare definitivamente a meno del consorzio umano; il suo passato affiora a tratti, poiché la narrazione ha inizio quando il protagonista comincia ad accusare vuoti di memoria, oltre che a dare segni di squilibrio sempre più evidenti, ma è proprio allora che trova qualcuno disposto a sopportarlo e con cui conversare: un cane. Gradualmente, però, il racconto montano diventa sempre più macabro, rivelandosi un’opera atipica e vibrante, corroborata da una scrittura materica, che impasta un’ottima abilità descrittiva con note talvolta cupe, talvolta ironiche e fiabesche.
    https://giovannituri.wordpress.com/2017/04/26/pubblicazioni-recenti-appunti-di-lettura-e-quinta-pagella/

    ha scritto il 

  • 4

    Adelmo Farandola (l'autore lo chiama sempre con nome e cognome) è un personaggio complesso difficile da definire , sicuramente scontroso,schivo ,ritroso come un animale selvatico. Da anni si è rifug ...continua

    Adelmo Farandola (l'autore lo chiama sempre con nome e cognome) è un personaggio complesso difficile da definire , sicuramente scontroso,schivo ,ritroso come un animale selvatico. Da anni si è rifugiato sui monti evitando sempre di più il contato con altri umani che tiene a distanza e trovandosi a proprio agio con il freddo e la solitudine.
    Il paesaggio della conca è impervio , roccioso ,spigoloso e inavvicinabile come Adelmo che difende la sua solitudine lanciando pietre a chiunque provi ad avvicinarsi. Il suo carattere è però ammorbidito dalla presenza di un cane che un giorno decide di seguirlo. All'inizio Adelmo non è propenso a tenerlo, ma poi il cane si rivela la migliore compagnia che possa capitargli, non ha pretese, non è invadente come gli umani ,si adatta alle sue esigenze e potrebbe tornargli utile per tenere a bada gli uomini o potrebbe addirittura diventare cibo in caso di necessità. Così Adelmo finisce a dialogare con il cane che diventa il suo alter ego.
    Alcune volte si avvicina al suo nascondiglio un guardacaccia . Adelmo è diffidente, il guardacaccia è in uniforme e bisogna stare attenti ,rappresenta il controllo delle istituzioni e la legge. Ciò che spinge il guardacaccia ad avvicinarsi ad Adelmo è da una parte la curiosità di scoprire il motivo che può aver portato l'uomo a ritirarsi in montagna,quindi la diffidenza e il tentativo di controllare se ha un'arma e il porto d'armi; ma forse si tratta solo di necessità di parlare con qualcuno perché anche il guardacaccia è in fondo un uomo solo.
    Adelmo si dimentica le cose , forse è malato di una demenza senile peggiorata dalla routine di una vita monotona e schiva.Si preoccupa di trovare posti sempre più appartati, soprattutto in prossimità del disgelo e della stagione estiva che porta turisti.La presenza umana ritorna sotto forma di un piede che spunta dalla neve e che minera' l'equilibrio psicologico già precario di Adelmo.
    Lo stile di Morandini asciutto e mai banale , non solo presenta e descrive un personaggio credibile, ma ti fa entrare direttamente dentro il personaggio,la sua solitudine e il suo essere burbero schivo e diffidente, ti fa sentire il freddo e ti fa percepire gli odori o meglio le puzze.Pur essendo un personaggio estremo ti trovi a condividere qualche suo aspetto.Chi di noi non ha mai pensato di voler andare a vivere da eremita lontano da tutti per un po' .Il tono è ironico e finisci col ridere di questo uomo burbero.
    "Gli ultimi solitari continuano a somigliare a grossi animali schivi, a mostri scorbutici per metà orsi e scimmiotti e per metà alberi di natale, che un po' fanno paura un po' pena e si finisce per ridere di loro"
    Si potrebbe azzardare un parallelo con Vladimir e Estragon di Aspettando Godot di Becket , in fondo anche qui c'è l'attesa di qualcosa e si passa il tempo a fare nulla, nello svolgimento di una vita assurda.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello! Davvero singolare questo breve romanzo. Ambientato in una valle isolata delle Alpi, dove Adelmo Farandola ha deciso di vivere la vita in completa solitudine, rifiutando qualsiasi contatto umano ...continua

    Bello! Davvero singolare questo breve romanzo. Ambientato in una valle isolata delle Alpi, dove Adelmo Farandola ha deciso di vivere la vita in completa solitudine, rifiutando qualsiasi contatto umano. Solo un cane riuscirà a rompere l'eremitaggio estremo di questa persona, diventandone il suo compagno di conversazioni. Conoscere questo scrittore è stato un piacevole incontro..

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo giustamente premiato dai lettori, che si sono orgazzati e l'hanno mandato nella classifica dei libri più venduti, alla faccia dello strapotere delle grandi case editrici!
    Claudio Morandini è b ...continua

    Romanzo giustamente premiato dai lettori, che si sono orgazzati e l'hanno mandato nella classifica dei libri più venduti, alla faccia dello strapotere delle grandi case editrici!
    Claudio Morandini è bravo, racconta la montagna in un modo inconsueto mostrandone i lati più sinistri e ci regala un personaggio indimenticabile: Adelmo Farandola, che se ne sta immerso nella natura con l'unico desiderio, un po' folle, un po' saggio, di isolarsi da tutto e da tutti.

    ha scritto il 

  • 2

    Ho acquistato il libro per l'iniziativa di "Modus Legendi" e dopo i primi capitoli avrei voluto buttare via il libro. La descrizione che l'autore fa del personaggio dà il voltastomaco. Ho continuato p ...continua

    Ho acquistato il libro per l'iniziativa di "Modus Legendi" e dopo i primi capitoli avrei voluto buttare via il libro. La descrizione che l'autore fa del personaggio dà il voltastomaco. Ho continuato perchè essendo stato scelto per una iniziativa letteraria consapevole dovevo capire il motivo di questa scelta. Ci sono stati momenti (pochi) nel libro che mi sono piaciuti, frasi (poche) che mi hanno colpito e il personaggio del cane è un motivo per poter continuare la lettura.... ma il finale è stata un'altra grande delusione. Mi sono presa la briga di arrivare a leggere fino alla fine, metti almeno una degna conclusione, un perchè di tutta sta storia! La spiegazione che poi ha dato alla fine... beh, veramente insulsa... ma che senso ha?

    ha scritto il