Neve

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.7
(1183)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 468 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Svedese , Turco , Basco , Olandese , Greco , Indonesiano , Catalano

Isbn-10: 880617004X | Isbn-13: 9788806170042 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Bertolini , S. Gezgin Hanife

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Cofanetto

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Tra i pericoli di oscure trame integraliste e la speranza di un nuovo amore, un poeta-giornalista cerca di condurre un'indagine nella profonda Turchia.
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  • 4

    Muy interesante

    La ciudad de Kars, en la frontera de Turquía con Rusia y Armenia, queda aislada por la nieve y en ella tiene lugar un golpe de estado militar a nivel local.

    El poeta Ka, exiliado político turco en Ale ...continua

    La ciudad de Kars, en la frontera de Turquía con Rusia y Armenia, queda aislada por la nieve y en ella tiene lugar un golpe de estado militar a nivel local.

    El poeta Ka, exiliado político turco en Alemania, se encuentra en Kars para saber más sobre la creciente ola de suicidios de adolescentes empañoladas que sacude la zona, pero este viaje le va a servir también para encontrarse a sí mismo.

    La vuelta a Turquía y el golpe de estado le arrastran a una serie de situaciones en las que actúa de intermediario entre los distintos personajes de la novela, cada uno con su propia posición política y religiosa. La historia plasma muy bien la presión que sienten los musulmanes que ejerce Occidente sobre su cultura, religión y su forma de vida. Tras el auge del islamismo político en Irán, Turquía también experimenta un aumento de los islamistas políticos; para muchos ésto es considerado un retroceso, para otros una salvación y para los militares una excusa para dar el golpe, limpiar la ciudad de fundamentalistas, mantener la democracia en la república y seguir siendo fieles a las ideas de Ataturk.

    Ka es el típico personaje masculino "ñoño" de Pamuk, recuerda a los protagonistas de "El museo de la inocencia" y "Una sensación extraña", pero con una gran capacidad de discernimiento de forma que analiza la situación política de su país y como ésta le afecta después de haber pasado tantos años fuera. A su vez Ka quiere terminar con la soledad que llena su vida, soledad que es acentuada por su situación como emigrante anónimo en Alemania, y enamorado de Ípek, vieja conocida de la infancia, mantiene una relación amorosa con ella. Esta relación va a estar amenazada por la propia Turquía y por el miedo del poeta a alcanzar la felicidad.

    Todo ello transcurre en el decorado de una ciudad fronteriza, antiguamente próspera pero ahora venida a menos, resto de las ocupaciones rusa y armenia, cubierta por la nieve, aislada y triste.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto questo libro (il mio terzo scritto da Pamuk) all’interno di una Sfida che ha per tema “culture lontane dalla nostra” e per stabilire le cui regole ci siamo confrontati sul significato della c ...continua

    Ho letto questo libro (il mio terzo scritto da Pamuk) all’interno di una Sfida che ha per tema “culture lontane dalla nostra” e per stabilire le cui regole ci siamo confrontati sul significato della contrapposizione Oriente/Occidente. Come primo libro credo che non avrei potuto fare una scelta più appropriata, ma la cosa non mi meraviglia più di tanto, avendo già riconosciuto in questo incontro/scontro fra le due culture uno dei temi cari al Nobel turco.
    Il mio nome è rosso, Il libro nero e, adesso, Neve: in ognuno di questi romanzi (e ogni volta in modo diverso) Pamuk si interroga sulla natura della distanza fra l’Oriente nel quale lui è cresciuto (la Turchia della seconda metà del secolo scorso) e il suo diretto rivale, ma anche modello a cui ispirarsi: l’Europa. Inutile fingere che alcune differenze non siano sostanziali, inutile anche illudersi che scegliere la strada della modernizzazione e della democratizzazione tout-court non porti delle conseguenze, in quanto racchiude il pericolo di una perdita di identità e di valori e – ancora più grave – il rischio di cadere, per reazione contraria, nelle mani del fondamentalismo islamico.

    Se quindi il tema del confronto Oriente/Occidente alla ricerca di un possibile dialogo è noto ai lettori Pamuk e ricorre in tutti i suoi romanzi, ognuno di essi ne sviluppa un particolare aspetto. Nel caso di Neve, il più “politico” di quelli da me letti finora, uno dei problemi centrali sembra essere il modo in cui ognuna delle due parti viene vista e “giudicata” dall’altra. In particolare, il modo in cui la cultura islamica, la fede in Allah e più in generale qualsiasi aspetto della sensibilità “non occidentale” sono visti e giudicati da quella che sembra l’unica posizione riconosciuta: quella europea. Da ciò deriva un senso di “inferiorità” che pesa come una costrizione su tutti coloro che vorrebbero invece vedersi riconoscere il diritto a essere “altro”, fino al punto di rovesciare questo complesso nel suo contrario.
    In uno dei capitoli chiave del romanzo, in cui i rappresentanti di diverse fazioni politiche si incontrano per sottoscrivere una dichiarazione da pubblicare poi in un giornale tedesco, uno dei personaggi afferma:
    "Nonostante i nostri amici non abbiano parlato come i disonesti imitatori dell’Occidente, qui c’è comunque un’atmosfera di scuse e di perdono per non essere europei. Adesso scriva: io sono orgoglioso del mio lato non-europeo. Sono orgoglioso di tutto ciò che in me l’europeo trova d’infantile, di crudele e di primitivo. Se loro sono belli, io sarò brutto; se loro sono intelligenti, io sarò stupido; se loro sono moderni, io rimarrò inoocente."

    Similmente, a fine romanzo (in una sorta di “messaggio ultimo”) uno dei personaggi raccomanda al narratore, alter ego dello stesso Pamuk: “Se mi mette in un romanzo ambientato a Kars vorrei dire ai lettori di non credere assolutamente a ciò che dice di noi. Nessuno può capirci da lontano.” “Tanto non ci crederebbe nessuno a un romanzo del genere.” “No, ci crederebbero, – disse di getto. – Per considerare se stessi intelligenti, superiori e umani, vorranno credere che noi siamo ridicoli e semplici, e che loro ci possono capire così come siamo, arrivando addirittura a provare affetto nei nostri confronti. Ma se mette questa mia frase, nelle loro menti si insinuerebbe il dubbio.”
    É una raccomandazione che suona pesante e che viene rivolta direttamente a noi lettori, noi che pretendiamo di riuscire a “immedesimarci” in un personaggio, di volergli persino “bene”, per il solo fatto di averlo incontrato e accompagnato nelle pagine di un romanzo. Ma chi conosce bene Pamuk – autore che per nascita, formazione, vocazione, rappresenta davvero un “ponte” tra due mondi – non si fa ingannare da queste parole dure. Sono sì un monito, ma non per sostituire un rapporto di sudditanza con un altro, bensì proprio per mettere in discussione la facilità con cui si tende a “giudicarsi” senza mettersi davvero nei panni dell’altro.

    Inutile aggiungere che questo è solo uno, benchè a mio avviso fondamentale, dei mille tasselli che compongono questo straordinario mosaico (un altro di grandissimo interesse e attualità è quello della fede in Allah, del significato di questa fede e del suo essere necessariamente o meno legata alle frange dell’integralismo).
    Ancora una volta Pamuk mescola questi messaggi profondi, attualissimi, a un’atmosfera insieme romantica e noir: ne risulta una lettura estremamente accattivante, nonostante la cadenza sia quella lenta e silenziosa dei fiocchi di neve sulle strade di Kars. La storia d’amore è ancora una volta occasione per interrogarsi sul senso e sulla possibilità di una felicità assoluta ed eterna e, in questo romanzo, assume un particolare significato proprio in rapporto alla “precarietà” di questa illusione, specie quando è generata da noi stessi, dal nostro bisogno di amare e di essere amati a tutti i costi per dare un senso alla nostra vita. L’alternarsi di estrema felicità e disperazione, la paura di perdere qualcosa che si percepisce essere tutt’altro che un “diritto” o una certezza... tutto questo si inserisce con grande armonia nel disegno complessivo di Neve, che consiglio per tutto ciò che ho scritto e per tutto ciò (molto di più!) che non ho avuto tempo e spazio di scrivere.

    ha scritto il 

  • 4

    Un grande Pamuk ritmico e profetico

    Pamuk diverso dagli altri: Pamuk: nessuno può lamentare la presunta lentezza del ritmo narrativo, poiché si tratta di un romanzo incalzante, nonostante l'ossessiva, costante presenza della neve che at ...continua

    Pamuk diverso dagli altri: Pamuk: nessuno può lamentare la presunta lentezza del ritmo narrativo, poiché si tratta di un romanzo incalzante, nonostante l'ossessiva, costante presenza della neve che attutisce, senza spegnerli, gli eventi drammatici che si succedono senza tregua nella città frontaliera di Kars, facendo spiccare ancor più il sangue e le lacrime che scorrono ininterrottamente nella guerra civile tra integralisti e repubblicani divisi dall'odio nella Turchia di qualche decennio fa (il romanzo è stato scritto alla fine degli anni '90).
    Dunque un Pamuk profetico, per il lettore di oggi, che non può stupirsi per quanto sta accadendo in questi giorni a Ankara, alla luce dello scenario descritto in questo bellissimo libro, dai profili molteplici. Un libro che si presta a diversi livelli di lettura, ancorché i nodi fondamentali siano, in definitiva, le difficoltà incontrate dall'intellettuale-poeta (il protagonista Ka, alter ego dell'autore, pure presente sulla scena come testimone e poi come attore vero e proprio nel finale) nell'interpretare la realtà contemporanea e la sua assoluta inadeguatezza, ambiguità, paradossalmente "onesta", che finisce con lo scontentare entrambe le fazioni, dalle quali in fondo Ka è odiato senza riserve.
    Romanzo affascinante, onirico, ipnotico, indimenticabile, profetico.
    Secondo molti lettori, il più bello di Pamuk, un Nobel vero.

    ha scritto il 

  • 4

    Boule de Neige

    Questo libro è vero, reale, tangibile, ma in ogni momento hai la sensazione di camminare in una Boule de Neige. La neve è onnipresente, menzionata con lo stesso ritmo con cui cadono i fiocchi di neve ...continua

    Questo libro è vero, reale, tangibile, ma in ogni momento hai la sensazione di camminare in una Boule de Neige. La neve è onnipresente, menzionata con lo stesso ritmo con cui cadono i fiocchi di neve nella sfera. Si parla di politica, di una storia d'amore, della vita. Tutto sempre e comunque in una sfera di neve.

    ha scritto il 

  • 4

    Per amanti di Pamuk

    Altri recensori trovcano lo strile di Pamuk lento e non scorrevole.
    Forse questo non e' il libro piu' adatt per fare la conoscenza dell'autore, ma e' molto turco, molto malinconico.
    Bello! ...continua

    Altri recensori trovcano lo strile di Pamuk lento e non scorrevole.
    Forse questo non e' il libro piu' adatt per fare la conoscenza dell'autore, ma e' molto turco, molto malinconico.
    Bello!

    ha scritto il 

  • 3

    Un incontro mancato

    Vicende vissute dal giornalista e poeta Ka dopo il suo ritorno da Francoforte in Turchia con lo scopo di raccogliere testimonianze ed interviste su una serie di inspiegabili suicidi di giovani donne a ...continua

    Vicende vissute dal giornalista e poeta Ka dopo il suo ritorno da Francoforte in Turchia con lo scopo di raccogliere testimonianze ed interviste su una serie di inspiegabili suicidi di giovani donne avvenuti nella piccola città di Kar per conto del giornale per cui egli lavora .
    Il romanzo , sviluppato sotto forma di ricerca da parte dello scrittore stesso degli avvenimenti dell'amico poeta così come si sono svolti durante le suo soggiorno , è contemporaneamente una testimonianza degli incontri avvenuti , così come degli scontri ideologici e culturali fra diverse etnie , tra il fondamentalismo e il “modernismo” introdotto da Ataturk , ma anche della particolare ed intensa storia d'amore fra il protagonista ed Ipek , una sua antica fiamma sin dai tempi dell'università che , come la neve che cade incessantemente per tutta la narrazione ed ammanta ogni cosa , non è destinata a durare .
    Da tempo mi ero prefisso di leggere qualcosa di questo premio Nobel turco , ma devo purtroppo confessare che questo mio primo incontro mi ha piuttosto deluso avendo trovato il suo stile espositivo troppo lento , pesante , talvolta stucchevolmente didascalico , e comunque tale da non riuscire a coinvolgermi né a catturare la mia attenzione se non per brevi tratti .
    Un libro che ho abbandonato e ripreso più volte e che sono riuscito a portare a termine solo a prezzo di un grande sacrificio , ma al quale assegno comunque tre stentate stelline per rispetto dell'autore.

    ha scritto il 

  • 4

    IL SENSO DEL VELO E DELLA NEVE - 3 STELLE E 1/2

    La recente denuncia del genocidio armeno pronunciata da Papa Francesco e che ha generato animati dibattiti mi ha spinto a recuperare questo romanzo di Orhan Pamuk (uno dei miei autori preferiti, speci ...continua

    La recente denuncia del genocidio armeno pronunciata da Papa Francesco e che ha generato animati dibattiti mi ha spinto a recuperare questo romanzo di Orhan Pamuk (uno dei miei autori preferiti, specie per "Il museo dell'innocenza") di cui avevo letto tutti i romanzi pubblicati, con l'eccezione proprio di "Neve".
    Il romanzo aiuta a comprendere il senso profondo del "velo" (portarlo o toglierlo) e affronta anche tematiche politiche.
    Si tratta però, fondamentalmente, di una complessa (come sempre è complessa la narrazione di Pamuk) di amore tra il protagonista Ka e Ipek. Molti i personaggi (sempre ben delineati) e tortuosa la storia tra la Germania, Istanbul e Kars (dove vive Ipek, al confine tra Turchia, Armenia e Georgia).
    Bella davvero la descrizione della generazione creativa della poesia. Ka è infatti un poeta e scriverà a Kars 19 poesie che raccoglierà nel volume cui darà, appunto, il titolo di neve.
    Bella anche la narrazione in prima persona da parte di Pamuk che racconta la storia dell'amico Ka e ripercorre il suo viaggio a Kars ed approfondisce la conoscenza dei protagonisti.
    Senza entrare nei dettagli della trama vorrei riportare un brano che propone una lettura originale del rapporto tra la persona ed il fiocco di neve:
    "...Ogni persona doveva avere un suo fiocco di neve, in cui c'era una mappa interna della sua vita. Ka aveva preso i rami della memoria, dell'immaginazione e della logica, dove erano state sistemate le poesie su quel fiocco di neve, dall'albero di Bacone con cui venivano classificate le nozioni dell'uomo, e aveva discusso a lungo il significato dei punti sui rami della stella esagonale di neve mentre commentava le poesie che aveva scritto a Kars. ..."
    Velo e neve che meritano una lettura, per un Nobel davvero meritato.

    Blue Tango

    ha scritto il 

  • 3

    "...intuiva chiaramente che la vita aveva una segreta geometria di cui non riusciva a spiegare la logica, e sentiva una profonda nostalgia per la felicità che la scoperta di quella logica gli avrebbe ...continua

    "...intuiva chiaramente che la vita aveva una segreta geometria di cui non riusciva a spiegare la logica, e sentiva una profonda nostalgia per la felicità che la scoperta di quella logica gli avrebbe dato, tuttavia in quel momento non gli sembrava di essere abbastanza forte per questo desiderio di felicità."

    ha scritto il 

  • 3

    Come per Il museo dell'innocenza, anche per Neve riconosco di sentirmi "ingessata" nello scrivere la recensione. Ho rintracciato indubbiamente il tratto caratteristico di Pamuk che si manifesta in una ...continua

    Come per Il museo dell'innocenza, anche per Neve riconosco di sentirmi "ingessata" nello scrivere la recensione. Ho rintracciato indubbiamente il tratto caratteristico di Pamuk che si manifesta in una sorta di tristezza che ammanta ogni cosa: paesaggi, architetture e l'intero popolo turco, indipendentemente dall'etnia alla quale appartiene.
    Neve però risulta essere di una pesantezza imponderabile, con quasi 200 pagine iniziali lentissime, ripetitive e noiose che mettono a dura prova l'entusiasmo del lettore (e io in genere ne abbondo). In sintesi non se ne può più di tutta questa neve e del carattere pusillanime di Ka, poeta infelice/felice che si fa prendere dai facili entusiasmi e non sa esattamente cosa prova.
    Le tre stelle le attribuisco solo per l'escamotage letterario del narratore, amico di Ka, che rivive gli avvenimenti da vari punti di vista, come spettatore, scrittore, e protagonista negli ultimi capitoli del romanzo, e le attribuisco anche per l'ottima definizione dei personaggi, nonostante le caratterizzazioni di Kadife e Ipek siano sbilanciate a favore della prima (come se una donna molto bella come Ipek non possa avere la determinazione e la fierezza della sorella meno bella).
    Probabilmente è una questione di gusti letterari, ma pur apprezzando Pamuk, non sono riuscita a digerire del tutto Neve.

    ha scritto il 

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